CASSANDRA CLARE.

L'ANGELO.

Ciclo Shadowhunters: Le origini. 1.

Parte 2.

Titolo originale: The Infernal Devices. Clockwork Angel. 2010.
Traduzione di Raffaella Belletti.
2011 A. Mondadori Editore, Milano.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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11.
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POCHI SONO ANGELI.
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Siamo tutti uomini,
Fragili per natura, e facili.
Ai richiami della carne; pochi sono angeli.
Shakespeare, Enrico Ottavo.
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Tessa grid. Il suo non fu un grido umano, ma di vampiro. Riconobbe
a stento il suono che le usc dalla gola sembrava un vetro che andasse
in frantumi. Solo pi tardi si rese conto di urlare delle parole. In una
situazione del genere avrebbe immaginato di invocare il nome del
fratello, ma non fu cos.
- Will! - grid. - Will, ora! Fallo ora!
La stanza fu percorsa da un sussulto. Dozzine di facce bianche si
girarono verso Tessa. Il suo grido era penetrato attraverso la loro sete di
sangue. De Quincey era immobile sul palcoscenico; perfino Nathaniel la
guardava, inebetito e attonito, come chiedendosi se quelle urla non
fossero un sogno generato dalla sofferenza.
Will, con il dito sul pulsante del Fosforo, esit. I suoi occhi
incontrarono quelli di Tessa attraverso la stanza.
Fu questione di una frazione di secondo, ma de Quencey colse il loro
sguardo. Quasi potesse leggerlo, cambi espressione e sollev la mano
per puntarla su Will. Fermate il ragazzo!
Will distolse lo sguardo da quello di Tessa e lo spost su de Quincey,
che lo fissava furibondo alle spalle dei vampiri che si stavano gi
alzando e muovendo verso di lui con gli occhi scintillanti di rabbia e
fame. Quando i loro sguardi si incrociarono, il viso di Will non trad
nessuna paura... nessuna esitazione e nessuna sorpresa.  Non sono un
ragazzo - disse. - Sono un Nephilim. E premette il pulsante.
Tessa si prepar a sopportare il bagliore di una vampa di stregaluce
bianca, invece risuon un gran whoosh, e le fiamme dei candelabri
guizzarono verso il soffitto. Ci fu una pioggia di scintille; il pavimento
fu cosparso di braci ardenti che si attaccarono alle tende e alle gonne de-
gli abiti femminili. La stanza si riemp di nugoli di fumo nero e di grida
acute e orribili.
Tessa non vide pi Will. Prov a lanciarsi in avanti, ma Magnus
l'agguant saldamente per il polso.
- Signorina Gray, no - disse lo stregone. E quando lei reag dando uno
strattone pi forte, aggiunse: - Signorina Gray, ora siete un vampiro! Se
prendete fuoco, divamperete come legna da ardere...
Quasi a testimoniare quelle parole, in quell'istante una scintilla
vagante atterr sulla parrucca bianca di Lady Delilah, che prese fuoco.
La vampira prov a strapparsela dalla testa, gridando, ma quando le
mani toccarono le fiamme si incendiarono anch'esse come se fossero
fatte di carta e non di carne. In meno di un secondo, le braccia
bruciarono come torce. Strillando, Lady Delilah corse verso la porta, ma
il fuoco fu pi veloce di lei. Nel giro di pochi istanti, divamp un fal al
cui interno Tessa scorse il contorno di una creatura annerita e urlante
che si contorceva.
- Vedete cosa intendo? - le grid Magnus cercando di farsi sentire al di
sopra delle urla dei vampiri, che si gettavano di qua e di l nel tentativo
di evitare le fiamme.
- Lasciatemi andare! - url Tessa.
De Quincey si era gettato nella mischia. Nathaniel era rimasto solo sul
palcoscenico, apparentemente privo di sensi, accasciato sulla sedia alla
quale era trattenuto dalle manette.
-  mio fratello quello lass. Mio fratello!
Magnus la fiss, perplesso.
Tessa liber il braccio con uno strattone e si mise a correre verso il
palcoscenico. La stanza era nel caos: i vampiri correvano da tutte le
parti o fuggivano in preda al panico verso la porta. Chi la raggiungeva
si faceva largo a spintoni per varcarla per primo; altri cambiavano
direzione e sciamavano verso le portefinestre che davano sul giardino.
Tessa gir intorno a una sedia caduta e per poco non and a sbattere
contro la vampira dai capelli rossi che poco prima le aveva lanciato uno
sguardo truce. La vampira sembrava terrorizzata. Si lanci verso Tessa,
ma inciamp e apr la bocca in un grido, facendone schizzare un getto
di sangue. Il viso le si raggrinz e si ripieg su se stesso, la pelle si
dissolse in polvere e scivol gi dal teschio. I capelli rossi presero fuoco
e diventarono grigi, la pelle delle braccia si fuse e si trasform in cenere.
Con un ultimo grido disperato, la vampira cadde in un mucchio viscoso
di ossa e polvere sul vestito di satin ormai vuoto. Tessa ebbe un conato
di vomito, stacc gli occhi da quei resti e vide Will. Stava ritto davanti a
lei, con un lungo coltello argenteo in pugno; la lama era macchiata di
sangue scarlatto. Anche il viso era insanguinato, gli occhi selvaggi. -
Cosa diavolo ci fai ancora qui? - grid a Tessa. - Sei straordinariamente
stupida...
Tessa sent il rumore prima di lui: un fievole suono cigolante, come un
pezzo di macchinario rotto. Il ragazzo dai capelli biondi con la giacca
grigia - il servitore umano di cui Lady Delilah aveva bevuto il sangue -
si stava precipitando su Will emettendo un acuto suono lamentoso dalla
gola, con il viso macchiato di lacrime e sangue. Roteava la gamba di una
sedia dall'estremit frastagliata e aguzza.
- Will, attento!  grid Tessa, e il Cacciatore piroett su se stesso.
Tessa lo vide muoversi in maniera fulminea, come una macchia scura; il
suo coltello era un balenio argenteo nell'oscurit piena di fumo.
Quando Will si ferm, il ragazzo dai capelli biondi giaceva a terra con
la lama che gli sporgeva dal petto; ne sgorgava sangue, pi denso e
scuro del sangue di vampiro. Will, con lo sguardo fisso sul pavimento,
era terreo. - Pensavo...
- Ti avrebbe ucciso se avesse potuto - disse Tessa.
- Ma che ne sai, tu - ribatt Will. Scosse la testa, una volta, come per
liberarsi dalla sua voce o dalla vista del ragazzo a terra. Il succubo
sembrava giovanissimo, la faccia contorta addolcita nella morte. - Ti
avevo detto di andartene...
-  mio fratello - disse Tessa, indicando il fondo della stanza.
Nathaniel era ancora svenuto, bloccato dalle manette. Non fosse stato
per il sangue che continuava a scorrere dalla ferita al collo, l'avrebbe
dato per morto. - Nathaniel. Sulla sedia.
Will spalanc gli occhi, sbalordito. - Ma come...? - cominci a dire.
Non pot finire la domanda. Le portefinestre esplosero verso l'interno e
la stanza fu improvvisamente invasa da Cacciatori nelle loro tenute da
combattimento nere. Incalzavano un gruppo urlante e lacero di vampiri
fuggiti nel giardino. Una nuova ondata di Cacciatori cominci ad
affluire dalle altre porte,- sospingevano anch'essi dei vampiri, come cani
che sospingano pecore in un recinto. De Quincey barcoll davanti ai
suoi simili, con il viso macchiato di cenere nera, i denti scoperti.
Tra i Nephilim, Tessa scorse Henry, facilmente riconoscibile dalla
chioma fulva. C'era anche Charlotte, abbigliata come un uomo, in
tenuta completa da combattimento, come la donna raffigurata nel libro
sui Cacciatori che Tessa aveva consultato; era piccola, determinata e
sorprendentemente feroce. E poi c'era Jem; la tenuta lo faceva sembrare
ancora pi incredibilmente pallido, e i marchi neri sulla sua pelle
risaltavano come inchiostro sulla carta. Tessa riconobbe anche Gabriel
Lightwood, suo padre Benedict e la magra signora Highsmith dai ca-
pelli neri. Dietro tutti loro avanzava a grandi passi Magnus, che
gesticolava spandendo tutt'intorno a s scintille azzurre. Will mand
fuori l'aria, riacquistando un po' di colore. - Non ero sicuro che
sarebbero arrivati, visto il cattivo funzionamento del Fosforo. - Stacc
gli occhi dai Cacciatori e li spost su Tessa. - Vai a prenderti cura di tuo
fratello. Cos ti eviterai il peggio. Spero. - Poi si gir e si allontan, senza
guardarsi indietro.
I Nephilim avevano sospinto i vampiri superstiti, quelli che non erano
stati uccisi dal fuoco - o da Will - al centro di un circolo improvvisato.
De Quincey torreggiava in mezzo al gruppo, con la faccia pallida
contorta dalla rabbia; aveva la camicia macchiata di sangue, non si
capiva se suo o di qualcun altro. I vampiri gli si ammucchiavano alle
spalle come bambini dietro a un genitore, con l'aria feroce e infelice al
tempo stesso. - La Legge ci protegge - grugn de Quincey mentre
Benedict Lightwood avanzava verso di lui con in mano una lama
scintillante dalla superficie incisa di rune nere. - Ci arrendiamo a voi. La
Legge...
- Avete infranto la Legge - ringhi Benedict. - Per ci la sua protezione
non si estende pi su di voi. La sentenza  di morte.
- Un mondano... - disse de Quincey, lanciando un'occhiata a Nathaniel.
- Un mondano che ha infranto anche lui la Legge dell'Alleanza...
- La Legge non si applica ai mondani. Non sono tenuti a seguire le
leggi di un mondo di cui non sanno nulla.
- Lui  indegno - replic de Quincey. - Non sapete quanto. Volete
davvero mandare in frantumi la nostra alleanza per un mondano
indegno?
-  pi che un semplice mondano! - grid Charlotte, ed estrasse dalla
giacca il foglio che Will aveva sottratto dalla biblioteca. Tessa non
l'aveva visto passarlo a Charlotte, ma doveva averlo fatto. - Che mi dite
di questi incantesimi? Pensavate che non li avremmo scoperti? Questa
stregoneria nera  assolutamente vietata dall'Alleanza!
La faccia impassibile del vampiro lasci trapelare solo minimamente
la sua sorpresa. - Dove l'avete trovato?
La bocca di Charlotte era una sottile linea dura. - Non ha importanza.
- Qualunque cosa pensiate di sapere...
- Sappiamo abbastanza! - La voce di Charlotte era piena di furore. -
Sappiamo che ci odiate e ci disprezzate! Sappiamo che la vostra
alleanza con noi  stata un inganno!
- Avete deciso che ora  contrario alla Legge dell'Alleanza odiare i
Cacciatori? -chiese de Quincey, ma il tono beffardo era scomparso dalla
sua voce. Sembrava esausto.
- Non fate i vostri giochetti con noi - disse Benedict, sprezzante. -
Dopo tutto quello che abbiamo fatto per voi, dopo che abbiamo
trasformato gli Accordi in Legge... Perch? Abbiamo provato a rendervi
uguali a noi...
Il vampiro fece una smorfia. - Uguali? Voi non sapete nemmeno cosa
significhi questa parola. Non riuscite ad abbandonare la convinzione e
la fede nella vostra intrinseca superiorit neppure quel tanto che basta
per considerare che cosa significherebbe. Dove sono i nostri posti nel
Consiglio? Dov' la nostra ambasciata a Idris?
- Ma questo...  ridicolo - disse Charlotte, sebbene fosse impallidita.
Benedict le lanci un'occhiata spazientita. - E irrilevante. Nulla di tutto
ci scusa il tuo comportamento, de Quincey. Mentre ti riunivi con noi
fingendo di essere interessato alla pace, alle nostre spalle infrangevi la
Legge e ti facevi beffe del nostro potere. Arrenditi, dicci quanto
vogliamo sapere, e forse faremo sopravvivere il tuo clan. Altrimenti, non
avremo piet.
Un altro vampiro prese la parola. Era uno di quelli che aveva legato
Nathaniel alla sedia, un grosso individuo con i capelli color fiamma
dall'espressione adirata.  Se avevamo bisogno di un'altra prova che i
Nephilim non hanno mai preso sul serio le loro promesse di pace, ec-
cola. Azzardatevi ad attaccarci, Nephilim, e dovrete affrontare una
guerra!
Benedict si limit a sogghignare. - E allora... che la guerra cominci qui!
- Cerc di colpire de Quincey.
La lama guizz attraverso l'aria... e si conficc fino all'elsa nel petto
del vampiro dai capelli rossi, che si era lanciato davanti al capo del suo
clan. Il vampiro esplose in una pioggia di sangue, tra le grida dei suoi
simili.
Con un urlo, de Quincey si avvent su Benedict. Gli altri vampiri
sembrarono riscuotersi dallo stupore dettato dal panico e si affrettarono
a imitarlo. Nel giro di pochi secondi, la stanza fu un caos di grida e
confusione.
Anche Tessa si sblocc. Sollevando le gonne, corse verso il
palcoscenico e si inginocchi accanto al fratello. Nathaniel aveva la testa
inclinata di lato, gli occhi chiusi. Il sangue che sgorgava dalla ferita al
collo si era ridotto a un lento gocciolio.
Tessa lo afferr per la manica della giacca. - Nate... - sussurr. -
Nate, sono io.
Per tutta risposta, Nathaniel emise un mugolio.
Mordendosi il labbro, Tessa si mise ad armeggiare con le manette che
gli bloccavano i polsi. Erano di ferro duro, fissate ai solidi braccioli della
sedia da file di chiodi chiaramente progettati per resistere perfino alla
forza di un vampiro. Le tir finch le dita non le sanguinarono, ma non
si mossero di un millimetro. Se solo avesse avuto uno dei coltelli di
Will...
Gir lo sguardo per la stanza ancora oscurata dal fumo. Tra le volute
nere scorgeva i vividi bagliori delle armi, i Cacciatori che brandivano i
brillanti pugnali bianchi che ormai sapeva chiamarsi "lame angeliche",
ognuna delle quali tornava tremolando in vita quando veniva
pronunciato il nome di un angelo. Dai fili delle lame schizzava sangue
di vampiro, luccicante come una cascata di rubini. Tessa si rese conto
con un sussulto di sorpresa - perch sulle prime i vampiri l'avevano
terrorizzata - che i Figli della Notte erano in netta inferiorit. Erano
feroci e rapidi,  vero, ma i Cacciatori erano quasi altrettanto veloci, e
avevano dalla loro le armi e l'addestramento. Sotto l'impeto delle lame
angeliche, i vampiri cadevano l'uno dietro l'altro. Il sangue scorreva sul
pavimento inzuppando i bordi dei tappeti persiani.In un punto in cui il
fumo si era diradato, Tessa vide Charlotte liquidare con un colpo di
coltello alla gola un imponente vampiro in tight grigio. Il sangue
schizz sulla parete alle loro spalle. Il vampiro cadde in ginocchio con
un ringhio, e Charlotte lo fin conficcandogli la lama nel petto. Dietro
Charlotte sorse improvvisamente un movimento confuso; era Will,
inseguito da un vampiro dagli occhi folli che brandiva una pistola
d'argento: gliela punt contro, mir e fece fuoco. Will si tuff a terra e
scivol sul pavimento insanguinato, scatt in piedi e salt su una sedia
rivestita di velluto, poi fece un altro balzo per evitare un nuovo colpo, e
Tessa lo guard stupita correre agilmente sugli schienali di una fila di
sedie, saltando infine gi dall'ultimo. Il Cacciatore piroett su se stesso
per affrontare il vampiro, da cui ora lo divideva tutta la lunghezza della
stanza, e Tessa vide balenargli in mano un coltello a lama corta che non
gli aveva visto estrarre. Will lo lanci. Il vampiro scart di lato, ma non
fu abbastanza svelto e il coltello gli si conficc nella spalla,- fece per
afferrarlo con un urlo di dolore, quando un'ombra sottile e scura
apparve dal nulla. Ci fu un lampo d'argento, e il vampiro esplose in una
pioggia di sangue e polvere. Mentre la confusione diminuiva, Tessa
vide Jem con una lunga lama ancora sollevata in pugno. Sorrideva, ma
non a lei; diede un forte calcio alla pistola d'argento che giaceva
abbandonata tra i resti dei vampiri, facendola scivolare sul pavimento
fino ai piedi di Will. Con un cenno del capo, Will restitu il sorriso a Jem,
raccolse la pistola e se la ficc nella cintura.
- Will! - chiam Tessa, pur non essendo sicura che potesse sentirla al
di sopra del baccano. - Will...
Qualcosa l'afferr per il vestito e la sollev in alto e all'indietro; fu
come essere agguantata dagli artigli di un enorme uccello. Tessa lanci
un urlo e si ritrov scaraventata sul pavimento. And a sbattere contro
il mucchio di sedie, che crollarono al suolo in una massa assordante.
Stesa in quel caos, la ragazza sollev lo sguardo con un grido di dolore.
De Quincey stava sopra di lei. Gli occhi neri erano spi-ritati e orlati di
rosso, i capelli bianchi gli coprivano il viso in ciocche arruffate, e la
camicia era squarciata sul davanti. I bordi dello strappo erano inzuppati
di sangue. Doveva essere stato ferito, ma non abbastanza gravemente
da rimanere ucciso, e il taglio si era rimarginato. La pelle sotto la
camicia lacerata appariva intatta. - Puttana! - ringhi a Tessa. - Puttana
traditrice e bugiarda. Sei stata tu a portare qui il ragazzo, Camille. Quel
Nephilim.
Tessa arretr strisciando, finch non urt con la schiena contro il muro
di sedie cadute.
- Ti ho accolto di nuovo nel clan dopo il tuo piccolo, disgustoso...
intermezzo... con quel lupo mannaro. Ho tollerato il tuo ridicolo
stregone. Ed  cos che mi ripaghi. Che ci ripaghi. - De Quincey allung
le mani verso di lei; erano striate di cenere nera. - Questa  la polvere
dei nostri morti. Vampiri morti. E tu li hai traditi per i Nephilim. - Sput
fuori la parola come se fosse veleno.
Qualcosa gorgogli fuori dalla gola di Tessa. Una risata. Una risata
non sua, ma di Camille. - Disgustoso intermezzo? - Le parole le
uscirono di bocca prima che potesse fermarle; era come se non avesse
alcun controllo su quanto stava facendo. - Io lo amavo, come tu non mi
hai mai amato, come non hai mai amato nessuno. E tu l'hai ucciso solo
per mostrare al clan di cosa eri capace. Voglio che tu sappia che cosa
vuol dire perdere tutto ci a cui si tiene. Voglio che tu sappia, mentre la
tua casa brucia, il tuo clan viene ridotto in cenere e la tua miserabile vita
finisce, che sono io che ti sto facendo questo. La voce di Camille svan
rapidamente com'era venuta, lasciando Tessa con la sensazione di
essere svuotata e sconvolta. Ci non le imped per di usare le mani per
frugare tra le sedie fracassate dietro di lei. Doveva pur esserci qualcosa,
un rottame che avrebbe potuto usare come arma. De Quincey la fissava
scosso, a bocca spalancata. Tessa immagin che nessun altro gli avesse
mai parlato cos, certamente non un altro vampiro.
- Forse ti ho sottovalutato. Forse mi distruggerai. De Quincey avanz
verso di lei, con le mani tese, cere n Il do di afferrarla. - Ma ti porter
con me...
Le dita di Tessa si chiusero intorno alla gamba di una sedia; senza
neanche pensarci, sollev la sedia in aria e l'abbatt sulla schiena del
vampiro, e si sent inebriata nell'udirlo urlare e nel vederlo
indietreggiare barcollando. Poi, mentre de Quincey si raddrizzava, lei
balzo in piedi e rote di nuovo la sedia verso di lui. Questa volta un
pezzo scheggiato lo colp sul viso, provocandogli un lungo taglio rosso.
Le labbra del vampiro si contrassero in un ringhio muto, scoprendo i
denti, e poi de Quincey scatt. Fu come un letale balzo felino. Sbatt
Tessa a terra, montandogli sopra e facendogli cadere la sedia di mano.
Le si avvent al collo a denti scoperti, e lei gli colp il viso con la mano
artigliata. Il sangue del vampiro, nei punti in cui le gocciol addosso,
sembr bruciare come acido. Tessa grid e gli men un colpo pi forte.
Ma lui si limit a ridere; con le pupille scomparse nel  nero degli occhi,
sembrava del tutto disumano, una sorta di mostruoso serpente
predatore. L'afferr per i polsi e glieli abbass con forza lungo i fianchi
premendoli contro il pavimento. - Camille - disse chinandosi su di lei, la
voce roca. - Stai ferma, piccola Camille. Pochi minuti e sar tutto finito...
- Tir indietro la testa come un cobra pronto a colpire.
Terrorizzata, Tessa si divincol per liberare le gambe intrappolate e
dargli un calcio... All'improvviso il vampiro grid. Grid e si contorse, e
Tessa vide che una mano gli aveva agguantato i capelli e gli stava
sbatacchiando la testa su e gi, tirandolo in piedi.. Una mano tutta
coperta di marchi neri a spirale. La mano di Will.
De Quincey venne sollevato. Le mani del Cacciatore erano una morsa
sulla sua testa. Tessa cerc di rialzarsi, fissando Will che scaraventava
via con disprezzo il vampiro urlante. Il Nephilim non sorrideva pi, ma
i suoi occhi scintillavano, e Tessa cap perch Magnus ne avesse
descritto il colore come quello del cielo all'Inferno.
- Nephilim. - De Quincey barcoll, si raddrizz e sput ai piedi di Will.
Il Cacciatore estrasse la pistola dalla cintura e la punt contro il
vampiro. - Uno degli abomini del Diavolo,  questo che siete, no? Non
meritate neppure di vivere in questo mondo con noi altri, eppure, dopo
che ve lo abbiamo lasciato fare per piet, ci rigettate in faccia il dono.
Come se avessimo bisogno della vostra piet - rispose De Quincey. -
Come se potessimo mai essere inferiori a voi. A voi Nephilim, che vi
credete... - Si ferm di colpo. Era talmente ricoperto di sporcizia che era
difficile notarlo, ma sembrava che il taglio sul viso si fosse rimarginato.
- Ci crediamo cosa? - Will arm la pistola. Lo scatto si sent perfino
al di sopra del rumore della battaglia.  Dillo.
Gli occhi del vampiro ardevano. - Dire cosa?
- Dio - rispose Will. - Stavi per dirmi che noi Nephilim giochiamo a
essere Dio, non  vero? Solo che tu non puoi nemmeno pronunciare
quella parola. Puoi beffarti della Bibbia quanto vuoi con la tua piccola
collezione, ma non puoi comunque pronunciare quella parola. - Il dito
era sul grilletto della pistola. - Dilla. Dilla, e ti lascer vivere.
Il vampiro scopr i denti. - Non puoi uccidermi con uno stupido
giocattolo umano.
- Se la pallottola ti trapassa il cuore, morirai - disse Will, continuando
a puntare l'arma senza vacillare. - E io sono un ottimo tiratore.
Tessa stava l, pietrificata, osservando la scena che si svolgeva davanti
ai suoi occhi. Avrebbe voluto arretrare, andare da Nathaniel, ma aveva
paura di muoversi.
De Quincey alz la testa. Apr la bocca. Quando prov a parlare, ad
articolare una parola che la sua anima non gli avrebbe mai permesso di
pronunciare, ne usc un fievole rantolo. Ansim di nuovo, soffoc e si
port una mano alla gola.
Will si mise a ridere...
E il vampiro scatt. Il viso contorto in una maschera di rabbia e dolore,
gli si scagli contro con un urlo. Ci fu un movimento indistinto. Poi la
pistola spar; vol uno schizzo di sangue. Will cadde a terra lasciandosi
scivolare di mano l'arma, e il vampiro gli fu sopra.
Tessa corse a recuperare la pistola, la prese e si gir, e vide che de
Quincey aveva afferrato Will da dietro e gli premeva l'avambraccio
contro la gola. Sollev la pistola con mano tremante... ma non ne aveva
mai usata una prima d'allora, non aveva mai sparato a niente. E poi,
come sparare al vampiro senza ferire Will?
Il sangue era affluito al viso del Nephilim, che stava soffocando. De
Quincey ringhi qualcosa e rinserr la presa...
Allora Will gir la testa e conficc i denti nell'avambraccio del vampiro,
che url e tir via il braccio. Scosso da conati di vomito, il Cacciatore
schizz di lato, si mise in ginocchio e sput il sangue sul palcoscenico.
Quando alz lo sguardo, aveva la met inferiore del viso macchiata di
sangue. E anche i suoi denti erano rossi quando - Tessa non poteva
crederci - sorrise, sorrise davvero, e guardando de Quincey disse: - Che
effetto ti fa, vampiro? Prima stavi per mordere quel mondano. Adesso
sai che effetto fa, non  vero?
De Quincey, in ginocchio, spost lo sguardo da Will al brutto foro
rosso nel braccio, che stava gi cominciando a rimarginarsi sebbene ne
gocciolasse ancora del sangue scuro. - Morirai per questo, Nephilim.
Will allarg le braccia. In ginocchio, con un sorriso da demone, il
sangue che gli gocciolava dalla bocca, sembrava anch'egli a malapena
umano. - Vieni a prendermi.
De Quincey si prepar a scattare... e Tessa spinse il grilletto. La pistola
rincul con violenza nella sua mano, e il vampiro cadde di lato
perdendo sangue da una spalla. Aveva mancato il cuore. Dannazione!
Urlando, de Quincey fece per rimettersi in piedi. Tessa sollev il
braccio, spinse di nuovo il grilletto... niente. Un lieve scatto le fece
capire che l'arma era scarica.
De Quincey rise. Si teneva ancora la spalla, sebbene il sangue si fosse
ormai ridotto a poche gocce. - Camille - disse, sprezzante. - Torner per
te. Ti far pentire di essere rinata.
Tessa sent una sensazione di freddo alla bocca dello stomaco... non
era la sua paura. Era quella di Camille.
De Quincey scopr un'ultima volta i denti e rote su se stesso in
maniera incredibilmente veloce. Si precipit attraverso la stanza e si
gett contro un'alta finestra che si ruppe in un'esplosione di vetri e lo
scagli in avanti come se il corpo fosse trasportato da un'onda. Quindi
svan nella notte.
Will imprec. - Non possiamo perderlo... - mormor, e si lanci in
avanti. Ma si gir subito sentendo urlare Tessa.
Un vampiro dall'aria stravolta si era levato alle sue spalle come un
fantasma comparso dal nulla e l'aveva afferrata per le spalle. Tessa
prov a divincolarsi, ma la presa era troppo forte. Lo sentiva
mormorarle all'orecchio orribili insulti per il suo tradimento dei Figli
della Notte, e dirle che le avrebbe dilaniato la carne con i denti.
- Tessa - grid Will, e lei non cap se fosse arrabbiato. Il Cacciatore
allung la mano verso l'arma scintillante che portava alla cintura. Serr
le dita intorno allelsa di una lama angelica proprio mentre il vampiro
stava facendo girare Tessa. Lei scorse l'espressione lasciva sul suo viso
bianco, le zanne scoperte con le punte macchiate di sangue proli te a
lacerarle la carne. Il vampiro si protese in avanti Ed esplose in una
pioggia di polvere e sangue. La carne del viso e delle mani si fuse e il
vampiro si dissolse. Per un istante, Tessa - scorse lo scheletro annerito
prima che anch'esso si raggrinzisse lasciandosi dietro un mucchio di
vestiti vuoti, e una scintillante lama d'argento. La ragazza alz lo
sguardo.
Jem, pallidissimo, stava a pochi passi di distanza. Teneva la lama nella
mano sinistra; la destra era vuota. Aveva un lungo taglio su una
guancia, ma per il resto sembrava illeso. I capelli e gli occhi lanciavano
violenti bagliori argentei alla luce delle fiamme morenti. - Credo che
fosse l'ultimo.
Sorpresa, Tessa si guard intorno. Il caos si era quietato. In quella
devastazione si muovevano Cacciatori - alcuni, seduti sulle sedie,
venivano assistiti da guaritori muniti di stili - ma non scorse neppure
un vampiro. Anche il fumo dell'incendio era diminuito, sebbene dal le
tende bruciate fluttuasse ancora nella stanza della l'I nere bianca come
una nevicata inaspettata.
Will, con il sangue che gli gocciolava ancora dal mento, guard Jem
con un'espressione stupita. - Bel colpo - disse.
Jem scroll la testa. - Hai morso de Quincey, stupido.  un vampiro.
Sai che cosa vuol dire mordere un vampiro.
Non avevo scelta - replic Will. - Mi stava soffocando.
Lo so, lo so - ribatt Jem. - Ma insomma, Will... Di nuovo?
Fu Henry, alla fine, a liberare Nathaniel dalla sedia di tortura grazie al
semplice espediente di fracassarla con il piatto di una spada finch le
manette non si staccarono.
Nathaniel scivol sul pavimento, dove rimase disteso gemendo mentre
Tessa lo cullava. Charlotte si affaccend portando dei panni bagnati per
pulirgli il viso e un lacero pezzo di tenda da gettargli sopra, quindi
corse a impegnare Benedict Lightwood in un'animata conversazione
durante la quale passava alternativamente dall'indicare Tessa e
Nathaniel all'agitare le mani in maniera drammatica. La ragazza,
esausta, si chiedeva cosa stesse mai facendo. In realt, aveva poca
importanza. Tutto sembrava svolgersi come in un sogno. Era seduta sul
pavimento con Nat haniel mentre i Cacciatori si muovevano intorno a
lei passandosi a vicenda gli stili sul corpo. Era incredibile guardare le
ferite sparire mentre i marchi guaritori sfioravano la pelle. Sembravano
tutti ugualmente capaci di tracciarli. Osserv Jem sbottonarsi la camicia
con una smorfia, scoprendo un lungo taglio su una spalla cerea;  il
ragazzo distolse lo sguardo serrando la bocca, mentre Will tracciava con
cura un marchio sotto la ferita.
Fu solo quando Will, dopo aver finito con Jem, le si avvicin lentamente,
che Tessa si rese conto di quanto fosse stanca.
- Sei tornata te stessa, a quanto vedo - disse il Cacciatore. Aveva un
asciugamano bagnato in una mano, ma non si era ancora preso la briga
di ripulirsi la faccia e il collo dal sangue.
Tessa si guard. Era vero. A un certo punto aveva perso Camille e
aveva ripreso le proprie sembianze. Doveva essere stata davvero
stordita, pens, per non essersi accorta che il cuore aveva ricominciato a
batterle. Le pulsava nel petto come un tamburo.
- Ignoravo che sapessi come si usa una pistola ,aggiunse Will.
- Infatti non lo so - disse lei. - Credo che fosse Camille a saperlo. 
stato... istintivo. - Si morse il labbro - Non che importi, visto che non ha
funzionato.
- Le usiamo di rado. Incidere rune sul metallo di una pistola e di una
pallottola impedisce alla polvere da sparo di accendersi; nessuno sa
perch. Henry ha provato a occuparsi del problema, naturalmente, ma
senza successo. Dal momento che non si pu uccidere un demone senza
un'arma provvista di rune o senza una lama angelica, le pistole non ci
servono a granch. D'altra parte, i vampiri muoiono se colpiti al cuore, e
i lupi mannari possono essere feriti usando una pallottola d'argento, ma
se manchi gli organi vitali quei mostri ti attaccheranno pi irritati che
mai. Le lame provviste di rune servono meglio ai nostri scopi. Se si
colpisce un vampiro con una di esse  molto pi difficile per lui
riprendersi e guarire.
Tessa lo guard con occhi fermi. - Non  difficile?
Will gett via il panno bagnato. Era scarlatto di sangue.- Non 
difficile cosa?
- Uccidere vampiri - disse Tessa. - Non saranno umani, ma lo
sembrano. Hanno le stesse sensazioni degli umani. Urlano e sanguinano.
Non  difficile massacrarli?
Will serr le mascelle. - No. E in realt, se tu sapessi davvero
qualcosa sul loro conto...
- Camille ha sensazioni - lo interruppe Tessa. - Ama e odia.
- Lei  ancora viva. Tutti fanno scelte. Quei vampiri non sarebbero
stati qui stanotte se non avessero fatto le loro. - Will abbass lo sguardo
su Nathaniel, inerte in grembo alla sorella. - E, immagino, non ci
sarebbe neppure tuo fratello.
- Non so perch de Quincey lo volesse morto - disse Tessa. - Non
so cosa Nate possa aver fatto per incorrere nell'ira dei vampiri.
- Tessa! - Era Charlotte, che sfrecci verso di loro come un colibr.
Sembrava ancora cos piccola e cos inoffensiva, pens Tessa,
nonostante la tenuta da combattimento e i marchi neri che le striavano
la pelle come sinuosi serpenti. - Ci  stato concesso il permesso di
portare tuo fratello all'Istituto con noi - annunci, indicando Nathaniel
con la piccola mano. - I vampiri potrebbero averlo drogato.  stato
certamente morso e chiss cos'altro. Se non corriamo ai ripari, potrebbe
diventare un oscuro... o peggio ancora. In ogni caso, dubito che in un
ospedale mondano potrebbero aiutarlo. Da noi almeno, i Fratelli Silenti
potranno prendersi cura di lui poveretto.
- Poveretto? - le fece eco Will, piuttosto rudemente. -  Si  cacciato da
solo in questo pasticcio, no? Nessuno gli aveva detto di fuggire e
mescolarsi a un branco di Nascosti.
- Insomma, Will... - Charlotte gli rivolse un'occhiata gelida. - Non
potresti avere un po' di sensibilit?
- Buon Dio - mormor Will, spostando lo sguardo da Charlotte a Nate
e viceversa. - C' qualcosa che rende una donna pi sciocca della vista
di un giovanotto ferito?
Tessa lo guard con gli occhi ridotti a due fessure. Faresti meglio a
ripulirti la faccia dal resto del sangue prima di  continuare a parlare a
quel modo.
Il ragazzo alz le braccia al cielo e si allontan tutto impettito.
Charlotte guard Tessa con un sorrisetto che le increspava un
angolo della bocca. - Devo dire che mi va piuttosto a genio il modo in
cui sai prendere Will.
Tessa scosse la testa. - Nessuno sa prendere Will.
Fu rapidamente deciso che Tessa e Nathaniel sarebbero andati in
carrozza con Henry e Charlotte, mentre Will e Jem sarebbero tornati a
casa in un veicolo pi piccolo preso in prestito dalla zia di Charlotte,
con Thomas a cassetta. I Lightwood e il resto dell'Enclave sarebbero
rimasti a perquisire la casa di de Quincey, in modo che i mondani non
trovassero alcuna traccia della battaglia. Will sarebbe voluto restare e
prendere parte alla ricerca, ma Charlotte era stata decisa: Will aveva
ingerito sangue di vampiro e doveva tornare all'Istituto il prima
possibile per iniziare la disintossicazione.
Thomas tuttavia non voleva lasciarlo montare in carrozza coperto di
sangue com'era. Dopo aver annunciato che sarebbe tornato "in un batter
d'occhio", era andato a cercare un pezzo di stoffa bagnato. Will si
appoggi al fianco della carrozza e si mise a guardare i membri
dell'Enclave che entravano e uscivano come formiche dalla casa del
vampiro, recuperando carte e mobili dai resti dell'incendio. Tornato con
uno straccio insaponato, Thomas lo porse a Will e appoggi il corpo
robusto al fianco della carrozza, che oscill sotto il suo peso. Charlotte
aveva sempre incoraggiato Thomas a unirsi a Jem e Will nella parte
fisica del loro addestramento, e col passare degli anni si era trasformato
da un bambino pelle e ossa in un uomo talmente grosso e muscoloso
che i sarti disperavano nel prendergli le misure. Will era un
combattente migliore - merito del suo sangue - ma l'imponente
presenza fisica di Thomas non passava certo inosservata. A volte Will
non poteva fare a meno di ripensare a quando Thomas era arrivato
all'Istituto. Apparteneva a una famiglia che era stata per anni al servizio
dei Nephilim, ma era nato cos gracile che pensavano non sarebbe
sopravvissuto. Al compimento del dodicesimo anno di et era stato
mandato all'Istituto; a quel tempo era ancora cos piccolo che
dimostrava appena nove anni. Will aveva preso in giro Charlotte per
averlo voluto assumere, ma aveva segretamente sperato che Thomas
rimanesse, in modo che nella casa ci fosse un altro ragazzino della sua
et. E tra il Cacciatore e il giovane servitore era nata una singolare
amicizia... finch non era arrivato Jem, e Will aveva dimenticato quasi
del tutto Thomas. Apparentemente il servitore non gliene aveva voluto,
e l'aveva sempre trattato con la stessa cordialit con cui trattava tutti gli
altri.
- Fa sempre curioso vedere questo tipo di cose senza manco un'anima
che esce a dare almeno un'occhiata - disse Thomas guardando a destra e
a sinistra. Charlotte aveva sempre preteso che la servit dell'Istituto
parlasse in maniera "corretta" all'interno delle sue mura, ma la parlata
dell'East End di Thomas tendeva ad andare e a venire.
- Qui sono attivi incantesimi potentissimi. - Will si strofin la faccia e il
mento. - E immagino che in questa strada ci siano parecchi non
mondani che sanno badare ai fatti propri quando ci sono di mezzo i
Cacciatori.
- Be', siete un gruppo che fa paura, non c' dubbio - disse Thomas
in tono cos impassibile che Will sospett si stesse prendendo gioco di
lui. Poi il servitore indic la faccia del Nephilim. - Domani avrai un
meraviglioso occhio nero, se non ci applichi un iratze.
- Forse voglio un occhio nero  ribatt Will in tono stizzoso.  Non ci
hai pensato?
Thomas si limit a sorridere e si arrampic a cassetta.
Will torn a strofinarsi via il sangue di vampiro dalle mani e dalle
braccia. Era talmente assorbito da quel compito da non accorgersi di
Gabriel Lightwood, che emergeva dall'ombra e gli si avvicinava con
noncuranza e un sorriso di superiorit incollato sul viso.
- Hai fatto proprio un bel lavoro, Herondale, a incendiare la casa -
osserv Gabriel. - Menomale che c'eravamo noi a toglierti le castagne
dal fuoco, o tutto  il piano sarebbe andato in fumo insieme ai brandelli
della tua reputazione.
- Stai insinuando che i brandelli della mia reputazione sono rimasti
intatti? - chiese Will con finto orrore. - Devo aver fatto qualcosa di
sbagliato. O non aver fatto qualcosa di sbagliato, a seconda del caso. -
Diede una manata sul fianco della carrozza. - Thomas, andiamo quanto
prima al pi vicino bordello! Cerco scandolo e infima compagnia
Thomas sbuff e borbott qualcosa, scuotendo la testa. La faccia di
Gabriel Sii oscur. - C' qualcosa che non sia uno scherzo per te?
- Nulla che mi venga in mente.
- Sai, c' stato un tempo in cui pensavo che avremmo potuto essere
amici - disse Gabriel.
- C' stato un tempo in cui pensavo di essere un furetto - replic Will. -
Ma, a quanto pare, era dovuto allo stordimento dell'oppio. Sapevi che
aveva questo effetto? Io no.
- Penso che forse dovresti chiederti se gli scherzi  sull'oppio siano
davvero divertenti o di buon gusto, vista la... situazione del tuo amico
Carstairs.
Will impietr. Sempre nello stesso tono di voce disse: - Alludi alla
sua infermit?
Gabriel sbatt gli occhi. - Cosa?
-  cos che l'hai chiamata. All'Istituto. La sua infermit. - Will
gett via il panno insanguinato. - E ti chiedi perch non siamo amici.
- Mi chiedevo soltanto se tu non ne abbia abbastanza - disse Gabriel in
un tono pi pacato.
- Abbastanza di cosa?
- Di comportarti come ti comporti.
Will incroci le braccia sul petto. I suoi occhi lanciavano bagliori
minacciosi. - Oh, io non ne ho mai abbastanza. E  questo, tra parentesi, 
proprio quello che mi ha detto tua sorella quando...
Lo sportello della carrozza si spalanc. Una mano ne schizz fuori,
afferr Will per il dietro della camicia e lo iss dentro. Lo sportello si
chiuse con fracasso e Thomas, dritto a cassetta, agguant le redini.
Un momento dopo, la carrozza si gett sbandando nelle tenebre,
lasciando Gabriel a guardarla allontanarsi infuriato.
- Cosa avevi in mente? - Jem, dopo aver scaraventato Will nel posto di
fronte al suo, scosse la testa, e i suoi occhi argcntei scintillarono
nell'oscurit. Teneva il bastone tra le ginocchia, la mano posata
leggermente sulla testa di drago scolpita. Will sapeva che il bastone era
appartenuto  al padre di Jem e che era stato disegnato appositamente
per lui da un Cacciatore costruttore di armi a Pechino. - Stuzzicare cos
Gabriel Lightwood... perch lo fai? Che senso ha?
- Hai sentito cosa ha detto di te...
- Non m'importa cosa dice di me.  quello che pensano tutti. Lui
ha semplicemente il coraggio di dirlo. - James si sporse in avanti, il
mento appoggiato alla mano. - Sai, non potr assolvere per sempre alle
funzioni del tuo istinto di autoconservazione assente. Alla fine dovrai
imparare a  cavartela senza di me.
- Gabriel Lightwood costituisce una ben misera minaccia.
- Allora dimentica Gabriel. C' una ragione particolare per cui
continui a mordere i vampiri?
Will tocc il sangue secco sul polso e sorrise. - Non se lo aspettano.
- Certo che no. Sanno cosa succede quando uno di noi ingerisce
sangue di vampiro. Probabilmente si aspettano che tu abbia pi
buonsenso.
- Ma ci non sembra giovare loro granch, non  vero?
- Ma neanche a te. - Jem lo guard con aria pensierosa. Era l'unico che
non perdesse mai le staffe con lui. Qualsiasi cosa Will facesse, la
reazione pi estrema che sembrava provocare in Jem era una moderata
esasperazione - Cos' successo la dentro? Noi aspettavamo il segnale.
- Quel maledetto Fosforo di Henry non ha funzionato. Invece di
mandare una vampa di luce ha incendiato le tende.
Jem fece un verso soffocato.
Will gli lanci uno sguardo truce. - Non  divertente. Non sapevo se vi
sareste fatti vivi.
- Pensavi davvero che non saremmo venuti a darti manforte
quando tutta la casa ha preso fuoco come una torcia? - replic Jem. - Per
quello che ne sapevamo, potevano anche arrostirti su uno spiedo.
- E Tessa, quella stupida creatura, sarebbe dovuta uscire con
Magnus, ma non ha voluto saperne...
- Suo fratello era ammanettato a una sedia nella stanza - osserv
Jem. - Credo che neanch'io me ne sarei andato.
- Vedo che sei deciso a non afferrare il mio ragionamento.
- Se il tuo ragionamento  che nella stanza cera una ragazza
graziosa che ti distraeva, allora penso di aver afferrato facilmente.
- La trovi graziosa? - Will era sorpreso; di rado Jem esprimeva un
parere su quel genere di cose.
- S, e anche tu.
- A dire il vero, non ci avevo fatto caso.
- S che ci hai fatto caso, e io ho fatto caso al fatto che ci hai fatto caso. -
Jem sorrideva.
Nonostante la tensione della battaglia, quella sera sembrava in forma.
Aveva le guance colorite e gli occhi di un argento scuro e uniforme.
C'erano volte, nei momenti peggiori della malattia, che il colore gli
defluiva perfino dagli occhi, lasciandoli orribilmente sbiaditi, quasi
bianchi, con la pupilla nel mezzo come una macchia di cenere sulla
neve. C'erano volte in cui Jem delirava. Will laveva tenuto fermo
mentre si dimenava e gridava in unaltra lingua con gli occhi rovesciati,
e ogni volta che succedeva Will credeva che fosse finita, che quella volta
Jem sarebbe morto davvero. Allora gli capitava di pensare a cosa
avrebbe fatto dopo, ma non riusciva a immaginarlo pi di quanto non
riuscisse a rievocare e a rammentare la propria vita prima del suo
ingresso nell'Istituto. E nemmeno riusciva a sopportare di pensarci
troppo a lungo. Ma poi c'erano altre volte, come in quel momento, in
cui guardava l'amico e non scorgeva in lui tracce della malattia, e si
chiedeva come sarebbe stato un mondo in cui Jem non fosse stato in
pericolo di vita. E non sopportava di  pensare neppure a quello. Era
come uno spazio terribilmente nero dentro di lui da cui emanava paura,
una cupa voce che poteva zittire solo con la rabbia, il rischio e il dolore.
- W i ll. - La voce di Jem penetr in quei pensieri cupi. - Hai sentito
una sola parola di quanto ho detto negli ultimi cinque minuti?
- Non proprio.
- Non dobbiamo parlare di Tessa, se non vuoi.
- Non si tratta di Tessa. - Era vero. Will non aveva pensato a Tessa.
Stava diventando davvero bravo a non t" pensare a lei; ci voleva solo
pratica e determinazione. - Uno dei vampiri aveva un servitore umano
che mi ha assalito. L'ho ucciso, senza neanche riflettere. Era solo uno
stupido ragazzo umano, e io l'ho ucciso.
- Era un oscuro - disse Jem. - Si stava tramutando. Ormai era solo
questione di tempo.
- Era solo un ragazzo - ripet Will. Gir il viso verso il finestrino,
sebbene a causa del vivido bagliore che la stregaluce diffondeva nell'
abitacolo potesse vedere soli, il proprio viso riflesso nel vetro. - Quando
arriviamo a casa voglio ubriacarmi - aggiunse. - Credo proprio che
dovr farlo.
- No, non lo farai - disse Jem. - Sai esattamente cosa accadr
quando arriveremo a casa.
Dal momento che l'amico aveva ragione, Will aggrott la fronte.
Nella carrozza che procedeva davanti a quella di Will e Jem, Tessa era
seduta sul sedile di velluto, di fronte a Henry e Charlotte; stavano
parlando in sussurri della nottata e di come fosse andata. Tessa lasci
che le parole le scivolassero addosso, quasi non curandosene. Solo due
Cacciatori erano rimasti uccisi, ma la fuga di de Quincey era un disastro,
e Charlotte temeva che l'Enclave la ritenesse responsabile di
quell'evento. Henry faceva dei versi tranquillizzanti, ma Charlotte
sembrava inconsolabile. Tessa sarebbe stata male per lei, se solo avesse
avuto l'energia sufficiente per stare in qualche modo. Nathaniel era
steso con la testa sul suo grembo. Si chin su di lui, accarezzandogli i
capelli sporchi e arruffati con le dita inguantate. - Nate - disse, cos
piano che sper di non essere udita da Charlotte. - Va tutto bene ora. Va
tutto bene. Le ciglia di Nathaniel tremolarono, gli occhi si aprirono. Il
giovane sollev la mano - le unghie rotte, le giunture gonfie e storte - e
strinse quella della sorella, allacciando le proprie dita alle sue. - Non
andartene  mormor con voce roca. I suoi occhi tremolarono e si
richiusero. Stava chiaramente fluttuando dentro e fuori la soglia della
coscienza, sempre che fosse mai davvero cosciente. -  Tessie resta.
Nessun altro l'aveva mai chiamata cos. La ragazza chiuse gli occhi,
ricacciando indietro le lacrime. Non voleva che Charlotte - o chiunque
altro - la vedesse piangere.
...
.
...
12.
.
SANGUE E ACQUA.
.
Non sempre oso toccarla, per timore
che il bacio.
Mi lasci le labbra bruciate.
Si, Signore, una piccola beatitudine,
una breve, amara beatitudine si ha in cambio.
di un grande peccato;
Nondimeno, tu sai che dolce cosa sia.
Algernon Charles Swinburne, Laus Veneris.
.
Quando raggiunsero l'Istituto, trovarono Sophie e Agatha ad
aspettarli sul portone aperto, con delle lanterne. Nello scendere dalla
carrozza Tessa inciamp per la stanchezza e fu sorpresa - e grata 
quando Sophie l'aiut a salire i gradini. Charlotte e Henry portarono
quasi di peso Nathaniel. Dietro di loro, la carrozza con Will e Jem varc
rumorosamente il cancello, e atttaverso la fredda aria notturna giunse il
sonoro saluto di Thomas. Di Jessamine non c'era traccia, ma Tessa non
ne fu sorpresa. Sistemarono Nathaniel in una stanza molto simile a
quella della sorella: lo stesso pesante mobilio di legno, lo stesso letto e lo
stesso armadio imponenti. Mentre Charlotte e Agatha mettevano
Nathaniel a letto, Tessa si lasci cadere sulla sedia l accanto, quasi
febbricitante per la preoccupazione e la stanchezza. Intorno a lei sentiva
fluttuare delle voci, ovattate, da camera di malato. Sent Charlotte
nominare i Fratelli Silenti, e  Henry rispondere in tono sottomesso. A un
certo punto Sophie le apparve accanto e la incit a bere qualcosa di
caldo e agrodolce che le fece riaffluire lentamente l energia nelle vene.
Poco dopo, Tessa fu in grado di mettersi a sedere diritta , e guardarsi un
po' intorno, e si rese conto con sua grande sorpresa che nella stanza non
c'era nessuno oltre a lei e a suo fratello; se n'erano andati tutti. Abbass
lo sguardo su Nathaniel. Giaceva immobile come un cadavere, il viso
coperto di lividi, i capelli arruffati sparsi sul cuscino. Non pot fare a
meno di rievocare con una stretta al cuore il giovanotto ben vestito dei
suoi ricordi, i capelli biondi sempre spazzolati e pettinati con tanta cura,
le scarpe e i polsini immacolati. Il Nathaniel nel letto non assomigliava a
quello che una volta la faceva girare per soggiorno in una danza
vorticosa canticchiando sottovoce per la pura gioia di essere vivo.
Volendo osservare pi da vicino il viso del fratello, Tessa si chin in
avanti, e con la coda dell'occhio colse il guizzo di un movimento. Gir la
testa e vide che si trattava solo del suo riflesso nello specchio sulla
parete opposta. Nell abito di Camille, le sembrava di essere una bambi-
na che giocasse a mascherarsi. Era troppo magra per il suo stile
sofisticato. Assomigliava a una bambina... a una bambina sciocca. Non
c'era da stupirsi che Will avesse...
- Tessie? - La voce di Nathaniel, fievole e fragile, la distolse all'istante
dai pensieri su Will. - Tessie, non lasciarmi. Credo di essere malato.
- Nate. - Tessa prese una mano del fratello tra le proprie.-  Stai
bene. Starai bene. Hanno chiamato i dottori...
- Chi ha chiamato i dottori? - La sua voce era un debole grido. -
Dove siamo? Non conosco questo posto.
- Questo  l'Istituto. Qui sarai al sicuro.
Nathaniel sbatt le palpebre. Aveva due cerchi scuri, quasi neri,
intorno agli occhi e le labbra apparentemente incrostate di sangue secco.
Il suo sguardo vagava di qua e di l senza fissarsi su nulla.
- Cacciatori. - Disse la parola in un sospiro, mandando fuori l'aria. -
Non pensavo che esistessero davvero. Il Magister... - sussurr a un
tratto, e Tessa ebbe un sussulto nervoso. - Diceva che erano la Legge.
Diceva che andavano temuti. Ma non c' nessuna legge a questo mondo.
Non c' nessuna punizione... solo uccidere ed essere uccisi. - Nathaniel
alz la voce. - Tessie, mi dispiace tanto... di tutto...
- Il Magister. Vuoi dire de Quincey? - chiese Tessa.
Ma Nate fece un verso soffocato e guard oltre la sorella, con
un'espressione atterrita.
Lasciandogli la mano, Tessa si gir per vedere cosa stesse fissando.
Charlotte era entrata nella stanza quasi senza fare rumore. Indossava
ancora i suoi abiti maschili, cui aveva gettato sopra un lungo mantello
di foggia antica con un doppio fermaglio al collo. Sembrava
piccolissima, anche perch al suo fianco c'era Fratello Enoch, la cui
ampia ombra si proiettava sul pavimento; indossava la stessa veste
color pergamena della volta precedente, ma il bastone era nero, e nel
pomo erano intagliate due ali. Il cappuccio, alzato, gli lasciava il viso in
ombra.
- Tessa - disse Charlotte. - Ti ricordi di Fratello Enoch, vero?  qui per
aiutare Nathaniel.
Con un bestiale urlo di terrore, Nate afferr il polso della sorella, che
abbass lo sguardo su di lui perplessa. - Nathaniel? Cosa c' che non va?
- De Quincey mi ha parlato di loro - mormor Nate.
- I Gregori... i Fratelli Silenti. Possono uccidere un uomo con il
pensiero. - Rabbrivid. - Tessa... guardagli il viso.
Tessa guard. Mentre parlava con Nate, Fratello Enoch si era
abbassato il cappuccio in silenzio. I lisci incavi dei suoi occhi
riflettevano la stregaluce, il cui bagliore illuminava impietoso i neri
punti di sutura che gli deturpavano la bocca.
Charlotte fece un passo avanti. - Se Fratello Enoch potesse visitare il
signor Gray...
- No! - grid Tessa. Strappando via il braccio dalla presa di Nate, si
mise tra suo -fratello e gli altri due. - Non toccatelo.
Charlotte rimase in silenzio, turbata. - I Fratelli Silenti sono i nostri
migliori guaritori. Senza Fratello Enoch, Na- thaniel... - La sua voce si
affievol. - Be', non c' molto che possiamo fare per lui.
Signorina Gray.
Le ci volle un momento per rendersi conto che quelle parole, il suo
nome, non erano state pronunciate ad alta voce. No, le era echeggiata
nella testa come il frammento di una canzone quasi dimenticata, ma
non nella voce dei suoi pensieri. Era un pensiero estraneo, ostile... altro.
La voce di Fratello Enoch. Era il modo in cui le aveva parlato nel suo
primo giorno all'Istituto.
E interessante, signorina Gray, che voi siate una Nascosta e vostro fratello no,
prosegu Fratello Enoch. Come si  potuta verificare una cosa simile?
Tessa rimase impietrita.  Vi... vi basta guardarlo per dirlo?
- Tessie!  Nathaniel si tir su a sedere appoggiandosi ai cuscini, con
il pallido volto accaldato.  Ma che fai, parli ai Gregori?  pericoloso!
- Va tutto bene, Nate  disse Tessa senza distogliere gli occhi da
Fratello Enoch. Sapeva che avrebbe dovuto essere spaventata, ma quella
che sentiva in realt era una fitta di delusione.  Volete dire che non c'
niente di strano in Nate?  chiese a voce bassa.  Niente di
soprannaturale?
Niente di niente, rispose il Fratello Silente.
Tessa non si era resa conto di quanto fino a quel momento avesse
quasi sperato che suo fratello fosse come lei. La delusione le rese la voce
stridula. - Visto che sapete tante cose, suppongo che sappiate cosa sono?
Sono una strega?
Non posso dirvelo. C' qualcosa in voi che vi caratterizza come una dei Figli
di Lilith. Ma non avete alcun segno demoniaco.
- L'ho notato - disse Charlotte, e Tessa si rese conto che anche lei
sentiva la voce di Fratello Enoch. - Pensavo che potrebbe anche non
essere una strega. Alcuni umani nascono con un leggero potere, come la
Vista. Oppure, potrebbe avere del sangue di fata...
Non  umana,  qualcos'altro. Studier la questione. Forse nell'archivio c'
qualcosa che potr guidarmi. Pur senza occhi, Fratello Enoch sembrava
cercare il viso di Tessa con lo sguardo. Percepisco in voi un potere. Un
potere che nessun altro stregone ha.
- La trasformazione?
No. Non intendo quello.
- E allora cosa? - Tessa era sbalordita. - Cosa potrei? - Si interruppe
sentendo un rumore alle sue spalle. Girandosi, vide che Nate si era
liberato delle coperte ed era steso per met fuori del letto, come se
avesse provato ad alzarsi; aveva il viso sudato e mortalmente pallido.
Tessa prov un acuto senso di colpa. Era stata talmente presa da quanto
diceva Fratello Enoch, che si era dimenticata di suo fratello. Si lanci
verso il letto e con l'aiuto di Charlotte mise di nuovo a fatica Nate sui
cuscini, tirandogli su le coperte.
Sembrava stare molto peggio di pochi attimi prima. Mentre Tessa lo
avvolgeva nelle coperte, le afferr nuovamente il polso. - Lo sa? - chiese,
con occhi folli. - Sa dove sono?
- Di chi parli? Di de Quincey?
- Tessie. - Nathanielle strinse forte la mano e l'attir a s per sibilarle
qualcosa all'orecchio. - Devi perdonarmi. Mi ha detto che saresti stata la
regina di tutti loro. Ha detto che mi avrebbero ucciso. E io non voglio
morire, Tessie. Non voglio morire.
- Certo che no - cerc di tranquillizzarlo la sorella.
Ma sembrava che lui non la sentisse. All'improvviso i suoi occhi, fissi
su di lei, si spalancarono. - Tienilo lontano da me! Tienilo lontano da me!
- grid Nathaniel, e spinse via la sorella, dimenando la testa avanti e
indietro sui cuscini. - Buon Dio, non lasciare che mi tocchi!
Spaventata, Tessa tir via la mano e si gir verso Charlotte, ma la
Cacciatrice si era allontanata dal letto e al suo posto c'era Fratello Enoch,
immobile.
Devi lasciare che io aiuti tuo fratello. O  probabile che muoia.
- Cosa sta vaneggiando? - chiese Tessa con aria infelice. - Che
cos'ha?
I vampiri gli hanno dato una droga per tenerlo calmo mentre si nutrivano del
suo sangue. Se non verr curato, la droga lo far impazzire e poi lo uccider.
Ha gi cominciato ad avere allucinazioni.
- Non  colpa mia! - grid Nathaniel. - Non avevo scelta! Non 
colpa mia! - Gir il viso verso la sorella.
Con orrore, Tessa vide che gli occhi gli erano diventati tutti neri,
come quelli di un insetto. Indietreggi senza fiato. - Aiutatelo. Vi prego,
aiutatelo. - Afferr la manica di Fratello Enoch e se ne pent
immediatamente; Il braccio sotto la stoffa era duro come marmo e gla-
ciale al tocco.
Lasci ricadere la mano terrorizzata, ma il Fratello Silente non sembr
neppure notare la sua presenza. La oltrepasso e mise le dita coperte di
cicatrici sulla fronte di Nathaniel, che sprofond contro i cuscini
chiudendo gli occhi.
Dovete andare. Fratello Enoch parl senza girarsi dal letto. La vostra
presenza non far che rallentare la sua guarigione.
- Ma Nate mi ha chiesto di rimanere...
Andate. La voce nella mente di Tessa era gelida.
La ragazza guard suo fratello; era immobile contro i cuscini, il viso
flaccido. Tessa si rivolse a Charlotte con l'intenzione di protestare.
Ma quella rispose al suo sguardo scuotendo leggermente la testa. Gli
occhi, pur esprimendo solidariet, erano inflessibili. - Non appena le
condizioni di tuo fratello cambieranno, ti far chiamare. Lo prometto.
Tessa guard Fratello Enoch. Aveva aperto la borsa che portava alla
cintura e stava posando degli oggetti sul comodino con fare lento e
metodico. Fiale di vetro piene di polveri e liquidi, fasci di piante secche,
bastoncini di una sostanza nera simile a carbone morbido.
- Se succede qualcosa a Nate, non vi perdoner mai - disse la ragazza.
- Mai. Fu come parlare a una statua. Per tutta risposta, Fratello Enoch
ebbe una contrazione muscolare. Tessa corse via dalla stanza.
Dopo l'oscurit della stanza di Nate, la luce dei candelabri a muro nel
corridoio feriva gli occhi. Tessa si appoggi alla parete accanto alla
porta, decisa a ricacciare indietro le lacrime. Per la seconda volta era sul
punto di piangere, quella sera, ed era arrabbiata con se stessa. Serrando
la mano destra a pugno, la sbatt contro il muro alle sue spalle, forte. La
dolorosa onda d'urto che risal il braccio elimin le lacrime e le schiar la
testa.
- Sembrava doloroso.
Tessa si gir.
Jem le era arrivato alle spalle nel corridoio, silenzioso come un gatto.
Si era tolto la tenuta da combattimento,- indossava dei pantaloni scuri
legati in vita e una camicia bianca solo di poche sfumature pi chiara
della sua pelle. I bei capelli biondi erano bagnati e si arricciavano contro
le tempie e la nuca.
- Lo era. - Tessa si premette la mano contro il petto. Il guanto aveva
attutito il colpo, ma le nocche le facevano ancora male.
- Tuo fratello... guarir?
- Non lo so.  l dentro con una di quelle creature... quei monaci.
- Fratello Enoch. - Jem le rivolse uno sguardo solidale. - Conosco
l'aspetto dei Fratelli Silenti, ma sono davvero degli ottimi guaritori.
Tengono in gran conto le arti curative e mediche. Vivono a lungo e
hanno vaste conoscenze.
- Non mi sembra che valga tanto la pena vivere a lungo, se si deve
avere quell'aspetto.
Jem contrasse un angolo della bocca. - Suppongo che dipenda da ci
per cui vivi. - La guard pi attentamente.
C'era qualcosa nel modo in cui la fissava, pens Tessa. Come se potesse
vedere dentro e attraverso di lei. Ma in lei nulla, nulla di quanto vedeva
o sentiva poteva infastidirlo, turbarlo o deluderlo.
- Sai che cosa ha detto Fratello Enoch? - chiese Tessa all'improvviso. -
Mi ha detto che Nate non  come me.  completamente umano. Non ha
nessun potere speciale.
- E questo ti turba?
- Non lo so. Da una parte non augurerei di essere questa... questa cosa
che sono... n a lui n a nessun altro. Ma se non  come me, allora
significa che non  del tutto mio fratello.  figlio dei miei genitori. Ma io
di chi sono figlia?
- Non puoi preoccuparti per questo. Certo, sarebbe meraviglioso se
tutti sapessimo esattamente chi siamo.
Ma  una conoscenza che non viene dallesterno, bens dallinterno.
"Conosci te stesso" dice il filosofo. - Jem sorrise. - Scusami se suona
come una sofisticheria. Ti sto solo dicendo che cosa ho imparato dalla
mia esperienza.
- Ma io non conosco me stessa. - Tessa scosse il capo. -  Mi dispiace.
Dopo il modo in cui hai lottato contro de Quincey devi ritenermi una
terribile codarda, che piange perch suo fratello non  un mostro e che
non ha il coreggio di esserlo da sola.
- Tu non sei un mostro, e neppure una codarda - replic Jem. - Al
contrario, sono molto colpito da come hai sparato a de Quincey. Lo
avresti quasi sicuramente ucciso se nella pistola ci fossero state altre
pallottole.
- S, credo di s. Volevo ucciderli tutti.
-  ci che Camille ci ha chiesto di farei sai. Uccideteli tutti. Forse erano
le sue emozioni che sentivi?
- Ma Camille non aveva motivo di interessarsi a Nate o a quanto gli
succedeva, ed  stato allora che mi sono sentita completamente invasa
dallimpulso omicida. Quando lho visto l, quando mi sono resa conto
di cosa progettavano di fare... - Il respiro di Tessa fu scosso da un
tremito. - Non so quanto di tutto ci fosse da ascrivere a me e quanto a
Camille. E non so neppure se sia giusto avere questo genere di
sentimenti...
- Vuoi direi quanto sia giusto per una ragazza averli?
- Forse quanto lo sia per chiunque... non lo so. O forse s, per una
ragazza.
Allora sembr che Jem lattraversasse con lo sguardo, come se vedesse
qualcosa oltre di lei, oltre il corridoio, oltre lIstituto stesso. - Qualunque
cosa tu sia fisicamente, maschio o femmina, forte o debole, malato o
sano tutte queste cose contano meno di ci che  contenuto nel tuo
cuore.Se hai l'anima di un guerriero, sei un guerriero. Qualunque sia il
colore, la forma, il disegno che la nasconde, la fiamma all'interno della
lampada rimane la stessa. Tu sei quella fiamma. - Poi Jem sorrise, e sem-
br che fosse tornato in s, leggermente imbarazzato. - Questo  ci che
credo.
Prima ma che Tessa potesse ribattere, la porta della stanza di Nate si
apr e ne usc Charlotte. La donna rispose con cenno esausto allo
sguardo interrogativo di Tessa. - Fratello Enoch ha aiutato molto
Nathaniel, ma c' ancora molto da fare, e sar mattina prima che tu
possa saperne di pi. Ti suggerisco di andare a dormire, Tessa. Non 
estenuandoti che aiuterai tuo fratello. Con uno sforzo di volont, la
ragazza si costrinse ad annuire, senza assalire Charlotte con un fuoco di
fila di domande che sapeva non avrebbero ottenuto risposta.
Poi Charlotte si rivolse al Nephilim. - Ah, Jem. Potrei  parlarti un
minuto? Vuoi venire con me in biblioteca?
Jem annu. - Certo. - Sorrise a Tessa, inclinando il capo. -  A
domani, allora. - Quindi segu Charlotte lungo il corridoio.
Nel momento in cui sparirono dietro l'angolo, Tessa prov ad
aprire la stanza di Nate: era chiusa a chiave. Si gir con un sospiro e si
avvi nella direzione opposta. Forse Charlotte aveva ragione. Forse
avrebbe dovuto dormire un po'.
A met del corridoio si sent del trambusto, e Sophie comparve
all'improvviso con un secchio di metallo in ciascuna mano, chiudendosi
violentemente una porta alle spalle. Era livida. - Sua Altezza  di umore
particolarmente buono stasera - annunci mentre Tessa si avvicinava. -
Mi ha tirato un secchio in testa, sul serio.
- Chi? - chiese Tessa, poi cap. - Oh, ti riferisci a Will. Sta bene?
- Abbastanza per tirare secchi - rispose Sophie di malumore. - E per
gridarmi un insulto. Non so cosa significasse. Penso fosse in francese, e
questo di solito vuol dire che qualcuno ti sta dando della puttana. -
Strinse le labbra. - Meglio che vada a cercare la signora Branwell. Se non
io, forse lei riuscir a fargli fare la cura.
- La cura?
- Deve bere questo. - Sophie spinse un secchio verso di lei. - Deve farlo.
O  meglio non dire cosa succeder.
Un impulso folle si impadron di Tessa. Non vedeva bene il contenuto
del secchio, ma le sembr normale acqua. - Glielo far prendere io.
Dov'?
- Di sopra, in soffitta. - Sophie sgran gli occhi. Ma se fossi in voi non
lo farei, signorina. Quando  cos  davvero cattivo.
- Non m'importa - disse Tessa, allungando la mano verso il
secchio.
Sophie glielo porse con uno sguardo di sollievo e apprensione. Era
incredibilmente pesante, pieno fino allorlo di acqua.
- Will Herondale deve imparare a prendere la sua medicina come un
uomo - aggiunse Tessa, e spinse la porta della soffitta mentre Sophie la
seguiva con uno sguardo eloquente: secondo lei, Tessa era uscita di
senno.
Al di l della porta c'era una stretta rampa di scale che conduceva di
sopra. Nel salirla, Tessa teneva il secchio davanti a s; dell'acqua le
bagn il busto del vestito, facendole venire la pelle d'oca. Quando
raggiunse l'ultimo gradino era zuppa e senza fiato. Alla fine della scala
non c'erano porte; dava direttamente , nella soffitta, una grande stanza
dal tetto talmente spiovente da sembrare che avesse il soffitto pi basso
del normale. Le travi sopra la testa di Tessa correvano lungo tutta la
stanza, e nelle pareti erano collocate a intervalli regolari basse finestre
quadrate, attraverso cui si scorgeva la grigia luce dell'alba. Il pavimento
era fatto di semplici assi lucidate. Non c'erano mobili, e nessuna luce
oltre al pallido chiarore che entrava dalle finestre. Una rampa di scale
pi stretta conduceva a una botola nel soffitto. Era chiusa. Al centro
della stanza era steso supino Will, a piedi nudi. Era circondato da
numerosi secchi, e nell'avvicinarsi Tessa vide che il pavimento
circostante era fradicio. L'acqua scorreva in rivoli lungo le assi e
confluiva nelle cavit irregolari del pavimento. In certi punti era rossa-
stra, come se fosse mescolata a sangue. Will aveva un braccio sul viso,
che gli nascondeva gli occhi. Non giaceva immobile, si muoveva in
maniera irrequieta, come se fosse sofferente. Mentre Tessa si avvicinava,
il ragazzo disse qualcosa a bassa voce. Sembrava un nome.
Cecily, pens Tessa. S, sembrava proprio che avesse
pronunciato il nome Cecily. - Will? A chi stai parlando?
- Sei di nuovo tu, Sophie? - replic lui senza alzare la testa. - Ti avevo
detto che se mi avessi portato un altro di quei secchi infernali ti avrei...
- Non sono Sophie. Sono Tessa.
Will rimase un momento zitto... e immobile, a parte l'alzarsi e
l'abbassarsi del petto nel respiro. Indossava solo un paio di pantaloni
neri e una camicia bianca, ed era zuppo come il pavimento intorno a lui.
La stoffa degli abiti gli aderiva al corpo, i capelli neri erano incollati alla
testa come un panno bagnato. Doveva morire di freddo.
- Hanno mandato te? - chiese infine. Sembrava incredulo, ma non
solo.
- S - rispose Tessa, sebbene non fosse esattamente cos.
Will apr gli occhi e gir la testa verso la ragazza. - Benissimo,
allora. Lascia l'acqua e vattene.
Perfino nell'oscurit Tessa pot distinguere l'intensit del colore dei
suoi occhi. Abbass lo sguardo sull'acqua. Per qualche ragione, le mani
sembravano rifiutarsi di lasciare il manico di metallo. - Ma che cos'?
Voglio dire... che cosa ti ho portato, esattamente?
- Non te l'hanno detto? - Will la guard sbattendo le palpebre,
sorpreso. -  acqua santa. Per bruciare ci che  in me.
Tessa era stupita. - Vuoi dire che...?
- Continuo a dimenticarmi di tutte le cose che non sai - disse Will. - Ti
ricordi quando questa sera ho morso de Quincey? Be', ho inghiottito un
po' del suo sangue. Non molto. Ma non ce ne vuole molto.
- Per fare cosa?
- Per trasformarmi in un vampiro.
Nel sentirlo, Tessa lasci quasi cadere il secchio. - Ti stai trasformando
in un vampiro?
A quelle parole, Will sorrise e si sollev su un gomito. - Non
allarmarti pi del dovuto. Ci vogliono giorni perch la trasformazione
avvenga, e anche allora dovrei morire prima che diventi definitiva. Il
sangue dovrebbe farmi venire una voglia irresistibile di frequentare i
vampiri... frequentarli nella speranza che facciano di me uno di loro.
Come i loro succubi umani.
- E l'acqua santa...
- Agisce contro gli effetti del sangue. Devo continuare a berla. Mi fa
vomitare, naturalmente... mi fa rigettare il sangue e tutto il resto.
- Santo cielo. - Tessa spinse il secchio verso di lui, con una smorfia. -
Allora suppongo che far meglio a dartela.
- Proprio cos. - Will si mise a sedere e allung le mani verso il secchio.
Nel vederne il contenuto aggrott la fronte, lo sollev e lo inclin verso
la bocca. Dopo aver inghiottito qualche sorso, fece un'espressione
disgustata e si vers senza tante cerimonie il resto sulla testa. Fatto
questo, gett via il secchio.
- Ti aiuta? - chiese Tessa con sincera curiosit. - Versartela in testa?
Will fece un verso soffocato che era solo in parte una risata. - Che
domande fai? - Scosse il capo, schizzandole alcune goccioline di acqua
sui vestiti.
L'acqua gli inzuppava il colletto e il davanti della camicia bianca,
rendendola trasparente. Il modo in cui gli aderiva al corpo mostrando le
sue forme - i gonfiori dei muscoli duri, la linea netta della clavicola, i
marchi che ardevano attraverso il tessuto come fuoco nero - fece pen-
sare a Tessa a quando si mette della carta velina su una scritta di ottone
in rilievo e ci si passa sopra un carboncino per ricalcarla. Deglut a fatica.
- Il sangue mi rende febbricitante - disse Will. - Non riesco a
rinfrescarmi. Ma l'acqua aiuta.
Tessa lo fissava. Quando era entrato nella sua stanza, nella Casa
Oscura, lei aveva pensato che fosse il pi bel ragazzo che avesse mai
visto, ma in quel momento, guardandolo... non aveva mai guardato un
ragazzo cos, in quel modo che le faceva affluire sangue bollente al viso
e le serrava il petto. Pi di ogni altra cosa desiderava toccarlo, toccargli i
capelli bagnati, vedere se le sue braccia percorse da muscoli fossero
dure come sembrava, o se i suoi palmi callosi fossero ruvidi. Mettere la
guancia contro di lui e sentire le sue ciglia sfiorarle la pelle. Ciglia cos
lunghe...
- Will - disse, e la sua voce suon fievole alle sue stesse orecchie. - Will,
vorrei chiederti...
Il ragazzo alz lo sguardo su di lei. L'acqua gli faceva aderire le ciglia
l'una all'altra, in modo da formare delle punte acute a forma di stella. -
Che c'?
- Ti comporti come se non ti importasse di nulla - disse Tessa,
buttando fuori il fiato. Le pareva di avere corso fino alla sommit di una
collina e di lanciarsi gi dal pendio opposto senza potersi fermare. Era
la gravit a portarla dove doveva andare. - Ma... a tutti importa di
qualcosa. No?
- Davvero? - replic Will. Vedendo che la ragazza non rispondeva, si
appoggi all'indietro sulle mani. - Tess... vieni a sederti accanto a me.
Lei obbed. Il pavimento era freddo e bagnato, ma Tessa si sedette,
raccogliendo le gonne intorno alle gambe in modo che ne spuntassero
solo le punte degli stivali. Lo guard; erano molto vicini, l'uno di fronte
all'altra. Il profilo di lui nella luce grigia era freddo e netto; solo la bocca
aveva una certa morbidezza.
- Tu non ridi mai - afferm Tessa. - Ti comporti come se trovassi tutto
buffo, ma non ridi mai. A volte sorridi, quando pensi che nessuno ci
faccia caso.
Will rimase un po' in silenzio. - Tu... - disse piuttosto di malavoglia. -
Tu mi fai ridere. Dal momento in cui mi hai colpito con quella bottiglia.
- Era una brocca.
Le labbra del ragazzo si curvarono in un sorriso. - Per non parlare di
come stai sempre a correggermi. Con quell'espressione buffa sul viso. E
di come hai gridato contro Gabriel Lightwood. E perfino del modo in
cui hai risposto a de Quincey. Tu mi fai... - Will si interruppe
guardandola, e lei si chiese se apparisse come si sentiva... stordita e
senza fiato. - Fammi vedere le mani - le disse all'improvviso.
Tessa gliele porse, con i palmi rivolti all'ins, quasi senza guardarle.
Non poteva staccare gli occhi dal suo viso.
- C' ancora del sangue, sui tuoi guanti.
Abbassando lo sguardo, Tessa vide che era vero. Non si era tolta i
guanti di pelle di Camille, che erano striati di sangue e sporcizia,
lacerati vicino alle punte delle dita, dove aveva fatto forza sulle manette
di Nate. Fece per ritrarre le mani, per togliersi i guanti, ma Will lasci
andare solo la sinistra e continu a tenere la destra, lievemente, per il
polso. Tessa vide che all'indice destro portava un pesante anello
d'argento con sopra inciso un delicato motivo di uccelli in volo. Will
aveva la testa china, i neri capelli bagnati che ricadevano in avanti; il
viso era nascosto. Pass leggermente le dita sulla superficie del guanto.
All'altezza del polso c'erano quattro bottoni di perla; mentre le dita del
ragazzo vi passavano sopra si aprirono di scatto e un polpastrello sfior
la pelle nuda dell'interno del polso, dove pulsavano le vene blu.
Manc poco che Tessa facesse un salto. - Will...
- Tess... Che cosa vuoi da me? - Le stava ancora accarezzando l'interno
del polso, provocandole deliziose sensazioni sulla pelle e nei nervi.
Tessa parl con voce tremante. - Io... io voglio capirti.
Lui la guard da sotto in su, attraverso le ciglia. -  davvero necessario?
- Non lo so. Non sono sicura che qualcuno ti capisca davvero, tranne
Jem, forse.
- Jem non mi capisce - disse Will. - Mi vuole bene... come potrebbe
volermene un fratello. Non  la stessa cosa.
- Non vuoi che ti capisca?
- Santo cielo, no. Che bisogno avrebbe di sapere le ragioni che mi
spingono a vivere la mia vita cos come faccio?
- Forse vuole semplicemente sapere che c' una ragione.
- Ha importanza? - chiese piano Will, e le sfil del tutto il guanto dalla
mano con un rapido movimento.
L'aria fredda della stanza le colp la pelle nuda con una scossa, e un
brivido le percorse tutto il corpo, come se a un tratto si fosse ritrovata al
gelo, nuda.
- Che importanza hanno le ragioni quando non si pu fare nulla per
cambiare le cose?
Tessa cerc una risposta, e non ne trov nessuna. Era scossa da brividi
quasi troppo forti per poter parlare.
- Hai freddo? - Allacciando le proprie dita alle sue, Will le prese la
mano e se la premette contro la guancia. La ragazza fu sorpresa del
calore febbricitante della sua pelle. - Tess... - disse Will, con voce roca e
sommessa per il desiderio.
Tessa si chin verso di lui, oscillando come un albero dai rami carichi di
neve. Le doleva tutto il corpo, come se dentro di lei ci fosse una terribile
cavit vuota. Era pi consapevole della sua presenza di quanto non
fosse mai stata di nulla o nessuno in vita sua, del debole scintillio
azzurro sotto le palpebre semichiuse, dell'ombra di leggera peluria sulla
mascella dove non si era rasato, delle lievi cicatrici bianche disseminate
sulla pelle delle spalle e del collo... e pi che di ogni altra cosa, della
bocca, della sua forma a mezzaluna, del leggero incavo al centro del
labbro inferiore. Quando Will si chin su di lei e le sfior le labbra con
le sue, Tessa allung le braccia per aggrapparsi a lui come se altrimenti
dovesse annegare. Per un momento le loro bocche premettero ardente-
mente l'una contro l'altra, mentre la mano libera di Will le scompigliava
i capelli. Tessa rimase senza fiato quando le sue braccia la cinsero, e le
gonne si impigliarono sul pavimento mentre lui l'attirava con forza a s.
Gli mise delicatamente le mani intorno al collo, sentendo la pel le
ardente al tocco. Attraverso la sottile stoffa bagnata della camicia
sentiva i muscoli delle spalle, duri e lisci. Le dita di Will trovarono il
fermaglio ornato di pietre preziose e lo tirarono via, e i capelli le si
riversarono sul le spalle facendo cadere rumorosamente il pettine a
terra e strappando a Tessa un gridolino sorpreso. E poi, senza preavviso,
Will stacc le mani e le spinse con forza le spalle, allontanandola da s
con tale violenza che Tessa cadde quasi all'indietro e si ferm solo
goffamente, con le mani puntate contro il pavimento dietro di lei. Si se-
dette con i capelli che le incorniciavano il viso come una tenda
aggrovigliata, e lo fiss stupita. Will era in ginocchio, il petto che si
muoveva in su e in gi come se avesse corso a una velocit e a una
distanza incredibili. Era pallido, tranne per due rosse chiazze di febbre
sulle guance.  Dio del Cielo  sussurr.  Cos' stato?
Tessa si sent avvampare. Non era Will che avrebbe dovuto sapere
esattamente cosa era stato, e non era lei che avrebbe dovuto spingerlo via?
- Non posso. - Will aveva le mani serrate a pugno lungo i fianchi; le vedeva
tremare. - Penso che faresti meglio ad andare via.
- Andare via? - La mente di Tessa vorticava; le sembrava di essere
stata cacciata da un luogo caldo e sicuro in un'oscurit vuota e glaciale.
- Io... non avrei dovuto lasciarmi andare cos. Mi dispiace...
Un'espressione di intenso dolore balen sul viso di Will.  - Tess... ti
prego. Vattene. - Sembrava che gli tirassero  via le parole a forza. - Non
posso farti stare qui. Non...  possibile.
- Will, ti prego...
- No. - Il ragazzo distolse lo sguardo e gir il viso, gli occhi fissi sul
pavimento. - Ti dir tutto quello che vuoi, domani. Qualunque cosa. Ma
ora lasciami solo. - Parlava con voce rotta. - Ti supplico. Capisci? Ti
supplico. Per favore, per favore vattene.
- Va bene - disse Tessa, e con un misto di stupore e dolore vide i segni
della tensione sparire dalle spalle di Will. Era per lui un tale orrore
averla l, e un tale sollievo
che se ne andasse? Si alz, con il vestito bagnato, freddo e pesante, i
piedi che quasi scivolavano sul pavimento.
Will non si mosse n alz lo sguardo. Rimase dov'era, in ginocchio, con
gli occhi fissi a terra mentre Tessa attraversava la stanza e iniziava a
scendere le scale senza guardarsi indietro.
Poco tempo dopo, nella sua stanza illuminata dallo smorto bagliore
dell'alba londinese, Tessa era stesa a letto, troppo esausta per togliersi
gli abiti di Camille... troppo esausta perfino per dormire. Era stata una
giornata di prime volte. La prima volta che si era servita del proprio po-
tere a suo desiderio e discrezione, e ne era stata felice. La prima volta
che aveva usato una pistola. E - unica prima volta di cui avesse mai
sognato, per anni - il primo bacio. Si gir, seppellendo il viso nel
cuscino. Per tanti anni si era chiesta come sarebbe stato il primo bacio...
se il ragazzo sarebbe stato bello, se l'avrebbe amata, se sarebbe stato
delicato. Non aveva mai immaginato che si sarebbe trattato di un bacio
cos breve, disperato e impetuoso. N che avrebbe avuto il sapore
dell'acqua santa. Dell'acqua santa e del sangue.
...
.
...
13.
.
QUALCOSA DI OSCURO.
.
A volte si  meno infelici per l'inganno di coloro che amiamo che per il loro disinganno.
Francois La Rochefoucauld, Massime.
.
Tessa si svegli il giorno seguente, quando Sophie accese la lampada
sul comodino. Fece per coprirsi gli occhi doloranti con un mugolio.
- Su, su, signorina. - Sophie le si rivolse nel suo solito tono brusco. -
Avete dormito tutto il giorno. Sono le otto di sera passate, e Charlotte
ha detto di svegliarvi.
- Le otto passate? Di sera? - Tessa tir via le coperte e si rese conto con
sua grande sorpresa di indossare ancora il vestito da sera di Camille,
ormai tutto spiegazzato, per non parlare delle macchie. Doveva essere
crollata sul letto ancora vestita di tutto punto. I ricordi della sera
precedente tornarono ad affluirle alla mente... le facce bianche dei
vampiri, il fuoco che divorava le tende, Magnus Bane che rideva, de
Quincey, Nathaniel e Will.
Oh, Dio... Will.
Scacci quel pensiero e si mise a sedere, guardando ansiosamente
Sophie. - Mio fratello... ...?
Il sorriso di Sophie vacill. - Non  peggiorato, in realt, ma neppure
migliorato. - Poi, vedendo l'espressione angosciata di Tessa, aggiunse: -
Un bagno caldo e del cibo  quello che vi ci vuole. Non farete stare
meglio vostro fratello morendo di fame e rimanendo sporca.
Tessa si guard. Il vestito di Camille era lacero e macchiato di sangue e
cenere in una dozzina di punti. Le calze di seta erano strappate, i piedi
sporchi, le mani e braccia striate di sudiciume. Non voleva neanche
pensare allo stato dei capelli. - Credo che tu abbia ragione. La vasca da
bagno era un arnese ovale con piedi artigliati nascosto dietro un
paravento giapponese in un angolo della stanza. Sophie l'aveva
riempita di acqua calda che stava gi cominciando a raffreddarsi. Tessa
scivol dietro il paravento, svestita, e si immerse nella vasca. L'acqua le
lamb le spalle, riscaldandola. La ragazza rimase immobile, lasciando
che il calore le penetrasse le ossa gelate. Lentamente cominci a
rilassarsi e chiuse gli occhi... I ricordi di Will le si riversarono addosso.
Will, la soffitta, il modo in cui le aveva toccato la mano. Il modo in cui
l'aveva baciata e poi le aveva ordinato di andarsene. Tessa si tuff sotto
la superficie dell' acqua, come per nascondersi da quel ricordo
umiliante. Non funzion.
Affogarti non ti aiuter, si disse in tono severo. B affogare Will,
d'altra parte...
Si mise a sedere, allung la mano verso la saponetta alla lavanda
sull'orlo della vasca e si strofin la pelle e i capelli finch l'acqua non
divenne nera di cenere e polvere. Forse era impossibile strofinare via i
propri pensieri su qualcuno, ma poteva sempre provarci. Quando usc
da dietro il paravento, trov Sophie aspettarla con un vassoio di
sandwich e t. Di fronte, specchio, la cameriera l'aiut a indossare il suo
abito giallo orlato di passamano scuro; era pi elaborato di quanto
Tessa avrebbe voluto, ma nel negozio Jessamine era andata in visibilio
per il modello e aveva insistito tanto. Io non posso portare il giallo, ma dona
moltissimo alle ragazze con i capelli castani smorti come i tuoi. La sensazione
della spazzola che le passava tra i capelli era molto piacevole; ricordava
a Tessa quando era bambina da zia Harriet la spazzolava. Era talmente
rilassante, quando Sophie parl di nuovo, Tessa sussult leggermente.
- Siete riuscita a far prendere la medicina al signor Herondale, ieri
notte?
- Oh, io... -  Tessa cerc di controllarsi, ma era troppo tardi; un
violento rossore le aveva invaso il collo e il viso Non voleva -
concluse goffamente. - Ma alla fine lho convinto.
- Capisco. - Sophie non cambi espressione, ma i colpi ritmici di
spazzola sui capelli di Tessa si fecero pi rapidi. - So che non sono nella
posizione per parlarvi cos, ma...
- Sophie, tu puoi dirmi tutto quello che vuoi, davvero.
- E solo che... il signor Herondale... - Le parole le uscirono di bocca a
precipizio. - Non dovreste affezionarvi a lui, signorina Tessa. Non cos.
Non  persona di cui ci si pu fidare o su cui si possa fare assegnamento.
Non  non  come pensate che sia.
Tessa serr le mani in grembo. Prov una vaga sensazione di irrealt.
Le cose erano veramente andate tanto in l  da essere messa in guardia
su Will? Comunque, era piacevole avere qualcuno con cui parlare di lui.
Si sent un po come una affamato a cui venga offerto del cibo. - Non so
cosa penso che sia, Sophie. A volte  una cosa, e poi muta
completamente, come il vento che cambia, e non so perch, o se sia
successo qualcosa...
- Niente. Non  successo niente. Semplicemente, non si preoccupa di
altri che di se stesso.
- Si preoccupa per Jem - disse piano Tessa.
La spazzola si ferm. Sophie si era arrestata, impietrita.
C'era qualcosa che voleva dire, pens Tessa, qualcosa che si
tratteneva dal dire. Ma cosa?
La spazzola ricominci a muoversi. - Ma non  abbastanza.
- Vuoi dire che non dovrei straziarmi il cuore per un ragazzo a cui
non importer mai di me...
- No! Ci sono cose peggiori. Si pu amare qualcuno senza essere
corrisposto, finch  degno del tuo amore. Finch lo merita.
La passione nella voce della cameriera sorprese Tessa, che si gir a
guardarla. - Sophie, vuoi bene a qualcuno? A Thomas?
L'altra sembr sbalordita. - Thomas? No. Cosa ve l'ha fatto pensare?
- Be', perch penso che lui voglia bene a te - rispose Tessa. - Ho visto
come ti guarda. Quando sei nella stanza non ti perde d'occhio. Credo di
aver pensato... La sua voce si affievol di fronte allo sguardo stupefatto
di Sophie.
- Thomas? - ripet la cameriera. - No, non pu essere. Sono sicura
che non ha certi pensieri su di me.
Tessa evit di contraddirla chiaramente, qualunque fossero stati i
sentimenti di Thomas, Sophie non li contraccambiava. Il che lasciava in
gioco...
- Will? - fece Tessa. - Vuoi dire che una volta volevi bene a Will? - E
questo spiegherebbe l'amarezza e l'antipatia, pens, considerando come lui
trattava le ragazze da cui era attratto.
- Will - Sophie sembrava assolutamente inorridita abbastanza per
dimenticare di chiamarlo "Signor Herondale". - Mi state chiedendo se lo
abbia mai amato?
- Be', pensavo... voglio dire...  terribilmente attraente. - Tessa si
rese conto di essere poco convincente.
- Chi  amabile non ha necessariamente un bell'aspetto - disse
Sophie. Mentre parlava, per l'eccitazione il suo accento sempre accurato
ebbe una defaillance. - Il mio ultimo padrone andava sempre a fare
safari in Africa e in India, sparando a tigri e compagnia bella. Mi ha
detto che si pu capire se un insetto o un serpente  veramente velenoso
dal suo aspetto. Pi bello  l'aspetto esteriore, pi micidiale  l'animale.
Cos  Will. La sua bella faccia e tutto il resto nascondono solo quanto
sia contorto e marcio dentro.
- Sophie, non so...
- C' qualcosa di oscuro in lui - continu Sophie. - Nasconde qualcosa
di nero e oscuro. Deve avere un segreto, di quelli che ti rodono dentro. -
Pos la spazzola sulla toletta, e Tessa vide con sorpresa che le tremava
la mano. - Tenete bene a mente le mie parole. Quando la cameriera fu
uscita, Tessa prese l'angelo meccanico dal comodino e se lo mise al collo,
sentendosi immediatamente rassicurata. Le era mancato quando era
sotto le spoglie di Camille la sua presenza era un conforto. Per quanto
potesse sembrare sciocco, la ragazza pensava che forse, se l'avesse
indossato mentre faceva visita a Nate, lui avrebbe potuto avvertirne la
presenza ed essere rassicurato a sua volta. Strinse l'angelo tra le dita
mentre si richiudeva la porta alle spalle, percorreva il corridoio e
bussava delicatamente alla porta del fratello. Non avendo ricevuto
risposta, afferr il pomo e lo gir. Le tende erano aperte, la stanza in
parte invasa dalla luce. Nate dormiva, supino, appoggiato a un mucchio
di cuscini aveva un braccio sollevato sulla fronte e le guance colorite
dalla febbre.
Non era solo. Nella poltrona accanto al letto era seduta Jessamine, con
un libro aperto in grembo. Con occhi gelidi e imperturbabili, la ragazza
incroci lo sguardo sorpreso di Tessa.
- Io... - cominci Tessa, imbarazzata. - Che cosa ci fai qui?
- Pensavo di leggere qualcosa a tuo fratello - rispose Jessamine. - Tutti
hanno dormito fino a met giornata, e lui  stato terribilmente
trascurato. C' solo Sophie che viene a controllarlo, e non si pu certo
contare su di lei per una conversazione decente.
- Nate  privo di sensi, Jessamine; non ha bisogno di fare
conversazione.
- Ho sentito dire che le persone possono udire quanto gli si dice anche
se sono completamente prive di sensi, o perfino morte.
- Lui non  morto.
- Certo che no. - Jessamine lasci indugiare lo sguardo su Nate. - 
decisamente troppo bello per morire  sposato, Tessa? A New York c'
una ragazza che pu campare diritti su di lui?
- Su Nate? - Tessa sgran gli occhi. C'erano sempre state ragazze, di
tutti i tipi, interessate a Nate, ma la durata della sua attenzione era
breve come la vita di una farfalla. - Non  nemmeno in s. Non  certo il
momento
- Star meglio - replic Jessamine. - E allora, sapr che sono state le mie
cure a farlo guarire. Gli uomini si innamorano sempre delle donne che li
curano. Quando dolore e angoscia fanno corrugare la fronte, Tu sei un angelo
tutelare! - termin con un sorriso compiaciuto. Vedendo lo sguardo
inorridito di Tessa, aggrott la fronte. - Cosa c' che non va? Non vado
abbastanza bene per il tuo prezioso fratello?
- Non ha un soldo, Jessie...
- Ho io abbastanza soldi per tutti e due. Ho solo bisogno di qualcuno
che mi porti via da questo posto. Te l'ho detto.
- In effetti, avevi chiesto a me di farlo.
-  questo che ti sconcerta tanto? - ribatt Jessamine. - Insomma, Tessa,
potremo sempre essere ottime amiche una volta che saremo cognate,
ma un uomo  sempre meglio di una donna per questo genere di cose,
non credi?
A Tessa non venne in mente nessuna risposta.
Jessamine fece spallucce. - A proposito, Charlotte desidera vederti,
nel soggiorno. Mi ha chiesto di dirtelo. Non devi preoccuparti per
Nathaniel. Ho controllato la sua temperatura ogni quarto d'ora e gli ho
applicato degli impacchi freddi sulla fronte.
Tessa non seppe se crederle o no, ma Jessamine non era chiaramente
interessata a cederle il suo posto al capezzale di Nate. Non le parve che
la cosa meritasse un litigio, cos si gir con un sospiro esasperato e
lasci la stanza. Trov la porta del soggiorno leggermente socchiusa, e
sent giungerne delle voci concitate. Esit, la mano gi sollevata per
bussare... poi sent pronunciare il suo nome e si blocc.
- Questo non  il London Hospital. Il fratello di Tessa non dovrebbe
essere qui! - Era la voce di Will, che gridava. - Non  un Nascosto,  solo
uno stupido, venale mondano che si  trovato immischiato in qualcosa
al di fuori del suo controllo...
- Non pu essere curato da dottori mondani  replic Charlotte. - Non
per ci che ha. Sii ragionevole, Will.
- Sa gi del Mondo Invisibile. - Era la voce di Jem: calma, logica. - In
effetti, potrebbe avere un bel po' di informazioni importanti che noi non
abbiamo. Mortmain ha affermato che Nathaniel lavorava per de
Quincey; potrebbe essere informato sui suoi piani, sugli automi, sulla
faccenda del Magister... su tutto. Dopotutto, de Quincey lo voleva
morto. Forse perch era al corrente di qualcosa che non doveva sapere.
Segu un lungo silenzio, alla fine del quale Will prese la parola: -
Allora chiamiamo di nuovo i Fratelli Silenti. Loro possono frugare nella
sua mente, controllarla. Non dobbiamo aspettare che si svegli.
- Sai bene che si tratta di una procedura delicata per i mondani -
protest Charlotte. - Fratello Enoch ha gi detto che la febbre ha
provocato a Gray delle allucinazioni. Gli  impossibile selezionare che
cosa sia verit e cosa delirio provocato dalla febbre nella mente del
ragazzo. Non senza danneggiarla, forse in modo permanente.
- Tanto per cominciare, dubito che si tratti di chiss che mente eccelsa.
- Tessa percep la sfumatura di disgusto di Will perfino attraverso la
porta e si sent serrare lo stomaco per la rabbia.
- Non sai nulla di lui. - Jem parl nel tono pi freddo che Tessa gli
avesse mai sentito usare fino ad allora. - Non riesco a immaginare cosa
ti susciti un simile atteggiamento, Will, ma non ti fa onore.
- Io lo so che cos' - disse Charlotte.
- Davvero? - chiese Will con aria sgomenta.
- Sei turbato quanto me da com' andata ieri sera. Abbiamo
riportato solo due vittime,  vero, ma la fuga di de Quincey non gioca a
nostro favore. Era un mio piano. Ho insistito perch l'Enclave lo
accettasse, e ora mi addosseranno la colpa di tutto ci che  andato
storto. Per non parlare del fatto che Camille si  dovuta nascondere, vi-
sto che non abbiamo idea di dove sia de Quincey, che a quest'ora avr
probabilmente messo una taglia sulla sua testa. E poi c' Magnus Bane,
che naturalmente  furioso con noi per la scomparsa di Camille. Perci
al momento non possiamo contare sulla nostra migliore informatrice e
sul nostro migliore stregone.
- Ma abbiamo impedito che de Quincey uccidesse il fratello di Tessa e
chiss quanti altri mondani - disse Jem. - Questo dovrebbe pur contare
qualcosa. All'inizio Benedict Lightwood non voleva credere nel
tradimento di de Quincey  adesso non ha scelta. Sa che avevi ragione.
- Questo probabilmente non far che renderlo ancora pi furioso -
osserv Charlotte.
- Forse - disse Will. - E forse, se tu non avessi insistito a legare il
successo del mio piano all'efficienza di una delle ridicole invenzioni di
Henry, ora non faremmo questa conversazione. Puoi girarci intorno
come ti pare, ma la ragione per cui ieri sera  andato tutto storto  che il
Fosforo non ha funzionato. Nulla di ci che inventa Henry funziona
mai. Se tu ammettessi che tuo marito  	un idiota buono a nulla,
staremmo tutti molto meglio.
- Will. - La voce di Jem aveva una nota di gelida furia.
- No. James, lascia. - La voce di Charlotte tremava;
Tessa sent una specie di tonfo, come se la donna si fosse lasciata cadere
su una sedia. - Will...Henry  un uomo buono e gentile, e ti vuole bene.
- Non essere melensa, Charlotte. - La voce di Will conteneva solo
disprezzo.
- Ti conosce da quando eri bambino. Si prende cura di te come se fossi
il suo fratello minore. E anch'io. Non ho mai fatto altro che volerti bene,
Will...
- Gi... e vorrei che non lo facessi.
Charlotte fece un verso sofferente, come un cagnolino preso a
calci. - So che non dici sul serio.
- Io dico sempre sul serio - replic Will. - Specialmente quando
sostengo che faremmo meglio a frugare nella mente di Nathaniel Gray
ora piuttosto che rimandare. Se tu sei troppo sentimentale per farlo...
Charlotte fece per interromperlo, ma Tessa non si trattenne pi:
spalanc violentemente la porta ed entr tutta impettita. La stanza era
illuminata da un fuoco crepitante, in contrasto con i riquadri di vetro
grigio scuro che lasciavano penetrare la scarsa luce del crepuscolo.
Charlotte era seduta a una grande scrivania, Jem su una sedia  accanto a
lei. Quanto a Will, era appoggiato alla mensola del camino, paonazzo di
rabbia, con gli occhi ardenti, Il colletto storto. Il suo sguardo incontr
quello di Tessa e per un istante espresse puro stupore. Qualsiasi
speranza Tessa nutrisse sul fatto che avesse potuto dimenticare per
magia cosa era successo in soffitta la notte prima svan.
Nel vederla Will arross, i suoi impenetrabili occhi azzurri si scurirono...
e gir la testa, come se non riuscisse a sostenere il suo sguardo. -
Suppongo che stessi origliando, non  vero? - chiese. - E adesso sei qui
per dirmi come la pensi a proposito del tuo prezioso fratello.
- Almeno io posso pensare, cosa impossibile per Nathaniel, se l'avrai
vinta tu. - Tessa si rivolse a Charlotte. - Non permetter che Fratello
Enoch frughi nella sua testa. Sta gi abbastanza male; probabilmente ne
morirebbe.
Charlotte scosse la testa. - Aspetteremo senzaltro che guarisca prima
di pensare a interrogarlo. - Sembrava esausta, pallida, le palpebre
pesanti; Tessa si chiese se avesse chiuso occhio.
- E se rimarr malato per settimane? O mesi?  ribatt  Will. -
Potremmo non avere tanto tempo.
- Perch no? Che cosa c' di tanto urgente per voler mettere a
repentaglio la vita di mio fratello? - chiese Tessa.
Gli occhi di Will erano schegge di vetro azzurro. -  L'unica cosa che ti
importava era ritrovare tuo fratello. E adesso l'hai trovato. Buon per te.
Ma questo non  mai stato il nostro scopo. Te ne rendi conto, vero? Di
solito non ci allontaniamo tanto dalla nostra meta per il bene di un
delinquente mondano.
- Quello che Will sta cercando di dire, sia pure nei suoi modi sgarbati,
... - Jem sospir. - De Quincey ha detto che si era fidato di tuo fratello.
E ora de Quincey  scomparso, e noi non abbiamo idea di dove si
nasconda. Gli appunti che abbiamo trovato nella sua biblioteca fanno
pensare che prevedesse una guerra imminente tra Nascosti e  Cacciatori,
una guerra in cui quelle creature meccaniche a cui stava lavorando
avrebbero svolto un ruolo importante. Ora capirai perch vogliamo
sapere dove si trova, e cos'altro potrebbe sapere tuo fratello.
- Forse voi volete saperlo, ma questa non  la mia battaglia. - afferm
Tessa. - Io non sono una Cacciatrice.
- Grazie per l'annuncio - replic Will. - Non ce ne saremmo mai
accorti da soli.
- Stai calmo, Will. - Il tono di Charlotte conteneva qualcosa di pi
della solita asprezza. La donna spost lo sguardo da lui a Tessa, con
un'espressione implorante negli occhi marroni. - Noi ci fidiamo di te,
Tessa. E anche tu devi fidarti di noi.
- No - disse la ragazza. - No, non mi fido.  Sentiva lo sguardo di Will
su di s e all'improvviso fu invasa da unincredibile rabbia. Come osava
essere freddo o arrabbiato con lei? Cosa aveva fatto per meritarselo? Si
era fatta baciare, allora? In qualche modo, era come se quell'unico
episodio avesse cancellato qualsiasi altra cosa lei avesse fatto quella
sera... come se, dopo quel bacio, non importava pi che anche lei era
stata coraggiosa. - Volevate usarmi - proprio come hanno fatto le Sorelle
Oscure - e quando ne avete avuto l'occasione, quando Lady Belcourt 
venuta qui e avete avuto bisogno di ci che sapevo fare, avete voluto
che lo facessi. Non vi importava quanto fosse pericoloso! Vi comportate
come se io avessi un qualche obbligo nei confronti del vostro mondo,
delle vostre leggi e dei vostri Accordi, ma  il vostro mondo, e sta a voi
governarlo. Non  colpa mia se state facendo un pessimo lavoro! - Tessa
vide Charlotte sbiancare e appoggiarsi allo schienale. Sent un'acuta
fitta nel petto: non era lei che intendeva ferire. Ma non poteva
trattenersi, le parole le uscivano di bocca a valanga. - Tutto il vostro
parlare sui Nascosti e sul fatto che non li odiate.  tutta aria fritta, non 
vero? Solo parole. Non lo credete davvero. Quanto ai mondani, non
avete mai pensato che forse li proteggereste meglio se non li
disprezzaste tanto? - Guard Will. Era pallido, con gli occhi ardenti.
Sembrava... non era sicura di saper descrivere la sua espressione.
Inorridito, pens, ma non da lei; l'orrore derivava da qualcosa di pi
profondo.
- Tessa... - disse Charlotte.
Ma la ragazza stava gi avanzando goffamente verso la porta. Si gir
all'ultimo momento, sulla soglia, e vide che tutti la stavano fissando. -
State alla larga da mio fratello. E non seguitemi.
Abbandonarsi all'ira era a suo modo soddisfacente, pens Tessa. C'era
qualcosa di stranamente gratificante nel gridare in preda a una rabbia
cieca finch non mancavano le parole. Naturalmente, le conseguenze
erano meno piacevoli. Una volta che avevi detto a tutti che li odiavi e
intimato loro di non seguirti, dove andare esattamente? Tornare nella
sua stanza equivaleva ad ammettere di aver fatto solo un capriccio
passeggero. Non poteva andare da Nate e portare l il suo umore nero.
E aggirarsi da qualsiasi altra parte significava rischiare di farsi
sorprendere tutta imbronciata da Sophie o Agatha. Alla fine Tessa prese
la stretta scala a chiocciola che scendeva attraverso l'Istituto. Percorse la
navata illumi nata dalla stregaluce e usc sui larghi gradini della chiesa,
si lasci cadere sul primo e si avvolse le braccia intorno al corpo,
rabbrividendo per il vento inaspettatamente freddo. I gradini erano
bagnati e le pietre nere del cortile brillavano come uno specchio. La
luna guizzava tra le basse nubi che percorrevano il cielo, e il grande
cancello di ferro mandava neri bagliori nella luce intermittente.
Siamo polvere e ombra.
- So a cosa stai pensando. - La voce era talmente fievole da sembrare
parte del vento che scuoteva rumorosamente le foglie sui rami degli
alberi.
Tessa si gir: nell'arco della porta c'era Jem. La strega - luce bianca alle
sue spalle gli illuminava i capelli facendoli scintillare come metallo,- il
viso, per, era nascosto nell'ombra. Teneva il bastone da passeggio nella
destra; gli occhi del drago baluginavano, fissi su Tessa.
- Non credo.
- Stai pensando: Se chiamano " estate" questo orrore fradicio d'acqua, come
sar l'inverno! Ne saresti sorpresa. L'inverno in realt  praticamente
uguale. - Jem si allontan dalla porta e le si sedette accanto, ma non
troppo vicino. -  la primavera che  veramente bella.
- Davvero? - chiese Tessa, non troppo interessata.
- No. In realt  anch'essa piuttosto nebbiosa e bagnata. - Jem sorrise. -
So che hai detto di non seguirti. Ma speravo che intendessi solo Will.
- Ed  cos. - Tessa si gir per guardarlo. - Non avrei dovuto gridare a
quel modo.
- No, avevi buoni motivi per dire ci che hai detto. Noi Cacciatori
siamo ci che siamo da cos tanto tempo, e abbiamo una mentalit cos
ristretta, che spesso dimentichiamo di esaminare una qualsiasi
situazione da altri punti di vista. Tutto si riduce a stabilire se una cosa 
buona o meno per i Nephilim. A volte penso che dimentichiamo di
chiederci se sia buona o meno per il mondo.
- Non intendevo ferire Charlotte.
- Charlotte  molto sensibile riguardo al modo in cui dirigere l'Istituto.
Come donna deve lottare per farsi sentire, e anche allora le sue decisioni
vengono messe in discussione. Hai sentito Benedict Lightwood alla
riunione dell'Enclave. Ha l'impressione di non poter sbagliare.
- Non lo  per ognuno di noi? Non lo  per ognuno di voi? Per voi si
tratta sempre di vita o di morte. - Tessa inspir una lunga boccata di
aria nebbiosa: sapeva di citt, metallo, cenere, cavalli e acqua di fiume. -
E solo che... a volte mi sembra di non sopportarlo. Di non sopportare
nulla di tutto ci. Vorrei non aver mai saputo cosa sono. Vorrei che
Nate fosse rimasto a casa e nulla di tutto ci fosse mai accaduto!
- A volte le nostre vite possono cambiare tanto in fretta che il
cambiamento va pi veloce delle nostri menti e dei nostri cuori - disse
Jem. -  allora, credo - quando le nostre vite vengono alterate ma noi
abbiamo ancora voglia di tornare a prima che tutto accadesse -  allora
che proviamo il dolore pi grande. Ma per esperienza posso dirti che ci
si abitua. Si impara a vivere la propria nuova vita e non si riesce a
immaginare, e neppure a ricordare davvero, com'erano prima le cose.
- Stai dicendo che mi abituer a essere una strega o qualunque cosa sia.
- Sei sempre stata ci che sei. Non  una novit. Ci a cui ti abituerai 
il saperlo.
Tessa fece un profondo respiro ed espir lentamente. - Non intendevo
davvero ci che ho detto di sopra. Non credo che i Nephilim siano tanto
terribili.
- Lo so che non lo intendevi. Altrimenti, non saresti qui. Saresti al
capezzale di tuo fratello, per proteggerlo dai nostri scopi mostruosi.
Neanche Will intendeva ci che ha detto, non  vero? - domand Tessa
dopo un istante. - Non farebbe del male a Nate.
- Ah... - Jem guard verso il cancello, i grigi occhi pensierosi. - Hai
ragione. Ma mi sorprende che tu lo sappia. Io lo so. Ma io ho avuto anni
per capire Will. Per sapere quando intende davvero quello che dice e
quando no.
- Per questo non ti arrabbi mai con lui?
Jem scoppi a ridere. - Be', questo non lo direi proprio. A volte avrei
voglia di strangolarlo.
- Come diamine fai a trattenerti?
- Vado nel mio posto preferito della citt. Rimango a guardare l'acqua
e penso alla continuit della vita e a come il fiume seguiti a scorrere,
ignaro dei piccoli sconvolgimenti nelle nostre esistenze.
Tessa era affascinata. - E funziona?
- Non proprio, ma poi penso a come potrei uccidere Will nel sonno se
proprio lo volessi, e allora mi sento meglio.
La ragazza ridacchi. - E dove sarebbe, dunque, questo tuo posto
preferito?
Per un istante Jem assunse un'aria pensierosa. Poi balz in piedi e
allung la mano che non stringeva il bastone da passeggio. - Vieni, te lo
mostrer.
-  lontano?
- Per niente. - Jem sorrise. Aveva un bel sorriso, pens Tessa... e
contagioso. Non pot fare a meno di sorridere anche lei, per quella che
le parve la prima volta dopo secoli. Si lasci tirare su. La mano di Jem
era calda e forte, sorprendentemente rassicurante. Tessa si gir una
volta a guardare l'Istituto e si fece trascinare attraverso il cancello di
ferro, nelle ombre della citt.
...
.
...
14.
.
BLACKFRIARS BRIDGE.
.
Dalla Torre a Kew ben venti ponti.
Volevano sapere ci che il Fiume sapeva,
Perch loro erano giovani e il Tamigi di antiche fonti,
E questa  la storia che il Fiume diceva.
Rudyard Kipling, La storia del Fiume.
.
Varcando il cancello di ferro dell'Istituto, Tessa si sent un po' come la
Bella Addormentata che lascia il suo castello circondato da un muro di
spine. L'Istituto era situato al centro di una piazza, e le strade se ne
dipartivano in direzione dei quattro punti cardinali per immergersi
negli stretti labirinti tra le case. Sempre con la mano compitamente sul
gomito di Tessa, Jem la condusse lungo uno stretto passaggio. Il cielo
sopra le loro teste era come acciaio. Il suolo era ancora umido per la
pioggia caduta nel corso della giornata, e i fianchi degli edifici che sem-
bravano premere da entrambi i lati erano striati di umidit e macchiati
di neri residui di polvere. Mentre camminavano, Jem parlava del pi e
del meno cercando di tranquillizzarla, raccontandole che impressione
gli avesse fatto Londra la prima volta che vi era giunto, come tutto gli
fosse sembrato tinto di una uniforme sfumatura di grigio... anche la
gente! Non si capacitava che in un posto potesse piovere tanto, e in
maniera cos incessante. L'umidit sembrava levarsi dai pavimenti e
penetrargli nelle ossa, tanto che aveva pensato che alla fine avrebbe
fatto la muffa, come un albero. - Ci si abitua - disse mentre uscivano
dallo stretto passaggio per sfociare nell'ampia Fleet Street. - Anche se a
volte si ha l'impressione di dover essere strizzati come uno straccio.
Ricordando il caos della strada durante il giorno, Tessa fu confortata nel
vedere come di sera fosse molto pi quieta, con la fitta folla ridotta a
qualche occasionale figura che avanzava a grandi passi sui marciapiedi,
la testa bassa, tenendosi nell'ombra. C'erano ancora carrozze e perfino
uomini a cavallo nella strada, ma nessuno sembr notare i due ragazzi.
Opera di un incantesimo? Tessa si pose la domanda, ma se la tenne per
s. Le piaceva stare semplicemente ad ascoltare Jem. Quella era la parte
pi antica della citt, le stava dicendo, dove Londra era nata. I negozi
che fiancheggiavano la strada erano chiusi, con gli avvolgibili abbassati,
ma manifesti pubblicitari continuavano a saltare agli occhi ovunque
reclamizzando ogni genere di prodotti, dal sapone Pears al tonico per
capelli, fino agli annunci che invitavano ad assistere a una conferenza
sullo spiritualismo. Mentre camminava, Tessa scorgeva le guglie
dell'Istituto tra gli edifici, e non poteva fare a meno di chiedersi se
qualcun altro potesse vederle. Si ricord della donna pappagallo con la
pelle e le piume verdi. L'Istituto era davvero nascosto in piena vista? La
curiosit ebbe la meglio, e Tessa lo chiese a Jem.
- Lascia che ti mostri qualcosa - disse il ragazzo. - Fermati qui. - La
prese per il gomito e la gir in modo che fosse rivolta verso l'altro lato
della strada. - Cosa vedi l?
Tessa guard con gli occhi socchiusi; erano vicini all'incrocio tra Fleet
Street e Chancery Lane. Non sembrava esserci nulla di particolare nel
luogo in cui si trovavano. - La facciata di una banca. Cos'altro c' da
vedere?
- Ora lascia vagare un po' la tua mente - ordin Jem, sempre nella
stessa voce sommessa. - Guarda qualcos'altro, come si fa per evitare di
guardare direttamente un gatto per non spaventarlo. Dai un'altra
occhiata alla banca con la coda dell'occhio. E adesso guardala,
direttamente e molto alla svelta!
Tessa fece come le era stato detto... e guard. La banca era sparita, e al
suo posto c'era una taverna rivestita per met di legno, con grandi
finestre dai vetri romboidali. La luce dietro le finestre era tinta di un
bagliore rossastro, e attraverso la porta aperta altra luce rossa si
riversava sul marciapiede, Attraverso i vetri si muovevano ombre
scure... non le ombre familiari di uomini e donne , ma forme troppo alte
e sottili, allungate in maniera strana o con troppe membra per essere
umane. Scoppi di risa inframmezzavano una musica dolce e fievole,
ammalliante e seducente. Un'insegna appesa sopra la porta mostrava
un uomo che allungava la mano per dare un pizzico al naso di un
demone cornuto. Sotto l'immagine correva la scritta THE DEVIL
TAVERN.
 qui che Will  venuto 1'altra sera.
La ragazza guard verso Jem, che fissava la taverna, la mano leggera
sul suo braccio, il respiro lento e sommesso. Tessa vedeva la luce rossa
del pub riflessa nei suoi occhi argentei come un tramonto sull'acqua. - 
questo il tuo posto preferito? - gli chiese.
L'espressione di Jem perse intensit. Il ragazzo si volt a guardare Tessa
e scoppi a ridere. - Oh, Signore, no! Volevo solo fartelo vedere.
In quel momento, qualcuno usc dalla taverna, un uomo con un lungo
soprabito nero e un elegante cappello di seta marezzata ben calcato in
testa. Quando l'uomo alzo lo sguardo sulla strada, Tessa vide che aveva
la pelle blu inchiostro, i capelli e la barba bianco ghiaccio. L' uomo si
avvi verso est in direzione dello Strand e Tessa lo segu con lo sguardo
chiedendosi se avrebbe attirato occhiate curiose, ma il suo passaggio
non venne notato dai passanti pi di quanto non lo sarebbe stato quello
di un fantasma. In effetti, i mondani che passavano davanti alla Devil
Tavern sembravano notarla a malapena, perfino quando ne uscirono
parecchie figure lunghe e pigolanti e fecero quasi cadere un uomo
dall'aria stanca che trascinava un carrctto vuoto. L'uomo si ferm un
istante per guardarsi intorno perplesso, quindi scroll le spalle e
prosegu.
- Un tempo qui c'era una comunissima taverna - disse Jem. - Quando
cominci a essere sempre pi frequentata da Nascosti, i Nephilim si
preoccuparono che il Mondo delle Ombre si intrecciasse con quello dei
mondoni. Impedirono a questi ultimi di frequentare il locale ricorrendo
al semplice espediente di convincerli con un incatesimo che la taverna
era stata chiusa e che al suo posto era stata costruita una banca. Ora la
Devil Tavern  un ritrovo quasi esclusivamente di Nascosti. - Jem alz
lo sguardo alla luna, e il suo viso fu percorso da un'espressione inquieta.
- Si sta facendo tardi. Meglio andare.
Dopo aver lanciato un'ultima occhiata alla taverna, Tessa segu
Jem, che strada facendo continu a chiacchierare con disinvoltura,
indicando luoghi di interesse: la Temple Church, che ospitava i
tribunali, ma dove un tempo i cavalieri Templari avevano so stentato i
pellegrini in viaggio per la Terra Santa.
- I Templari erano amici dei Nephilim. Mondani, ma non privi di una
certa conoscenza del Mondo delle Ombre - raccont Jem. Mentre
uscivano dal dedalo di strade e imboccavano il Blackfriars Bridge disse:
- Molti pensano che i Fratelli Silenti siano i Black Friars, i Frati Neri
originali, sebbene nessuno possa provarlo. Eccolo! - esclam, indicando
con un gesto della mano. - Il mio posto preferito a Londra.
Spingendo lo sguardo lungo il ponte, Tessa non pot fare a meno di
chiedersi perch a Jem piacesse tanto. Si stendeva da una riva all' altra
del Tamigi un basso ponte di granito a pi arcate, con i parapetti dipinti
di rosso scuro e ornati di pittura dorata e scarlatta che scintillava alla
luce della luna. Un bello scorcio, non fosse stato per il ponte ferroviario
che correva lungo il suo lato orientale, silenzioso nell'ombra ma pur
sempre un brutto reticolo di binari che si allungavano verso la riva
opposta del fiume.
- Lo so cosa stai pensando - disse Jem, proprio come aveva fatto fuori
dell'Istituto. - Il ponte della ferrovia  orrendo. Ma proprio per questo
sono in pochi a venire qui ad ammirare il panorama. A me piace la
solitudine e la visione del fiume silenzioso sotto la luna.
Raggiunto il centro del ponte, Tessa si appoggi al parapetto di granito
e guard gi. Il Tamigi era nero nel chiaro lunare. Su entrambe le sue
rive si stendeva Londra, con la grande cupola della cattedrale di Sto
Paul che incombe va dietro di loro come un fantasma bianco e il resto
del la citt avvolto nel velo della nebbia che addolciva e rendeva
lievemente sfocate le sue linee severe.
Tessa abbass lo sguardo sul fiume. Dall'acqua sali VII un odore di
salsedine, sporcizia e marciume che si mescolava alla nebbia. Eppure,
c'era qualcosa di solenne nel fiume di Londra, come se portasse nelle
sue correnti il peso del passato. Le venne in mente il brano di una
vecchia poesia. - Dolce Tamigi, scorri adagio finch non finir la mia canzone
- mormor. Normalmente non avrebbe mai recitato dei versi ad alta
voce in presenza  d'altri, ma qualcosa in Jem le suggeriva che non
l'avrebbe giudicata, qualunque cosa avesse fatto.
- Ho gi sentito questo verso - disse il ragazzo. - Me l'ha citato
Will. Che cos'?
- Edmund Spensero Prothalamion - rispose Tessa, aggrottando le
sopracciglia. - Will sembra avere una strana affinit con la poesia per
essere cos... cos...
- Will legge in continuazione e ha una memoria di ferro - disse Jem. -
Sono pochissime le cose che non ricorda. - Qualcosa nella voce donava
alle sue parole un peso maggiore della semplice constatazione.
- Ti piace Will, vero? - domand Tessa.  Voglio dire, gli sei
affezionato.
- Gli voglio bene come a un fratello - rispose Jem, in tono neutro.
- Puoi ben dirlo. Per quanto sia tremendo con tutti gli altri, a te vuole
bene. Con te  gentile. Cos'hai fatto hai fatto per farti trattare in maniera
cos diversa rispetto a tutti gli altri?
Jem si appoggi di traverso al parapetto; prese a tamburellare con aria
pensierosa sul pomo di giada del bastone. Tessa approfitt della sua
evidente distrazione per fissarlo con tutta calma, stupendosi un poco
della sua strana bellezza alla luce della luna. Era tutto argento e cenere,
non aveva i forti colori azzurro, nero e oro di Will.
- Non lo so, davvero - disse Jem dopo un po'. - Prima pensavo che
fosse perch eravamo tutti e due senza i genitori, e perci provavamo le
stesse...
- Anch'io sono orfana - osserv Tessa. - E anche Jessamine. Will
non pensa di essere come noi.
- No. Non lo pensa. - Gli occhi di Jem erano guardinghi, quasi
stesse omettendo di dire qualcosa.
- Non lo capisco - confess Tessa. - Un momento  gentile, e il
momento dopo assolutamente orribile. Non riesco a stabilire se sia
gentile o crudele, affettuoso o detestabile
- Ha importanza? - chiese Jem. - E proprio necessario che tu lo
stabilisca?
- L'altra notte, nella tua stanza, quando Will  entrato... Ha detto
che aveva passato tutta la sera a bere ma poi, pi tardi, quando tu... pi
tardi  sembrato diventare sobrio di punto in bianco. - Tessa scosse il
capo. Ho visto mio fratello ubriaco. So che la sbornia non passa cos di
colpo; neppure gettandogli un secchia di acqua fredda in faccia, mia zia
sarebbe riuscita a scuotere Nate dal suo torpore, quando era davvero
sbronzo. E poi Will non puzzava di alcol, n mi  parso che stesse male
il mattino dopo. Ma perch avrebbe dovuto mentire e dire che era
ubriaco, se non lo era?
Jem aveva un'espressione rassegnata. - Ecco il mistero fondamentale
di Will Herondale. Mi chiedevo anch'io la stessa cosa. Come fosse
possibile bere tanto quanto diceva e sopravvivere, e per di pi
combattere bene come lui. Cos una notte lho seguito.
- L'hai seguito?
Jem fece un sorriso storto. - S.  uscito sostenendo di avere un
appuntamento, e l'ho seguito. Se avessi saputo cosa mi aspettava, mi
sarei messo scarpe pi robuste. Ha camminato tutta la notte per la citt,
da St. Paul allo Spritalfield Market, fino a Whitechapel High Street. 
andato sulla riva del fiume e ha gironzolato tra i moli. Non si  mai
fermato a parlare con anima viva. Era come seguire un fantasma. Il
mattino seguente era pronto a spiattellare qualche racconto licenzioso
di false avventure, e io non gli ho mai chiesto la verit. Se desidera
mentirmi, deve avere un motivo.
- Lui ti racconta menzogne, e tu ti fidi di lui? - chiesa Tessa.
- S. Mi fido di lui.
- Ma...
- Mente con una certa coerenza. Inventa sempre storie che lo fanno
apparire peggiore.
- E ti ha detto che cosa  successo ai suoi genitori ? La verit o
delle bugie?
- Non mi ha raccontato tutto. Solo qualcosa - rispose Jem dopo una
lunga pausa. - So che suo padre lasci i Nephilim, prima della sua
nascita. Si era innamorato di una fanciulla mondana e, quando il
Consiglio rifiut di farne una Cacciatrice, lui lasci l'Enclave e si trasfer
con lei in una remota zona del Galles, dove pensava che sarebbero stati
lasciati in pace. I membri dell'Enclave erano furiosi.
- La madre di Will era una mondana? Vuoi dire che lui  solo per
met Cacciatore?
- Il sangue dei Nephilim  dominante - disse Jem. Pcr questo ci
sono tre regole per chi lascia l'Enclave. Primo: deve troncare ogni
contatto con tutti i Cacciatori che abbia mai conosciuto, anche della sua
stessa famiglia. Non possono pi parlarsi. Secondo: da qualsiasi pe-
ricolo sia minacciato, non pu rivolgersi all'Enclave per aiuto. E terzo...
- Terzo?
- Anche se ha lasciato l'Enclave, questo pu sempre rivendicare il
diritto sui suoi figli.
Un lieve brivido percorse Tessa.
Jem stava ancora fissando il fiume, quasi potesse vedere Will riflesso
sulla sua superficie argentea. - Ogni sei anni, finch il figlio - o la figlia -
di chi ha abbandonato non compie diciotto anni, un rappresentante
dell'Enclave va da loro e chiede al piccolo se non voglia lasciare la
propria famiglia e unirsi ai Nephilim.
- Non riesco a immaginare che qualcuno possa farlo disse Tessa,
atterrita. - Voglio dire, non potresti pi avere rapporti con la tua
famiglia, no?
Jem scosse la testa.
E Will acconsent? Si un ai Cacciatori, nonostante tutto?
Rifiut. Rifiut due volte. Poi, un giorno, qualcuno buss alla
porta dell'Istituto e Charlotte and ad aprire. Sui gradini c'era Will;
aveva un po' pi di dodici anni. Charlotte mi ha raccontato che era
coperto di polvere e sporcizia, come se avesse dormito nelle siepi lungo
la strada. Will disse: "Sono un Cacciatore. Uno di voi. Dovete lasciarmi
entrare. Non ho altro posto dove andare".
- Furono davvero queste le sue parole? Non ho altro posto dove andare.
Jem esit. - Sono tutte informazioni che ho avuto da Charlotte. Will
non me ne ha mai fatto parola.
- Non capisco. I suoi genitori... sono morti, non  vero? Altrimenti
sarebbero venuti a cercarlo.
- Vennero. - Jem annu. - Charlotte mi ha raccontato che, poche
settimane dopo l'arrivo di Will, i suoi genitori si presentarono al
portone dell'Istituto e chiesero di lui. Charlotte and nella stanza di Will
per chiedergli se volesse vederli. Lui si era nascosto sotto il letto e si tap-
pava le orecchie con le mani. Non volle venire fuori nonostante tutti i
tentativi di Charlotte; non volle vederli. Credo che alla fine Charlotte
scese gi e li mand via, o se ne andarono spontaneamente, non ne sono
sicuro...
- Ma il figlio era nell'Istituto. Avevano il diritto...
- Non avevano nessun diritto. - Jem aveva parlato in modo abbastanza
gentile, pens Tessa, ma nel suo tono c'era qualcosa che glielo rendeva
lontano quanto la luna.  Will scelse di unirsi ai Cacciatori. Una volta
che aveva fatto questa scelta, i suoi genitori non potevano rivendicare
pi alcun diritto su di lui. Era diritto e responsabilit dell'Enclave
mandarli via.
- E non gli hai mai domandato perch?
- Se avesse voluto che lo sapessi, me l'avrebbe detto - rispose Jem. -
Hai chiesto perch mi sopporta pi degli altri. Propendo a credere che
sia proprio perch non gli ho mai domandato niente. - Le rivolse un
sorriso ironico. L'aria fredda gli aveva fatto affluire un po' di colore
nelle guance, aveva gli occhi brillanti.
Le loro mani erano vicine sul parapetto. Per un breve istante, Tessa
pens che Jem potesse stare per mettere una mano sulle sue. Ma lui
lasci scivolare lo sguardo oltre e aggrott la fronte. - Un po' tardi per
una passeggiata, non  vero?
Seguendo lo sguardo dell'amico, Tessa scorse le figure indistinte di un
uomo e una donna che camminavano verso di loro sull'altro lato del
ponte. L'uomo indossava un cappello di feltro da operaio e un cappotto
di lana scura,- la donna gli teneva una mano sul braccio e aveva il viso
inclinato verso di lui.
- Devono pensare la stessa cosa di noi - disse Tessa, e alz gli occhi su
Jem. - E tu, sei venuto all'Istituto perch non avevi altro posto dove
andare? Come mai non sei rimasto a Shanghai?
- I miei genitori vi dirigevano il locale Istituto, ma furono uccisi da un
demone - rivel Jem. - Lui... quella cosa... si chiamava Yanluo. - Parlava
con voce calmissima. - Dopo la loro morte, tutti pensarono che la cosa
pi sicura per me fosse lasciare il paese, casomai il demone o le sue
schiere si mettessero anche alla mia ricerca.
- Ma perch qui, perch in Inghilterra?
- Mio padre era inglese. Io parlavo inglese. Sembrava sensato. - Il tono
di Jem era tranquillo come sempre, ma Tessa avvert che c'era qualcosa
che non le diceva. - Pensavo che mi sarei sentito pi a casa qui che non
a Idris, dove nessuno dei miei genitori era mai stato.Sull'altro lato del
ponte, la coppia che passeggiava si era fermata davanti al parapetto;
l'uomo sembrava indicare le linee del ponte ferroviario, la donna
annuiva ascoltandolo.
- Ed  stato cos? Ti sei sentito pi a casa?
- Non precisamente - rispose Jem. - Giunto qui, mi resi conto quasi
subito che mio padre non aveva mai pensato a s come a un inglese,
non nel modo in cui avrebbe fatto uno di loro. I veri inglesi sono prima
inglesi e poi gentiluomini. Qualunque altra cosa siano - medico,
magistrato o proprietario terriero - viene al terzo posto. Noi siamo
Nephilim, questa  la prima cosa e la pi importante tante, e solo in
seconda battuta ci sentiamo appartenenti a qualsiasi paese in cui
possiamo essere nati e cresciuti. Quanto al terzo posto, non c'. Siamo
solo e sempre Cacciatori. Quando gli altri Nephilim mi guardano,
vedono solo un Cacciatore. Non come i mondani, che mi guardano e
vedono un ragazzo che non  del tutto strano ma neanche esattamente
come loro.
- Met e met... - Tessa annu. - Come me. Ma tu sai di essere
umano.
L'espressione di Jem si addolc. - Come te. In tutti i sensi che
contano.
Tessa si sent bruciare gli occhi. Alz lo sguardo e vide che la luna era
scomparsa dietro una nuvola, conferendole una lucentezza opalescente.
- Credo sia meglio tornare. Gli altri saranno preoccupati.
Jem fece per offrirle il braccio... e si ferm.
La coppia a passeggio che aveva notato prima si era
materializzata all'improvviso, bloccando loro la strada. Sebbene
avessero dovuto muoversi in maniera fulminea per attraversare il ponte
cos in fretta, in quel momento i due erano stranamente immobili. Il viso
della donna era velato dall'ombra di una semplice cuffia, quello
dell'uomo nascosto dalla tesa del cappello di feltro.
La mano di Jem si serr sul braccio di Tessa, ma quando parl la sua
voce era neutra. - Buonasera. C' qualcosa che possiamo fare per voi?
Nessuno dei due parl, ma si avvicinarono di un passo, e la gonna della
donna frusci al vento. Tessa si guard intorno: sul ponte non c'era
nessun altro, n si vedeva anima viva su nessuno dei due lungofiume.
Londra sembrava completamente deserta sotto la luna sfocata.
- Scusate, vi sarei grato se lasciaste passare me e la mia compagna. -
Jem fece un passo avanti, seguito da Tessa. Ormai erano tanto vicini alla
coppia silenziosa che, quando la luna spunt fuori dalla nuvola
inondando il fiume della luce argentea e illuminando la faccia
dell'uomo dal cappello di feltro, Tessa lo riconobbe all'istante. I capelli
arruffati, il largo naso rotto e il mento coperto di cicatrici. E soprattutto
gli occhi sporgenti, in fuori... gli stessi occhi della donna che gli stava
accanto, lo sguardo vacuo fisso su Tessa in una maniera che ricordava
terribilmente Miranda.
Ma sei morta. Will ti ha ucciso. Ho visto il tuo corpo. Tessa sussurr: - 
lui, il cocchiere. Appartiene alle Sorelle Oscure.
Il cocchiere ridacchi. - Io appartengo al Magister. Finch le
Sorelle Oscure servivano lui, servivo loro. Ora servo soltanto il Magister.
- La sua voce aveva un suono diverso da quello che Tessa ricordava ...
meno roca, pi articolata, con una scorrevolezza quasi sinistra.
Chi siete? - domand Jem. - E perch ci seguite?
Il Magister ci ha ordinato di seguirvi - rispose il cocchiere. - Voi siete
un Nephilim. Siete responsabile della distruzione della sua casa, della
distruzione della sua gente, i Figli della Notte. Siamo qui per
consegnare una dichiarazione di guerra. E per la ragazza. - Rivolse gli
occhi su Tessa. -  propriet del Magister, e deve venire con noi.
Il Magister... - ripet Jem, gli occhi di un intenso color argenteo
alla luce della luna. - Intendete de Quincey?
Il nome che gli date non ha alcuna importanza. Lui  il Magister.
Ci ha detto di consegnare un messaggio. Il messaggio  guerra.
La mano di Jem si strinse sul pomo del bastone. - Servite de Quincey,
ma non siete vampiri. Cosa siete?
La donna accanto al cocchiere emise uno strano suono sospiroso,
come l'acuto fischio di un treno. - Attento, Nephilim. Come voi uccidete,
cos sarete uccisi. Il vostro angelo non pu proteggervi da ci che non 
opera di Dio n del Diavolo.
Tessa fece per girarsi verso Jem, ma lui si stava gi muovendo; la sua
mano si sollev brandendo il bastone con la testa di drago. Ci fu un
lampo. Una lama terribilmente affilata e scintillante schizz fuori
dall'estremit del bastone. Ruotando fulmineo, Jem fece un affondo e la
conficc nel petto del cocchiere. L'uomo barcoll all'indietro, emettendo
un ronzante suono di sorpresa dalla gola. Tessa respir profondamente.
Sulla camicia del cocchiere si apr un lungo squarcio che non lasci
intravedere n carne n sangue, ma metallo scintillante segnato dalla
frastagliata scalfittura della lama.
Jem la ritrasse, e sorrise con soddisfazione mista a sollievo. - Lo
sapevo...
Il cocchiere url. La sua mano guizz nella giacca e ne estrasse un
lungo coltello seghettato, di quelli usati dai macellai per tagliare gli ossi,
mentre la donna, scattando in azione, si mosse verso Tessa allungando
le mani senza guanti. Compivano movimenti a scatti, irregolari ma
molto veloci, molto pi veloci di quanto Tessa si sarebbe aspettata. La
donna avanz verso di lei, con il viso privo di espressione, la bocca
semiaperta. Vi brill qualcosa di metallico... forse rame.
Non ha esofago, e neppure stomaco, credo. La bocca termina in una lamina
metallica dietro i denti.
Tessa si ritrasse finch non urt il parapetto con la schiena. Cerc Jem
con lo sguardo, ma il cocchiere stava di nuovo avanzando verso di lui.
Il Cacciatore cerc di colpirlo con la lama, ma la mossa sembr soltanto
rallentare il cocchiere. Ormai il cappotto gli pendeva dal corpo in strisce
lacere, mostrando chiaramente il carapace metallico sottostante. La
compagna del cocchiere cerc di afferrare Tessa, che guizz di lato
mandandola a sbattere pesantemente contro il parapetto. La donna non
sembr sentire pi dolore di quanto non ne avesse avvertito il cocchiere;
si tir su tutta rigida e si gir per tornare all'attacco. Ma l'impatto
sembrava averle danneggiato il braccio sinistro, che le spenzolava
piegato al fianco. Allung il destro verso Tessa aprendo e chiudendo le
dita, e l'afferr per il polso. La presa era talmente stretta da far gridare
la ragazza per il dolore lancinante che percorse le piccole ossa del polso.
Tessa artigli la mano che la teneva, e le sue dita affondarono nella pelle
soffice e liscia, che venne via come la buccia di un frutto, mentre le
unghie grattavano il metallo sottostante con una durezza che le mand i
brividi lungo tutta la spina dorsale. Cerc di liberare la mano con uno
strattone, ma riusc soltanto a tirare la donna verso di s. Sent che dalla
gola le usciva un ronzio inframmezzato da scatti, sgradevolmente
simile a quello di un insetto,- visti da vicino, i suoi occhi erano neri e
senza pupilla. Tessa prese lo slancio col piede per sferrarle un calcio...
E risuon un improvviso clangore di metallo su metallo; la lama di Jem
si abbass balenando con un netto fendente che recise a met il braccio
della donna, all'altezza del gomito. Liberata, Tessa indietreggi mentre
la donna si girava fra sussulti verso Jem.
Zzz... clic... zzz... clic...
Il Cacciatore si mosse in avanti e cominci a colpirla di piatto con il
bastone, facendola arretrare di un passo, poi di un altro e un altro
ancora finch l'automa non urt il parapetto del ponte cos forte da
perdere l'equilibrio: cadde senza un grido e piomb nell'acqua
sottostante. Tessa corse verso il parapetto giusto in tempo per vederlo
scivolare sotto la superficie. Non emersero bolle a indicare il punto in
cui era sparito.Jem serrava il bastone, ansimando. Da un graffio sul lato
del viso gli colava del sangue, ma per il resto sembrava illeso. Teneva
l'arma lenta in mano e fissava la scura sagoma ammucchiata ai suoi
piedi, una sagoma che si muoveva e sussultava facendo balenare lampi
di metallo tra le strisce degli abiti strappati. Quando Tessa si avvicin,
vide che era il corpo del cocchiere che si contorceva e sobbalzava: la
testa gli era stata tagliata di netto, e una scura sostanza viscosa
fuoriusciva pulsando dal moncone del collo, macchiando il terreno. Jem
sollev la mano per tirare indietro i capelli bagnati di sudore,
imbrattandosi la guancia di sangue. La mano gli tremava.
Esitando, Tessa gli tocc il braccio.  Tutto bene?
Jem fece un debole sorriso. - Sono io che dovrei chiederlo a te. -
Rabbrivid leggermente. - Quelle cose meccaniche mi snervano. Sono... -
Si interruppe, spostando lo sguardo oltre la ragazza. All'estremit sud
del ponte c'erano altri cinque o sei automi che avanzavano verso di loro
con secchi movimenti a scatti. Sebbene fossero scossi da sussulti si avvi-
cinavano velocemente, quasi lanciandosi in avanti. Avevano gi
percorso un terzo del ponte.
Con un secco clic la lama spar nel bastone di Jem. Il Cacciatore afferr
Tessa per mano. - Corri.
Tessa cominci a correre, guardandosi alle spalle una sola volta,
terrorizzata. Le creature meccaniche avevano raggiunto il centro del
ponte e avanzavano verso di loro acquistando velocit. Erano tutti
uomini, vestiti con cappotti di lana e cappelli di feltro simili a quelli
indossati dal cocchiere; i loro visi brillavano alla luce della luna. I due
ragazzi raggiunsero i gradini alla fine del ponte, e Jem continu a
stringere forte la mano di Tessa mentre si precipitavano gi dalla scala.
D'un tratto gli stivali della ragazza scivolarono sulla pietra bagnata. Jem
afferr Tessa, che sent il petto del Nephilim alzarsi e abbassarsi contro
di lei, forte, come se ansimasse. Ma non poteva essere senza fiato, no?
Era un Cacciatore, ricord Tessa; il Codice diceva che potevano correre
per chilometri. Quando Jem si allontan, lei vide che aveva il viso teso,
come se soffrisse. Voleva chiedergli se fosse ferito, ma non c'era tempo.
Sentirono lo scalpiccio sulla scala sopra di loro. Senza una parola, Jem le
afferr di nuovo la mano e se la trascin dietro. Superarono
l'Embankment, illuminato dal bagliore dei lampioni a forma di delfino,
quindi Jem devi e si infil in uno stretto vicolo in salita tra due edifici,
allontanandosi dal fiume. L l'aria era umida e viziata, i ciottoli scivolosi
di sporcizia. Dalle finestre i panni sventolavano come fantasmi. I piedi
di Tessa erano doloranti negli eleganti stivali; il cuore le martellava
contro il petto, ma era impossibile rallentare. La ragazza sentiva le
creature alle loro spalle, sentiva lo zzz... clic dei loro movimenti, sempre
pi vicino. Il vicolo sboccava in una larga via e l, dritto davanti a loro,
si stagliava l'Istituto. Si precipitarono attraverso l'entrata, e Jem le lasci
la mano mentre piroettava su se stesso per sbatacchiare e chiudere il
cancello alle loro spalle. Le creature li raggiunsero proprio mentre i
catenacci scivolavano al loro posto e la catena di ferro si chiudeva;
sbatterono contro il cancello come giocattoli a molla incapaci di fermarsi,
colpendo il ferro con un fracasso infernale.
Quando Tessa cerc di prendergli la mano, il Cacciatore indietreggi. -
Tessa, entra nell'Istituto - disse con voce rotta. - Devi entrare.
- Ti sei fatto male? Sei ferito?
- No - rispose Jem.
Un tintinnio dal cancello fece alzare lo sguardo a Tessa. Uno degli
uomini meccanici aveva infilato la mano in un'apertura e stava tirando
la catena che lo teneva chiuso. Mentre lo fissava in preda a un orrore
ammaliato, Tessa vide che tirava gli anelli con tale forza che la pelle gli
veniva via dalle dita, rivelando le mani di metallo munite di giunture
sotto di essa. Quelle mani avevano una forza tremenda, non c'era
dubbio. Il metallo si piegava e si contorceva nella loro stretta; ancora
pochi minuti, e la catena si sarebbe sicuramente spezzata e rotta.
Tessa afferr il braccio di Jem. La sua pelle scottava al tocco; la sentiva
attraverso i vestiti. - Vieni.
Con un gemito, il Cacciatore si lasci trascinare verso il portone della
chiesa; si appoggi alla ragazza, con il respiro che gli scuoteva
rumorosamente il petto. Salirono la scala barcollando e, nel momento in
cui ne raggiunsero la cima, Jem scivol. Cadde in ginocchio scosso da
colpi di tosse che lo soffocavano e lo laceravano, il corpo in preda a
spasmi. Il cancello si spalanc. Le creature meccaniche si riversarono
nel cortile guidate da quella che aveva spezzata la catena, le cui mani
scorticate brillavanoto la catena, le cui mani scorticate brillavano alla
luce della luna. Ricordando che Will aveva detto che bisognava avere
sangue di Cacciatore per aprire la porta, Tessa allung la mano verso il
cordone del campanello che pendeva l accanto e lo tir forte, ma non
sent alcun suono. Disperata, si gir verso Jem, ancora accovacciato a
terra. - Jem! Jem, per favore, devi aprire la porta...
Il Cacciatore sollev la testa. Aveva gli occhi aperti, ma privi di colore.
Erano completamente bianchi, come bilie.
Tessa vi vide riflessa la luna. - Jem!
Lui cerc di mettersi in piedi, ma gli cedettero le ginocchia; croll a
terra, con il sangue che gli scorreva dagli angoli della bocca. Il bastone
gli era rotolato via di mano, quasi ai piedi di Tessa.
Le creature intanto avevano raggiunto la base della scala; cominciarono
a salire verso l'alto barcollando leggermente, capeggiate da quella con le
mani scorticate.
Tessa si scagli contro la porta dell'Istituto battendo i pugni contro i
battenti di quercia. Sent il sordo suono dei suoi colpi echeggiare
dall'altra parte e fu invasa dalla disperazione. L'Istituto era talmente
grande, e non c'era tempo.
Alla fine rinunci. Dando le spalle alla porta, fu inorridita nel vedere
che il capo delle creature aveva raggiunto Jem e si stava curvando su di
lui, le mani scorticate contro il suo petto. Con un grido, la ragazza
raccolse il bastone di Jem e lo agit. - Stai lontano da lui! - url.
La creatura si raddrizz, e nel chiarore lunare Tessa vide per la prima
volta distintamente il suo viso. Era liscio, quasi privo di lineamenti, con
semplici incisioni nei punti in cui avrebbero dovuto essere gli occhi e la
bocca, e senza naso. L'automa alz le mani scorticate, macchiate di
scuro dal sangue di Jem.
Il Cacciatore giaceva immobile, con la camicia strappata, e il sangue si
raccoglieva in una pozza nera intorno a lui. Mentre Tessa lo fissava
terrorizzata, l'uomo meccanico agit le dita insanguinate verso di lei in
una sorta di grottesca parodia di un'onda; quindi si gir e balz gi dai
gradini quasi di corsa, come un ragno, si lanci attraverso il cancello e
scomparve alla vista.
Tessa si avvicin a Jem, ma gli altri automi si mossero veloci per
bloccarle la strada. Avevano tutti il viso privo di lineamenti come il loro
capo, una serie bene assortita di guerrieri senza volto, quasi non ci fosse
stato il tempo di finirli.
Un paio di mani metalliche cerc di afferrare la ragazza, che rote il
bastone quasi alla cieca colpendo di lato la testa di un automa. Tessa
sent l'impatto del legno contro il metallo riverberarsi lungo il braccio, e
la creatura barcoll da una parte, ma solo per un momento; la testa
torn nella posizione iniziale con incredibile velocit. Tessa agit di
nuovo il bastone, e questa volta colp la spalla; la creatura sband, ma
altre mani apparvero fulminee agguantando il bastone, strappandolo
dalla presa della ragazza con tale forza da bruciarle la pelle del palmo.
Tessa ricord la forza della dolorosa stretta di Miranda, e intanto
l'automa che le aveva strappato il bastone lo cal con una potenza
sbalorditiva sul ginocchio, spezzandolo. Tessa si gir per correre via,
ma due mani di metallo si serrarono sulle sue spalle, tirandola indietro.
Lott per liberarsi...
E le porte dell'Istituto si spalancarono. La luce che se ne rivers accec
per un attimo Tessa, che vide soltanto i contorni di scure sagome
circondate di luce uscire dal la chiesa. Qualcosa le fischi accanto alla
testa sfiorandole la guancia. Risuon il rumore stridente del metallo sul
metallo, poi le braccia della creatura meccanica si al lentarono e la
ragazza cadde in avanti sui gradini. Tessa alz lo sguardo. Charlotte era
sopra di lei, con il viso pallido e teso, un affilato disco di metallo in una
mano. Un altro disco uguale era conficcato nel petto dell'automa, che si
contorceva in circolo scosso da spasmi, come un giocattolo rotto.
Scintille azzurre volavano dal taglio che aveva sul collo. Le altre
creature meccaniche giravano e ondeggiavano mentre i Cacciatori
convergevano su di loro. La lama angelica di Henry si abbatt
tracciando un arco e squarci il petto di un automa, scaraventandolo
nell'ombra. Will, agitando senza posa una specie di falce, fece a pezzi
un'altra creatura con una tale furia da farne schizzare fuori una fontana
di scintille azzurre. Charlotte, precipitandosi gi dai gradini, lanci il
secondo dei suoi dischi, che trapass la testa di un mostro di metallo; la
creatura si accartocci a terra e ne fuoriuscirono altre scintille e olio
nero. I restanti due automi si girarono e si lanciarono verso il cancello.
Henry si gett dietro di loro, seguito a ruota da Charlotte.
Will, lasciando cadere la sua arma, si gir e torn di corsa verso i
gradini. - Che cos' successo? - grid a Tessa, che se ne stava a occhi
sbarrati, troppo confusa per rispondere. La voce di Will si alz e
assunse una sfumatura di panico rabbioso. - Sei ferita? Dov' Jem?
- Non sono ferita - sussurr Tessa. - Jem  svenuto. L. - Indic il
punto in cui giaceva il Nephilim, accartocciato nell'ombra accanto alla
porta.
Il viso di Will assunse un'espressione vacua, come una lavagna ripulita
dal gesso. Il Cacciatore corse su per i grati ini e si lasci cadere accanto a
Jem, sussurrando qualcosa. Non avendo ricevuto risposta, alz la testa e
grid a Thomas di aiutarlo a trasportare Jem e qualcos'altro, qualcosa
che nel suo stordimento Tessa non riusc a capire. Forse gridava a lei.
Forse pensava che fosse tutta colpa sua? Se non si fosse arrabbiata tanto,
se non fosse corsa via facendo s che Jem la seguisse...
Un'ombra scura si stagli nel vano illuminato della porta. Era Thomas,
con i capelli scompigliati e la faccia seria, che senza dire una parola
and a inginocchiarsi accanto a Will. Insieme misero in piedi Jem
cingendogli ognuno una spalla con un braccio, quindi corsero dentro
senza guardarsi indietro. Confusa, Tessa lasci correre lo sguardo per il
cortile. C'era qualcosa di strano, di diverso. Era l'improvviso silenzio
dopo tutto lo strepito e il frastuono. Gli automi distrutti giacevano in
frantumi sparsi tutt'intorno; il terreno era sdrucciolevole per il liquido
viscoso, il cancello era spalancato. La luna brillava vacua sopra ogni
cosa, proprio come aveva brillato quando Tessa era sul ponte con Jem, e
lui le aveva detto che era umana.
...
.
...
15.
.
FANGO STRANIERO.
.
Ah, Dio, se l'amore fosse come fiore o fiamma,
Se la vita fosse come dire un nome,
Se la morte non fosse pi misericordiosa del desiderio,
Se tutto ci non fosse sempre uguale a se stesso!
Algernon Charles Swinburne, Laus Veneri.
.
- Signorina Tessa. - Era la voce di Sophie. - Va tutto bene?
Tessa si gir e la vide incorniciata nel vano della porta con una lanterna
che le dondolava dalla mano. Si sent pateticamente grata nel vederla: si
era sentita cos sola... - Non sono ferita. Ma Henry  andato
all'inseguimento delle creature, e Charlotte...
- Andr tutto bene, vedrete. - Sophie le mise una mano sul gomito. -
Venite, lasciate che vi conduca dentro. State sanguinando.
- Davvero? - Confusa, Tessa sollev le dita per toccarsi la fronte.
Quando le ritrasse, erano macchiate di rosso. - Devo aver battuto la
testa cadendo sui gradini. Non me ne sono neanche accorta.
- E lo shock - disse Sophie con calma, e Tessa pens a quante volte da
quando lavorava l doveva aver fatto certe cose: bendare ferite, pulire
sangue... - Venite, vi far un impacco.
Tessa annu. Con un ultimo sguardo alla devastatone che regnava nel
cortile, si lasci guidare all'interno dell'Istituto.
I minuti che seguirono furono alquanto sfocati. Dopo che l'ebbe aiutata
a salire di sopra e l'ebbe fatta accomodare in una poltrona del soggiorno,
Sophie corse via e torn qualche attimo dopo in compagnia di Agatha,
che le mise in mano una tazza con qualcosa di caldo. Tessa cap di cosa
si trattava non appena l'annus: brandy e acqua. Pens a Nate ed esit,
ma una volta che ebbe sorbito alcuni sorsi, le cose tornarono lentamente
a fuoco. Charlotte e Henry rientrarono portando con s l'odore del
metallo e della battaglia. Charlotte depose le armi su un tavolo e chiam
Will. Il ragazzo non rispose, ma Thomas arriv di corsa lungo il
corridoio con la giacca macchiata di sangue e le disse che Will era con
Jem, e che quest'ultimo si sarebbe ripreso.
- Le creature l'hanno ferito, e ha perso sangue - rifer Thomas,
passandosi una mano sui capelli arruffati. - Ma Will gli ha fatto un
iratze...
- E la sua medicina? - chiese Sophie. - L'ha presa?
Thomas annu, e la linea tesa delle spalle di Sophie si rilass
leggermente.
Anche lo sguardo di Charlotte si addolc. - Grazie, Thomas. Ti dispiace
controllare che non abbia bisogno di altro?
Il ragazzo annu e si avvi nuovamente lungo il corridoio, con un
ultimo sguardo a Sophie, che non sembr farci caso.
Charlotte sprofond nel pouf di fronte a Tessa. - Puoi dirci che cosa 
successo?
Stringendo la tazza, con le dita fredde nonostante il calore della
porcellana, Tessa rabbrivid. - Avete preso quelli che sono scappati? I...
qualsiasi cosa essi siano... mostri di metallo?
Charlotte scosse la testa con espressione grave. - Li abbiamo inseguiti
per le strade, ma quando abbiamo raggiunto Hungerford Bridge si
erano volatilizzati. Secondo Henry, grazie alla magia.
- O attraverso un tunnel segreto - disse Henry. - Ho ipotizzato anche
un tunnel segreto, mia cara. - L'uomo guard Tessa. Il suo viso bonario
era striato di sangue e olio, il panciotto a strisce vivaci lacerato. - Li hai
forse visti uscire fuori da un tunnel?
- No - rispose la ragazza, con voce pi sommessa di un sussurro. Per
schiarirsi la gola prese un altro sorso della bevanda che le aveva portato
Agatha; poi depose la tazza e si mise a raccontare tutto per filo e per
segno: il ponte, il cocchiere, l'inseguimento, le parole dette dalla
creatura, l'irruzione degli automi attraverso il cancello dell'Istituto.
Charlotte ascoltava con il volto bianco e tirato; perfino Henry aveva
un'espressione cupa. Sophie, seduta in silenzio su una sedia, seguiva la
storia con l'attenzione solenne di una scolara.
- Hanno detto che era una dichiarazione di guerra - termin Tessa. -
Che venivano a vendicarsi di noi - di voi, suppongo - per quanto 
accaduto a de Quincey.
- E la creatura si  riferita a lui come al Magister? - chiese Charlotte.
Tessa serr strettamente le labbra perch non tremassero. - S. Ha detto
che il Magister mi voleva e che era staio mandato a prendermi.
Charlotte,  colpa mia. Se non fosse stato per me, stasera de Quincey
non avrebbe mandato le creature, e Jem... - La ragazza abbass lo sguar-
do sulle mani. - Forse dovreste semplicemente consegnarmi a lui.
Charlotte scosse il capo. - Tessa, hai sentito de Quincey l'altra sera. Lui
odia i Cacciatori. Colpirebbe l'Enclave anche se tu non ci fossi. Se ti
consegnassimo a lui, non faremmo altro che mettergli in mano un'arma
potenzialmente preziosa. - La donna guard il marito. - Mi chiedo
perch abbia aspettato tanto. Perch non mandare a prendere Tessa
quando era fuori con Jessie? A differenza dei demoni, queste creature
meccaniche possono uscire durante il giorno.
- Possono, ma non senza allarmare la popolazione... non ancora. Non
sono abbastanza somiglianti a normali esseri umani per passare
inosservati. - Henry tir fuori dalla tasca un meccanismo scintillante e lo
sollev. - Ho esaminato i resti degli automi in cortile. Questi che de
Quincey ha mandato a prendere Tessa non sono come quello nella
cripta. Sono pi sofisticati, fatti di metalli pi resistenti, e con un
assemblaggio pi avanzato. Qualcuno ha lavorato ai disegni dei
progetti trovati da Will e li ha perfezionati. Ora le creature sono pi
veloci e pi micidiali.
Perfezionati come?
- C'era un incantesimo sul progetto - disse Tessa. - Magnus l'ha
decifrato...
- L'incantesimo di controllo. Destinato a legare l'energia di un
demonio a un automa. - Charlotte guard Henry. - De Quincey ...?
- Riuscito a metterlo in atto? - Henry scosse la testa. - No. Le creature
sono semplicemente configurate per seguire uno schema, come i
carillon. Ma non sono ani mate. Non hanno intelligenza n volont n
vita. E non c' nulla di demoniaco in esse.
Charlotte mand un sospiro di sollievo. - Dobbiamo trovare de Quincey
prima che raggiunga il suo scopo. Quelle creature sono gi abbastanza
difficili da distrugge re. Lo sa l'Angelo quante ne ha costruite, o quanto
sareb be difficile distruggerle se avessero l'astuzia dei demoni
- Un esercito che non  stato generato n dal Paradi so n dall'Inferno -
sussurr Tessa.
- Esatto. - Henry annu. - De Quincey va trovato e fermato. Nel
frattempo, Tessa, dovrai rimanere all'Istituto. Non che vogliamo tenerti
prigioniera, ma sarebbe pi sicuro se rimanessi qui.
- Per quanto tempo...? - Tessa si interruppe vedendo Sophie cambiare
espressione.
La cameriera stava guardando qualcosa al di sopra della sua spalla, e i
suoi occhi nocciola si erano spalancati all'improvviso. Tessa segu il suo
sguardo. Sulla soglia del soggiorno c'era Will. La sua camicia bianca era
attraversata da una striscia di sangue che sembrava vernice. Aveva il
viso immobile, quasi una maschera, lo sguardo fisso su Tessa. Quando i
loro occhi si incontrarono attraverso la stanza, Tessa si sent il cuore in
gola.
- Vuole parlarti - disse Will.
Ci fu un momento di silenzio in cui gli occhi di tutti i presenti si
appuntarono su di lui. C'era qualcosa di ostili nello sguardo del ragazzo,
nella tensione della sua immobilit. Sophie aveva la mano sulla gola, le
dita che si muovevano nervose sul colletto.
- Ti riferisci a Jem? - chiese infine Charlotte. - Sta bene?
-  sveglio e parla - rispose Will. Il suo sguardo scivol per un istante
su Sophie, che aveva abbassato gli occhi come per nascondere la propria
espressione. - E ora vuole parlare a Tessa.
- Ma... - Tessa guard Charlotte, che sembrava turbata. - Sta bene?  in
buone condizioni?
Will non cambi espressione. - Vuole parlarti - disse, pronunciando
ogni parola molto chiaramente. - Perno ora ti alzerai, verrai con me e gli
parlerai. Hai capito?
- Will... - cominci Charlotte in tono brusco, ma Tessa si stava gi
alzando, lisciandosi le gonne spiegazzate con i palmi delle mani.
Charlotte la guard preoccupata, ma non aggiunse altro.
Will non apr bocca mentre percorrevano il corridoio, dove le applique
munite di stregaluci proiettavano le loro ombre disegnando forme
lunghe e sottili sulle pareti opposte. Oltre che di sangue, la camicia del
ragazzo era schizzata di olio nerastro, che gli macchiava anche la
guancia; aveva i capelli arruffati, le mascelle serrate. Tessa si domand
se avesse chiuso occhio dall'alba precedente, quando l'aveva lasciato
nella soffitta. Avrebbe voluto chiederglielo, ma tutto in lui -
l'atteggiamento, il silenzio, la posizione delle spalle - diceva che non
avrebbe gradito domande. Will apr la porta della stanza di Jem e fece
entrare Tessa. L'unica luce proveniva dalla finestra e da una debole
stregaluce sul comodino. Jem giaceva per met sotto le coperte dell'alto
letto intagliato. Era bianco come la sua camicia da notte; le palpebre
chiuse erano di un colore blu scuro. Appoggiato al fianco del letto c'era
il bastone dal pomo di giada, era stato riparato in qualche modo ed era
tornato intero e scintillante, come nuovo.
Sentendo il rumore della porta, Jem gir il viso senza aprire gli occhi. -
Will?
Questi fece qualcosa che sbalord Tessa. Atteggi il proprio viso a un
sorriso e disse in un tono moderatamente allegro: - L'ho portata, come
avevi chiesto.
Gli occhi di Jem si aprirono di scatto. Tessa fu sollevata nel vedere che
erano tornati al loro colore normale. Eppure sembravano due buchi in
ombra nel viso pallido.
- Tessa, mi dispiace tanto.
La ragazza guard Will... in cerca di un permesso o di un consiglio,
non ne era sicura, ma lui fissava dritto davanti a s: non l'avrebbe certo
aiutata. Allora Tessa attravers la stanza di corsa e si lasci cadere sulla
sedia accanto al letto. - Jem, non devi dispiacerti o scusarti con me -
disse a bassa voce. - Dovrei essere io a scusarmi. Tu non hai fatto nulla
di sbagliato. Ero io, e non tu, il bersaglio di quegli aggeggi meccanici. -
Avrebbe voluto toccargli la mano, ma non os farlo e si limit a dare dei
colpetti delicati sul copriletto. - Se non fosse stato per me, non ti
avrebbero mai ferito.
- Ferito. - Jem pronunci la parola buttando fuori l'aria, quasi con
disgusto. - Non sono stato ferito.
- James... - Il tono di Will aveva una nota di ammonimento.
- Deve saperlo, William. Altrimenti penser che  stata colpa sua.
- Tu stavi male. Non  stata colpa di nessuno - disse Will, senza
guardare Tessa. - E dovresti essere prudente. Non stai ancora bene.
Parlare non far che stancarti.
- Ci sono cose pi importanti della prudenza. - Jem si sforz di
mettersi seduto; mentre si sollevava e appoggiava la schiena ai cuscini,
gli si tesero i tendini del collo. Quando riprese a parlare, era senza fiato.
- Se non ti va, Will, non sei obbligato a rimanere.
Tessa sent la porta aprirsi e richiudersi dietro di lei con uno scatto
sommesso. Non ebbe bisogno di guardare per capire che Will se n'era
andato. Non pot farci nulla... fu attraversata da una lieve fitta, come
sembrava accadere sempre quando lui lasciava una stanza.
Jem sospir. -  cos cocciuto.
- Aveva ragione - disse Tessa. - O almeno, aveva ragione a sostenere
che non devi dirmi nulla che tu non voglia. So bene che non hai nessuna
colpa di quanto  successo.
- Non  questione di colpe - replic Jem. - Penso soltanto che potresti
benissimo sapere la verit. Di rado nasconderla  d'aiuto. - Guard un
attimo verso la porta, come se le sue parole alludessero all'amico
assente. Poi sospir di nuovo, passandosi le mani tra i capelli. - Sai che
ho vissuto la maggior parte della mia vita a Shanghai con i miei genitori?
Che sono stato allevato nell'Istituto di quella citt?
- S - rispose Tessa, chiedendosi se fosse ancora un po' confuso. - Me
l'hai detto sul ponte. E mi hai detto anche che un demone ha ucciso i
tuoi genitori.
Yanluo. - La voce di Jem era venata di odio. - Aveva del rancore nei
confronti di mia madre, responsabile della morte di alcuni membri della
sua progenie demoniaca. Avevano un covo in una piccola citt
chiamata Lijiang, dove si nutrivano di bambini del luogo. Lei bruci il
covo e fugg prima che il demone la trovasse. Yanluo aspett l'occasione
propizia per anni - i Demoni Superiori vivono in eterno - ma non
dimentic mai. Quando avevo undici anni, Yanluo trov un punto
debole nelle difese che proteggevano l'Istituto e vi penetr dopo aver
scavato una galleria. Uccise le guardie e fece prigioniera la mia famiglia,
legandoci tutti alle sedie del salone. Poi si mise al lavoro. - Jem aveva lo
sguardo perso nel vuoto e la voce inespressiva. - Mi tortur davanti ai
miei genitori. Mi iniett ripetutamente un veleno demoniaco bollente
che mi bruci le vene e mi strazi la mente. Per due giorni entrai e uscii
da stati di allucinazione e sogni. Vidi il mondo sommerso da fiumi di
sangue e sentii le grida di tutte le persone morte e in fin di vita della
Storia. Vidi Londra bruciare, ed enormi creature di metallo che cam-
minavano a grandi passi di qua e di l come enormi ragni... - Jem
trattenne il respiro, la camicia da notte incollata al petto dal sudore. Era
molto pallido, ma liquid con un cenno l'espressione preoccupata di
Tessa. - Ogni tanto tornavo alla realt abbastanza a lungo da sentire i
miei genitori che mi chiamavano. Il secondo giorno tornai in me e sentii
solo mia madre. Mio padre era stato costretto al silenzio. La voce di mia
madre era roca e incrinata, ma continuava a ripetere il mio nome. Non il
mio nome inglese, ma quello che mi aveva dato quando ero nato: Jian.
A volte mi sembra di sentirla ancora chiamarmi. - Il ragazzo aveva le
mani strette sul cuscino, talmente strette che la stoffa aveva cominciato
a strapparsi.
- Jem, puoi fermarti - disse piano Tessa. - Non devi raccontarmi tutto
adesso.
- Ti ricordi quando ho detto che probabilmente Mortmain aveva fatto i
soldi contrabbandando oppio? - chiese il ragazzo. - Gli inglesi lo
portano in Cina a tonnellate. Hanno fatto di noi una nazione di
oppiomani. In cinese lo chiamiamo "fango straniero" o "fumo nero". Per
certi versi, Shanghai  costruita sull'oppio. Non sarebbe com' senza di
esso. E piena di fumerie dove uomini dagli occhi vacui muoiono di
fame perch tutto quello che vogliono e droga e ancora droga.
Darebbero qualsiasi cosa per averla. Una volta disprezzavo simili
uomini. Non riuscivo a capire come potessero essere cos deboli. - Jem
fece un profondo sospiro. - Quando l'Enclave di Shanghai cominci a
preoccuparsi del silenzio dell'Istituto e vi fece irruzione per salvarci,
entrambi i miei genitori erano gi morti. Di questo non ho il minimo
ricordo. Gridavo ed ero in preda al delirio. Mi portarono dai Fratelli
Silenti, che curarono il mio corpo come meglio poterono. Ma a una cosa
non poterono rimediare. Ero diventato dipendente dalla sostanza con
cui il demone mi aveva avvelenato. Il mio corpo era dipendente da essa
come quello di un oppiomane  dipendente dalla droga. Provarono a
farmi disintossicare, ma l'astinenza mi causava terribili sofferenze.
Anche quando riuscivano a evitarmi il dolore con incantesimi compiuti
dagli stregoni, la mancanza di droga spingeva il mio corpo sull'orlo
della morte. Dopo settimane di esperimenti stabilirono che non c'era
niente da fare: non potevo vivere senza droga. La droga stessa
significava una morte lenta, ma togliermela mi avrebbe portato a una
fine rapidissima.
- Settimane di esperimenti? - ripet Tessa. - Quando avevi solo undici
anni? Sembra crudele.
- La bont, la vera bont,  a suo modo crudele - afferm Jem,
guardando oltre la ragazza. - L accanto a te, sul comodino, c' una
scatola. Puoi darmela?
- Tessa prese la scatola. Era d'argento; intarsiata a smalto sul coperchio
c'era una scena raffigurante una snella donna vestita di bianco, scalza,
intenta a versare acqua da un vaso in un ruscello. - Chi ? - chiese,
porgendo la scatola a Jem.
- Kwan Yin. La dea della misericordia e della compassione. Dicono
che senta ogni preghiera e ogni grido di sofferenza, e che faccia il
possibile per esaudirli. Pensavo che forse, se avessi tenuto la causa della
mia sofferenza in una scatola con la sua immagine, la sofferenza sareb-
be un po' scemata. - Jem apr con un colpetto il gancio della scatola,
facendo scivolare indietro il coperchio. All'interno c'era uno spesso
strato di una sostanza che a Tessa parve inizialmente cenere, ma aveva
un colore troppo chiaro. Era uno strato di densa polvere argentea, quasi
dello stesso argento intenso degli occhi di Jem.
- Questa  droga - disse il ragazzo. - Viene da uno stregone di nostra
conoscenza, a Limehouse. Ne prendo un po' ogni giorno.  per questo
che sono cos... spettrale;  la droga che fa defluire il colore dai miei
occhi e dai miei capelli, perfino dalla mia pelle. A volte mi chiedo se i
miei genitori mi riconoscerebbero... - La voce di Jem si affievol. - Se
devo combattere, ne prendo di pi. Prenderne meno mi indebolisce.
Oggi, prima che andassimo al ponte, non ne avevo presa affatto. Per
questo sono svenuto, non per le creature meccaniche. Per la droga.
Senza traccia di essa nell'organismo, combattere e correre  stato troppo
per me. Il mio corpo ha cominciato a nutrirsi di se stesso, e sono
svenuto. - Jem chiuse la scatola di scatto, e la porse nuovamente a Tessa.
- Ecco. Rimettila dov'era.
- Non ne hai bisogno?
- No. Ne ho presa abbastanza questa sera.
- Hai detto che la droga ti avrebbe portato a una morte lenta - disse
Tessa. - Vuoi dire che ti sta uccidendo?
Il ragazzo annu, e ciocche di capelli argentei gli ricaddero sulla fronte.
Tessa sent il cuore saltare dolorosamente un battito. - E quando
combatti ne prendi di pi? Allora perch non smetti di combattere? Will
e gli altri...
- Capirebbero - Jem fin la frase per lei. - Lo so che capirebbero. Ma la
vita non vuol dire soltanto non morire. Io sono un Cacciatore.  ci che
sono, non solo ci che faccio. Non posso vivere senza.
- Intendi dire che non vuoi. - Davanti a quelle parole Will si sarebbe
arrabbiato, pens Tessa, ma Jem si limit a guardarla intensamente.
- Intendo dire che non voglio. Per molto tempo ho cercato una cura, ma
alla fine ho smesso e ho chiesto anche a Will e agli altri di smettere di
farlo. Io non sono questa droga, o il suo dominio di me. Credo di essere
meglio di questo. Credo che la mia vita sia pi di questo, comunque o
in qualsiasi momento finisca.
- Be', io non voglio che tu muoia - disse Tessa. - Non so perch lo senta
con tanta forza - ti ho appena conosciuto - ma non voglio che tu muoia.
- E io mi fido di te - replic Jem. - Non so perch - ti ho appena
conosciuta - ma  cos.
Le sue mani non stringevano pi il cuscino, ma giacevano piatte e
immobili sulla superficie ornata di nappe. Urano mani sottili, le nocche
leggermente troppo grandi rispetto al resto, le dita affusolate, con una
spessa cicatrice bianca che correva lungo il dorso del pollice destro.
Tessa avrebbe voluto lasciar scivolare la propria mano sulla sua,
avrebbe voluto tenerla stretta e confortarlo...
- Be',  tutto molto toccante. - Era Will, naturalmente, entrato nella
stanza senza fare rumore. Si era cambiato la camicia insanguinata, e
sembrava che si fosse lavato in fretta. I capelli erano bagnati e il viso
pulito, ma le unghie erano ancora nere di sporcizia e olio. Spost lo
sguardo da Jem a Tessa, con il volto prudentemente privo di
espressione. - Vedo che gliel'hai detto.
- S. - Non c'era alcuna sfumatura di sfida nel tono dell'amico. -  fatta.
Non devi pi preoccupartene.
Jem non guardava mai Will se non con affetto, pens Tessa, per
quanto l'altro fosse provocatorio.
- Non sono d'accordo - ribatt Will, e lanci a Tessa un'occhiata
pungente.
Lei ricord le sue raccomandazioni sul fatto che non bisognava
affaticare Jem, e si alz dalla sedia.
Jem le rivolse uno sguardo malinconico. - Devi andare? Speravo che
saresti rimasta e avresti fatto l'angelo tutelare, ma se devi andare, va'.
- Rimango io - disse Will un po' contrariato, e si la sci cadere sulla
sedia che la ragazza aveva appena lasciato. - Posso farlo io l'angelo
tutelare.
- Non ti ci vedo granch. E poi non sei grazioso da guardare quanto
Tessa - replic Jem, e si appoggi nuovamente al cuscino, chiudendo gli
occhi.
- Come sei villano. Molti di quelli che mi hanno guardato hanno
paragonato l'esperienza all'osservazione dello splendore del sole.
Jem rimase a occhi chiusi. - Se vogliono dire che fai venire il mal di
testa, non si sbagliano.
- E poi non sarebbe giusto tenere Tessa lontano da suo fratello -
aggiunse Will, con gli occhi fissi sulla ragazza. - E da questa mattina che
non ha avuto la possibilit di fargli visita.
-  vero. - Gli occhi di Jem tremolarono e si aprirono per un istante;
erano di un nero argenteo, scuri di sonno. - Le mie scuse, Tessa. Mi ero
quasi dimenticato.
La ragazza non disse nulla. Era troppo presa a inorridire del fatto che
Jem non fosse stato il solo a dimenticare Nathaniel. "Non c' problema"
avrebbe voluto dire, ma gli occhi di Jem si erano richiusi, e lei pens che
forse si era addormentato.
Will si chin e gli tir su le coperte, coprendogli il petto.
Tessa si gir e usc pi piano che pot. La luce nei corridoi era bassa, o
forse era semplicemente stata pi vivida nella stanza. La ragazza rimase
un attimo ferma, sbattendo le palpebre finch non si abituarono. Sussul-
t. - Sophie?
La cameriera era una serie di pallide macchie nell'oscurit... il viso
pallido e la cuffietta bianca che le spenzolava dalla mano, tenuta per
uno dei lacci.
- Sophie? - ripet Tessa. - C' qualcosa che non va?
- Sta bene? - chiese Sophie con una strana, lieve esibizione nella voce. -
Star bene?
- Chi? - replic Tessa, troppo sbigottita per capire la domanda.
Sophie la fiss, con gli occhi che esprimevano una muta tragedia. - Jem.
Non il signorino Jem, o il signor Carstairs. Jem. Tessa la guard
sbalordita, ricordando all'improvviso.
Si pu amare qualcuno senza essere corrisposto, finch  degno del tuo amore.
Finch lo merita.
Ma certo, pens. Che stupida sono.  di Jem che  innamorata. - Sta bene -
disse il pi gentilmente possibile. - Ora sta riposando, ma si era messo a
sedere e ha parlato. Presto si rimetter del tutto, ne sono certa. Forse, se
volevi vederlo...
- No! No, non sarebbe giusto n conveniente. - A Sophie brillavano gli
occhi. - Vi sono molto obbligata, signorina. Io... - Si gir e corse via per il
corridoio.
Tessa la segu con lo sguardo, turbata. Come aveva fatto a non
accorgersene prima? Come aveva potuto essere cos cieca? Che strano
avere il potere di trasformarsi in altre persone, ed essere incapace di
mettersi al loro posto.
La porta della stanza di Nate era leggermente socchiusa; Tessa l'apr del
tutto il pi piano possibile, e vi sbirci dentro.
Suo fratello era seppellito sotto un gran mucchio di coperte. La luce
della candela tremolante sul comodino illuminava i capelli biondi sparsi
sul cuscino. Aveva gli occhi chiusi; il petto si sollevava e si abbassava
regolarmente.
Nella poltrona accanto al letto era seduta Jessamine. Anche lei
dormiva. I capelli biondi sfuggivano dallo chignon acconciato con cura,
i riccioli le ricadevano sulle spalle. Qualcuno le aveva messo sopra una
pesante coperta di lana, e le sue mani erano serrate su di essa tirandola
al petto. Sembrava pi giovane di quanto fosse mai apparsa a Tessa, e
vulnerabile. In lei non c'era nulla della ragazza che aveva ucciso il
folletto nel parco.
Era strano cosa tirava fuori la tenerezza dalle persone, pens Tessa.
Non era mai quello che ci si sarebbe aspettati. Usc senza fare rumore e
si richiuse la porta alle spalle.
Quella notte Tessa ebbe un sonno agitato. Si svegli spesso nel bel
mezzo di sogni su creature meccaniche che venivano a prenderla e
allungavano le mani con le giunture metalliche per afferrarla e lacerarle
la carne. Tali visioni si dissolsero in un sogno su Jem che giaceva
addormentato in un letto sotto una pioggia di polvere argentea che bru-
ciava il copriletto sotto cui era steso, finch tutto il letto prendeva fuoco
mentre lui continuava a dormire pacificamente, ignaro delle grida di
ammonimento di Tessa. Alla fine la ragazza sogn Will sulla sommit
della cupola di St. Paul, solo nella luce di una luna bianchissima. Il
Cacciatore indossava una redingote nera, e lo splendore del cielo
rendeva chiaramente visibili i marchi sulla pelle del collo e delle mani.
Guardava Londra dall'alto, come un angelo malvagio che si sia
impegnato a salvarla dai suoi sogni peggiori, mentre sotto di lui la citt
continuava a dormire, indifferente e ignara. Tessa fu strappata dal
sogno da una voce che le parlava all'orecchio e da una mano che le
scuoteva vigorosamente la spalla. - Signorina! - Era Sophie che la
chiamava con voce acuta. - Signorina Gray, dovete assolutamente
svegliarvi. Si tratta di vostro fratello.
Tessa si mise seduta di scatto, sparpagliando i cuscini. I a luce del
pomeriggio si riversava attraverso le finestre, illuminando la stanza... e
il viso ansioso della cameriera.
Nate si  svegliato? Sta bene?
- S... no. Voglio dire, non lo so, signorina. - C'era una lieve esitazione
nella voce di Sophie. - Vedete,  scomparso.
...
.
...
16.
.
L'INCANTESIMO DI CONTROLLO.
.
Lanciare i dadi una volta o due.
 un gioco da signori,
Ma non vince chi gioca con il Peccato.
Nella segreta Casa della Vergogna.
Oscar Wilde, La ballata del carcere di Reading.
.
Jessamine! Jessamine, che succede? Dov' Nate?
Jessamine, sulla soglia della stanza di Nathaniel, rote su se stessa per
affrontare Tessa che arrivava di corsa lungo il corridoio. Aveva gli occhi
cerchiati di rosso, l'espressione irata. Riccioli biondi le sfuggivano dallo
chignon acconciato come al solito con cura. - Non lo so - rispose brusca.
- Mi ero addormentata sulla sedia accanto al letto, e quando mi sono
svegliata era sparito... semplicemente sparito! - Socchiuse gli occhi. -
Santo cielo, hai un aspetto orribile.
Tessa si guard. Non si era preoccupata di mettersi una crinolina, e
neppure le scarpe. Si era limitata a gettarsi addosso un vestito e a
infilare i piedi nudi nelle pantofole. I capelli le ricadevano sulle spalle
arruffati, e immagin di dover assomigliare alla pazza che in Jane Eyre
Rochester teneva in soffitta. - Be', Nate non pu essere andato troppo
lontano, non malato com' - osserv. - C' qualcuno che lo sta cercando?
Jessamine alz le mani. - Tutti lo stanno cercando. Will, Charlotte,
Henry, Thomas, perfino Agatha. Non credo che tu voglia buttare il
povero Jem gi dal letto e mettere anche lui nella squadra di ricerca, no?
Tessa scosse il capo. - Insomma, Jessamine... - Poi si interruppe,
distogliendo lo sguardo. - Be', lo cercher anch'io. Tu puoi rimanere qui,
se vuoi.
- Certo che voglio. - Jessamine scroll la testa mentre Tessa girava su
se stessa e si incamminava a grandi passi lungo il corridoio con la
mente in subbuglio.
Dove poteva essere mai andato Nate? Era febbricitante, delirante? Era
sceso dal letto senza sapere dove si trovava ed era andato a cercarla,
barcollando? Il pensiero diede a Tessa una stretta al cuore. L'Istituto era
un labirinto capace di confondere chiunque, pens mentre girava
l'ennesimo angolo cieco e imboccava l'ennesimo corridoio dalle pareti
ricoperte di arazzi. Se ancora adesso lei riusciva a malapena a orientarsi,
come avrebbe fatto Nate...
- Signorina Gray?
Tessa si gir e vide Thomas comparire da una delle porte lungo il
corridoio. Era in maniche di camicia, i capelli arruffati come al solito, gli
occhi marroni serissimi. Tessa si sent impietrire. Oddio, sono brutte
notizie. - S?
- Ho trovato vostro fratello - annunci Thomas, con gran stupore di
Tessa.
- Davvero? Ma dov'era?
- Nel soggiorno. Si era nascosto dietro le tende. - Thomas parlava in
fretta, con aria imbarazzata. - Non appena mi ha visto ha perso la
bussola. Si  messo a urlare e a gridare. Ha cercato di scappare, e ho
dovuto quasi mettergli le mani addosso per farlo stare buono... - Nel
vedere lo sguardo confuso della ragazza, Thomas tacque e si schiar la
gola. - Cio, temo di averlo spaventato, signorina.
Tessa si port una mano alla bocca. - Santo cielo. Ma sta bene?
Sembr che Thomas non sapesse dove guardare. Era a disagio per aver
trovato Nate acquattato dietro le tende di Charlotte, pens Tessa, che
prov un moto di stizza. Nate non era un Cacciatore; non era cresciuto
uccidendo strane creature e rischiando la vita. Certo che era terrorizzato.
E come se non bastasse doveva essere delirante per la febbre. - Far
meglio ad andare da lui. Da sola, intesi? Credo che abbia bisogno di
vedere un viso familiare.
Thomas sembr sollevato. - S, signorina. Per il momento aspetter qui
fuori. Fatemi solo sapere quando volete che chiami gli altri.
Tessa annu, pass accanto a Thomas e apr la porta. Il soggiorno era
scuro, l'unica illuminazione era costituita dalla grigia luce pomeridiana
che si riversava attraverso le alte finestre. Nell'ombra i divani e le
poltrone disseminati nella stanza sembravano animali accovacciati.
In una delle poltrone pi grandi accanto al fuoco era seduto Nate.
Aveva trovato la camicia macchiata di sangue e i pantaloni che aveva a
casa di de Quincey, e li aveva indossati. Era a piedi nudi. Sedeva con i
gomiti sulle ginocchia, il viso tra le mani. Sembrava disperato.
- Nate? - disse piano Tessa.
Il giovane alz la testa... e balz in piedi con un'espressione di felicit
incredula sul viso. - Tessie!
La ragazza attravers di corsa la stanza con un gridoli- no e gett le
braccia al collo del fratello, stringendolo con foga. Lo sent emettere un
fievole gemito di dolore, ma poi Nate l'abbracci a sua volta; e per un
istante, mentre lo teneva stretto, Tessa torn alla piccola cucina di New
York, con l'odore dei fornelli e la risata sommessa della zia che li
rimproverava di fare troppo chiasso.
Nate fu il primo a scostarsi, e abbass lo sguardo su di lei. - Dio mio,
Tessie, sembri cos diversa...
Lei fu percorsa da un brivido. - Che vuoi dire?
Il fratello le diede un buffetto sulla guancia, con aria quasi assente. - Pi
grande... pi magra. Quando ho lasciato New York eri una ragazzina
con la faccia paffuta, no? Almeno,  cos che ti ricordavo.
Tessa assicur il fratello che era ancora la stessa sorellina che aveva
sempre conosciuto, ma riusciva a rivolgere solo un'attenzione limitata
alle sue domande. Non poteva fare a meno di fissarlo preoccupata; non
aveva pi il colorito grigio di prima, ma era ancora pallido, e i lividi gli
spiccavano in macchie blu, nere e gialle sul viso e sul collo. - Nate...
- Non va cos male come sembra - disse lui, leggendo l'ansia sul viso
della sorella.
- S, invece. Dovresti stare a letto a riposare. Cosa fai qui?
- Ti stavo cercando. Sapevo che eri qui. Ti ho vista, prima che quel
bastardo senza occhi alzasse le sue grinfie su di me. Ho immaginato che
avesse imprigionato anche te. Volevo provare a farci uscire di qui.
- Imprigionato? No, Nate, non  cos. - Tessa scosse la testa. - Siamo al
sicuro qui.
Lui la guard con gli occhi socchiusi. - Questo  l'Istituto, no? Sono stato
messo in guardia da questo posto. De Quincey ha detto che era gestito
da pazzi, mostri che si fanno chiamare Nephilim. Ha detto che tengono
le anime umane dannate rinchiuse in una specie di cassetta, anime
urlanti...
- La Pyxis? Contiene frammenti di energia demoniaca, Nate, non
anime umane!  assolutamente inoffensiva. Te la far vedere pi tardi
nell'armeria, se non mi credi.
Nate non sembr rasserenarsi. - Ha detto che se i Nephilim mi avessero
catturato mi avrebbero fatto a pezzi per avere infranto le loro Leggi.
Un brivido gelido sal lungo la spina dorsale di Tessa.
La ragazza vide che una delle finestre del soggiorno era aperta, con le
tende che ondeggiavano al vento: dunque il suo brivido non era stato
causato solo dai nervi. - Hai aperto la finestra? Fa cos freddo qui dentro,
Nate.
Nathaniel fece segno di no. - Quando sono entrato era gi aperta.
Scuotendo il capo, Tessa attravers la stanza e abbass il vetro. - Ti
prenderai un malanno...
- Lascia stare i miei malanni - replic Nate, in tono irritato. - Parliamo
piuttosto dei Cacciatori. Stai dicendo che non ti tengono prigioniera qui?
- No. - Tessa si allontan dalla finestra. - I Cacciatori sono gente strana,
ma sono stati gentili con me. Io volevo stare qui, e loro sono stati tanto
generosi da permettermelo.
Nate scroll la testa. - Non capisco.
Tessa sent un lampo di rabbia, e ne fu stupita. Cerc di soffocare
quell'emozione: Nate non aveva colpa, c'erano tante cose che non
sapeva. - Dove altro sarei potuta andare? - chiese attraversando di
nuovo la stanza e prendendo il fratello per un braccio. Lo ricondusse
alla poltrona. - Siedi. Ti stai stancando. Nate sedette obbediente e alz
gli occhi su di lei. Aveva uno sguardo assente.
Tessa conosceva quello sguardo. Significava che stava tramando,
covando qualche strano piano, nutrendo un sogno ridicolo.
- Siamo sempre in tempo a lasciare questo posto - disse Nate. - Ad
andare a Liverpool, a salire su un piroscafo. A tornare a New York.
- Per fare cosa? - ribatt Tessa, cercando di mantenere un tono gentile.
- L non c' niente per noi. Non ora che la zia  morta. Ho dovuto
vendere tutte le nostre cose per pagarle il funerale. L'appartamento 
andato. Non avevo i soldi per l'affitto. Non c' nessun posto per noi a
New York.
- Ce lo costruiremo. Ci rifaremo una vita.
Tessa guard il fratello con tristezza. Le faceva male vederlo cos, il viso
pieno di una supplica disperata, i lividi che gli spuntavano sugli zigomi
come brutti fiori, i capelli biondi ancora appiccicosi di sangue in alcuni
punti. Nate non era come le altre persone, diceva sempre la zia Harriet;
aveva una bella innocenza che andava protetta a tutti i costi.
E Tessa ci aveva provato. Lei e la zia avevano nascosto a Nate la sua
debolezza, le conseguenze dei suoi difetti e dei suoi errori. Non gli
avevano mai detto del lavoro che la zia Harriet aveva dovuto
sobbarcarsi per guadagnare i soldi che lui aveva perso al gioco, delle
frecciate che Tessa aveva dovuto sopportare dagli altri bambini, che lo
chiamavano ubriacone, fannullone. Gli avevano nascosto quelle cose
per evitare di ferirlo. Ma era stato ferito comunque, pens Tessa. Forse
Jem aveva ragione: forse dire la verit  sempre la cosa migliore.
Sedendosi di fronte al fratello, Tessa gli rivolse uno sguardo fermo. -
Non si pu, Nate. Non ancora. Il guaio nel quale ci troviamo ora ci
seguir anche se fuggiamo. E se fuggiamo, quando ci trover saremo
soli. Non ci sar nessuno ad aiutarci o a proteggerci. Abbiamo bisogno
dell'Istituto, abbiamo bisogno dei Nephilim.
Gli occhi azzurri di Nate erano confusi. - Okay.
Tessa, che da quasi due mesi non sentiva altro che voci inglesi, fu
colpita da quell'espressione tipicamente americana, che le fece venire
nostalgia di casa.
- E per colpa mia che sei qui - rivel Nate. - De Quincey mi ha
torturato. Mi ha fatto scrivere quelle lettere e mandare il biglietto. Mi
aveva garantito che non ti avrebbe fatto del male una volta che ti avesse
avuto nelle sue mani, ma poi non mi ha mai permesso di vederti, e ho
pensato... - Nate alz la testa e guard la sorella, con aria ottusa. - Ho
pensato... che tu dovessi odiarmi.
Tessa parl in tono deciso. - Non potrei mai odiarti. Sei mio fratello.
Sangue del mio sangue.
- Pensi che, quando sar tutto finito, potremo tornare a casa?
Dimenticare tutto quello che  successo? Vivere un vita normale?
Vivere una vita normale.
Quelle parole evocarono nella ragazza un'immagine di lei e Nate in un
piccolo appartamento assolato. Lui si sarebbe potuto cercare lavoro, e la
sera lei avrebbe cucinato, mentre nei weekend avrebbero potuto
passeggiare nel parco o andare a Coney Island in treno e prendere la
giostra, o andare in cima alla Iron Tower e guardare i fuochi d'artificio
esplodere di notte sul Manhattan Beach Hotel. Il sole avrebbe brillato
davvero, non come in quella grigia versione piovosa dell'estate, e Tessa
avrebbe potuto essere una ragazza normale, con la testa in un libro e i
piedi saldamente piantati sul familiare selciato di New York.
Quando per prov a trattenere in testa quell'immagine, la visione
sembr sbriciolarsi e staccarsi da lei, come una ragnatela quando si
prova a sollevarla tutta intera tra le mani. Tessa vide il viso di Will, e
quelli di Jem, Charlotte, e perfino quello di Magnus mentre diceva:
Poverina. Ora che conoscete la verit, non potrete mai tornare indietro.
- Non siamo normali - disse la ragazza. - Io non sono normale. E tu lo
sai, Nate.
Lui abbass lo sguardo a terra. - Lo so. - Fece un piccolo gesto
impotente con la mano. - Dunque  vero. Sei quello che de Quincey
diceva che eri. Magica. Diceva che avevi il potere di cambiare forma,
Tessie, di diventare qualsiasi cosa volessi.
- E gli hai creduto?  vero... be', quasi vero... ma all'inizio perfino io
stentavo a crederci.  cos strano...
- Ho visto cose pi strane - mormor Nate con voce cupa. - Dio mio,
avrei dovuto essere io...
Tessa aggrott la fronte. - Che vuoi dire?
Ma prima che il fratello potesse rispondere, la porta si spalanc.
Signorina Gray. - Thomas apparve sulla soglia con aria di scusa. - Il
signorino Will ...
- Il signorino Will  qui. - A parlare era stato lo stesso Nephilim, che
aggir agilmente Thomas, nonostante la mole dell'altro ragazzo.
Indossava ancora i vestiti della sera prima, che apparivano spiegazzati.
Tessa si chiese se avesse dormito sulla sedia nella stanza di Jem. Will
aveva ombre scure sotto gli occhi e sembrava stanco, ma il suo sguardo
si illumin - di sollievo? divertimento? Tessa non avrebbe saputo dirlo -
quando si pos su Nate.
- Ah, il nostro vagabondo  stato finalmente trovato! esclam il
Cacciatore. - Thomas mi dice che vi eravate nascosto dietro le tende.
Nate lo guard con aria ottusa. - Chi siete?
Tessa fece in fretta le presentazioni, sebbene nessuno dei due sembrasse
felice di conoscere l'altro. Nate sembrava ancora in punto di morte, e
Will lo guardava come se fosse una nuova scoperta scientifica, per
giunta non molto interessante.
- E cos, voi sareste un Cacciatore - disse Nate. - De Quincey mi ha
detto che eravate dei mostri.
- Questo prima o dopo che ha provato a mangiarvi? ribatt Will.
Tessa si alz. - Will. Potrei parlarti un secondo in corridoio, per favore?
- Si era aspettata che lui facesse resistenza, ma non fu cos.
Dopo un ultimo sguardo ostile a Nate, Will annu e la segu in silenzio,
chiudendosi la porta del soggiorno alle spalle.
L'illuminazione nel corridoio senza finestre era mutevole, le stregaluci
proiettavano chiazze di luce discreta. Will e Tessa stavano nell'ombra e
si guardavano... con circospezione, pens lei, come gatti arrabbiati che
si muovessero in cerchio in un vicolo.
Fu Will a rompere il silenzio. - Benissimo. Ora mi hai tutto per te nel
corridoio...
- S, s, e migliaia di donne in tutta l'Inghilterra pagherebbero
profumatamente per il privilegio di una simile opportunit - disse Tessa,
sarcastica. - Possiamo mettere da parte per un momento lo sfoggio della
tua arguzia?  importante.
- Vuoi che ti chieda scusa, non  vero? Per quello che  successo in
soffitta?
Tessa, presa alla sprovvista, sbatt le palpebre. - In soffitta?
- Vuoi che dica che mi dispiace di averti baciata.
A quelle parole, il ricordo sorse nuovamente in Tessa con una chiarezza
inaspettata... le dita di Will nei capelli, il tocco della sua mano sul
guanto, la sua bocca sulla propria. Si sent arrossire e sper
disperatamente che non si vedesse nella penombra. - Cosa... no. No!
- Dunque non vuoi che mi dispiaccia - disse Will. Accenn un sorriso,
simile a quello di un bambino piccolo chino sul castello che ha appena
fatto con le costruzioni, prima di distruggerlo con un movimento del
braccio.
- Non mi importa che ti dispiaccia o meno. Non  di questo che volevo
parlare - tagli corto Tessa. - Volevo chiederti di essere gentile con mio
fratello. Ha sostenuto una prova terribile. Non dev'essere interrogato
come una specie di criminale.
La replica di Will fu pi pacata di quanto Tessa si aspettasse. - Lo
capisco. Ma se nasconde qualcosa...
- Tutti nascondono qualcosa! - sbott Tessa, con sua stessa sorpresa. -
Ci sono cose di cui so che si vergogna, ma questo non vuol dire che
debbano interessarti. Neanche tu dici tutto a tutti, no?
Will assunse un'espressione guardinga. - Di cosa stai parlando?
E i tuoi genitori, Will! Perch ti sei rifiutato di vederli? Perch non hai altro
posto dove andare oltre all'Istituto? E perch, in soffitta, mi hai mandato via?
Tessa non dette voce a nessuno di quei pensieri. Invece disse: - Di Jem,
per esempio. Perch non mi hai detto che  malato?
- Jem?- La sorpresa di Will sembrava genuina. - Non voleva che lo
facessi. Li considera affari suoi. E lo sono. Se ben ricordi, non ero
neanche d'accordo che te lo dicesse lui. Pensava di doverti una
spiegazione, ma non era vero. Jem non deve nulla a nessuno. Ci che gli
 successo non  stata colpa sua, eppure ne porta ancora il peso e se ne
vergogna...
- Non ha nulla di cui vergognarsi.
- Tu puoi anche pensarla cos. Altri non vedono alcuna differenza tra
la sua malattia e una dipendenza, e lo disprezzano per la sua debolezza.
Quasi che potesse semplicemente smettere di prendere la droga, se
avesse abbastanza forza di volont. - Will era sorprendentemente amaro.
- L'hanno detto, a volte in sua presenza. Non volevo che sentisse dirlo
anche a te.
- Non lo avrei mai fatto.
- Come avrei potuto indovinare cosa avresti detto? - ribatt Will. - In
realt, non ti conosco. Non pi di quanto tu conosca me.
- Tu non vuoi che nessuno ti conosca - replic lei, brusca. - Benissimo,
non ci prover. Ma non fingere che Jem sia esattamente come te. Forse
preferirebbe che la gente sapesse la verit su di lui.
- Non farlo... - disse Will, e i suoi occhi azzurri si scurirono. - Non
pensare di conoscere Jem meglio di me.
- Se tieni tanto a lui, perch non fai nulla per aiutarlo? Perch non
cercare una cura?
- E pensi che non lo abbiamo fatto? Pensi che Charlotte non abbia
cercato, che Henry non abbia cercato, che non abbiamo assoldato
stregoni, pagato per avere informazioni, chiesto la restituzione di favori?
Immagini che la morte di Jem sia semplicemente qualcosa che tutti noi
abbiamo accettato senza aver neppure lottato per scongiurarla?
- Jem mi ha detto che ha chiesto a tutti voi di smettere di cercare, e che
voi lo avete fatto - afferm Tessa, calma di fronte alla rabbia di Will. -
Non  cos?
- Te l'ha detto lui, davvero?
- Avete smesso?
- Non c' niente da trovare, Tessa. Non c' nessuna cura.
- Non lo sapete. Potevate continuare a cercare senza che lo sapesse.
Magari qualcosa c'. Una sia pur minima possibilit...
Will fece un'espressione stupita. La luce tremolante del corridoio
scuriva le ombre sotto i suoi occhi, i suoi zigomi spigolosi. - Pensi che
dovremmo ignorare i suoi desideri?
- Penso che dovreste fare tutto il possibile, anche se ci significa
mentirgli. Non capisco la vostra rassegnazione al fatto che debba morire.
- E io penso che tu non capisca che a volte l'unica scelta  tra la
rassegnazione e la follia.
Dietro di loro, qualcuno si schiar la gola. - Be', che succede qui? -
chiese una voce familiare.
Tessa e Will erano stati tanto presi dalla conversazione da non sentire
Jem avvicinarsi. Will sussult con l'aria di chi si sente colpevole, quindi
si gir a guardare l'amico, che li osservava con tranquillo interesse. Era
vestito di tutto punto, ma sembrava che si fosse appena svegliato da un
sonno febbrile, con i capelli scompigliati e le guance ardenti.
- Cosa ci fai fuori dal letto? - chiese Will, non del tutto contento di
vederlo.
- Ho incontrato Charlotte nell'atrio. Ha detto che dovevamo riunirci
nel soggiorno per parlare con il fratello di Tessa. - Il tono di Jem era
mite, e dalla sua espressione era impossibile capire quanto avesse colto
della conversazione tra Tessa e Will. - Mi sento abbastanza bene per
stare almeno a sentire.
- Ah, ottimo, siete tutti qui. - Era Charlotte, che veniva di corsa lungo
il corridoio. Dietro di lei avanzava a grandi passi Henry, affiancato da
Jessamine e da Sophie.
Tessa not che Jessie si era cambiata: indossava uno dei suoi abiti pi
belli, di sottile mussola azzurra, e portava una coperta ripiegata. Sophie,
accanto a lei, teneva un vassoio con t e sandwich.
- Sono per Nate? - chiese Tessa, sorpresa. - Il t e la coperta?
Sophie annu. - La signora Branwell ha pensato che dovesse essere
affamato...
- E io ho pensato che forse aveva freddo. La scorsa notte era tutto
scosso dai brividi - intervenne Jessamine, in tono preoccupato. - Allora,
vogliamo portargli una buona volta queste cose?
Charlotte guard Tessa in attesa della sua approvazione, e cos facendo
la disarm. Charlotte voleva essere gentile con Nate; Tessa non poteva
farci niente.
- S. Vi sta aspettando - disse la ragazza.
Grazie, Tessa. - Charlotte apr la porta del soggiorno ed entr, seguita
dagli altri.
Tessa stava per imitarli, quando sent una mano sul braccio, un tocco
cos lieve che avrebbe potuto anche non notarlo.
Era Jem. - Aspetta... Un momento solo.
La ragazza si volt per guardarlo. Attraverso la porta aperta sentiva un
mormorio di voci: il baritono bonario di Henry, il falsetto eccitato di
Jessamine che si faceva pi acuto mentre pronunciava il nome di Nate. -
Che c'?
Jem esit. La mano sul suo braccio era fredda; le dita sembravano
sottili steli di vetro contro la pelle di Tessa. La ragazza si chiese se la
pelle sopra gli zigomi, dove Jem mostrava di essere arrossato e
febbricitante, fosse pi calda al tocco.
- Ma mia sorella... - La voce di Nate fluttu nel corridoio - Non si
unisce a noi? Dov'?
- Non importa. Non  niente. - Con un sorriso rassicurante, Jem lasci
cadere la mano.
Tessa si stup, ma si volt ed entr nel soggiorno, seguita dal Cacciatore.
Sophie era in ginocchio davanti al focolare e attizzava il fuoco.
Nathaniel era ancora nella poltrona, con in grembo la coperta di
Jessamine, la quale sedeva tutta impettita su uno sgabello l accanto,
raggiante di orgoglio. Henry e Charlotte - quest'ultima scoppiando
letteralmente di curiosit - si erano accomodati sul divano di fronte a
Nate. Will, come al solito, sembrava sorreggere la parete a cui era
appoggiato e appariva al tempo stesso irritato e divertito. Mentre Jem
gli si metteva accanto, Tessa fiss la sua attenzione sul fratello. Quando
lei era entrata nella stanza la tensione l'aveva in parte lasciato, ma Nate
aveva ancora un aspetto infelice; tirava la coperta di Jessamine con la
punta delle dita.
Tessa attravers la stanza e sprofond nel pouf ai suoi piedi, resistendo
all'impulso di arruffargli i capelli o di dargli dei colpetti sulla spalla. Li
guardavano tutti, si sarebbe potuto sentire cadere uno spillo. - Nate... -
disse piano. - Presumo che tutti si siano presentati?
Nate, continuando a tirare la coperta, annu.
- Signor Gray, abbiamo gi incontrato il signor Mortmain. - disse
Charlotte. - Ci ha molto parlato di voi. Della vostra passione per il
Mondo Invisibile. E per il gioco.
- Charlotte - protest Tessa.
Nate parl a fatica. -  vero, Tessie.
- Nessuno incolpa tuo fratello di quanto  successo, Tessa. - Charlotte
assunse un tono molto gentile nel rivolgersi nuovamente a Nate. -
Mortmain sostiene che, quando siete arrivato a Londra, sapevate gi che
era coinvolto in pratiche occulte. Come facevate a sapere che era
membro del Pandemonium Club?
Nate esit.
- Signor Gray, abbiamo semplicemente bisogno di capire che cosa vi 
successo. L'interesse di de Quincey per voi... so che non state bene, e
non desideriamo affatto sottoporvi a un duro interrogatorio, ma se
poteste darci anche solo qualche piccola informazione, potrebbe rivelar-
si un aiuto inestimabile.
-  stato tutto grazie al materiale da cucito di zia Harriet - disse Nate a
bassa voce.
- Grazie a cosa? - Tessa sgran gli occhi.
- Zia Harriet ha sempre tenuto il vecchio portagioie di nostra madre
sul comodino accanto al suo letto. Diceva di tenerci il suo materiale da
cucito, ma io... - Nate lece un profondo respiro e continu a parlare
guardando la sorella. -  Ero indebitato. Avevo fatto qualche scommessa
avventata, avevo perso del denaro ed ero nei guai. Non volevo che la
zia lo sapesse. Mi sono ricordato che nostra madre portava un bracciale
d'oro. Mi ero messo in testa che fosse ancora nel portagioie e che zia
Harriet fosse semplicemente troppo testarda per venderlo. Sai com'...
com'era fatta. In ogni caso, non potevo rinunciare all'idea. Sapevo che,
se avessi potuto impegnare il bracciale, avrei rimediato il denaro per
saldare i miei debiti. Cos un giorno, quando tu e zia Harriet eravate
fuori, ho preso la scatola e ci ho frugato dentro. Il bracciale non c'era.
Ma ho trovato un doppio fondo. Non conteneva niente di valore, solo
un fascio pressato di vecchie carte. Sentendovi salire le scale, le ho prese
e le ho portate nella mia stanza. - Nate smise di raccontare. Gli occhi di
tutti erano fissi su di lui.
Dopo un momento, Tessa non si trattenne pi e chiese: - E poi?
- Erano alcune pagine del diario della mamma - riprese Nate. - Erano
state strappate dalla legatura originale e ne mancavano parecchie, ma
erano abbastanza perch riuscissi a ricomporre una strana storia.
Cominciava quando i nostri genitori vivevano a Londra. Nostro padre
era spesso fuori casa per lavoro, negli uffici di Mortmain al porto, ma
nostra madre aveva zia Harriet a farle compagnia e me a tenerla
occupata. Ero appena nato. A un certo punto, nostro padre cominci a
tornare a casa sera dopo sera sempre pi angustiato. Riferiva di strani
arnesi trovati sul pavimento della fabbrica, di pezzi di macchinari che
avevano strani difetti, di rumori sentiti a tutte le ore e perfino della
misteriosa scomparsa del guardiano notturno. Correva inoltre voce che
Mortmain fosse coin volto in pratiche occulte. - Sembrava che Nate
stesse raccontando la storia via via che la ricordava. - Sulle prime,
nostro padre non diede peso alle voci, ma alla fine le rifer a Mortmain,
che ammise ogni cosa. Suppongo chi riuscisse a far suonare tutto
piuttosto innocuo, come se stesse giusto spassandosela un po' con
incantesimi, pentagrammi e roba del genere. Disse che l'organizzazione
di cui faceva parte si chiamava Pandemonium Club. Propose a nostro
padre di partecipare a una delle loro riunioni, e di portare anche la
mamma.
- Portare la mamma? Ma non avrebbe mai voluto una cosa simile...
- Probabilmente no, ma con una giovane sposa e un bambino appena
nato, nostro padre sar stato desideroso di compiacere il suo datore di
lavoro. Accett di andare al Pandemonium e di portarla con s.
- Sarebbe dovuto andare alla polizia...
- Un uomo ricco come Mortmain avrebbe tenuto la polizia in pugno -
la interruppe Will. - Se tuo padre ci fosse andato, avrebbero riso di lui.
Nathaniel si scost i capelli dalla fronte,- sudava, e aveva delle ciocche
incollate alla pelle. - A tarda notte, quando non li avrebbe visti nessuno,
Mortmain mand loro una carrozza che li condusse a casa sua. Poi
mancavano molte pagine, perci non c'erano dettagli su cosa successe
quella notte. Fu la prima volta che andarono ma, come scoprii, non
l'ultima. Si recarono al Pandemonium Club parecchie volte nel corso dei
mesi successivi. Quanto a nostra madre, detestava andarci, ma
continuarono entrambi a partecipare alle riunioni finch qualcosa non
cambi all'improvviso. Non so di cosa si trattasse,- c'erano poche pagine
dopo questo episodio. Ho potuto capire che, quando lasciarono Londra,
lo fecero col favore della notte; non dissero a nessuno dove erano diretti
e non lasciarono nessun recapito. Avrebbero potuto benissimo essere
spariti. Ma nel diario non si faceva parola del perch... - Nathaniel
interruppe la sua storia per un accesso di tosse secca.
Jessamine si affrett verso il vassoio del t che Sophie aveva lasciato
sul tavolino, e un attimo dopo gliene mise in mano una tazza. Nel far
ci lanci un'occhiata di superiorit a Tessa, come per sottolineare che
in realt avrebbe dovuto pensarci prima lei.
Calmata la tosse con il t, Nate continu. - Quando ho trovato le
pagine del diario, mi  sembrato di essermi imbattuto in una miniera
d'oro. Avevo sentito parlare di Mortmain. Sapevo che era ricco come
Creso, anche se era chiaramente un po' svitato. Gli ho scritto dicendogli
che ero Nathaniel Gray, il figlio di Richard ed Elizabeth Gray, che mio
padre era morto e lo stesso mia madre, e che tra le sue carte avevo
trovato delle prove delle sue attivit occulte. Ho accennato al fatto che
ero desideroso di incontrarlo per discutere di un possibile impiego, e
che se non si fosse dimostrato troppo desideroso di incontrarmi, ci
sarebbero stati parecchi giornali interessati al diario di mia madre.
- Che intraprendenza. - Will sembrava davvero colpito.
Nate sorrise.
Tessa gli lanci un'occhiata irritata. - Non essere compiaciuto di te
stesso. Quando Will parla di "intraprendenza", intende "immoralit".
- No, intendevo proprio intraprendenza - ribatt Will. - Quando penso
che qualcosa sia immorale, dico: " qualcosa che avrei potuto fare io".
- Basta, Will - lo interruppe Charlotte. - Lascia che il signor Gray
finisca la sua storia.
- Pensavo che magari mi avrebbe mandato del denaro per comprare il
mio silenzio. Invece ho ricevuto un bigliet to di prima classe per il
piroscafo per Londra e l'offerta ufficiale di un lavoro quando fossi
arrivato. Ho immaginato di aver trovato la pacchia, e per la prima volta
in vita mia ho evitato di mandare tutto in fumo - continu Nate. -
Arrivato a Londra, sono andato dritto a casa di Mortmain, dove sono
stato introdotto nel suo studio. Mi ha accolto con molto calore,
dicendomi quanto fosse contento di vedermi e quanto assomigliassi alla
mia cara madre defunta. Poi si  fatto serio. Mi ha invitato a sedermi e
mi ha detto che gli erano sempre piaciuti i miei genitori e che si era
rattristato quando avevano lasciato l'Inghilterra. Aveva saputo della
loro morte dalla mia lettera. Anche se avessi reso pubblico quanto
sapevo di lui, sarebbe stato felice di darmi un lavoro e di fare tutto ci
che poteva per me, per rispetto alla memoria dei miei genitori. Allora
ho detto a Mortmain che avrei mantenuto il suo segreto... se mi avesse
portato a una riunione del Pandemonium Club: me lo doveva, per
mostrarmi cosa aveva mostrato ai miei genitori. La verit era che
l'accenno al gioco nel diario di mia madre aveva suscitato il mio in-
teresse. Immaginavo la riunione di un gruppo di uomini abbastanza
stupidi da credere nella magia e nei diavoli. Non sarebbe stato certo
difficile vincere un po' di soldi a certi sciocchi. - Nate chiuse gli occhi. -
Mortmain ha accettato, con riluttanza, di portarmi con s. Suppongo
che non avesse scelta. Quella sera la riunione era a casa di de Quincey.
Nell'istante in cui la porta si  aperta, ho capito di essere io lo sciocco.
Non si trattava di un gruppo di dilettanti che a tempo perso si
occupavano di spiritismo. L si faceva sul serio; quello era il Mondo
delle Ombre a cui mia madre aveva fatto solo un accenno fugace nel suo
diario. Era vero. - Nate scosse il capo. - Posso descrivere a stento il mio
senso di turbamento men- tre mi guardavo intorno... la stanza era piena
di creature dall'aspetto indescrivibilmente grottesco. C'erano le Sorelle
Oscure, che mi guardavano di sottecchi da dietro le carte del whist, con
le unghie come artigli. Donne con i visi e le spalle incipriati mi
sorridevano mentre il sangue colava loro dagli angoli della bocca.
Piccole creature dagli occhi cangianti correvano sul pavimento. Non
avevo mai immaginato che cose del genere esistessero davvero, e l'ho
detto a Mortmain. "Ci sono pi cose in cielo e in terra, Nathaniel, di
quante se ne sognino nella tua filosofia"  stata la sua risposta. Be', io
conoscevo la citazione grazie a te, Tessa. Tu mi leggevi sempre Shake-
speare, e ogni tanto ti prestavo perfino attenzione. Stavo per dirgli di
non prendermi in giro, quando ci si  avvicinato un uomo. Ho visto
Mortmain irrigidirsi come un pezzo di legno, quasi fosse spaventato. Mi
ha presentato come Nathaniel, un nuovo impiegato, e mi ha detto il
nome dell'uomo. De Quincey.
De Quincey ha sorriso, e io ho capito subito che non era umano. Non
avevo mai visto un vampiro prima d'allora, con quella loro pelle bianca
cadaverica; e naturalmente, quando sorrise, gli ho visto i denti. Credo di
essermi limitato a sgranare gli occhi mentre lui diceva: "Mortmain, mi
tieni di nuovo nascoste le cose. Questo  pi che un semplice impiegato.
Questo  Nathaniel Gray. Il figlio di Elizabeth e Richard Gray".
Mortmain  sembra to sconcertato e ha farfugliato qualcosa. De Quincey
ha ridacchiato. "A me non sfugge niente, Axel" ha detto. Poi si  rivolto
a me. "Conoscevo vostro padre. Mi piaceva molto. Volete unirvi a me
per una partita a carte?"
Entrando nella casa avevo visto la sala da gioco, na turalmente; ero
attratto dai tavoli da gioco come una fa lena dalla luce. Ho visto
Mortmain scuotere la testa, ma ho accettato ugualmente l'invito. Cos,
ho passato tui ta la notte a giocare a faraone con un vampiro, due lupi
mannari e uno stregone dai capelli arruffati. Quella noi te ho avuto
fortuna... ho vinto fiumi di denaro e bevili" fiumi delle spumeggianti
bevande colorate che veniva in > servite su vassoi d'argento. A un certo
punto Mortmair se n' andato, ma non me ne sono curato. Sono uscito
dalla casa alle prime luci dell'alba in uno stato d'animo esultante, al
settimo cielo... e con l'invito di de Quincey a tornare al club quando ne
avessi avuto voglia.
Sono stato uno sciocco, si capisce. Mi ero divertito tanto perch le
bevande contenevano pozioni preparate dagli stregoni, di quelle che
danno assuefazione. E quella sera mi avevano lasciato vincere.
Naturalmente sono tornato, senza Mortmain, una notte dopo l'altra.
All'inizio vincevo regolarmente, ed  grazie a questo che sono riuscito a
mandare del denaro a te e a zia Harriet, Tessie. Non  stato certo grazie
al mio lavoro da Mortmain. Anelavo in ufficio in maniera irregolare, ma
potevo concen- t rarmi a stento perfino sui semplici compiti che mi veli
ivano assegnati. Non pensavo ad altro che a tornare al club, a bere
ancora, a vincere altro denaro.
Poi ho cominciato a perdere. Pi perdevo, pi ero ossessionato dal
dovermi rifare. De Quincey mi ha sugge- i ito di iniziare a giocare a
credito, cos ho preso in prestito del denaro; ho smesso del tutto di
andare in ufficio. I dormivo tutto il giorno e giocavo tutta la notte. Ho
perso lutto. - La voce di Nathaniel era distante. - Quando ho i icevuto la
tua lettera con la notizia della morte della zia, Tessa, l'ho presa come un
castigo divino. Una punizione pei il mio comportamento. Ho pensato di
fuggire via e di comprare un biglietto di ritorno per New York, quel
giorno stesso... ma non avevo denaro. Disperato, sono andato al club...
avevo la barba lunga, un aspetto orribile, gli occhi rossi. Dovevo
sembrare un uomo davvero a terra, perch  stato allora che de Quincey
mi si  avvicinato per farmi una proposta. Mi ha trascinato in una
stanza lui u tro e ha osservato che dovevo al club pi denaro di Hihinio
chiunque sarebbe mai riuscito a pagare. Sembrava divertito, quel
demonio, e intanto si dava dei colpetti sui polsini per toglierne della
polvere invisibile e mi sorrideva con quei suoi denti aguzzi. Mi ha
chiesto cosa sarei stato disposto a offrire per saldare i miei debiti. Alla
mia stolta risposta - "Qualsiasi cosa" - lui ha replicato: "Che ne dite di
vostra sorella?"
Tessa si sent rizzare i peli delle braccia, e si rese conto con imbarazzo
che gli occhi di tutti i presenti erano puntati su di lei. - Cosa... cosa ha
detto di me?
- Ero stato preso completamente alla sprovvista - prosegu Nate. - Non
ricordavo di avergli mai accennato a te, ma mi ero ubriacato tante di
quelle volte al club, e avevamo parlato molto liberamente... - La tazza di
t che teneva in mano tintinn nel piattino; la mise gi con irruenza. -
Gli ho chiesto cosa potesse mai volere da mia sorella. Mi ha detto che
aveva motivo di credere che uno dei figli di mia madre fosse... speciale.
Aveva pensato che potessi essere io, ma avendo avuto l'agio di
osservarmi aveva capito che l'unica cosa di inusuale in me era la stol-
tezza. - Nate parlava in tono amaro. - "Ma vostra sorella  straordinaria"
mi ha detto de Quincey. "Lei ha tutto il potere che voi non avete. Non
ho alcuna intenzione di farle del male.  fin troppo importante." Non
sapevo cosa rispondere. Ho farfugliato e ho chiesto altri dettagli, ma lui
 stato irremovibile. O gli consegnavo Tessa, o sarei morto. Mi ha anche
spiegato cosa dovevo fare.
Tessa espir lentamente. - De Quincey ti ha ordinato di scrivermi quella
lettera. Di mandarmi i biglietti per il Main. Di farmi venire qui.
Gli occhi di Nate supplicavano perdono e comprensione. - Ha giurato
che non ti avrebbe fatto alcun male. Mi ha detto che voleva soltanto
insegnarti a usare il tuo potere. Che saresti stata onorata e ricca al di l
di ogni immaginazione...
- Oh, allora va bene - lo interruppe Will. - Ci sono forse cose pi
importanti del denaro? - I suoi occhi ardevano di indignazione. Jem non
sembrava meno disgustato.
- Non  colpa di Nate! - esclam Jessamine. - Non lo avete sentito? De
Quincey lo avrebbe ucciso. E poi sapeva chi era, da dove veniva,- alla
fine avrebbe comunque trovato Tessa, e Nate sarebbe morto invano.
- Dunque  questo il tuo giudizio critico, eh, Jess? - replic Will. - E
suppongo che non abbia nulla a che vedere con il fatto che sbavi per il
fratello di Tessa dal momento in cui  arrivato. Qualsiasi mondano pu
servire allo scopo, suppongo, per quanto inetto...
Jessamine emise un roco verso indignato e scatt in piedi. Charlotte,
alzando la voce, cerc di calmarli.
Ma Tessa non ascoltava pi; guardava Nate. Sapeva da un pezzo che
suo fratello era un debole, che quella che sua zia chiamava innocenza
era in realt puerilit stizzosa e viziata; che essendo maschio,
primogenito e bello, Nate era sempre stato il principe del suo minuscolo
regno. Aveva capito che, mentre sarebbe stato suo compito di fratello
maggiore proteggerla, in realt erano sempre state lei e la zia a
proteggere lui.
Ma era suo fratello, gli voleva bene; e il vecchio atteggiamento
protettivo sorse nuovamente in lei, come sempre accadeva e
probabilmente sempre sarebbe accaduto quando c'era in ballo Nate. -
Jessamine ha ragione - disse, alzando la voce per farsi sentire al di sopra
delle grida irate nella stanza. - Non gli sarebbe servito a niente rifiutare
la proposta, ed  inutile discuterne ora. Dobbiamo ancora scoprire quali
sono i piani di de Quincey. Tu li conosci, Nate? Ti ha detto cosa voleva
da me?
Nathaniel scosse la testa. - Una volta che ho accettato di farti venire, mi
ha tenuto prigioniero in casa sua. Naturalmente mi ha fatto mandare
una lettera di dimissioni a Mortmain; quel poveretto deve aver pensato
che ero un bell'ingrato. De Quincey progettava di non perdermi
d'occhio finch non ti avesse avuto nelle sue mani, Tessie; ero la sua
assicurazione. Ha dato alle Sorelle Oscure il mio anello per dimostrarti
che ero in loro potere. Ha continuato a promettermi che non ti avrebbe
fatto alcun male, che dietro suo ordine le Sorelle Oscure ti stavano
semplicemente insegnando a usare il tuo potere. Riferivano ogni giorno
dei tuoi progressi, perci sapevo che eri ancora viva. Vivendo in quella
casa, mi sono ritrovato a osservare le attivit del Pandemonium Club.
Vedevo che c'era una precisa organizzazione dei ranghi. C'era chi stava
molto in basso, ai margini, come Mortmain e i suoi pari. De Quincey e i
capi per lo pi se ne circondavano perch quelle persone avevano molto
denaro, e li stuzzicavano dando loro degli assaggi di magia e del Mon-
do delle Ombre, in modo da farli tornare per incassarne di pi. Poi
c'erano creature come le Sorelle Oscure, che avevano pi potere e
responsabilit nel club. Erano tutte creature soprannaturali, non c'era
nessun umano. E poi, all'apice, c'era de Quincey. Gli altri lo chiamavano
"il Magister". Spesso facevano riunioni a cui gli umani e i ranghi pi
bassi non venivano invitati. E l che ho sentito parlare per la prima
volta dei Cacciatori. De Quincey disprezza i Cacciatori - disse Nate,
rivolgendosi a Henry e Charlotte. - Nutre del rancore contro di loro...
contro di voi. Continuava a dire quanto sarebbero andate meglio le cose
quando i Cacciatori fossero stati distrutti e i Nascosti avessero potuto
vivere e commerciare in pace...
- Che sciocchezze. - Henry sembrava sinceramente offeso. - Non so
proprio che genere di pace pensa che ci sarebbe, senza di noi.
- Diceva che fino ad allora non c'era stato modo di sconfiggere i
Cacciatori perch le loro armi erano superiori. La leggenda raccontava
che Dio aveva destinato i Nephilim a essere guerrieri superiori, perci
nessuna creatura vivente avrebbe potuto distruggerli. Cos de Quincey
ha pensato di provare con una creatura non vivente.
- Gli automi - disse Charlotte. - Il suo esercito meccanico.
Nate sembrava confuso. - Li avete visti?
- La notte scorsa alcuni di essi hanno assalito vostra sorella - disse Will.
- Fortunatamente, quei mostri dei Cacciatori sono intervenuti per
salvarla.
- Non che se la stesse cavando troppo male da sola - mormor Jem.
- Sapete qualcosa delle macchine? - chiese Charlotte. - De Quincey non
ne ha mai parlato in vostra presenza?
Nate si ritrasse sulla poltrona. - S, ma non ci capivo quasi niente. Non
sono portato per la tecnica, a dire il vero...
- E semplice. - Era Henry, con il tono di chi cerchi di calmare un gatto
spaventato. - Per ora, gli automi di de Quincey funzionano grazie a
congegni meccanici. Devono essere caricati, come orologi. Ma nella sua
biblioteca abbiamo trovato la copia di un incantesimo che dimostra
come stia cercando di trovare un modo per animarli, per legare l'energia
demoniaca al guscio meccanico e portarlo in vita.
- Ah, s... parlava proprio di questo! - esclam Nathaniel, come un
bambino compiaciuto di saper dare la risposta esatta a scuola.
Tessa vide quasi le orecchie dei Cacciatori rizzarsi per l'eccitazione. Era
proprio quello che volevano sapere.
- Per questo aveva assoldato le Sorelle Oscure... non solo per
addestrare Tessa. Sono due streghe, e avrebbero dovuto essere in grado
di capire come fare - continu Nate. - E ci sono riuscite. Non  stato
molto tempo fa, appena qualche settimana, ma ci sono riuscite.
- Davvero? - Charlotte era impressionata. - Ma allora perch de
Quincey non l'ha ancora fatto? Cosa sta aspettando?
Nate spost lo sguardo dal viso ansioso di Charlotte a quello di Tessa, e
poi in giro per la stanza. - Io... io pensavo che lo sapeste. Diceva che
l'incantesimo di controllo poteva essere compiuto solo con la luna piena.
A quel punto, le Sorelle Oscure si sarebbero messe all'opera e allora... ha
dozzine di quei cosi immagazzinati nel suo nascondiglio, e so che
progetta di farne molti di pi... centinaia, migliaia, forse. Suppongo che
li animer e...
- La luna piena? - Lanciando un'occhiata alla finestra, Charlotte si
morse il labbro. - Sar molto presto... domani sera, credo.
Jem si raddrizz come un fulmine. - Posso controllare le tabelle lunari
in biblioteca. Torno subito. - E spar attraverso la porta.
Charlotte si rivolse a Nathaniel. - Ne siete proprio sicuro?
Nate annu, deglutendo a fatica. - Quando Tessa  scappata dalle Sorelle
Oscure, de Quincey me ne ha attribuito la colpa, anche se non ne sapevo
niente. Mi ha detto che per punizione mi avrebbe fatto dissanguare dai
Figli della Notte. Prima della festa mi ha tenuto prigioniero per giorni e
giorni, e non stava attento a cosa diceva in mia presenza: per lui era
come se fossi gi morto. L'ho sentito dire che le Sorelle Oscure avevano
messo a punto l'incantesimo di controllo. Che tra non molto i Nephilim
sarebbero stati distrutti, e che i membri del Pandemonium Club
avrebbero potuto controllare Londra al loro posto.
- Avete idea di dove possa nascondersi de Quincey ora che la sua casa
 stata incendiata? - chiese Will.
- Ha un nascondiglio a Chelsea.  l che dovrebbe essere andato con
quelli che gli sono fedeli... un altro centinaio di vampiri del suo clan,
che non erano in casa sua quella sera. - Nate sembrava esausto. - So
esattamente dov' il posto. Posso mostrarvelo su una cartina...
Fu interrotto da Jem, che si precipit nella stanza con gli occhi sbarrati.
- Non  domani - disse. - La luna piena  stasera!
...
.
...
17.
.
INVOCANDO L'OSCURIT.
.
Il vecchio campanile e il muro del giardino.
Sono neri di pioggia autunnale,
E venti desolati invocano ancra.
Presaghi l'oscurit.
Emily Bront; Il vecchio campanile.
.
Mentre Charlotte si precipitava in biblioteca per informare l'Enclave
che quella sera avrebbe dovuto intraprendere un intervento di
emergenza, Henry rimase nel soggiorno con Nathaniel e gli altri.
Aspettava con incredibile pazienza che Nate indicasse diligentemente
su una cartina di Londra il punto in cui credeva fosse il nascondiglio di
de Quincey, una casa a Chelsea, vicino al Tamigi.
- Non so quale sia esattamente, perci dovrete stare attenti - disse
Nate.
- Stiamo sempre attenti - ribatt Henry, ignorando lo sguardo storto
rivoltogli da Will. Dopo non molto, tuttavia, mand Will e Jem
nell'armeria con Thomas per preparare una scorta di lame angeliche e
di altri armamenti. Tessa rimase nel soggiorno con Jessamine e Nate
mentre Henry si affrettava nella cripta per recuperare alcune delle sue
invenzioni pi recenti.
Non appena gli altri se ne furono andati, Jessamine cominci a
svolazzare intorno a Nate... attizz il fuoco per lui, trov un'altra
coperta e gliela mise sulle spalle, si offr di andare a prendere un libro
da leggergli ad alta voce, offerta che lui declin. Se sperava di
conquistare il cuore di Nate colmandolo di premure, pens Tessa, era
destinata a una delusione. Nate considerava naturale essere colmato di
premure e avrebbe notato a stento quelle attenzioni speciali.
- Dunque ora che cosa accadr? - chiese infine Nathaniel, semisepolto
sotto le coperte. - Il signore e la signora Branwell...
- Oh, chiamateli pure Henry e Charlotte. Lo fanno tutti - disse
Jessamine.
- Informeranno l'Enclave - cio tutti gli altri Cacciatori di Londra -
dell'ubicazione del nascondiglio di de Quincey, in modo da poter
pianificare un attacco - spieg Tessa. - Ma sul serio, Nate, non dovresti
preoccuparti di queste cose. Dovresti riposare.
- Perci rimarremo solo noi - osserv Nate a occhi chiusi. - In questo
edificio grande e vecchio. Mi sembra strano.
- Oh, Will e Jem non andranno - disse Jessamine. - Ho sentito
Charlotte parlare con loro nell'armeria quando sono andata a prendere
la coperta.
Nate apr gli occhi. - Non andranno! - Sembrava sbalordito. - Perch no?
- Sono troppo giovani. I Cacciatori sono considerati adulti a
diciott'anni, e per questo genere di impresa - tanto pericolosa che vi
parteciper l'intero Enclave - si tende a lasciare a casa i pi giovani.
Tessa sent una lieve fitta di sollievo, che nascose dicendo in fretta: - Ma
 cos strano. Lasciano che Will e Jem vadano da de Quincey...
- Ed  per questo che ora non possono andare. A quanto pare,
Benedict Lightwood sostiene che l'irruzione in casa di de Quincey sia
riuscita cos male perch Will e Jem non erano sufficientemente
addestrati, sebbene non capisca proprio che colpa possa avere Jem. Se
volete sapere la mia opinione, Lightwood cerca un pretesto per far stare
a casa Gabriel, anche se ha gi compiuto diciotto anni; lo vizia
terribilmente. Charlotte dice che, a sentir lui, ci sono gi stati interi
Enclavi spazzati via in una sola notte, e che i Nephilim hanno il dovere
di lasciare le generazioni pi giovani a continuare la loro missione, per
cos dire.
Tessa si sent torcere lo stomaco. Prima che potesse dire qualcosa, la
porta si apr ed entr Thomas. Aveva con s una pila di vestiti piegati. -
Queste sono delle vecchie cose del signorino Jem - disse a Nathaniel,
con aria leggermente imbarazzata. - Sembrate pi o meno della stessa
taglia, e dovete pur mettervi qualcosa. Se volete venire con me nella
vostra stanza, vedremo se vi vanno bene.
Jessamine alz gli occhi al cielo. Tessa non cap bene perch. Forse
pensava che degli abiti smessi non fossero abbastanza per Nate.
- Grazie, Thomas - disse Nate, alzandosi. - E devo presentarti le mie
scuse per il mio comportamento di prima, quando mi sono nascosto.
Dovevo avere la febbre.  l'unica spiegazione.
Thomas arross. - Faccio solo il mio lavoro, signore.
Forse dovresti dormire un po' - disse Tessa al fratello, notando i cerchi
scuri di stanchezza intorno agli occhi. - Ormai non abbiamo molto da
fare, non fino al loro ritorno.
- In realt, penso di essermi riposato abbastanza - replic Nate,
spostando lo sguardo da Jessamine a Tessa. - Alla fine un uomo deve
pur rimettersi in piedi, no? Credo di potermi azzardare a rimanere
alzato per mette re un boccone sotto i denti, e non mi dispiacerebbe ave-
re un po' di compagnia. A voi dispiacerebbe se tornassi di nuovo qui,
una volta che mi sar vestito?
Certo che no! - Jessamine era felicissima. - Chieder ad Agatha di
preparare qualcosa di leggero. E magari, dopo aver mangiato,
potremmo giocare a carte per tenerci occupati. Credo che sandwich e t
faranno al caso nostro. - Batt le mani mentre Thomas e Nate lasciavano
la stanza, quindi si rivolse a Tessa con gli occhi che le brillavano. - Non
sar divertente?
- Carte? - Tessa, che era rimasta quasi senza parole di fronte alla
proposta di Jessamine, ritrov la voce. - Pensi che dovremmo giocare a
carte? Mentre Henry e Charlotte combattono con de Quincey?
Jessamine scosse la testa. - Come se starsene con il muso lungo potesse
aiutarli! Sono certa che preferirebbero saperci allegri e attivi piuttosto
che tetri e oziosi durante la loro assenza.
Tessa aggrott la fronte. - Non credo proprio che proporre a Nate di
giocare a carte sia una buona idea, Jessamine. Sai perfettamente che ha...
problemi... con il gioco.
- Ma non giocheremo mica d'azzardo - replic l'altra con noncuranza. -
Faremo solo una partitina amichevole. Devi proprio rompere le uova
nel paniere, Tessa?
- Rompere cosa? Jessamine, so che stai solo cercando di tirare su il
morale di Nate. Ma non  questo il modo...
- Gi, suppongo che tu conosca a fondo l'arte di guadagnarsi le
attenzioni degli uomini... - replic brusca Jessamine, con gli occhi
marroni scintillanti di rabbia. - Pensi che non ti abbia visto fare gli occhi
da pesce lesso a Will? Come se fosse... Oh! - Alz le mani. - Lasciamo
stare. Mi dai la nausea. Vado a parlare con Agatha senza di te.
Detto questo, si alz e si avvi verso la porta con aria stizzita. Prima di
sbattersela alle spalle, si ferm sulla soglia per aggiungere: - E lo so che
non ci tieni, ma dovresti almeno sistemarti i capelli. Sembra che ci
abbiano fatto un nido gli uccelli!
Per quanto sciocche Tessa sapeva che fossero, le parole di Jessamine la
ferirono. Torn nella sua stanza per sciacquarsi il viso e passarsi una
spazzola tra i capelli arruffati. Guardando il proprio volto pallido nello
specchio, cerc di non chiedersi se avesse ancora l'aspetto della sorella
che Nate ricordava. Cerc di non immaginare quanto potesse essere
cambiata. Una volta finito, corse nel corridoio... e and quasi a sbattere
contro Will, che era appoggiato alla parete di fronte alla sua porta
intento a esaminarsi le unghie. Con la sua solita noncuranza per
l'etichetta, era in maniche di camicia, il petto attraversato da una serie di
cinghie. Fissata alla schiena aveva una lunga spada sottile, la cui elsa
spuntava sopra la spalla. Infilate nella cintura c'erano parecchie lame
angeliche bianche, lunghe ed esili.
- Io... - La voce di Jessamine echeggi nella mente di Tessa: Pensi che
non ti abbia visto fare gli occhi da pesce lesso a Will? La stregaluce ardeva
fiocamente. Tessa sper che il corridoio fosse abbastanza buio perch
Will non potesse vederla arrossire. - Pensavo che non andassi con
l'Enclave questa sera - osserv alla fine, pi per dire qualcosa che per
altro.
- Non vado. Sto portando queste cose a Charlotte e a Henry gi in
cortile. Benedict Lightwood ha mandato la sua carrozza a prenderli. 
pi veloce della nostra. Dovrebbe essere qui a momenti. - Era buio nel
corridoio, abbastanza buio perch Tessa non potesse essere sicura che
Will stesse sorridendo. - Ti preoccupi della mia incolumit, eh? O
pensavi di donarmi una coccarda perch la indossassi andando in
battaglia, come Wilfred in Ivanhoe?
- Non mi  mai piaciuto quel libro - disse Tessa. - Rowena era una tale
sciocchina. Ivanhoe avrebbe dovuto scegliere Rebecca.
- La ragazza dai capelli neri e non la bionda? Davvero ?
Ormai Tessa era quasi sicura che il ragazzo stesse sorridendo. - Will?
- S?
- Pensi che l'Enclave riuscir davvero a uccidere de Quincey?
- S. - Will parl deciso. - Il tempo delle trattative  passato. Non so se
hai mai visto dei cani aizzati contro dei ratti, in un'arena... be', non
credo che tu ne abbia avuto occasione. Ma  cos che sar questa notte.
L'Enclave mander all'altro mondo i vampiri, l'uno dopo l'altro, finch
non saranno cancellati dalla faccia della terra.
- Vuoi dire che a Londra non ne rimarr neanche uno?
Will fece spallucce. - Dei vampiri ci sono sempre. Ma il clan di de
Quincey sar annientato.
- E una volta che sar tutto finito... una volta che il Magister sar
eliminato... suppongo che io e Nate non avremo pi motivo di stare
all'Istituto, non  vero?
- Be'... s...  vero. - Will sembr sinceramente colto alla sprovvista. -
Immagino che tu preferisca stare in un posto meno... violento. E forse
potresti anche vedere qualcuno dei luoghi pi belli di Londra. L'abbazia
di Westminster...
- Vorrei tornare a casa - disse Tessa. - A New York.
Will non comment.
La stregaluce nel corridoio si era affievolita; Tessa non distingueva
chiaramente il viso del ragazzo, nell'ombra. - A meno che non abbia un
motivo per rimanere - continu, quasi chiedendosi lei stessa cosa
intendesse con ciucile parole. Era pi facile parlare a Will cos, senza
guardarlo in faccia e avvertendo soltanto la sua presenza accanto a lei
nel corridoio buio.
Non lo vide muoversi, ma sent le sue dita toccarle leggermente il dorso
della mano.
- Tessa... Per favore, non preoccuparti. Presto sar tutto sistemato.
Il cuore le batt dolorosamente contro le costole. Che cosa sarebbe stato
sistemato? Non poteva intendere ci che pensava. Doveva sicuramente
intendere qualcos'altro.
- E tu, non desideri tornare a casa? - domand la ragazza.
Will non si mosse, ma le sue dita continuarono a sfiorarle la mano. - Io
non potr mai tornare a casa.
- Perch no? - sussurr Tessa, ma ormai era troppo tardi. Lo sent
ritrarsi, scostare la mano dalla sua. - So che i tuoi genitori sono venuti
all'Istituto quando avevi dodici anni e che ti sei rifiutato di vederli.
Perch? Che cosa ti hanno fatto di tanto terribile?
- Non hanno fatto niente - rispose lui, scuotendo la testa. - Ora devo
andare. Henry e Charlotte mi stanno aspettando.
- Will... - chiam Tessa, ma lui si stava gi allontanando, una sottile
ombra scura che si muoveva verso le scale. - Will, chi  Cecily?
Ma era gi scomparso.
Quando Tessa torn nel soggiorno, Nate e Jessamine erano di nuovo l
e il sole aveva cominciato a tramontare. And subito alla finestra e
guard fuori. Nel cortile sottostante erano riuniti Jem, Henry, Will e
Charlotte; le loro ombre lunghe e scure si proiettavano sui gradini
dell'Istituto. Henry si stava applicando un ultimo iratze sul braccio,
mentre Charlotte sembrava impartire istruzioni ai due Cacciatori pi
giovani. Jem annuiva, ma Tessa capiva anche da quella distanza che
Will, con le braccia conserte, era recalcitrante.
Vuole andare con loro, pens. Non vuole rimanere qui.
Probabilmente anche Jem voleva andare, ma non protestava. - Era
quella la differenza tra i due ragazzi. Una delle differenze.
- Tessie, sicura di non voler giocare? - Nate si gir a guardare la
sorella.
Era di nuovo nella sua poltrona, con un plaid sulle ginocchia, le carte
sparse su un tavolino tra lui e Jessamine accanto a un servizio da t
d'argento e a un piattino di sandwich. Aveva i capelli leggermente
bagnati, come se li avesse lavati, e indossava gli abiti di Jem. Era di-
magrito, Tessa ne era certa, ma Jem era talmente snello che a Nate la sua
camicia andava comunque leggermente stretta al colletto e ai polsini...
in compenso, Jem aveva le spalle pi larghe, e nella sua giacca Nate
appariva di ossatura un po' pi esile.
Tessa stava ancora guardando dalla finestra. Era arrivata una grande
carrozza nera con due torce ardenti disegnate sullo sportello, e Henry e
Charlotte ci stavano salendo. Will e Jem erano scomparsi.
- Certo che  sicura - disse Jessamine con uno sbuffo, non sentendo
rispondere Tessa. - Guardala. Ha una tale aria di disapprovazione.
Tessa stacc lo sguardo dalla finestra. - Non disapprovo un bel niente.
Mi sembra semplicemente che non sia il caso di giocare mentre Henry,
Charlotte e gli altri rischiano la vita.
- S, lo so, l'hai gi detto. - Jessamine mise gi le carte. - Insomma,
Tessa. Succede di continuo. Vanno a combattere, tornano. Non vale la
pena di agitarsi tanto.
Tessa si morse il labbro. - Penso che avrei dovuto salutarli e augurare
loro buona fortuna, ma in tutto quel trambusto...
- Non preoccuparti - disse Jem, entrando in soggiorno seguito da Will.
- I Cacciatori non si salutano, non prima di una battaglia. N si
augurano buona fortuna. Bisogna comportarsi come se il ritorno fosse
certo, e non una questione di fortuna.
- Non abbiamo bisogno di fortuna - afferm Will, lasciandosi cadere
su una sedia accanto a Jessamine, che gli lanci uno sguardo furioso. -
Abbiamo un mandato divino, dopotutto. Con Dio dalla nostra parte, a
cosa ci serve la fortuna? - Aveva un tono terribilmente amaro.
- Oh, smettila di essere cos deprimente, Will - disse Jessamine. -
Stiamo giocando a carte. Unisciti a noi o stai buono.
Will fece una faccia stupita. - A cosa giocate?
- A Papessa Giovanna - rispose Jessamine in tono gelido, distribuendo
le carte. - Stavo giusto spiegando le regole al signor Gray.
- La signorina Lovelace dice che vince chi si libera di tutte le proprie
carte. Mi sembra un controsenso. - Nate le sorrise al di sopra del tavolo,
e Jessamine gli restitu un sorriso svenevole che le fece venire le fossette
nelle guance.
Will guard la tazza fumante posata accanto al gomito di Nate. - C'
del t qui dentro o  solo brandy puro?
Nate avvamp. - Il brandy  corroborante.
- Gi... - disse Jem, con un lieve sarcasmo nella voce. - Spesso
corrobora tanto da spedirti all'ospizio dei poveri.
- Insomma, voi due! Che ipocriti! Come se Will non bevesse, e quanto
a Jem... - Jessamine si interruppe, mordendosi il labbro. - Vi agitate
tanto perch Henry e Charlotte non hanno voluto portarvi con loro.
Perche siete troppo giovani. - Sorrise a Nate al di sopra del tavolo. -
Quanto a me, preferisco la compagnia di un gentleman pi maturo.
Nate ha esattamente due anni pi di Will, non certo un secolo, pens Tessa,
disgustata. E neanche con uno sforzo di immaginazione lo si potrebbe definire
maturo. Ma prima che potesse dire alcunch, un gran rimbombo
echeggi attraverso l'Istituto.
Nate sollev le sopracciglia. - Pensavo che questa non fosse una vera
chiesa. Che non ci fossero campane.
- E infatti non ci sono. Queste non sono campane di chiesa. - Will si
alz. -  il campanello. Significa che qualcuno  al portone e chiede di
conferire con i Cacciatori. E siccome io e Jem siamo i soli Cacciatori qui...
Guard Jessamine, e Tessa cap che aspettava che lo contraddicesse,
dicendo che era anche lei una Cacciatrice. Ma Jessamine stava
sorridendo a Nate, e lui si stava chinando per dirle qualcosa all'orecchio;
nessuno dei due faceva attenzione a qualsiasi altra cosa accadesse nella
stanza.
Jem guard Will e scosse la testa, quindi si girarono tutti e due verso la
porta; mentre uscivano, Jem guard Tessa e scroll leggermente le
spalle.
Vorrei che tu fossi una Cacciatrice.
Cos Tessa interpret quello sguardo, ma forse era solo ci che sperava
dicesse. Forse Jem le stava soltanto rivolgendo un sorriso gentile che
non significava nulla.
Nate si vers un altro po' di acqua bollente e brandy. Lui e Jessamine
avevano smesso di fingere di giocare a carte ed erano chini l'uno
sull'altra, mormorando. Tessa sent una sorda fitta di delusione. In
qualche modo aveva sperato che la terribile prova sostenuta da Nate lo
avesse reso pi riflessivo... pi incline a capire che nel mondo erano in
atto cose pi grandi, pi importan- ( i dei suoi piaceri immediati. Non si
aspettava nulla di meglio da Jessamine, ma ci che un tempo sembrava
af- lascinante in Nate ormai le dava sui nervi in un modo che la
sorprese.
Si chin di nuovo sulla finestra. Nel cortile c'era una i a trozza. Will e
Jem erano sui gradini d'ingresso, in compagnia di un uomo in abito da
sera: indossava un elegante I rac nero, un cappello a cilindro di seta e
un panciotto bianco che scintillava sotto le torce di stregaluce. Le
sembr un mondano, anche se a quella distanza era difficile dirlo.
D'un tratto, l'uomo alz le braccia in un ampio gesto. Tessa vide Will
guardare Jem e quest'ultimo annuire, e si chiese di cosa stessero mai
parlando. Spinse lo sguardo oltre l'uomo, sulla carrozza alle sue spalle...
e impietr. Invece di uno stemma, su uno degli sportelli era dipinto il
nome di una societ: MORTMAIN AND COMPANY.
Mortmain. L'uomo per cui aveva lavorato suo padre, che Nathaniel
aveva ricattato, che aveva introdotto suo fratello nel Mondo delle
Ombre. Cosa ci faceva l?
Tessa guard nuovamente Nate, il sentimento di fastidio spazzato via
da un'ondata di senso protettivo. Se lui avesse saputo che Mortmain era
l, sarebbe stato indubbiamente turbato. La ragazza decise di scoprire
cosa bolliva in pentola. Scivol via dal davanzale e si avvi
tranquillamente verso la porta. Nate, che parlava fitto fitto con
Jessamine, non sembr quasi accorgersi che la sorella lasciava la stanza.
Fu incredibilmente facile per Tessa trovare la grande scala a chiocciola
rivestita di pietra che attraversava il centro dell'edificio. Doveva avere
finalmente imparato a muoversi nell'Istituto, stabil mentre scendeva gli
scalini che portavano al piano terra. Nell'ingresso trov Thomas.
Teneva in mano una spada massiccia con la punta all'ingi, e aveva il
viso serissimo. Dietro di lui, la robusta porta a due ante dell'Istituto era
aperta su un rettangolo di crepuscolo londinese illuminato dal bagliore
delle torce di stregaluce del cortile. Fu sorpreso di vederla. - Signorina
Gray?
Tessa parl a voce bassa. - Cosa succede, Thomas?
Lui fece spallucce. -  il signor Mortmain. Voleva vedere il signore e la
signora Branwell, ma visto che loro non ci sono...
Tessa fece per avvicinarsi alla porta.
Il giovane servitore, allarmato, si mosse per impedirglielo. Signorina
Gray, non credo...
- Dovrai usare quella spada per fermarmi, Thomas - replic Tessa
gelida.
Dopo un attimo di esitazione, il domestico si scans.
Tessa, con un leggero rimorso, sper di non aver ferito i suoi sentimenti,
ma Thomas sembrava pi stupito che altro. Gli pass accanto e si mosse
verso i gradini dell'Istituto, dov'erano Will e Jem. Si stava alzando un
forte vento che le scompigli i capelli e la fece rabbrividire.
Ai piedi della scala c'era l'uomo che aveva visto dalla finestra. Era pi
basso di quanto avesse immaginato: piccolo e asciutto, con un cordiale
viso abbronzato sotto la tesa del cappello a cilindro. Nonostante
l'eleganza dell'abito, aveva l'atteggiamento franco e naturale di un
marinaio o di un commerciante.  Il signore e la signora Branwell sono
stati tanto gentili da farmi visita la scorsa settimana - stava dicendo. - E
sono stati ancora pi gentili, credo, a tenere in qualche modo segreto il
nostro incontro.
- Non hanno riferito all'Enclave dei vostri esperimenti occulti, se 
questo che intendete - ribatt Will in tono piuttosto secco.
Mortmain arross. - S.  stato un vero favore. E avevo pensato di
restituirlo sotto forma di... - L'uomo d'affari spinse lo sguardo oltre Will,
su Tessa. - E lei chi ? Un'altra Cacciatrice?
I due ragazzi si girarono simultaneamente e videro Tessa. Jem sembr
contento della sua presenza. Will invece assunse un'espressione tra
l'esasperato e il divertito. - Tessa, non potresti evitare di ficcare il naso? -
disse, quindi torn a rivolgersi a Mortmain. - Questa  la signorina Gray,
naturalmente. La sorella di Nathaniel Gray.
Mortmain sembr atterrito. - Oh, santo cielo. Avrei dovuto capirlo. Gli
assomigliate, signorina Gray...
- Io non credo che gli assomigli, in realt - disse Will, ma piuttosto
piano, sicch Tessa dubit che Mortmain l'avesse udito.
- Non potete vedere Nate - afferm Tessa. - Non so se  per questo che
siete venuto qui, signor Mortmain, ma non si sente troppo bene. Deve
riprendersi dalla terribile esperienza che ha vissuto.
Le linee agli angoli della bocca di Mortmain si fecero pi profonde. -
Non sono qui per vedere il ragazzo. Riconosco di averlo abbandonato,
in maniera abominevole. La signora Branwell l'ha chiarito...
- Avreste dovuto cercarlo - disse Tessa. - Lo avete lasciato sprofondare
nel Mondo delle Ombre senza lasciare traccia. - Una piccola parte della
sua mente era stupefatta della propria audacia, ma prosegu incurante. -
Quando vi ha detto di essere andato a lavorare per de Quincey, avreste
dovuto fare qualcosa. Sapevate che razza d'uomo fosse... sempre che si
possa chiamarlo uomo
- Lo so. - Mortmain era grigio sotto il cappello.  per questo che sono
qui. Per cercare di rimediare a cin che ho fatto.
- E come intendete farlo? - chiese Jem, con la sua voce chiara e forte. -
E perch adessol
Mortmain guard Tessa. - I vostri genitori erano pei sone buone,
gentili. Mi sono sempre pentito di aver fatto conoscere loro il Mondo
delle Ombre. A quel tempo con sideravo tutto ci un gioco piacevole,
una sorta di scherzo. Da allora ho imparato che le cose stavano
diversamente. Per mitigare quella colpa, vi dir ci che so. Anche se
questo significa che dovr abbandonare l'Inghilterra per sfuggire all'ira
di de Quincey. - L'uomo d'affari sospir. - Qualche tempo fa, de
Quincey mi ha ordin una certa quantit di pezzi meccanici: ingranaggi,
camme, congegni e simili. Non gli ho mai chiesto a cosa gli servissero.
Non si chiedono certe cose al Magister. Solo quando voi Nephilim siete
venuti a trovarmi mi  venuto in mente che forse ne aveva bisogno per
un fine nefasto. Ho indagato, e un informatore all'interno del club mi ha
detto che de Quincey intendeva costruire un esercito di mostri
meccanici destinati a distruggere i ranghi dei Cacciatori. - Mortmain
scosse la testa. - De Quincey e i suoi simili possono disprezzare i
Cacciatori, ma io no. Sono solo un umano. So che essi sono l'unica cosa
e li e si frappone tra me e un mondo in cui io e la mia specie non siamo
che giocattoli dei demoni. Non posso appoggiare quanto sta facendo de
Quincey.
- Tutto questo  molto bello, ma non ci dite nulla che non sappiamo
gi - disse Will, con una sfumatura di impazienza nella voce.
- Sapete anche che de Quincey ha pagato un paio di streghe chiamate
Sorelle Oscure affinch creassero un incantesimo di controllo destinato
ad animare le crature non mediante meccanismi ma tramite energie
demoniache?
- S - rispose Jem. - Ma credo che sia rimasta una sola Sorella Oscura.
Will ha ucciso l'altra.
- Ma sua sorella l'ha riportata in vita con una magia negromantica 
rivel Mortmain con una sfumatura di soddisfazione nella voce, quasi
sollevato di avere finalmente lui un informazione che a loro mancava. -
In questo istante  sono nascoste in un palazzo di Highgate - un tempo
apparteneva a uno stregone fatto uccidere da de Quincey - a lavorare
sull'incantesimo di controllo. Se le mie fonti sono giuste, proveranno a
compierlo stanotte.
Gli occhi azzurri di Will erano scuri e pensosi. - Grazie per
l'informazione, ma de Quincey ben presto non rappresenter pi alcuna
minaccia per noi, e neppure i suoi mostri meccanici.
Mortmain fece tanto d'occhi. - L'Enclave attaccher il Magister? Stanotte?
- Santo cielo! Sapete proprio tutto, eh? E davvero sconcertante in un
mondano - replic Will, con un sorriso amabile.
- Non intendete rispondere... capisco - disse Mortmain in tono dolente.
- Ma dovreste sapere che de Quincey ha a sua disposizione centinaia di
quelle creature meccaniche. Un esercito. Nel momento in cui le Sorelle
Oscure metteranno in pratica il loro incantesimo, l'esercito si animer e
si unir a lui. Se l'Enclave vuole sconfiggerlo, sarebbe saggio assicurarsi
che l'esercito non si animi, o l'impresa sar quasi impossibile.
- Sapete in quale punto esatto di Highgate si trovano le Sorelle Oscure?
- chiese Jem.
Mortmain annu, e rifer quell'informazione.
- Be', ne terremo senz'altro conto. Grazie - disse Will.
- Grazie - gli fece eco Jem. - Buonasera, signor Mortmain.
- Ma... - L'uomo sembr colto alla sprovvista. - Farete qualcosa
riguardo a quanto vi ho rivelato, o no?
- Ho detto che ne terremo conto - ripet Will. - Quanto a voi, signor
Mortmain, mi sembra che siate atteso altrove.
Mortmain guard il suo vestito da sera e ridacchi. - Direi di s.  solo
che... se il Magister scopre che vi ho raccontato tutto, la mia vita
potrebbe essere appesa a un filo.
- Allora forse  il momento che andiate in vacanza - sugger Jem. - Ho
sentito dire che l'Italia  molto piacevole in questa stagione dell'anno.
Mortmain guard Will e Jem, poi alz gli occhi su Tessa. - Se poteste
trasmettere le mie scuse a vostro fratello...
- Non credo, ma grazie comunque, signor Mortmain. - disse la ragazza.
Dopo un lungo silenzio l'uomo annu, quindi si allontan. I tre ragazzi
lo guardarono montare nuovamente in carrozza, poi il suono degli
zoccoli dei cavalli risuon nel cortile mentre la vettura partiva e varcava
rumorosamente il cancello dell'Istituto.
- Cosa pensate di fare riguardo alle Sorelle Oscure? - chiese Tessa.
- Andarle a cercare, naturalmente. - Will aveva il viso arrossato, gli
occhi accesi. - Tuo fratello ha detto che de Quincey aveva dozzine di
creature a sua disposizione,- Mortmain dice che sono centinaia. Se ha
ragione lui, dobbiamo trovare le Sorelle Oscure prima che realizzino
l'incantesimo. Altrimenti per l'Enclave sar una carneficina.
- Ma... forse sarebbe meglio avvertire Henry, Charlotte e gli altri...
- E come? - Will riusc a dare una sfumatura mordace alla domanda. -
Certo, potremmo mandare Thomas ad avvertire l'Enclave, ma non c'
alcuna garanzia che arrivi l in tempo; e se le Sorelle Oscure riescono ad
animare l'esercito, rischia di venire semplicemente ucciso insieme a tutti
gli altri. No, dobbiamo pensare da soli alle Sorelle Oscure. Ne ho gi
uccisa una; io e Jem dovremmo essere in grado di sistemarle tutte e due.
- Ma forse Mortmain si sbaglia - replic Tessa. - Hai solo la sua parola;
potrebbe avere informazioni inesatte.
- E vero - riconobbe Jem. - Ma immagini cosa potrebbe succedere se
cos non fosse e noi lo ignorassimo? Per l'Enclave la conseguenza
potrebbe essere la distruzione totale.
- Forse potrei aiutarvi io - propose Tessa. - Un volta ho combattuto le
Sorelle Oscure insieme a voi. Potrei accompagnarvi...
- No. Non se ne parla neanche - disse Will. - Abbiamo cos poco tempo
per preparare la sortita, che dobbiamo contare sulla nostra esperienza in
combattimento. Mentre tu non ne hai nessuna.
- Alla festa ho tenuto testa a de Quincey...
- Ho detto no. - Il tono di Will non ammetteva repliche.
Tessa guard Jem, che si limit a una scrollata di spalle di scusa, come
per dire che gli dispiaceva ma non si poteva fare altrimenti.
La ragazza spost nuovamente lo sguardo su Will. - E come la
mettiamo con Boadicea? - Per un istante pens che Will avesse
dimenticato cosa le aveva detto nella biblioteca.
Poi il barlume di un sorriso gli curv l'angolo della bocca, quasi avesse
provato a reprimerlo e non ci fosse riuscito. - Un giorno o l'altro sarai
Boadicea, Tessa. Ma non questa sera. - Will si rivolse a Jem. -
Dovremmo chiamare Thomas e dirgli di preparare la carrozza.
Highgate non  vicina; faremmo meglio ad andare.
Quando Will e Jem, in piedi accanto alla carrozza, furono pronti per
andare, era ormai notte fatta. Thomas stava controllando i finimenti dei
cavalli mentre Will, lo stilo simile a un balenio bianco nell'oscurit,
scarabocchiava un marchio sull'avambraccio nudo di Jem. Tessa,
espressa la sua disapprovazione, stava sui gradini e li osservava con
una sensazione di vuoto nello stomaco.
Assicuratosi che i finimenti fossero ben saldi, Thomas si gir e sal
agilmente i gradini, arrestandosi quando Tes sa sollev una mano per
fermarlo.
- Stanno andando? - chiese la ragazza.
Thomas annu. -  tutto pronto perch partano, signorina. - Aveva
provato a convincerli a portarlo con loro, ma Will pensava che Charlotte
si sarebbe arrabbiata se Thomas avesse partecipato alla loro impresa, e
gli aveva detto di no.
- E poi, in casa dovrebbe rimanere un uomo... qualcuno che protegga
l'Istituto mentre noi siamo via. Nathaniel non conta - aveva aggiunto
Will con uno sguardo di traverso a Tessa, che l'aveva ignorato.
Mentre si rimetteva lo stilo in tasca, Jem aveva gli occhi alzati su Will,
che gli fece scivolare gi la manica coprendo i marchi appena tracciati. I
loro visi erano macchie pallide alla luce delle torce.
Tessa alz la mano, quindi l'abbass lentamente. Ripens alle parole di
Jem. I Cacciatori non si salutano, non prima di una battaglia. N si augurano
buona fortuna. Bisogna comportarsi come se il ritorno fosse certo, e non una
questione di fortuna.
I ragazzi, come messi in allerta da quel gesto, si girarono verso di lei.
Anche dal punto in cui si trovava, Tessa pens di scorgere l'azzurro
degli occhi di Will. Quando i loro occhi si incontrarono, il Cacciatore
aveva uno strano sguardo, lo sguardo di qualcuno che si sia appena
svegliato e si chieda se quanto sta guardando sia sogno o realt.
Fu Jem che si allontan bruscamente dal compagno e sal di corsa la
scala verso la ragazza.
Quando la raggiunse, Tessa vide che aveva il viso arrossato, gli occhi
brillanti e ardenti. Si chiese quanta droga gli avesse fatto prendere Will,
in modo che fosse pronto a combattere.
- Tessa...
- Non intendevo salutarvi - disse lei. - Ma... mi sembra strano lasciarvi
andare senza dirvi neppure una parola.
Jem la guard con curiosit. Poi fece qualcosa che la sorprese: le prese la
mano, e gliela gir. Lei abbass lo sguardo sulla mano, sulle unghie
mangiucchiate, sui graffi ancora non rimarginati sulle nocche. Jem baci
la mano con un leggero tocco delle labbra, e quando abbass la testa i
suoi capelli - soffici e leggeri come seta - le sfiorarono il polso. Tessa si
sent percorrere da un'intensa emozione, abbastanza forte da
spaventarla, e rimase ammutolita mentre lui si raddrizzava, la bocca
curvata in un sorriso.
- Mizpah  disse Jem.
Lei lo guard con aria confusa.  Che significa?
-  una specie di saluto senza salutarsi.  un riferimento a un passo
della Bibbia. E lo chiam anche Mizpah, perch disse: "Il Signore star di
vedetta tra me e te, quando noi non ci vedremo pi l'un l'altro".
Tessa non ebbe la possibilit di replicare nulla, perch Jem si era girato
e aveva sceso di corsa gli scalini per raggiungere Will, che era rimasto
immobile come una statua ai piedi della scala, con il viso rivolto verso
l'alto. A Tessa sembr che avesse le mani, infilate nei guanti neri, serrate
a pugno lungo i fianchi. Ma forse era uno scherzo della luce perch,
quando Jem lo raggiunse e lo tocc sulla spalla, Will si gir con una
risata e, senza guardare pi Tessa, salt a cassetta seguito subito dal
compagno. Poi fece schioccare la frusta, e la carrozza varc rumo-
rosamente il cancello, che sbatacchi e si richiuse come spinto da mani
invisibili. Tessa sent la serratura chiudersi con un forte scatto nel
silenzio, e il suono delle campane di una chiesa.
Quando rientr, trov Sophie e Agatha ad aspettarla nell'ingresso. La
cuoca stava dicendo qualcosa a Sophie, che per non sembrava
ascoltarla. La cameriera aveva lo sguardo fisso su Tessa, che stava
entrando, e qualcosa nel suo atteggiamento ricord a Tessa per un
istante il modo in cui Will l'aveva guardata nel cortile. Ma era ridicolo:
al mondo non c'erano due persone pi diverse di Sophie e Will, si disse.
Tessa si fece da parte mentre Agatha andava a chiudere la grande e
pesante porta a due ante. L'aveva appena spinta al suo posto,
ansimando leggermente, quando il pomo del pannello di sinistra, senza
che lo toccassero, cominci a girare.
Sophie aggrott la fronte. - Non possono essere gi tornati, no?
Agatha, con le mani ancora puntate contro la porta, abbass perplessa
lo sguardo sul pomo che girava... quindi arretr mentre la porta si
spalancava davanti a lei.Sulla soglia c'era una figura illuminata dalla
luce dei lampioni alle sue spalle. Per un istante Tessa vide che era alta e
che indossava una giacca logora.
Agatha, con la testa inclinata all'indietro per guardare in su, esclam
con voce spaventata: - Oh, Signore!
La figura si mosse. La luce balen sul metallo. Agatha grid e barcoll;
sembrava che cercasse di indietreggiare davanti all'estraneo, ma che
qualcosa glielo impedisse.
- Buon Dio del Cielo - sussurr Sophie. - Che cos'?
Per un momento Tessa vide tutta la scena congelata, quasi fosse un
quadro: la porta aperta, l'automa, quello con le mani scorticate, ancora
con la stessa giacca grigia consumata. E ancora con il sangue di Jem
sulle mani, seccato e scuro sulla carne ingrigita, e le lamine di rame che
si intravedevano nei punti in cui la pelle era stata graffiata o tirata via.
Una mano macchiata di sangue afferr il polso di Agatha; serrato
nell'altra c'era un lungo coltello sottile. Tessa si mosse in avanti, ma
ormai era troppo tardi. La creatura rote la lama con sorprendente
velocit e l'affond nel petto della cuoca. Agatha grid portando le
mani al coltello. L'automa rimase immobile, lacero e terrificante mentre
la cuoca afferrava l'impugnatura; poi, con sconcertante rapidit,
l'automa ritrasse la lama lasciando che Agatha si accasciasse a terra.
Non rimase a guardarla cadere, ma si gir e usc da dov'era entrato.
Sconvolta, Sophie grid: - Agatha! - E le corse accanto.
Tessa si precipit alla porta. La creatura meccanica stava scendendo i
gradini verso il cortile vuoto; lei la segu con lo sguardo. Da dove
diavolo era venuta, e perch ora se ne andava? Ma non c'era tempo per
soffermarsi sulla questione. Tessa allung la mano verso la corda del
campanello e la tir forte. Mentre il suono si diffondeva nell'edificio,
chiuse la porta con violenza, lasciando ricadere la barra al suo posto,
quindi si gir per aiutare Sophie. Insieme riuscirono a sollevare Agatha
e, in parte trascinandola, la trasportarono attraverso l'ingresso e
caddero in ginocchio al suo fianco. Sophie, strappando strisce di stoffa
dal grembiule bianco e premendogliele sulla ferita, disse stravolta dal
panico: - Non capisco, signorina. Nulla dovrebbe essere in grado di
aprire quella porta... nessuno che non abbia sangue di Cacciatore
dovrebbe poterne girare il pomo. Ma l'automa aveva sangue di Cacciatore,
pens Tessa con improvviso orrore. Il sangue di Jem, che macchiava
come vernice le mani metalliche. Era forse per quello che si era chinato
su Jem, dopo l'aggressione sul ponte? Era forse per quello che era
fuggito, una volta ottenuto ci che voleva? E ci non significava che
sarebbe potuto tornare ogni volta che avesse voluto? Tessa fece per
alzarsi, ma era ormai troppo tardi. La barra che chiudeva la porta si
spezz con un rumore simile a uno sparo e cadde a terra spaccata a
met. Sophie alz lo sguardo e grid di nuovo, ma non si mosse dal
fianco di Agatha mentre la porta si spalancava, una finestra nella notte.
I gradini dell'Istituto non erano pi vuoti; brulicavano, ma non di gente.
Una folla di mostri meccanici avanzava con movimenti a scatti, le facce
inespressive e lo sguardo fisso. Non erano come quelli che Tessa aveva
gi visto. Alcuni sembravano essere stati assemblati tanto alla svelta da
non avere nemmeno facce, ma soltanto ovali di metallo lisci con sopra
attaccati qua e l brandelli di pelle umana. Cosa ancora pi orribile,
alcuni avevano pezzi meccanici invece di braccia o gambe. Un automa
aveva una falce fienaia al posto di un braccio; a un altro sporgeva una
sega dalla manica penzoloni della camicia, macabra parodia di un
braccio vero.
Tessa si alz e si gett contro la porta aperta, cercando di chiuderla. Era
pesante, e sembrava muversi con una lentezza spasmodica. Dietro di
lei, Sophie continuava a gridare impotente; Agatha manteneva un
silenzio agghiacciante. Con un rantolo spezzato, Tessa spinse ancora
una volta la porta...
E ritrasse le mani mentre questa sfuggiva alla sua presa, rimossa dai
cardini come una manciata di erbacce strappata dal terreno. La ragazza
cadde all'indietro. L'automa che aveva afferrato la porta la spalanc e si
lanci in avanti, con i piedi metallici che risuonavano sulla pietra
mentre varcava la soglia barcollando... seguito da un altro e poi un altro
dei suoi fratelli meccanici. Erano una dozzina, e avanzavano verso
Tessa protendendo le braccia mostruose.
Quando Will e Jem raggiunsero il palazzo a Highgate, la luna era
appena sorta. Highgate era situata su un'altura nella zona nord di
Londra, e godeva di un'eccellente vista della citt sottostante, pallida
sotto il chiarore lunare, che trasformava la nebbia e il fumo di carbone
sospesi nell'aria in una nuvola argentea. Una citt di sogno che fluttua
nell'aria, pens Will. Il brano di una poesia aleggiava ai margini della
sua mente, qualcosa sul terribile prodigio di Londra, ma lui aveva i
nervi a fior di pelle per la spasmodica tensione suscitata dalla battaglia
imminente, e non riusc a ricordare bene le parole. La casa era un
grande edificio in stile georgiano circondato da un vasto parco cinto da
un alto muro di mattoni, perci dalla strada si scorgeva soltanto lo
scuro tetto spiovente della mansarda. Mentre si avvicinavano, Will fu
percorso da un brivido gelido, ma non fu sorpreso di provare una
simile sensazione a Highgate. Erano vicini all'estrema periferia della
citt, a quelli che i londinesi chiamavano Gravel Pit Woods, i Boschi
della Cava di Ghiaia, dove durante la Grande Peste erano stati gettati
migliaia di cadaveri. Prive di una vera e propria sepoltura, le loro anime
irate infestavano ancora i paraggi, e a causa loro Will era stato mandato
l pi di una volta. Un cancello di metallo nero inserito nel muro del
palazzo teneva alla larga gli intrusi, ma la runa di Apertura di Jem si
sbarazz della serratura in un attimo. Lasciata la carrozza appena
varcato il cancello, i due Cacciatori si ritrovarono sul vialetto sinuoso
che conduceva all'ingresso anteriore della casa. Il sentiero era invaso
dalle erbacce e dalla vegetazione, e ai suoi lati si stendevano giardini
disseminati di annessi fatiscenti e dei monconi anneriti di alberi secchi.
Jem si rivolse a Will con occhi febbrili. - Andiamo?
Will estrasse una lama angelica dalla cintura. - Israfiel - sussurr, e
dall'arma usc un lampo biforcuto di luce controllata.
Le lame angeliche ardevano tanto luminosamente che Will si aspettava
sempre che emanassero calore, ma erano gelide al tatto. Ramment che
Tessa gli aveva detto che l'Inferno era freddo, e ricacci lo strano
impulso di sorridere a quel ricordo. Stavano fuggendo per salvarsi la
vita, avrebbe dovuto essere terrorizzata, e invece le aveva parlato
dell'Inferno in un marcato accento americano.
-  ora - disse Will.
Salirono i gradini sul davanti della casa e cercarono di aprire la porta.
Pensavano che fosse chiusi invece era aperta e cedette con un sonoro
scricchiolio. Entrarono adagio facendosi luce con le lame angeliche.
Si ritrovarono in un grande atrio. Le finestre ad arco alle loro spalle un
tempo dovevano essere state magnifiche. Ormai i vetri integri si
alternavano a quelli rotti. Attraverso le incrinature a ragnatela si
intravedeva il parco intricato e invaso dalla vegetazione. Il marmo sotto
i loro piedi era crepato e spaccato, le erbacce spuntavano come dalle
pietre del vialetto. Davanti a Will e a Jem una grande scala curva saliva
verso il primo piano in ombra.
- C' qualcosa che non va - sussurr Jem. - Sembra che nessuno abbia
messo piede qui dentro da almeno mezzo secolo.
Aveva appena finito di parlare, che un suono si lev nell'aria notturna,
un suono che fece rizzare i capelli sulla nuca a Will e gli fece bruciare i
marchi sulle spalle. Era un canto... ma non un canto piacevole. Era una
voce capace di raggiungere note inaccessibili a qualsiasi voce umana.
Sopra le loro teste, i ciondoli di cristallo del candeliere tintinnarono
come bicchieri da vino fatti vibrare dal tocco di un dito. I due Cacciatori
si girarono in modo da darsi le spalle. Jem aveva di fronte a s la porta
d'entrata aperta, Will l'ampia scala curva. Qualcosa apparve in cima alle
scale. Sulle prime Will vide solo un motivo alternato di nero e bianco,
un'ombra in movimento. Mentre questa scivolavi verso il basso, il canto
si fece pi forte, e i capelli sulla nuca di Will si rizzarono ancora di pi.
Il sudore gli bagn la fronte, nonostante l'aria gelida. Fu solo quando
l'ombra fu a met delle scale che Will la riconobbe: era la signora Dark,
con il corpo lungo e ossuto ricoperto da una sorta di tonaca da suora,
una veste scura informe che le arrivava ai piedi. Una lanterna spenta le
pendeva dalla mano artigliata. Era sola... ma non completamente, si rese
conto Will mentre la strega si fermava sul pianerottolo, perch
dopotutto quella che stringeva in mano non era una lanterna. Era la
testa mozzata della sorella.
- Per l'Angelo - sussurr Will. - Jem, guarda.
La testa della signora Black spenzolava da una treccia di capelli grigi
che la signora Dark serrava quasi fosse un manufatto di inestimabile
valore. La testa aveva gli occhi aperti e perfettamente bianchi, come
uova sode. Anche la bocca spenzolava aperta, e da un angolo scendeva
un rivolo di sangue nero secco.
La signora Dark smise di cantare e ridacchi come una scolaretta. -
Cattivi, cattivi... Irrompere cos in casa mia. Piccoli Cacciatori cattivi.
- Pensavo che l'altra sorella fosse viva - disse Jem.
- Forse l'ha riportata in vita e poi le ha tagliato di nuovo la testa -
replic Will. - Mi sembra un bel po' di lavoro inutile, ma in fondo...
- Nephilim assassino - url la signora Dark. - Non ti  bastato uccidere
mia sorella una volta, vero? Sei dovuto tornare a impedirmi perfino di
darle una seconda vita. Sai cosa significa essere completamente soli?
- Pi di quanto possiate immaginare - rispose Will in tono teso, e vide
Jem lanciargli un'occhiata di traverso, perplesso. Che idiota sono, pens.
Non dovrei dire certe cose.
La signora Dark ondeggi. - Voi siete mortali. Rimanete soli per un
frammento di tempo, per un singolo respiro dell'universo. Io sar sola
per sempre. - Strinse forte la testa contro di s. - Che differenza fa, per
voi? A Londra avvengono sicuramente crimini pi gravi, che
richiedono l'attenzione dei Cacciatori pi urgentemente dei miei miseri
tentativi di riportare in vita mia sorella.
Lo sguardo di Will incontr quello di Jem, che scroll le spalle. Era
chiaramente confuso quanto lui.
- E vero che la negromanzia  contro la Legge, ma lo  anche
vincolare le energie demoniache - disse Jem. - E questo richiede la
nostra attenzione, e piuttosto urgentemente.
- Vincolare le energie demoniache? - ripet la signora Dark. Sembrava
perplessa.
- Inutile fingere. Conosciamo con precisione i vostri piani - afferm
Will. - Sappiamo degli automi, dell'incantesimo di controllo, e che siete
al servizio del Magister... che in questo momento il resto dell'Enclave
sta andando a snidare nel suo nascondiglio. Prima che la notte sia finita
sar completamente annientato. Non c' nessuno a cui possiate fare
appello, nessun luogo in cui possiate nascondervi.
A quelle parole, la signora Dark divenne pallida come un cencio. - Il
Magister? - sussurr. - Avete trovato il Magister? Ma come...?
- Proprio cos - disse Will. - De Quincey ci  gi scappato una volta,
ma non accadr di nuovo. Sappiamo dove si trova, e...
Ma le sue parole furono soffocate... dalle risa. La signora Dark era china
sulla ringhiera della scala e rideva a crepapelle. Will e Jem la
osservarono confusi mentre si raddrizzava. Lacrime nerastre le
rigavano il volto. - De Quincey, il Magister! - grid. - Quel vampiro
fannullone e azzimato... Oh,  davvero ridicolo! Siete degli sciocchi, dei
piccoli stupidi sciocchi!
...
.
...
18.
.
TRENTA DENARI.
.
Cancellate il suo nome, dunque,
registrate un'altra anima persa,
Un altro compito rigettato,
un altro sentiero non battuto,
Un altro trionfo del diavol
o e un altro dolore per gli angeli,
Un altro torto per l'uomo,
un altro insulto a Dio!
Robert Browning, Il capo perduto.
.
Tessa indietreggi dalla porta barcollando. Dietro di lei Sophie, china
in ginocchio con le mani premute sul petto della cuoca, era raggelata. Il
sangue le sgorgava tra le dita attraverso la fasciatura improvvisata;
Agatha aveva assunto un orribile colore simile allo stucco ed emetteva
un rumore che ricordava quello dell'acqua che gorgoglia in un bollitore.
Nel vedere gli automi spalanc gli occhi e cerc di spingere via Sophie
che, continuando a urlare, si strinse tenacemente a lei, rifiutando di
muoversi.
- Sophie! - Sulle scale risuon uno scalpiccio e Thomas, con il viso
cereo, fece irruzione nell'ingresso stringendo la massiccia spada che
Tessa gli aveva gi visto in pugno. Insieme a lui c'era Jessamine, con
l'ombrellino in mano e Nathaniel, che sembrava terrorizzato. Thomas
spost lo sguardo da Sophie, Tessa e Agatha alla porta. Gli automi si
erano fermati. Erano schierati appena oltre la soglia, immobili come
marionette i cui fili non venissero pi tirati, gli sguardi inespressivi fissi
davanti a s.
- Agatha! - La voce di Sophie si traform in un gemito.
La cuoca era immobile, con gli occhi spalancati ma persi nel vuoto. Le
mani le penzolavano flosce ai fianchi.
Sebbene dare la schiena agli automi le facesse venire la pelle d'oca,
Tessa si chin e mise una mano sulla spalla di Sophie. Questa se la
scroll di dosso,- emetteva piccoli versi lamentosi, come un cane preso a
calci. Tessa si gir a guardare gli automi. Erano ancora immobili come
pezzi degli scacchi, ma quanto poteva durare?
- Sophie, ti prego! - mormor.
Nate ansimava, gli occhi fissi sulla porta, il viso bianco come gesso.
Sembrava che desiderasse solo girarsi e correre via.
Jessamine gli lanci un'occhiata tra il sorpreso e lo sdegnato, quindi si
rivolse a Thomas. - Falla alzare - disse. - A te dar ascolto.
Thomas si chin e, in maniera gentile ma ferma, stacc le mani di
Sophie da Agatha. La cameriera gli si aggrapp. Aveva le mani e le
braccia rosse come se fosse appena uscita da un macello, il grembiule
quasi strappato a met e coperto di impronte insanguinate.
- Signorina Lovelace - disse Thomas a bassa voce, tenendo stretta
Sophie con la mano che non reggeva la spada. - Portate Sophie e la
signorina Gray nel Rifugio...
- No, non sono d'accordo - disse una voce. - O meglio, s, portate via la
cameriera e andatevene dove volete. Ma la signorina Gray rimarr qui.
Come suo fratello.
La voce era familiare... terribilmente familiare. Tessa si gir molto
lentamente.
In piedi tra gli automi immobilizzati, comparso come per magia, c'era
un uomo. Un uomo con lo stesso aspetto comune che Tessa gli aveva
attribuito all'inizio, sebbene il cappello fosse scomparso e la testa che si
andava ingrigendo fosse nuda sotto la stregaluce.
Mortmain.Sorrideva. Non come aveva sorriso in precedenza, con
affabile cordialit. Il sorriso era quasi rivoltante nell'esultanza. -
Nathaniel Gray, bravissimo - disse l'uomo. - Ammetto che la mia fede in
voi  stata messa alla prova - a dura prova - ma vi siete ripreso in
maniera ammirevole dai vostri passi falsi. Sono fiero di voi.
Tessa si gir a guardare il fratello, ma Nate sembrava aver
dimenticato che lei era l... che chiunque altro fosse l. Fissava Mortmain,
con un'espressione stranissima un misto di paura e adorazione -
stampata in faccia. Si fece avanti spingendo da parte la sorella; Tessa
allung la mano per trattenerlo, ma lui l'allontan con un guizzo di
fastidio.
Nate arriv davanti a Mortmain. Quindi, con un grido, si inginocchi e
giunse le mani, come se pregasse. - Il mio unico desiderio  sempre
stato quello di servirvi, Magister.
La signora Dark stava ancora ridendo.
- Ma come? - disse Jem sconcertato, alzando la voce per farsi sentire al
di sopra del suo scroscio di risa. - Cosa volete dire?
Nonostante l'aspetto sparuto, la signora Dark aveva un'aria trionfante.
- De Quincey non  il Magister - disse beffarda. -  solo uno stupido
succhiasangue, non migliore degli altri. Il fatto che siate stati ingannati
cos facilmente dimostra che non avete idea di chi sia il Magister... o di
cosa avete di fronte. Siete morti, piccoli Cacciatori. Due piccoli morti
ambulanti.
Fu troppo per Will. Con un urlo si scagli verso i gradini con la lama
angelica distesa. Jem gli grid di fermarsi, ma troppo tardi. La signora
Dark, con le labbra ritratte dai denti come quelle di un cobra che sibili,
spinse in avanti il braccio e gett la testa recisa della sorella contro Will.
Il Cacciatore la schiv con un urlo di disgusto, e lei ne approfitt per
precipitarsi gi dalle scale, superarlo e sparire nell'ombra che si
stendeva oltre la soglia ad arco sul lato ovest dell'atrio. La testa della
signora Black, intanto, rimbalz gi dai gradini e si ferm delicatamente
contro la punta dello stivale di Will, che abbass lo sguardo e fece una
smorfia. Una delle palpebre della signora Black si era chiusa e la lingua
le spenzolava fuori dalla bocca, grigia e coriacea proprio come se si
stesse facendo beffe di lui.
- Credo di avere la nausea - annunci Will.
- Non hai il tempo di avere la nausea - disse Jem. - Vieni... - E si lanci
dietro alla signora Dark attraverso la soglia ad arco.
Allontanando la testa recisa dell'altra strega con la punta dello stivale,
Will segu di corsa l'amico.
- Magister? - ripet Tessa con aria vacua. Ma  impossibile. De Quincey 
il Magister, si disse. Le creature sul ponte hanno detto di essere al suo servizio.
Nate ha detto... Fiss il fratello. - Nate?
Parlare ad alta voce fu un errore. Lo sguardo di Mortmain cadde sulla
ragazza, e l'uomo sorrise. - Prendete la mutaforma - ordin alle creature
meccaniche. - Non lasciatela scappare.
- Nate! - grid Tessa, ma suo fratello non si gir neppure a guardarla
mentre gli automi, riportati improvvisamente in vita, avanzavano verso
di lei vacillando, ronzando ed emettendo suoni secchi. Uno di loro
l'afferr, e le braccia metalliche le circondarono il petto come una morsa,
lasciandola senza fiato.
Mortmain la guard sogghignando. - Non siate troppo dura con
vostro fratello, signorina Gray. In realt  pi intelligente di quanto non
gli avessi concesso. Mi ha dato lui l'idea di attirare i giovani Carstairs e
Herondale fuori di qui con una storia inverosimile, in modo da poter
entrare indisturbato.
- Che succede? - chiese Jessamine con voce tremante, mentre spostava
lo sguardo da Nate a Tessa e a Mortmain e viceversa. - Non capisco. Chi
 costui, Nate? Perch stai in ginocchio davanti a lui?
-  il Magister - rispose Nate. - E se foste sagge, vi inginocchiereste
anche voi.
Jessamine era incredula. - Questo  de Quincey?
Gli occhi di Nate balenarono. - De Quincey  uno scagnozzo, un servo.
Lui risponde al Magister. Pochi ne conoscono la vera identit; io sono tra
gli eletti. Il preferito.
Jessamine fece un verso di scherno. - Eletto per inginocchiarti a terra, 
cos?
Gli occhi di Nate ebbero un guizzo. Scatt in piedi e grid qualcosa a
Jessamine, ma Tessa non pot sentirlo.
L'automa aveva serrato tanto la presa che la ragazza riusciva a stento
a respirare, e punti neri cominciavano a fluttuarle davanti agli occhi.
Era vagamente consapevole che Mortmain stava urlando alla creatura
di allentare la presa, ma quella non obbediva. Tessa ne ghermiva il
braccio metallico con dita sempre pi deboli, appena consapevole di
qualcosa che le svolazzava sopra la gola, come se un uccello o una
farfalla fossero rimasti intrappolati sotto il colletto del vestito: la
catenina che portava al collo vibrava e si contorceva. La ragazza riusc
ad abbassare lo sguardo annebbiato e vide stupita il piccolo angelo
metallico spuntare fuori dal colletto e librarsi in aria sollevando la
catenina al di sopra della sua testa. Mentre volava alto, gli occhi
sembravano brillare. Per la prima volta le sue ali di metallo erano di-
stese, e Tessa vide che ognuna di esse era orlata da qualcosa di
scintillante e affilato come un rasoio. Mentre lo osservava sbigottita,
l'angelo scese in picchiata come un calabrone e colp con i bordi delle ali
la testa dell'automa, penetrando attraverso il metallo e sollevando una
pioggia di scintille rosse. Le scintille punsero il collo di Tessa come una
pioggia di braci ardenti, ma la ragazza non ci fece quasi caso; la presa
dell'automa si allent, e Tessa si liber con uno strattone mentre quello
girava e vacillava, dimenando le braccia alla cieca davanti a s. Senza
volere le torn alla mente la pantomima di un gentiluomo furioso che
scacciava delle api durante un garden-party.
Mortmain, accorgendosi con un certo ritardo di quell'interferenza,
grid, e le altre creature avanzarono ondeggiando verso Tessa. Lei si
guard freneticamente intorno, ma non vide pi il piccolo angelo.
Sembrava sparito.
- Tessa! Togliti di mezzo! - Una piccola mano fredda le afferr il polso.
Era Jessamine, che la tir indietro mentre Thomas, lasciata Sophie, si
lanciava davanti a lei. Jessamine spinse Tessa dietro di s, verso le scale
in fondo all'ingresso, e avanz facendo roteare l'ombrellino con
un'espressione determinata sul viso. Fu Thomas a sferrare il primo
colpo. Scattando in avanti con la spada, l'affond nel petto di un
automa che barcollava verso di lui con le mani protese. L'automa
indietreggi emettendo un forte ronzio, mentre scintille rosse gli
schizzavano dal petto come sangue. A quella vista Jessamine rise e
picchi a destra e a manca con l'ombrellino. Il suo bordo roteante recise
le gambe di due automi, che caddero in avanti e crollarono al suolo
come pesci gettati a riva.
Mortmain parve stizzito. - Oh, santo cielo. Tu! - Schiocc le dita
indicando un automa che sembrava avere un tubo metallico saldato al
polso destro. - Liberami di lei. Della Cacciatrice.
La creatura sollev le braccia a scatti. Dal tubo di metallo schizz uno
sprazzo di fuoco rosso striato che colp Jessamine in pieno petto,
scaraventandola indietro. L'ombrellino vol via di mano alla ragazza,
che cadde a terra e cominci a contorcersi, con gli occhi aperti e vitrei.
Nathaniel, che si era messo accanto a Mortmain ai margini della
mischia, scoppi a ridere.
Tessa fu percorsa da un ardente lampo di odio, che la impression per
la sua intensit. Avrebbe voluto gettarsi su Nate e affondargli le unghie
nel volto, prenderlo a calci fino a farlo gridare. Non ci sarebbe voluto
molto, lo sapeva; era sempre stato un vile quando c'era in ballo il dolore.
Fece per muoversi, ma le creature, dopo essersi occupate di Jessamine,
si erano di nuovo girate verso di lei.
Thomas, con i capelli incollati al viso dal sudore e un lungo squarcio
rosso sul davanti della camicia, avanz per farle schermo. Brandiva
magnificamente la spada, menando grandi colpi impetuosi. Difficile
credere che non avrebbe fatto a pezzi le creature... ma quelle davano
prova di sorprendente agilit. Evitando i suoi colpi continuavano ad
avanzare, gli occhi fissi su Tessa. Thomas piroett su se stesso e le
rivolse uno sguardo stravolto. - Signorina Gray, adesso! Portate via
Sophie!
Tessa esit. Non voleva scappare. Voleva tenere la posizione. Ma
Sophie era rannicchiata a terra dietro di lei pietrificata, con gli occhi
pieni di terrore.
- Sophie! - grid Thomas, e dal tono della sua voce Tessa cap che
aveva avuto ragione riguardo ai suoi sen timenti per Sophie. - Al
Rifugio! Andate!
- No! - grid Mortmain girandosi verso l'automa che aveva attaccato
Jessamine.
Mentre quello sollevava le braccia, Tessa afferr il polso di Sophie e
cominci a tirarla verso la scala. Un lampi di di fuoco rosso colp la
parete accanto a loro, bruciacchiando la pietra. Tessa lanci un urlo ma
non rallent e continu a trascinare Sophie su per la scala a chiocciola,
mentre l'odore di fumo e di morte le seguiva nella loro corsa.
Will si precipit attraverso la soglia ad arco che separava l'atrio dalla
stanza attigua... e si ferm di colpo. Jem era gi l e si guardava intorno
sconcertato. Sebbene la stanza non avesse altre uscite oltre a quella
attraverso cui erano appena passati, non c'era traccia della signora Dark.
Tuttavia la stanza era tutt'altro che vuota. Un tempo doveva essere stata
una sala da pranzo, e le pareti erano ornate di grandi ritratti, che per
erano stati lacerati fino a diventare irriconoscibili. Dal soffitto pendeva
un grande candeliere di cristallo ricoperto da festoni di ragnatele grigie
che ondeggiavano come antiche tende di pizzo. Un tempo,
probabilmente, il lampadario era stato sospeso su un grande tavolo;
ormai invece dondolava sopra uno spoglio pavimento di marmo su cui
era stata dipinta una serie di disegni negromantici: una stella a cinque
punte inscritta in un cerchio a sua volta inscritto in un quadrato.
All'interno del pentagramma si trovava una ripugnante statua di pietra
raffigurante un orribile demone dalle membra contorte e le mani
artigliate. Dalla testa gli spuntavano due corna.
Nella stanza erano disseminate tracce di magia nera: ossa, piume e
strisce di pelle, pozze di sangue che sembravano spumeggiare come
scuro champagne. Ai lati c'erano delle gabbie vuote e un basso tavolo
su cui erano sparsi coltelli insanguinati e ciotole di pietra colme di
inquietanti liquidi scuri.
Tutti gli spazi compresi tra le cinque punte del pentagramma erano
riempiti di rune e ghirigori che ferirono gli occhi di Will quando vi si
posarono. Erano il contrario delle rune del Libro Grigio, che sembravano
parlare di gloria e di pace. Quelli erano simboli negromantici che
parlavano di rovina e di morte.
- Jem, questi non sono i preparativi per un incantesimo di controllo -
disse Will. - Questa  negromanzia.
- Ha detto che stava provando a riportare in vita la sorella, no?
S, ma non stava facendo altro. - Un terribile, sinistro sospetto aveva
cominciato a prendere forma nei recessi della mente di Will.
L'attenzione di Jem sembrava concentrata su qualcosa dall'altra parte
della stanza. - C' un gatto - disse in un sussurro sommesso,
indicandolo. - In una di quelle gabbie laggi.
Will guard nel punto indicato dall'amico. In effetti, in una delle
gabbie chiuse addossate alla parete era rannicchiato un gatto grigio dal
pelo ritto. - E allora?
-  ancora vivo.
-  solo un gatto. Abbiamo cose pi importanti di cui preoccuparci...
Ma Jem si era gi allontanato. Raggiunse la gabbia dell'animale e la
sollev, portandola all'altezza degli occhi. Il gatto si rivel un persiano
grigio con il muso schiacciato e gli occhi gialli che osservavano Jem con
ostilit. A un tratto inarc la schiena e sibil forte, fissando il
pentagramma.
Jem alz lo sguardo... e sgran gli occhi. - Will... guarda! - disse in
tono ammonitore.
La statua in mezzo al pentagramma si era mossa. Non era pi
accovacciata, si era raddrizzata e adesso stava in piedi. I suoi occhi
ardevano di un bagliore sulfureo. Fu solo quando le sue tre file di denti
si atteggiarono a un sorriso che Will si rese conto che non era di pietra:
era una creatura dalla pelle dura e grigia simile a pietra. Un demone.
Will si pieg e brand istintivamente Israfiel, senza nutrire troppe
speranze sull'utilit di quel gesto. E non si sbagliava. Quando guizz
accanto al pentagramma, la lama rimbalz su un muro invisibile e
cadde rumorosamente sul pavimento di marmo.
Il demone nel pentagramma ridacchi. - Osi attaccarmi qui? - chiese
con voce acuta. - Potresti muovermi contro le armate del Paradiso, e
sarebbero impotenti! Nessun potere angelico pu aprire una breccia in
questo cerchio!
- Signora Dark - disse Will tra i denti.
- Cos finalmente mi riconoscete, eh? Voi Cacciatori non siete mai stati
considerati dei geni. - Il demone scopr le zanne verdastre. - Questa  la
mia vera forma. Una brutta sorpresa per voi, suppongo.
- Direi che  un miglioramento - replic Will. - Non eravate un gran
bello spettacolo, almeno le corna vi conferiscono un tocco drammatico.
- Che cosa siete, allora? - domand Jem, posando la gabbia con dentro
il gatto sul pavimento ai suoi piedi. - Pensavo che voi e vostra sorella
foste due streghe.
Mia sorella lo era - sibil la creatura che era stata la signora Dark. - Io
sono un demone puro... un Eido- lon. Un mutaforma. Come la vostra
preziosa Tessa. Ma a differenza di lei non posso diventare ci in cui mi
trasformo. Non posso toccare le menti dei vivi o dei morti. Perci il
Magister non mi ha voluto. - La voce della creatura suon leggermente
risentita. - Mi ha ingaggiato per addestrarla, la sua preziosa piccola
protetta. E ha ingaggiato anche mia sorella. Noi conosciamo le vie della
trasformazione. Abbiamo saputo costringerla a impararle. Ma non ci 
mai stata grata.
- Deve avervi ferito - disse Jem nel suo tono pi tranquillizzante. Will
apr la bocca, ma vedendo l'occhiata ammonitrice dell'altro la richiuse. -
Vedere Tessa ottenere ci che volevate, e non apprezzarlo.
- Non ha mai capito l'onore che le veniva fatto. La gloria che avrebbe
avuto... - Gli occhi gialli ardevano. - Quando  scappata, l'ira del
Magister  ricaduta su di me... lo avevo deluso. Ha messo una taglia su
di me.
- Questo colp Jem, o almeno cos sembr. - Volete dire che de Quincey
vi voleva morta?
- Quante volte devo dirvi che de Quincey non  il Magister? Il
Magister ... - Il demone si interruppe, con un ringhio. - Stai cercando di
ingannarmi, piccolo Cacciatore, ma con me i tuoi trucchetti non
attaccano.
Jem fece spallucce. - Non potete rimanere in quel pentagramma per
sempre, signora Dark. Alla fine il resto dell'Enclave arriver. Vi
prenderemo per fame. E allora sarete nostra, e sapete che trattamento
riserva l'Enclave a chi infrange la Legge.
La signora Dark sibil. - Mi avr ripudiato, ma temo ancora il
Magister pi di quanto non tema voi o il vostro Enclave.
Pi di quanto non tema l'Enclave.
Avrebbe dovuto avere paura, pens Will. Quello che Jem le aveva detto
era vero. Avrebbe dovuto avere paura, ma non l'aveva. Secondo
l'esperienza di Will, quando qualcuno che avrebbe dovuto avere paura
non l'aveva era raramente per via del coraggio. Di solito significava che
sapeva qualcosa che l'avversario ignorava.
- Se non volete dirci chi  il Magister, forse risponderete almeno a una
semplice domanda - disse Will, la voce dura come l'acciaio. - Axel
Mortmain  il Magister?
Il demone emise un gemito, quindi si port le mani alla bocca e croll
a terra con gli occhi ardenti. - Il Magister... penser che ve l'ho detto io.
Ora non meriter pi il suo perdono...
- Mortmain? - ripet Jem. - Ma  stato lui ad avvisarci... - Rimase in
silenzio. - Ah... - Era sbiancato.
Will sapeva che pensieri di Jem stavano percorrendo la stessa strada
tortuosa che avevano appena percorso i suoi. Probabilmente ci sarebbe
arrivato per primo - Will sospettava che in effetti Jem fosse pi
intelligente di lui - ma gli mancava la propensione a immaginare
quanto c'era di peggio sulle persone. -Mortmain ci ha mentito sulle
Sorelle Oscure e sull'incantesimo di controllo.  stato lui a suggerire per
primo a Charlotte che de Quincey fosse il Magister. Non fosse stato per
lui, non avremmo mai sospettato del vampiro. Ma perch?
- De Quincey  una bestia ripugnante - gemette la signora Dark,
ancora accovacciata all'interno del pentagramma. Sembrava aver deciso
che non aveva pi senso essere reticente. - Disobbediva in
continuazione a Mortmain, desiderando essere egli stesso il Magister.
Una simile insubordinazione andava punita.
Will incroci lo sguardo di Jem. Era certo che stessero pensando
entrambi la stessa cosa.
- Mortmain ha scorto l'occasione di far ricadere la colpa su un rivale -
disse Jem. - Per questo ha scelto de Quincey.
Gli sarebbe stato facile nascondere i progetti degli automi nella
biblioteca di de Quincey - convenne Will. In effetti, il vampiro non ha
mai ammesso che fossero suoi, e neppure  sembrato riconoscerli
quando Charlotte glieli ha mostrati. E poi, Mortmain avrebbe potuto far
dire agli automi sul ponte che erano al servizio del vampiro. Avrebbe
anche potuto incidere il marchio di de Quincey nel petto della ragazza
meccanica e lasciarla nella Casa Oscura affinch la trovassimo... tutto
per sviare l'attenzione da s.
- Ma non  l'unico ad aver puntato il dito su de Quincey - disse Jem
con voce grave. - Anche il fratello di Tessa l'ha fatto. E quando due
persone dicono la stessa bugia...
- Lavorano insieme - termin Will. Sent una sorta di soddisfazione
momentanea, che svan subito. Aveva provato antipatia per Nate, aveva
detestato l'atteggiamento di Tessa nei confronti del fratello, quasi che
non potesse fare nulla di sbagliato, e poi si era disprezzato per la pro-
pria gelosia. Sapere di avere avuto ragione sul carattere di Nate gli
procurava una soddisfazione, ma a quale prezzo?
La signora Dark rise, un acuto suono lamentoso. - Nate Gray... - disse
in tono sprezzante. - Il piccolo tirapiedi umano del Magister. Ha
venduto la sorella a Mortmain, solo per una manciata di denaro. Solo
per un contentino alla sua vanit. Io non avrei mai trattato cos mia
sorella. - La sua voce si trasform in una risata stridula. - E poi dite che
sono i demoni a essere malvagi, e gli umani a dover essere protetti da
noi!
Will la ignor; la sua mente turbinava. Tutta la storia di Nathaniel su
de Quincey era stata un inganno, una bugia per mettere l'Enclave su
una falsa pista. Ma allora perch far apparire Mortmain subito dopo che
se n'era andato?
Per liberarsi di noi, di me e di Jem, pens cupamente Will. Nate non poteva
sapere che noi due non saremmo andati con Charlotte e Henry. Ha dovuto
improvvisare qualcosa alla svelta quando ha visto che rimanevamo all'Istituto.
Perci Mortmain e quel nuovo inganno. Nate era stato complice di
Mortmain fin dall'inizio.
E ora Tessa  all'Istituto, con lui.
Will si sent rivoltare lo stomaco. Avrebbe voluto girarsi e correre fuori
dalla porta, precipitarsi all'Istituto e sbattere la testa di Nate contro il
muro. Solo anni di addestramento e il pensiero di Henry e Charlotte lo
trattennero dov'era. Si gir verso la signora Dark. - Qual  il suo piano?
Cosa trover l'Enclave quando arriver a Carleton Square? Sicuramente
un massacro? Rispondetemi! - url. La paura gli incrin la voce. - O, per
l'Angelo, mi assicurer che l'Enclave vi torturi prima che moriate.
Cos'ha in serbo per loro?
Gli occhi gialli della signora Dark lampeggiarono. - Cosa importa dei
Nephilim al Magister? - sibil. - Cosa gli  mai importato? Li disprezza,
dunque cosa pu volere?
- Tessa! - esclam Jem. - Ma lei  al sicuro all'Istituto, dove neanche il
suo maledetto esercito meccanico pu fare irruzione. Neanche in nostra
assenza...
Una volta, quando godevo della fiducia del Magister, mi parl di un
suo piano per introdursi nell'Istituto - rivel la signora Dark, con voce
carezzevole. - Progettava di imbrattare le mani delle sue creature
meccaniche con il sangue di un Cacciatore, permettendo loro in tal
modo di aprire la porta.
- Il sangue di un Cacciatore?  ripet Will.  Ma...
- Will. - Jem teneva la mano sul petto, nel punto in cui la creatura
meccanica gli aveva lacerato la pelle quella sera sui gradini dell'Istituto.
- Il mio sangue.
Per un istante Will rimase perfettamente immobile, fissando l'amico.
Poi, senza dire una parola, si gir e corse verso la porta della sala da
pranzo; Jem indugi solo un istante per prendere la gabbia del gatto, e
lo segu. Mentre si avvicinavano, la porta si chiuse violentemente come
se fosse stata spinta, e Will si arrest con una scivolata. Poi si gir e vide
Jem dietro di lui, con l'espressione confusa.
Nel suo pentagramma, la signora Dark rideva rumorosamente. -
Nephilim... stupidi, stupidi Nephilim - disse tra scrosci di risa. - Dov' il
vostro angelo ora?
Sotto gli occhi sgranati dei due Cacciatori, alte fiamme comparvero
sulle pareti lambendo le tende che coprivano le finestre e tremolando
lungo i bordi del pavimento. Avevano uno strano colore in cui l'azzurro
si mischiava il verde e un odore denso e sgradevole... un odore demo-
niaco. All'interno della sua gabbia il gatto si dimenava, gettandosi
ripetutamente contro le sbarre e miagolando.
Will estrasse una seconda lama angelica e grid - Anael!
Ne divamp un fascio di luce, ma la signora Dark si limit a ridere. -
Quando il Magister vedr i vostri corpi carbonizzati, mi perdoner!
Allora mi prender di nuovo con s! - La sua risata crebbe, acuta e
terribile.
La stanza era gi oscurata dal fumo. Jem, alzando il braccio per
coprirsi la bocca, disse a Will con voce soffocata: - Uccidila. Uccidila, e il
fuoco si estinguer.
- Non pensi che lo farei se potessi? - replic Will, con la presa serrata
sull'elsa di Anael. -  nel pentagramma.
- Lo so. - Lo sguardo di Jem era eloquente. - Abbattilo, Will.
Will cap all'istante cosa intendeva, senza bisogno di sentirselo dire.
Girando per trovarsi di fronte al pentagramma, alz la scintillante Anael,
prese la mira e la lanci... non verso il demone, ma in alto, verso la
robusta catena di metallo che reggeva il massiccio candeliere. La lama
penetr attraverso la catena come un coltello attraverso la carta, quindi
risuon il rumore di qualcosa che si spezzava.
Il demone ebbe solo il tempo di lanciare un grido prima che il
massiccio candeliere cadesse, una cometa che si schiant a terra in un
turbinio di metallo contorto e vetri in frantumi. I Cacciatori si coprirono
gli occhi con un braccio mentre i detriti piovevano su di loro, frammenti
di pietra, schegge di cristallo e pezzi di ruggine. Il pavimento trem
come per effetto di un terremoto. Quando infine tutto fu calmo,
riaprirono gli occhi. Il candeliere giaceva a terra come il relitto deforme
di un'immensa nave in fondo al mare. La polvere si levava come fumo
da quella rovina, e da un angolo del mucchio di vetro e metallo
frantumato scorreva sul marmo un rivolo di sangue nero verdastro...
Jem aveva visto giusto. Le fiamme erano scomparse. - Ben fatto,
William - disse Jem, con la mano ancora serrata sul manico della gabbia.
I suoi capelli erano diventati ancora pi bianchi per la polvere
d'intonaco, le guance erano striate di cenere.
Will non rispose; non c'era tempo. Spalancando la porta - che si apr
facilmente sotto le sue mani - si precipit fuori dalla stanza.
Sophie e Tessa corsero su per i gradini dell'Istituto finch Sophie non
disse ansimante: - Qui! Questa porta!
Tessa la spalanc e si precipit nel corridoio su cui si apriva.
Sophie liber il polso dalla sua stretta e si gir per richiuderla alle loro
spalle e far scivolare il chiavistello. Quindi ci si appoggi per un istante
respirando a fatica, il viso rigato di lacrime. - signorina Jessamine... 
sussurr.  Pensate che...?
- Non lo so - replic Tessa. - Ma hai sentito Thomas. Dobbiamo
arrivare al Rifugio, Sophie. L saremo al sicuro. - E Thomas vuole che mi
assicuri che tu sia al sicuro, si disse. - Devi mostrarmi dov'. Da sola non
so trovare la strada.
Lentamente Sophie annu e si raddrizz. Avanzarono in silenzio
attraverso una gran quantit di corridoi serpeggianti, finch non
raggiunsero quello che Tessa ricordava dalla notte in cui aveva
incontrato Camille. Dopo aver preso una lampada da un sostegno a
parete, Sophie l'accese e procedettero di corsa, finch finalmente non
raggiunsero la grande porta di ferro con il disegno formato da quattro C.
Fermatasi bruscamente davanti a essa, Sophie si port una mano alla
bocca. - La chiave! - sussurr. - Ho dimenticato quella dannata... mi
scusi, signorina... chiave!
Tessa sent un'ondata di rabbia frustrata, ma la ricacci indietro:
Sophie aveva appena visto morire un'amica tra le sue braccia, non
poteva certo essere biasimata per aver dimenticato la chiave. - Sai dove
Charlotte la tiene? - chiese alla cameriera.
Sophie annu. - Corro a prenderla. Voi aspettate qui, signorina. - Si
avvi di corsa lungo il corridoio.
Tessa la guard allontanarsi finch la cuffietta e le maniche bianche
non svanirono tra le ombre, lasciandola da sola nelle tenebre. L'unica
luce nel corridoio proveniva dall'illuminazione che filtrava da sotto la
porta del Rifugio. Mentre le ombre si addensavano fittamente intorno a
lei, Tessa si premette contro la parete, quasi potesse sprofondare nel
muro. Vedeva ancora il sangue sgorgare dal petto di Agatha e
macchiare le mani di Sophie; sentiva ancora il suono secco del riso di
Nate mentre Jessamine crollava a terra...
Risuon di nuovo, aspro e secco come vetro, echeggiando dall'oscurit
dietro di lei. Sicura di averlo immaginato, Tessa si gir, dando le spalle
alla porta del Rifugio. Davanti a lei nel corridoio, che fino a un attimo
prima era vuoto, c'era qualcuno. Qualcuno con i capelli biondi e un
sogghigno incollato alla faccia. Qualcuno con un lungo coltello sottile
nella mano destra.
Nate.
- Mia cara Tessie, sono rimasto davvero colpito. Non avrei mai
pensato che tu e la cameriera poteste correre cos veloce. - Nate si rigir
il coltello tra le dita. - Sfortunatamente per voi, il mio signore mi ha
dotato di certi... poteri. Posso muovermi pi rapidamente di quanto tu
creda. - Fece un sorrisetto compiaciuto. - Anzi, molto pi rapidamente,
a giudicare da quanto ti ci  voluto a capire cosa stava succedendo di
sotto.
- Nate. - La voce di Tessa tremava. - Non  troppo tardi. Puoi ancora
smettere.
- Smettere cosa? - Nate la guard dritta negli occhi, per la prima volta
da quando si era inginocchiato davanti a Mortmain. - Smettere di
acquisire un incredibile potere e un'immensa conoscenza? Smettere di
essere l'accolito preferito dell'uomo pi potente di Londra? Sarei uno
sciocco se smettessi tutte queste cose, sorellina.
- Accolito preferito? E dov'era quando de Quincey stava per
dissanguarti?
- L'avevo deluso - disse Nate. - Tu l'avevi deluso. Eri scappata dalle
Sorelle Oscure sapendo cosa mi sarebbe costato. Il tuo affetto per me
lascia a desiderare, Tessie.
- Mi sono lasciata torturare dalle Sorelle Oscure per amor tuo. Ho fatto
tutto per te. E tu... tu mi hai fatto credere che de Quincey fosse il
Magister. Tutto ci che hai attribuito a de Quincey era da attribuire a
Mortmain, non  vero? E lui che voleva farmi venire qui.  lui che ha as-
soldato le Sorelle Oscure. Tutte quelle frottole su de Quincey servivano
solo ad attirare l'Enclave fuori dall'Istituto.
Nate fece un sorrisetto compiaciuto. - Cos' che diceva sempre zia
Harriet? Difficilmente l'intelligenza tardiva pu essere definita
intelligenza?
- E cosa trover l'Enclave quando andr all'indirizzo in cui hai detto
che si trovava il covo di de Quincey? Nulla? Una casa vuota, delle
rovine incendiate? - Tessa cominci a indietreggiare davanti al fratello,
finch non urt con la schiena contro la fredda porta di ferro.
Nate la incalz, gli occhi scintillanti come la lama che teneva in mano.
- Oh, accidenti, no. Quella parte era vera. Non avrebbe funzionato se
l'Enclave avesse capito subito che era stato preso in giro, non credi?
Meglio tenerlo occupato... e ripulire il piccolo nascondiglio di de
Quincey lo terr piuttosto occupato. - Il giovane scroll le spalle. - Sei
stata tu a darmi l'idea di far ricadere tutta la colpa sul vampiro. Dopo
quanto  successo l'altra notte, era comunque un uomo morto. I
Nephilim l'avevano nel mirino, e ci lo rendeva inutile per Mortmain.
Mandare l'Enclave a eliminarlo e Will e Jem a liberare il mio signore da
quella pestifera signora Dark... be', in realt fanno tre piccioni con una
fava, no?  un piano furbissimo ideato da me, bando alla modestia.
Si compiace di s, pens Tessa, disgustata.  fiero di s. Una buona parte
di lei avrebbe voluto sputargli in faccia, ma sapeva che, se voleva avere
una possibilit di escogitare una via d'uscita da quella situazione,
doveva continuare a farlo parlare. - Ci hai sicuramente raggirato - disse,
detestandosi. - Quanta verit c'era nella storia che ci hai raccontato? E
quanta menzogna?
- C'era parecchia verit, se proprio vuoi saperlo. Le migliori menzogne
si basano almeno in parte sulla verit. Sono venuto a Londra pensando
di ricattare Mortmain, servendomi delle informazioni che avevo sulle
sue attivit occulte. In realt, se ne infischiava. Voleva darmi
un'occhiata perch non era sicuro che io fossi il primo o il secondo figlio
dei nostri genitori. Pensava che potessi essere te. - Nate sogghign. -
Quando si  reso conto che non ero quello che cercava, era felice come
una pasqua. Sai, voleva una femmina.
- Ma perch? Che cosa vuole da me?
Nate fece spallucce. - Non lo so. E non me ne importa. Mi ha detto che,
se ti avessi consegnato a lui e ti fossi rivelata ci che sperava tu fossi, mi
avrebbe fatto suo discepolo. Dopo la tua fuga, mi ha dato a de Quincey
per vendicarsi. Quando mi hai portato qui, nella tana dei Nephilim, mi
si  presentata la seconda occasione di offrire al Magister quanto mi ero
lasciato sfuggire.
- L'hai contattato? - Tessa era disgustata. Pens alla finestra aperta nel
soggiorno, al viso paonazzo di Nate, alla sua affermazione di non averla
aperta. E invece, in qualche modo, aveva mandato un messaggio a
Mortmain. - Gli hai fatto sapere che eri qui? Che eri disposto a tradirci?
Ma saresti potuto rimanere! Qui saresti stato al sicuro!
- Al sicuro, ma impotente. Qui sono un comune umano, debole e
spregevole. Invece, come discepolo di Mortmain, sar alla sua destra
quando governer l'Impero Britannico.
- Sei pazzo - replic Tessa. - Tutta la faccenda  ridicola.
- Ti assicuro che non lo . Il prossimo anno, a quest'ora, Mortmain si
sar insediato a Buckingham Palace. L'Impero si sottometter al suo
dominio.
- Ma tu non sarai al suo fianco. Lo vedo come ti guarda. Non sei un
discepolo, sei un burattino nelle sue mani. Quando otterr ci che vorr,
ti getter via come spazzatura.
La stretta di Nate si serr sul coltello. - Non  vero.
-  vero - ribad Tessa. - Zia Harriet diceva sempre che eri troppo
credulone,- per questo sei un giocatore tanto scadente. Sei un gran
bugiardo, ma non capisci mai quando si mente a te. La zia diceva...
- Zia Harriet... - Nate fece una risata sommessa. - Che morte sfortunata
la sua. - Sogghign. - Non ti  sembrato un po' strano che vi abbia
mandato una scatola di cioccolatini? Qualcosa che sapevo che tu non
avresti mangiato, ma lei s?
Tessa fu assalita dalla nausea, da un dolore allo stomaco come se Nate
vi stesse rigirando il coltello. - Nate... non puoi averlo fatto... zia Harriet
ti voleva bene!
- Tu non immagini neanche cosa sarei disposto a fare, Tessie. Non ne
hai la pi pallida idea. - Parlava in modo concitato, quasi febbrile nella
sua veemenza. - Mi reputi uno sciocco. Il tuo fratello sciocco che va pro-
tetto dal mondo. Cos facile da abbindolare e menare per il naso. Ti ho
sentito parlare di me con zia Harriet. So che nessuna delle due credeva
che avrei mai combinato alcunch, che avrei fatto qualcosa di cui sareste
potute andare fiere. Ma adesso l'ho fatto. Adesso l'ho fatto - ringhi, come
se fosse del tutto inconsapevole dell'ironia di quelle parole.
- Sei diventato un assassino. E pensi che dovrei andarne fiera? Mi
vergogno di avere il tuo stesso sangue.
- Il mio stesso sangue? Non sei nemmeno umana. Non lo so cosa sei.
Non hai niente a che vedere con me. Dal momento in cui Mortmain mi
ha detto che cosa sei realmente, per me sei morta. Non ho nessuna
sorella.
- E allora perch continui a chiamarmi Tessie? - replic lei, con una
voce cos calma da essere appena udibile perfino a lei stessa.
Per un istante Nate la guard completamente sconcertato. E mentre
Tessa guardava a sua volta suo fratello - il fratello che aveva creduto
fosse tutto ci che le era rimasto al mondo - qualcosa si mosse oltre la
sua spalla, e lei si chiese se per caso non avesse delle allucinazioni, se
magari non fosse sul punto di svenire.
- Non ti ho chiamato Tessie! - Nate sembrava confuso, quasi smarrito.
Una sensazione di insopportabile tristezza si impadron di Tessa. - Sei
mio fratello, Nate. E lo sarai sempre.
Nathaniel strinse gli occhi.
Per un istante Tessa pens che forse l'aveva sentita. Forse ci avrebbe
ripensato.
- Quando tu apparterrai a Mortmain, io sar legato a lui per sempre -
disse Nate. - Perch sono colui che gli ha reso possibile averti.
Tessa ebbe un tuffo al cuore. La cosa oltre la spalla di Nate si mosse di
nuovo, una turbolenza nelle ombre. Era reale, non era frutto della sua
immaginazione. C'era qualcosa dietro Nate. Qualcosa che si muoveva
verso loro due. Tessa apr la bocca, poi la richiuse. Sophie. Sper che
l'altra ragazza avesse il buonsenso di scappare prima che Nate
l'assalisse con il coltello.
- Avanti, non c' motivo di fare tante storie - le disse Nate. - Il
Magister non ti far del male...
- Non puoi esserne sicuro - replic Tessa.
La figura dietro Nate gli era quasi addosso. Aveva in mano qualcosa
di pallido e luccicante. Tessa si sforz di tenere gli occhi inchiodati sul
viso del fratello.
- Ne sono sicuro - disse Nate in tono impaziente. - Non sono uno
sciocco...
All'improvviso la figura si lanci in avanti. L'oggetto pallido e
luccicante si sollev sulla testa di Nate e vi si abbatt sopra di schianto.
Il giovane cadde in avanti, accasciandosi a terra. Quando stramazz sul
tappeto e giacque immobile, con i capelli biondo chiaro macchiati di
sangue, la lama gli rotol via di mano.
Tessa alz lo sguardo. Nella luce fioca vide Jessamine ritta sopra Nate
con un'espressione furiosa sul volto.
La Cacciatrice stringeva ancora in mano i resti di una lampada in
frantumi. -Non sarai uno sciocco - disse, scostando sdegnosamente il
corpo di Nate con la punta della scarpa. - Ma non sei neppure
particolarmente brillante.
Tessa sgran gli occhi. - Jessamine?
La ragazza alz lo sguardo. Aveva il colletto del vestito strappato, i
capelli che le erano sfuggiti dai fermagli e un livido violaceo sulla
guancia destra. Lasci cadere la lampada, che per poco non colp
nuovamente Nate in testa, e disse: - Sto benissimo, se  questo il motivo
di quegli occhi sbarrati. Non era me che volevano, dopotutto.
- Signorina Gray! Signorina Lovelace! - chiam Sophie, senza fiato per
aver fatto le scale di corsa. In una mano teneva la sottile chiave del
Rifugio. Quando raggiunse l'estremit del corridoio abbass lo sguardo
su Nate e spalanc la bocca per la sorpresa. - Sta bene?
- Oh, a chi importa? - replic Jessamine, chinandosi per raccogliere il
coltello lasciato cadere da Nate. - Dopo tutte le bugie che ha detto! Mi
ha mentito! Avevo pensato davvero... - Il volto della ragazza si copr di
un intenso rossore. - Be', ora non ha importanza. - Si raddrizz e si gir
verso la cameriera. - Non startene l a occhi spalancati, Sophie, facci
entrare nel Rifugio prima che Dio solo sa cosa ci assalga e cerchi di
nuovo di ucciderci.
Will si precipit fuori dal palazzo e scese i gradini, seguito a ruota da
Jem. Davanti a loro, il prato appariva spoglio nel chiarore lunare; la
carrozza era dove l'avevano lasciata. Jem fu sollevato nel vedere che i
cavalli non si erano spaventati nonostante il rumore, ma Balios e Xan-
thos, appartenendo ai Cacciatori, avevano visto di peggio.
- Will... - Jem si ferm davanti all'amico, cercando di non far vedere
che aveva bisogno di riprendere fiato. - Dobbiamo tornare al pi presto
all'Istituto.
- Non ti contraddir certo al riguardo. - Will gli rivolse uno sguardo
penetrante.
Jem temette di avere il viso paonazzo e congestionato. La droga, che
aveva assunto in dose massiccia prima di lasciare l'Istituto, si
consumava pi in fretta del dovuto,- in un'altra occasione quella
consapevolezza lo avrebbe fatto fremere dall'ansia. In quel momento,
cerc di non pensarci. - Credi che Mortmain si aspettasse che
uccidessimo la signora Dark? - domand, pi perch aveva bisogno di
qualche altro istante per riprendersi prima di montare in carrozza che
perch ritenesse urgente appurarlo.
Will si frugava in una tasca della giacca aperta. - Credo di s - rispose
con aria quasi assente. - O, pi probabilmente, sperava che ci
uccidessimo a vicenda: per lui sarebbe stato l'ideale.  chiaro che vuole
de Quincey morto e ha deciso di servirsi dei Nephilim come della
propria banda di sgherri. - Estrasse un coltello pieghevole dalla tasca
interna e lo guard compiaciuto. - Un solo cavallo  molto pi veloce di
una carrozza - osserv.
Jem strinse pi forte la gabbia. Dietro le sbarre, il gatto grigio aveva
gli occhi gialli spalancati. - Ti prego, non dirmi che stai per fare ci che
sospetto, Will.
Will apr di scatto il coltello e imbocc il vialetto. - Non c' tempo da
perdere. E Xanthos  perfettamente in grado di tirare la carrozza da solo,
se dentro ci sarai solo tu.
Jem gli and appresso, ma la gabbia pesante e la spossatezza febbrile
lo rallentavano. - Cosa vuoi fare con quel coltello? Non vorrai mica
uccidere i cavalli, vero?
- Certo che no. - Will sollev la lama e cominci a tagliare i finimenti
che tenevano attaccato alla carrozza Balios, il suo preferito tra i due
animali.
- Ah, ho capito. Vuoi andartene in groppa a quel cavallo alla maniera
di Dick Turpin e lasciarmi qui. Sei impazzito?
- Qualcuno deve pur badare a quel gatto. - Sottopancia e tirelle
caddero. Will mont in groppa a Balios.
- Ma... - Jem pos la gabbia. - Will, non puoi...
Era troppo tardi.
Will affond i talloni nei fianchi del cavallo. Balios si impenn e
nitr con il Nephilim risolutamente aggrappato a lui - Jem avrebbe
giurato che sogghignava ; poi piroett su se stesso e si lanci verso il
cancello. In un istante, cavallo e cavaliere scomparvero alla vista.
...
.
...
19.
.
BOADICEA.
.
Destinata a essere mia dal suo primo dolce respiro.
Mia, mia di diritto, dalla nascita alla morte
Mia, mia - l'hanno giurato i nostri padri.
Alfred, Lord Tennyson, Maud.
.
Mentre le porte del Rifugio si chiudevano alle loro spalle, Tessa si
guard intorno con apprensione. La stanza era pi scura di quando vi
era entrata per incontrare Camille. Non c'erano candele accese nei gran-
di candelieri, solo una stregaluce tremolante. La statua dell'angelo
continuava a versare le sue infinite lacrime nella fontana. L'aria era
talmente fredda da gelare le ossa, e Tessa rabbrivid.
Sophie, infilatasi di nuovo la chiave in tasca, sembrava altrettanto
nervosa. - Eccoci qui, dunque. Fa un freddo tremendo in questo posto.
- Be', non ci rimarremo troppo a lungo - disse Jessamine. Il coltello di
Nate le scintillava ancora in mano. - Qualcuno verr a salvarci. Will... o
Charlotte...
- E trover l'Istituto pieno di mostri meccanici. - Le ricord Tessa. - E
Mortmain. - Rabbrivid. - Non sono sicura che sar semplice come pensi.
Jessamine la guard con i gelidi occhi scuri. - Be', non farla sembrare
colpa mia. Se non fosse stato per te, non saremmo in questo guaio.
Sophie era avanzata tra i massicci pilastri, e sembrava piccolissima. La
sua voce echeggi sulle pareti di pietra. - Non  molto gentile da parte
vostra, signorina.
Jessamine si appollai sul bordo della fontana, quindi si alz
nuovamente, con la fronte aggrottata. Si spazzol esasperata il dietro
del vestito, macchiato di umidit.
- Forse no, ma  vero. L'unico motivo per cui il Magister  qui  Tessa.
- Ho detto a Charlotte che era tutta colpa mia - disse Tessa, con calma.
- Le ho chiesto di mandarmi via. Non ha voluto.
Jessamine scosse la testa. - Charlotte ha il cuore tenero, e lo stesso vale
per Henry. Quanto a Will... Will si crede Galahad. Vuole salvare tutti.
Anche Jem. Nessuno di loro ha senso pratico.
- Suppongo che se fossi stata tu a decidere...
- Ti saresti ritrovata in mezzo a una strada - disse Jessamine, con uno
sbuffo. Vedendo come la guardava Sophie, aggiunse: - Oh, insomma!
Non fare tanto la svenevole, Sophie. Agatha e Thomas sarebbero ancora
vivi se fossi stata io a decidere, no?
Sophie impallid, e la cicatrice spicc sulla guancia come l'impronta di
uno schiaffo. - Thomas  morto?
Jessamine sembr rendersi conto di avere commesso un errore. - Non
volevo dire questo.
Tessa le rivolse uno sguardo duro. - Cos' successo, Jessamine? Ti
abbiamo vista ferita...
- E nessuna delle due ha alzato un dito - disse la Cacciatrice, e si
sedette di scatto sul muretto della fontana, dimenticando
evidentemente di preoccuparsi dello stato del vestito. - Ero svenuta... e
quando mi sono ripresa, ho visto che erano andati via tutti tranne
Thomas. Se n'era andato anche Mortmain, ma le creature meccaniche
erano ancora l. Una di esse ha cominciato a inseguirmi, e io ho cercato
il mio ombrellino, ma era stato calpestato e ridotto in brandelli. Thomas
era circondato dalle creature. Sono andata verso di lui, ma mi ha detto
di scappare, e cos... sono scappata. - Sollev il mento con aria di sfida.
Gli occhi di Sophie lampeggiarono. - Lo avete lasciato l? Da solo?
Jessamine depose rumorosamente il coltello sul muretto, con un gesto
stizzito.  Sono una signora, Sophie. Si presume che un uomo si
sacrifichi per la sicurezza di una signora.
- Sciocchezze! - Le mani di Sophie erano piccoli pugni serrati ai suoi
fianchi. - Voi siete una Cacciatrice! E Thomas  solo un mondano!
Avreste potuto aiutarlo. Ma non avete voluto... perch siete egoista! E
orribile!
Jessamine la guard a bocca aperta. - Come osi parlarmi cos, tu...?
Fu interrotta dal rimbombo del pesante batacchio sulla porta del
Rifugio. I colpi si ripeterono, poi una voce familiare le chiam a
squarciagola: - Tessa! Sophie! Sono Will.
- Oh, grazie a Dio - disse Jessamine, chiaramente sollevata di essere
liberata da quella conversazione con Sophie almeno quanto lo era di
venire salvata... e corse verso la porta. - Will! Sono Jessamine. Ci sono
anch'io!
- State tutte e tre bene? - L'ansia che trapelava dalla voce del ragazzo
fece serrare il petto a Tessa. - Cos' successo? Siamo corsi qui da
Highgate. Ho visto la porta dell'Istituto aperta. In nome dell'Angelo,
come ha fatto Mortmain a entrare?
- Ha eluso in qualche modo le protezioni - rispose Jessamine in tono
amaro, allungando la mano verso la maniglia della porta. - Non ho idea
di come abbia fatto.
- Ora ha poca importanza.  morto. E gli automi distrutti.
Il tono di Will era rassicurante...
Ma allora perch non mi sento rassicurata! si chiese Tessa. Si gir a
guardare Sophie, che fissava la porta con la fronte aggrottata, le labbra
che si muovevano molto lievemente come se sussurrasse qualcosa.
Sophie aveva la Vista, ricord Tessa... cos aveva detto Charlotte. La
sensazione di disagio crebbe, mont come un'onda. - Jessamine - grid.
- Jessamine, non aprire la porta...
Ma era troppo tardi. La porta si era spalancata. E sulla soglia c'era
Mortmain, fiancheggiato dai mostri meccanici.
Grazie all'Angelo per gli incantesimi, pens Will.
Lo spettacolo di un ragazzo in groppa a un cavallo nero senza sella che
galoppava lungo Farringdon Road normalmente sarebbe bastato a
suscitare espressioni stupite anche in una metropoli disincantata come
Londra. Ma mentre Will avanzava tra le strade, e il cavallo sollevava
grandi nugoli di polvere impennandosi e sbuffando, nessuno fece una
piega o batt ciglio. Eppure, anche se sembravano non vederlo, i
passanti trovavano dei pretesti - occhiali caduti, una pozzanghera da
aggirare - per togliersi dalla sua strada ed evitare di essere calpestati.
C'erano circa otto chilometri da Highgate all'Istituto,- i due Cacciatori
avevano impiegato tre quarti d'ora a coprire la distanza in carrozza.
Will e Balios ci misero solo venti minuti per fare il percorso inverso,
sebbene il cavallo ansimasse e fosse coperto di sudore quando varca-
rono come una furia il cancello dell'Istituto e si fermarono davanti ai
gradini.
Will ebbe subito un tuffo al cuore. La porta era aperta. Spalancata, quasi
invitante nella notte. Era rigorosamente contrario alla Legge
dell'Alleanza lasciare aperta la porta di un Istituto. Aveva visto giusto;
c'era proprio qualcosa che non andava.
Scivol gi dal cavallo, facendo echeggiare rumorosa mente gli stivali
sui ciottoli. Cerc un modo per legare l'animale, ma aveva tagliato i
finimenti, e poi Balios sembrava propenso a morderlo. Scroll le spalle e
si diresse verso i gradini.
Jessamine rimase senza fiato e balz indietro mentre Mortmain
entrava nella stanza. Sophie grid e si nascose dietro un pilastro. Tessa
era troppo scioccata per muoversi. I quattro automi, due a ogni lato di
Mortmain, guardavano fissi davanti a s con le scintillanti facce
metalliche.
Dietro a Mortmain c'era Nate. Aveva la testa avvolta in una fasciatura
improvvisata sporca di sangue. Dalla parte inferiore della camicia - la
camicia di Jem - era stata strappata una striscia irregolare. Il suo
sguardo ostile cadde su Jessamine. - Stupida puttana! - url, e fece per
muoversi.
- Nathaniel. - La voce di Mortmain schiocc come una frusta; il
giovane si immobilizz. - Questa non  un'arena dove mettere in atto la
tua insignificante vendetta. C' un'altra cosa che ho bisogno che mi
procuri, e tu sai cos'. Vammela a prendere.
Nate esit. Guardava Jessamine come un gatto che fissi un topo.
- Nathaniel. Nell'armeria. Subito.
Nate distolse lo sguardo dalla Cacciatrice. Per un istante guard Tessa,
e la rabbia nella sua espressione si addolc in un sogghigno beffardo.
Poi gir su se stesso e usc a grandi passi dalla stanza,- due delle
creature meccaniche si staccarono dal fianco di Mortmain e lo seguirono.
La porta si chiuse alle sue spalle, e Mortmain sorrise amabilmente. -
Voi due, uscite - ordin, spostando lo sguardo da Jessamine a Sophie.
- No - ribatt la cameriera. Ma neppure Jessamine, con sorpresa di
Tessa, mostr la minima intenzione di andarsene. - Non senza Tessa.
Mortmain scroll le spalle. - Molto bene. - Si rivolse agli automi. - La
Cacciatrice e la cameriera... uccidetele! - Schiocc le dita, e le creature
scattarono in avanti.
Correvano in maniera grottesca, zampettando come topi. Jessamine si
gir per fuggire, ma aveva fatto solo pochi passi che uno degli automi
l'afferr e la sollev da terra. Sophie si precipit tra i pilastri come
Biancaneve in fuga nel bosco, ma le serv a poco. Il secondo automa la
raggiunse in men che non si dica e la gett a terra. A differenza della
cameriera, che strillava, Jessamine era muta come un pesce; l'automa
che la teneva le premeva una mano metallica sulla bocca e con l'altra le
cingeva la vita conficcandole dolorosamente le dita nella carne. I piedi
della Cacciatrice scalciavano invano in aria, come quelli di un criminale
appeso alla corda del boia.
Tessa sent la propria voce uscirle dalla gola come se fosse quella di
un'estranea. - Basta. Per favore... basta!
Sophie si era divincolata dall'automa che la teneva e stava strisciando
a quattro zampe sul pavimento, singhiozzante. L'automa allung una
mano e l'afferr per la caviglia, quindi la tir verso di s facendola
strisciare sul pavimento e lacerandole il grembiule.
- Per favore - ripet Tessa, fissando Mortmain.
- Voi potete fermarli, signorina Gray. Promettetemi che non proverete a
scappare. - Il Magister la guardava con occhi ardenti. - E le lascer
andare.
Gli occhi di Jessamine, visibili al di sopra del braccio metallico che le
serrava la bocca, supplicavano Tessa. L'altro automa era in piedi e
stringeva Sophie, che spenzolava floscia nella sua presa.
- Rimarr. Avete la mia parola - dichiar Tessa. - Lasciatele andare.
Ci fu un lungo silenzio.
Poi Mortmain disse ai suoi mostri meccanici: - L'avete sentita. Portate
le altre ragazze fuori da questa stanza. Portatele di sotto. E non fate loro
del male. - Infine l'uomo fece un sorriso, un lieve sorriso astuto. -
Lasciatemi a quattr'occhi con la signorina Gray.
Ancora prima di varcare la porta d'ingresso, Will prov la sensazione
stridente che stesse accadendo qualcosa di terribile. La prima volta che
l'aveva provata aveva dodici anni e teneva in mano una cassetta di
legno... ma non avrebbe mai immaginato di provare quella sensazione
in un luogo inespugnabile come l'Istituto.
Prima di tutto, nell'istante in cui varc la soglia, vide il corpo di Agatha.
Era distesa supina, con gli occhi vitrei fissi al soffitto, il davanti del
vestito macchiato di sangue. Fu assalito da un'ondata di rabbia quasi
schiacciante, che lo lasci stordito. Mordendosi forte il labbro, si chin a
chiuderle gli occhi, quindi si alz e si guard intorno.
Ovunque erano disseminati i segni di una mischia: frammenti di
metallo squarciato, meccanismi piegati e rotti, chiazze di sangue miste a
pozze di olio. Mentre andava verso la scala, i suoi piedi calpestarono ci
che rimaneva dell'ombrellino di Jessamine. Digrign i denti e prosegu.
E l, accasciato sui gradini pi bassi, c'era Thomas, con gli occhi chiusi,
immobile in una pozza scarlatta che si stava allargando. Accanto a lui,
non lontano dalla sua mano, era posata una spada: aveva il taglio
scheggiato e intaccato, come se l'avesse usata per spaccare delle pietre.
Dal petto di Thomas spuntava un grosso pezzo di metallo. Sembrava la
lama squarciata di una sega, pens Will mentre si accovacciava, o il
frammento acuminato di un arnese pi grande.
Il Cacciatore sent un bruciore pungente in fondo alla gola; la bocca
sapeva di metallo e di rabbia. Raramente si affliggeva durante una
battaglia; metteva da parte le emozioni per dopo... quelle che non aveva
gi imparato a seppellire tanto in profondit che quasi non le avvertiva.
Le seppelliva da quando aveva dodici anni. In quel momento si sentiva
il petto oppresso, ma la sua voce era ferma quando parl. - Salute e
addio, Thomas - disse allungando la mano verso il volto del ragazzo. -
Ave atque...
Una mano scatt e gli afferr il polso. Will guard gi sbalordito,
mentre gli occhi vitrei di Thomas scivolavano verso di lui, di un
marrone pallido sotto la pellicola biancastra della morte.
- Non sono un Cacciatore - disse Thomas, sforzandosi chiaramente di
far uscire le parole di bocca.
- Hai difeso l'Istituto. Hai agito come avrebbe fatto chiunque di noi.
- No. - Thomas chiuse gli occhi. Il suo petto si sollevava appena; la
camicia zuppa di sangue era quasi nera. - Voi li avreste respinti. Sapete
che  cos.
- Thomas... - sussurr Will.
Avrebbe voluto dire: "Stai calmo... quando gli altri arriveranno starai
bene". Ma era chiaro che Thomas non sarebbe stato bene. Era un umano,
e nessuna runa guaritrice avrebbe potuto aiutarlo. Will desider che
Jem fosse l al suo posto. Jem era la persona che un moribondo avrebbe
voluto accanto. Sapeva fare in modo che chiunque pensasse che sarebbe
andato tutto bene, mentre Will in cuor suo sospettava che fossero poche
le situazioni non peggiorate dalla sua presenza.
-  viva - disse Thomas senza aprire gli occhi.
- Come dici? - replic Will, preso alla sprovvista.
- Quella per cui siete tornato. Tessa.  con Sophie. - Thomas parl
come se fosse un fatto risaputo che Will fosse tornato per Tessa. Toss, e
un fiotto di sangue gli usc dalla bocca colandogli sul collo. - Prendetevi
cura di Sophie, Will. Sophie ...
Ma Will non seppe mai che cos'era Sophie, perch la stretta di Thomas
all'improvviso si allent; la sua mano cadde e colp il pavimento di
pietra con un tonfo inquietante.
Il Cacciatore si ritrasse. Aveva visto abbastanza spesso la morte, e
capiva quando era arrivata. Non ci fu bisogno di chiudere gli occhi a
Thomas; erano gi chiusi. - Dormi, allora, servitore buono e fedele dei
Nephilim - disse senza sapere bene da dove venissero quelle parole. - E
grazie.
Non era abbastanza, neanche lontanamente, ma era tutto quello che
poteva dire in quel momento. Will scatt in piedi e si precipit su per la
scala.
La porta era chiusa dietro le creature meccaniche, il Rifugio era
immerso nel silenzio. Tessa sentiva l'acqua sciabordare nella fontana
alle sue spalle.
Mortmain la guardava calmo. Non incuteva paura, pens Tessa. Era un
uomo piccolo, comune, con i capelli scuri che cominciavano a ingrigirsi
sulle tempie e quegli strani occhi chiari.
- Signorina Gray, avevo sperato che la nostra prima volta da soli
sarebbe stata un'esperienza pi piacevole per entrambi.
Gli occhi di Tessa ardevano. - Che cosa siete? Uno stregone?
Mortmain fece un sorriso breve e privo di emozioni. - Un semplice
essere umano, signorina Gray.
- Ma vi siete servito della magia. Avete parlato con la voce di Will...
- Chiunque pu imparare a imitare le voci, con il giusto
addestramento - disse Mortmain. - Un semplice trucco, come un gioco
di prestigio. Nessuno se li aspetta mai. Certo non i Cacciatori. Loro
credono che gli esseri umani non siano buoni a far niente e non servano
a niente.
- No - sussurr Tessa. - Non  vero.
Mortmain fece una smorfia. - Quanto poco tempo avete impiegato per
arrivare ad amarli, i vostri nemici naturali. Presto vi addestreremo a
fare il contrario. - Si mosse in avanti, e Tessa si ritrasse. - Non vi far del
male. Voglio solo mostrarvi qualcosa. - Infil la mano nella tasca della
giacca e ne estrasse un orologio d'oro molto bello appeso a una spessa
catena anch'essa d'oro.
Si sta chiedendo che ore sono? pens Tessa. Represse il folle impulso di
ridacchiare.
Mortmain allung l'orologio verso di lei. - Vi prego, prendetelo,
signorina Gray.
- Non lo voglio.
L'uomo si mosse ancora verso di lei.
Tessa indietreggi finch non sfior il basso muretto della fontana.
- Prendete l'orologio, signorina Gray.
Tessa fece segno di no con la testa.
- Prendetelo, o richiamer i miei servitori meccanici e ordiner loro di
serrare la gola alle vostre due amiche finch non moriranno - minacci
Mortmain. - Non devo fare altro che andare alla porta e chiamarli. A voi
la scelta.
Tessa si sent montare la bile in gola. Fiss l'orologio che le veniva
porto, appeso alla sua catena d'oro. Era chiaramente scarico. Le lancette
avevano smesso di girare da un pezzo, bloccate sulla mezzanotte. Sulla
parte posteriore erano incise in caratteri eleganti le iniziali J.T.S.
- Perch volete che lo prenda? - domand la ragazza.
- Perch voglio che vi trasformiate - rispose Mortmain.
Tessa sollev la testa di scatto e lo fiss incredula.
- Questo orologio apparteneva a qualcuno... qualcuno che ho una gran
voglia di incontrare ancora. - La voce dell'uomo era uniforme, ma
conteneva una specie di corrente sotterranea, un'avida brama che
terrorizzava Tessa pi di qualsiasi ira.  So che le Sorelle Oscure ve
l'hanno insegnato. So che conoscete il vostro potere. Siete la sola
persona al mondo in grado di fare ci che fate. Lo so, perch vi ho
creato io.
- Mi avete creato voi? - Tessa sgran gli occhi. - Non starete dicendo...
non potete essere mio padre...
- Vostro padre? - Mortmain fece una breve risata. - Io sono un umano,
non un Nascosto. Non c' nessun demone in me, e non ne frequento.
Noi due non condividiamo il sangue, signorina Gray. Eppure, se non
fosse stato per me, non esistereste.
- Non capisco...
- Non dovete capire. - La calma di Mortmain si stava visibilmente
esaurendo. - Dovete fare come vi dico. E vi dico di trasformarvi. Ora.
Per Tessa era come stare di nuovo davanti alle Sorelle Oscure,
spaventata e in guardia, con il cuore che le martellava, e sentirsi
ordinare di accedere a una parte di s che la terrorizzava. Sentirsi
ordinare di perdersi in quell'oscurit, in quel nulla tra s e l'altro. Forse
sarebbe stato facile obbedirgli, allungare la mano e prendere l'orologio
come ordinava, abbandonarsi nella pelle altrui come aveva gi fatto,
senza alcuna volont o scelta da parte sua.
Tessa abbass gli occhi, distogliendoli dallo sguardo acceso di
Mortmain, e vide qualcosa scintillare sul muretto della fontana proprio
dietro di lei. Uno schizzo d'acqua, pens per un attimo... e invece era
qualcos'altro. Allora parl, quasi involontariamente. - No.
Mortmain strinse gli occhi. - Come avete detto?
- Ho detto di no. - Tessa si sentiva come se fosse in qualche modo al di
fuori di se stessa e si osservasse lasciare Mortmain di stucco con il suo
coraggio. Era come osservare un'estranea. - Non lo far. A meno che
non mi riveliate cosa intendete dicendo che mi avete creato. Perch
sono cos? Perch avete tanto bisogno del mio potere? State facendo
qualcosa di pi che mettere semplicemente insieme un esercito di
mostri. Lo capisco. Non sono una sciocca come mio fratello.
Mortmain si fece scivolare di nuovo l'orologio in tasca. Il suo viso era
un'orribile maschera di rabbia. - No, non siete una sciocca come vostro
fratello. Lui  uno sciocco e un codardo. Voi siete una sciocca con un po'
di coraggio. Ma vi servir a poco. E saranno le vostre amiche a farne le
spese, sotto i vostri occhi. - L'uomo si gir e si avvi a grandi passi
verso la porta.
Tessa si chin e afferr l'oggetto che aveva visto scintillare alle sue
spalle. Era il coltello che vi aveva lasciato Jessamine, la cui lama brillava
al bagliore delle stregaluci del Rifugio. - Fermo - grid. - Signor
Mortmain, fermo!
L'uomo si gir e vide il coltello. Un'espressione tra il divertito e il
disgustato gli si diffuse sul viso. - Insomma, signorina Gray... pensate
davvero di potermi fare del male con quello? Credevate che fossi
venuto disarmato? - Scost leggermente la giacca, e Tessa vide il calcio
di una pistola brillargli alla cintura.
- No, non credo di potervi fare alcun male. Tessa gir il coltello in
modo da avere l'impugnatura rivolta verso l'esterno e la lama puntata
dritta sul proprio petto.
- Ma se fate un altro passo verso quella porta, vi giuro che mi
conficcher questo coltello nel cuore.
Riparare il pasticcio che Will aveva combinato con i finimenti della
carrozza richiese a Jem pi tempo di quanto avrebbe voluto. Quando
varc rumorosamente i cancelli dell'Istituto e ferm Xanthos davanti ai
gradini d'ingresso, la luna era ormai alta nel cielo in maniera
preoccupante.
Balios, non legato, era ai piedi dei gradini accanto al pilastrino della
ringhiera e sembrava esausto. Will deve aver cavalcato come un diavolo, ma
almeno  arrivato sano e salvo, pens Jem. Era una ben magra
consolazione, visto che la porta dell'Istituto - si rese conto con un guizzo
di orrore - era spalancata. Era uno spettacolo talmente strano... come
guardare un viso senza occhi o un cielo senza stelle. Era qualcosa che
mai avrebbe dovuto verificarsi.
- Will, mi senti?
Non ricevendo risposta, Jem salt gi dalla cassetta e si allung per
prendere il bastone dal pomo di giada. Lo teneva delicatamente,
bilanciando il peso. I polsi avevano cominciato a dolergli, e ci lo
preoccupava. Di solito la cessazione dell'effetto della polvere
demoniaca cominciava sotto forma di dolore alle articolazioni, una
sofferenza sorda che si diffondeva lentamente finch tutto il corpo non
gli bruciava come fuoco. Ma in quel momento non poteva permettersi
di pensare al dolore. Doveva pensare a Will e a Tessa. Non poteva
liberarsi dell'immagine di lei sui gradini, lo sguardo abbassato su di lui
che diceva le parole antiche. Gli era sembrata cos preoccupata, e il
pensiero che potesse essere stata preoccupata per lui gli aveva
procurato un piacere inaspettato.
Si gir per avviarsi su per i gradini, e si ferm. Qualcuno li stava gi
scendendo. Pi di una persona... una folla. Era illuminata alle spalle
dalla luce dell'Istituto, e per un istante Jem la guard sbattendo gli occhi
e scorgendo solo silhouette. Alcune sembravano stranamente deformi.
- Jem! - La voce era alta, disperata. Familiare.
Jessamine.
Sconvolto, Jem si precipit su per le scale, ma si blocc. Davanti a
lui c'era Nathaniel Gray, con i vestiti strappati e macchiati di sangue e la
testa avvolta in una fasciatura improvvisata zuppa di sangue in
corrispondenza della tempia destra. Aveva un'espressione torva. Ai
suoi fianchi, come servitori obbedienti, c'erano due automi.  Dietro ce
n'erano altri due. Uno teneva Jessamine, che si dibatteva; l'altro Sophie,
semicosciente.
- Jem! - grid Jessamine. - Nate  un bugiardo. Ha aiutato Mortmain
tutto questo tempo...  Mortmain il Magister, non de Quincey...
Nathaniel si gir. - Falla stare zitta! - ordin all'automa dietro di lui.
Le braccia di metallo si strinsero intorno a Jessamine, che rimase senza
fiato e tacque, con il volto sbiancato per il dolore. I suoi occhi
guizzarono verso l'automa a destra di Nathaniel.
Seguendo quello sguardo, Jem vide che la creatura teneva in mano il
familiare quadrato dorato della Pyxis.
Nel vedere l'espressione sul suo viso, Nate sorrise. - Nessuno se non
un Cacciatore pu toccarla - disse. - Nessuna creatura vivente, cio. Ma un
automa non  vivo.
- E di questo che si trattava? - chiese Jem, sbalordito. - Della Pyxis? A
cosa potrebbe mai servirvi?
- Il mio signore ha bisogno di energie demoniache, ed energie
demoniache avr - afferm Nate, tronfio. - E non dimenticher che sar
stato io a procurargliele.
Jem scosse la testa. - E allora cosa vi dar? Cosa vi ha dato perch
tradiste vostra sorella? Trenta denari?
Nate fece una smorfia, e per un istante Jem pens di poter vedere cosa
c'era in realt sotto la maschera bella e melliflua... qualcosa di maligno e
repellente che gli fece venire voglia di girarsi e vomitare.
- Quella cosa non  mia sorella.
- E difficile da credere, non  vero? - replic Jem senza sforzarsi di
nascondere la propria ripugnanza. - Che voi e Tessa abbiate qualcosa in
comune, anche una sola goccia di sangue. Lei  talmente pi nobile di
voi.
Nathaniel strinse gli occhi. - Non mi riguarda. Appartiene a Mortmain.
- Non so cosa vi abbia promesso Mortmain ma io posso promettervi
che, se farete del male a Jessamine o a Sophie e se porterete la Pyxis
fuori da questo edificio, l'Enclave vi dar la caccia. E vi trover - disse
Jem. - E vi uccider.
Nathaniel scosse lentamente il capo. - Non capite. Nessun Nephilim
capisce. Il massimo che potete offrirmi  lasciarmi vivere. Invece il
Magister pu promettermi che non morir mai. - Si gir verso l'automa
alla sua sinistra, quello che teneva la Pyxis. - Uccidilo - gli ordin.
L'automa salt verso il Cacciatore; era molto pi veloce delle creature
che Jem aveva affrontato sul Blackfriars Bridge. Il ragazzo ebbe appena
il tempo di premere il fermo che liberava la lama all'estremit del
bastone e sollevarlo prima di essere aggredito.
Quando la lama venne conficcata nel petto metallico e lo trapass da
parte a parte, l'automa stridette come un treno in frenata e rote su se
stesso, schizzando una girandola di scintille rosse.
Nate, investito dallo spruzzo infuocato, url e salt all'indietro, dando
manate sulle scintille ardenti che gli bucavano i vestiti. Jem ne
approfitt per salire d'un balzo due gradini e colpirlo sulla schiena con
il piatto della lama, facendolo cadere in ginocchio. Nate si gir per cer-
care il suo protettore meccanico, ma quello barcollava di qua e di l sui
gradini mentre dal petto gli usciva una cascata di scintille,-
evidentemente era stato reciso uno dei meccanismi centrali. L'automa
che teneva la Pyxis era perfettamente immobile; chiaramente, Nathaniel
Gray non era la sua priorit.
- Lasciatele andare! - grid Nate agli automi che tenevano Sophie e
Jessamine. - Uccidete il Cacciatore! Uccidetelo, mi sentite?
Jessamine e Sophie, infine libere, crollarono a terra senza fiato, ma
vive.
Tuttavia il sollievo di Jem fu di breve durata, perch la seconda coppia
di automi stava avanzando verso di lui a incredibile velocit. Jem men
un fendente con il bastone contro uno dei due. L'automa balz indietro
fuori della sua portata. L'altro sollev una mano... anzi, un blocco
quadrato di metallo con un lato orlato di denti frastagliati come una
sega...
Un urlo risuon alle spalle del ragazzo. Henry lo super di corsa,
brandendo un massiccio spadone che abbatt con tutte le sue forze sul
braccio dell'automa, tranciandolo. L'arto scivol sui ciottoli, lanciando
scintille e sibili, quindi si incendi.
- Jem! - Era Charlotte che urlava un avvertimento.
Il giovane Cacciatore ruot su se stesso e vide l'altro automa cercare di
afferrarlo alle spalle. Gli conficc la lama nella gola tranciando i tubi di
rame al suo interno, mentre Charlotte lo colpiva alle ginocchia con la
frusta. La creatura croll a terra con un alto sibilo, le gambe staccate.
Charlotte, con il volto pallido e teso, abbass di nuovo la frusta.
Girandosi, Jem vide Henry, i capelli fulvi incollati alla fronte dal sudore,
abbassare lo spadone. L'automa che aveva attaccato era ormai un
mucchio di ferraglia a terra. Pezzi di meccanismi erano sparsi per tutto
il cortile, alcuni ancora in fiamme, come un campo di stelle cadute.
Jessamine e Sophie si stringevano l'una all'altra. Mentre abbracciava
Sophie, che aveva il collo segnato da scuri lividi, Jessamine incroci lo
sguardo di Jem al di sopra dei gradini. Il Nephilim pens che forse
quella era la prima volta in assoluto che sembrava davvero contenta di
vederlo.
-  andato - disse Jessamine. - Nathaniel  scomparso con l'automa... e
con la Pyxis.
- Non capisco. - Il viso insanguinato di Charlotte era una maschera di
sconcerto. - Il fratello di Tessa...
- Ci ha raccontato solo bugie - spieg Jessamine. - Il mandarvi a
cercare i vampiri  stato un diversivo.
- Santo cielo! - esclam Charlotte. - Dunque de Quincey non mentiva...
- Scosse la testa, come se volesse ripulirla da ragnatele. - Quando
abbiamo raggiunto la sua casa, a Chelsea, lo abbiamo trovato in
compagnia di pochi vampiri, non pi di sei o sette... certamente non il
centinaio che Nathaniel ci aveva preannunciato; e di creature
meccaniche non c'era neanche l'ombra. Benedict ha ucciso de Quincey,
ma non prima che il vampiro ci ridesse in faccia per averlo chiamato
Magister... ha detto che avevamo permesso a Mortmain di farsi beffe di
noi. Mortmain. E io avevo creduto che fosse solo... un mondano.
Henry si sedette pesantemente sul gradino in cima alla scala, facendo
tintinnare lo spadone. - Che disastro!
- Dove sono Will e Tessa - chiese Charlotte con aria inebetita, come in
un sogno.
- Tessa  nel Rifugio, con Mortmain. Will... - Jessamine scroll il capo.
- Non mi ero resa conto che fosse qui.
-  dentro - disse Jem, sollevando lo sguardo sull'Istituto. Ricord il
sogno tormentoso provocatogli dal veleno: l'Istituto in fiamme, la
foschia di fumo che si librava sopra Londra e le grandi creature
meccaniche che camminavano a lunghi passi tra gli edifici, come ragni
mostruosi. - Sar sicuramente andato a cercare Tessa.
Mortmain era esangue. - Cosa fate? - chiese, avanzando verso Tessa.
La ragazza si appoggi la punta della lama sul petto e spinse. Il dolore
fu lancinante, improvviso. Il sangue si spanse sul davanti del vestito. -
Non vi avvicinate.
Mortmain si ferm, con il viso stravolto dalla furia. - Cosa vi fa
pensare che m'importi se viviate o moriate, signorina Gray?
- Come avete detto, mi avete creato voi - disse Tessa. - Per una
qualunque ragione, desideravate che esistessi. Mi giudicavate preziosa
al punto da non volere che le Sorelle Oscure mi facessero del male in
maniera permanente. In qualche modo sono importante per voi. Oh,
non io, naturalmente. Il mio potere.  questo che vi preme. - Sentiva il
sangue, caldo e bagnato, colarle lungo la pelle, ma il dolore non era
nulla in confronto alla soddisfazione nel vedere l'espressione di terrore
sul viso di Mortmain.
L'uomo parl a denti stretti. - Che cosa volete da me?
- No. Che cosa volete voi da me? Ditemelo. Ditemi perch mi avete
creato. Ditemi chi sono i miei veri genitori. Mia madre era davvero mia
madre? E mio padre?
Mortmain fece un sorriso storto. - State facendo le domande sbagliate,
signorina Gray.
- Perch io sono... ci che sono, e Nate  soltanto umano? Perch non 
come me?
- Nathaniel  vostro fratello solo a met. Non  niente di pi che un
essere umano, e neppure di qualit eccelsa, se  per questo. Non
doletevi di non assomigliargli di pi.
- Allora... - Tessa tacque, il cuore che le andava a mille. - Mia madre
non avrebbe potuto essere un demonio, e neppure un essere
soprannaturale - disse con calma. - Zia Harriet, sua sorella, era una
semplice umana. Perci deve essersi trattato di mio padre. Era un
demone?
Mortmain fece un brutto sogghigno. - Mettete gi il coltello e vi dar
le vostre brave risposte. Forse, se avete tanta voglia di conoscerlo,
possiamo perfino evocare l'essere - o dovrei dire la cosa - che vi ha
generato...
- Allora sono una strega - disse Tessa con un nodo alla gola. -  questo
che state affermando.
Gli occhi chiari di Mortmain erano pieni di disprezzo. - Se insistete,
suppongo che sia il termine migliore per definirvi.
Tessa risent nella testa la voce chiara di Magnus Bane: Oh, siete una
strega. Potete contarci. Eppure... - Non credo a una sola parola - disse. -
Mia madre non avrebbe mai... non con un demone.
- Non ne aveva idea. - Mortmain sembrava quasi compassionevole. -
Non sapeva di star tradendo vostro padre.
Tessa si sent rivoltare lo stomaco.
Non che non ci avesse gi pensato o non se lo fosse gi chiesta.
Eppure sentirlo dire ad alta voce faceva tutt'altro effetto. - Se l'uomo che
credevo mio padre non lo era, e il mio vero padre era un demone,
perch non ho i segni tipici degli stregoni?
Gli occhi di Mortmain sfavillarono malevoli. - Gi... perch? Forse
perch vostra madre non aveva idea di cosa fosse, non pi di quanto
l'abbiate voi.
- Cosa intendete? Mia madre era umana!
Mortmain scosse la testa. - Signorina Gray, continuate a fare le
domande sbagliate. Dovete capire che si  lavorato molto sul progetto
della vostra creazione. Il progetto  nato perfino prima di me... e io l'ho
portato avanti sapendo che stavo sovrintendendo alla creazione di qual-
cosa di unico al mondo. Qualcosa di unico che mi sarebbe appartenuto.
Sapevo che un giorno vi avrei sposata e sareste stata mia per sempre.
Tessa lo guard inorridita. - Ma perch? Voi non mi amate. Non mi
conoscete. Non sapevate neppure che aspetto avessi! Avrei potuto
essere mostruosa!
- Non avrebbe avuto importanza. Potete apparire mostruosa o
bellissima a vostro piacimento. Il viso che avete ora  solo uno dei mille
possibili. Quando imparerete che non c' una vera Tessa Gray?
- Andatevene!
- Mortmain la guard con i suoi occhi chiari. - Cosa mi avete detto?
- Andatevene. Lasciate l'Istituto e portate via i mostri meccanici. O mi
trafigger il cuore.
Per un momento Mortmain esit, aprendo e stringendo i pugni ai suoi
fianchi. Faceva cos quando era costretto a prendere una decisione
d'affari fulminea... Comprare o vendere? Investire o ingrandirsi? Era un
uomo abituato a valutare le situazioni all'istante, pens Tessa. E lei era
solo una ragazza. Che possibilit aveva di superarlo in astuzia?
Il Magister scosse la testa. - Non credo che lo farete. Potete essere una
strega, ma siete ancora una fanciulla. Una creatura delicata. - Fece un
passo verso di lei. - La violenza non  nella vostra natura.
Tessa strinse forte il manico del coltello. Sent la superficie liscia e
dura sotto le sue dita, il dolore quando perfor la carne, il battito del
proprio cuore. - Non un altro passo o lo far - disse con voce tremante. -
Mi trafigger.
Il tremito nella sua voce sembr convincere Mortmain, che serr la
mascella e si mosse verso di lei con passo sicuro. - No, non lo farete.
A Tessa parve di sentire la voce di Will. Si avvelen piuttosto che farsi
catturare dai romani. Era pi coraggiosa di qualsiasi uomo.
- S. Lo far.
Qualcosa nel suo viso doveva essere mutato, perch la sicurezza
scomparve dall'espressione di Mortmain che, abbandonata ogni traccia
di arroganza, si scagli verso di lei cercando disperatamente di afferrare
il coltello. Tessa gli gir le spalle e si mise di fronte alla fontana.
L'ultima cosa che vide fu l'acqua argentea che schizzava alta sopra di lei
mentre si premeva il coltello al petto.
Quando si avvicin alla porta del Rifugio, Will era senza fiato. Sulla
scala aveva affrontato due automi e si era creduto spacciato finch il
primo - che era stato trapassato parecchie volte con la spada di Thomas
- non aveva cominciato a funzionare male, finendo per scagliare il
secondo da una finestra in un vortice di metallo accartocciato e in
un'esplosione di scintille.
Pur avendo mani e braccia coperte di tagli provocati dalle asperit sulla
pelle metallica delle creature, Will non aveva rallentato per tracciare un
iiatze. Tir fuori in corsa lo stilo e si ferm solo quando and a sbattere
contro la porta del Rifugio. Poi pass lo stilo sulla superficie,
disegnando la runa di Apertura pi veloce della sua vita.
Il chiavistello scivol indietro. Will sostitu lo stilo con una delle lame
angeliche che portava alla cintura. - Je- rahmeel - sussurr, e apr con un
calcio la porta del Rifugio, mentre la lama divampava di fuoco bianco.
Will si immobilizz, inorridito. Tessa giaceva accasciata accanto alla
fontana, la cui acqua era tinta di rosso. Il davanti del suo vestito blu e
bianco era una chiazza scarlatta, e il sangue si spandeva da sotto il suo
corpo in una pozza che si andava allargando. Accanto alla mano destra
c'era un coltello dall'impugnatura macchiata di sangue. La ragazza
aveva gli occhi chiusi.
Mortmain le era inginocchiato accanto, con una mano sulla spalla.
Quando la porta si spalanc, l'uomo sollev lo sguardo e si alz
barcollando, allontanandosi da Tessa. Aveva le mani rosse di sangue,
che gli macchiava anche la camicia e la giacca. - Io... - cominci.
- L'avete uccisa - disse Will. La sua voce suon sciocca alle sue stesse
orecchie, e molto lontana. Rivide con gli occhi della mente la biblioteca
della casa in cui aveva vissuto con la sua famiglia, da bambino. Le sue
mani sulla cassetta, le dita curiose che aprivano il gancio che la teneva
chiusa. La biblioteca piena di urla. La strada per Londra, argentea nel
chiarore lunare. Le parole che gli avevano attraversato la mente in
continuazione, mentre si allontanava da tutto ci che avesse mai
conosciuto, per sempre. Ho perso tutto. Ho perso tutto.
Tutto.
- No. - Mortmain scosse la testa. Giocherellava con qualcosa... un
anello d'argento che portava alla mano destra. - Non l'ho toccata. Si 
suicidata.
- Mentite. - Will avanz, la forma della lama angelica consolante e
familiare sotto le sue dita in un mondo che sembrava mutare e cambiare
intorno a lui come il paesaggio di un sogno. - Sapete cosa succede
quando conficco una di queste nella carne umana? - disse con voce
stridula, sollevando Jerahmeel. - Brucer mentre vi taglier. Morirete tra
mille sofferenze, ardendo dal di dentro.
- Pensate di essere addolorato per la sua morte, Will Herondale? - La
voce di Mortmain traboccava di tormento. - Il vostro dolore non 
niente rispetto al mio. Anni di lavoro - e di sogni... pi di quanti
possiate mai immaginare - sprecati.
- Allora consolatevi, perch il vostro dolore sar di breve durata -
ribatt Will, e si scagli in avanti con la lama protesa. La sent sfiorare la
stoffa della giacca di Mortmain... e non incontrare altra resistenza.
Inciamp in avanti, si raddrizz e guard.
Qualcosa tintinn sul pavimento, un bottone di ottone. La lama
doveva averlo staccato dalla giacca di Mortmain. Gli ammicc da terra
come un occhio beffardo.
Impressionato, Will lasci la lama angelica. Jerahmeel cadde sul
pavimento, ancora ardente. Mortmain era sparito... Era svanito come
sarebbe potuto svanire uno stregone che si fosse esercitato per anni
nelle pratiche magiche. Per un umano, perfino per un umano con
conoscenze del mondo dell'occulto, compiere una cosa simile...
Ma non importava; non in quel momento. Will riusciva a pensare a
una sola cosa. Tessa. Provando un misto di speranza e terrore, attravers
la stanza verso il punto in cui era distesa, si inginocchi e la prese tra le
braccia mentre la fontana emetteva i suoi suoni monotoni.
L'aveva tenuta cos gi una volta, nella soffitta, la notte il cui avevano
incendiato la casa di de Quincey. Da allora quel ricordo gli era spesso
tornato alla mente, non sollecitato. In quel momento era una tortura. Il
vestito di Tessa era macchiato di sangue, come i capelli, e il viso ne era
rigato.
Will aveva visto abbastanza ferite per sapere che nessuno poteva
perdere tanto sangue e rimanere in vita. - Tessa... - sussurr. La strinse a
s. Le affond il viso nell'incavo del collo. I capelli, che cominciavano
gi a indurirsi, impregnati com'erano di sangue ormai secco, gli
graffiavano la guancia. Sentiva il battito del cuore attraverso la pelle.
Rimase immobile. Il battitoi Ebbe un tuffo al cuore; si scost per
stenderla a terra, e vide che lei lo guardava con gli occhi grigi spalancati.
- Will - sussurr Tessa. - Sei proprio tu, Will?
Il sollievo lo travolse per primo, subito seguito da un acuto terrore.
Vedere Thomas morire sotto i suoi occhi... e adesso anche quello. O
forse poteva essere salvata? Ma non con i marchi. Non sapeva come si
curassero i Nascosti; erano conoscenze accessibili solo ai Fratelli Silenti.
- Bende... - mormor. - Devo trovare delle bende.
Fece per allentare la presa, ma Tessa gli afferr il polso. - Will, sta'
attento. Mortmain...  il Magister. Era qui...
A Will parve di soffocare. - Ssst... Risparmia le forze. Mortmain 
scomparso. Devo cercare aiuto...
- No. - Tessa rinsald la presa. - No, non devi, Will. Non  sangue mio.
- Cosa? - fece lui, sbarrando gli occhi. Sta delirando, pens, ma si rese
conto che la presa della ragazza e la sua voce erano incredibilmente
forti per qualcuno che avrebbe dovuto essere morto. - Qualunque cosa
ti abbia fatto, Tessa...
- Sono stata io - disse lei. - Sono stata io a farlo, Will. Era l'unico modo
che conoscessi per farlo andare via. Non mi avrebbe mai lasciato qui, se
mi avesse creduta viva.
- Ma...
- Mi sono trasformata. Quando il coltello mi ha toccato, mi sono
trasformata, in quel preciso istante.  stato qualcosa che lui ha detto a
farmi venire l'idea... che i giochi di prestigio sono semplici trucchi, e che
non se li aspetta mai nessuno.
- Non capisco. E il sangue?
Tessa annu, con il viso acceso per il sollievo e per il piacere di
raccontargli lo stratagemma. - Una volta le Sorelle Oscure mi hanno
fatto trasformare in una donna che era morta per una ferita di arma da
fuoco e, quando mi sono trasformata, il suo sangue mi si  versato
addosso. Non te l'avevo detto? Pensavo di s, ma non importa... me ne
sono ricordata e mi sono trasformata in lei solo per un istante. E il
sangue  comparso come aveva fatto la prima volta. Mi sono girata in
modo che Mortmain non potesse vedermi mentre mi trasformavo, poi
mi sono piegata su me stessa come se il coltello mi avesse davvero
trafitto... e in realt la forza della trasformazione compiuta cos
rapidamente mi ha fatto svenire sul serio. Ho visto tutto nero, poi ho
sentito Mortmain gridare il mio nome. Ho capito che ero tornata me
stessa, e che dovevo fingermi morta. Temo che, se tu non fossi arrivato,
mi avrebbe sicuramente scoperto. - Tessa si guard, e Will avrebbe
giurato che avesse un tono leggermente compiaciuto mentre diceva: -
Ho ingannato il Magister, Will. Non lo avrei ritenuto possibile... era cos
sicuro della sua superiorit. Ma ho ricordato cosa avevi detto di
Boadicea. Se non fosse stato per le tue parole... - Alz lo sguardo su di
lui, con un sorriso.
Il sorriso spezz quanto rimaneva della resistenza di Will... la mand
in frantumi. Quando aveva pensato che fosse morta, aveva lasciato
crollare le sue barriere, e ormai non c'era tempo per ricostruirle.
Indifeso, l'attir a s. Per un istante Tessa si strinse forte a lui, calda e
viva tra le sue braccia. I suoi capelli gli sfiorarono la guancia. Il mondo
aveva ripreso colore; Will poteva di nuovo respirare, e per il momento
respir lei... sapeva di sale, sangue, lacrime... di Tessa.
La ragazza si stacc dall'abbraccio, con gli occhi che le brillavano. -
Quando ho sentito la tua voce, ho pensato che fosse un sogno, ma sei
reale. - Il suo sguardo studi il viso di lui e, come soddisfatta di quanto
vi aveva trovato, Tessa sorrise. - Sei reale.
Will apr la bocca. Le parole erano l. Stava per pronunciarle, quando
fu attraversato da un sussulto di terrore, il terrore di chi, vagando nella
nebbia, si fermi un istante e si renda conto di essersi arrestato a pochi
centimetri dall'orlo di un profondo abisso.
Il modo in cui lei lo guardava... si rese conto che Tessa leggeva cosa
c'era nei suoi occhi. Doveva esserci scritto chiaramente, come le parole
sulla pagina di un libro.
Non aveva avuto il tempo, n la possibilit, di nasconderlo.
- Will... - sussurr Tessa. - Di' qualcosa, Will.
Ma non c'era nulla da dire. C'era solo il vuoto, come c'era stato prima
di lei. Come ci sarebbe sempre stato.
...
.
...
20.
.
UN ORRIBILE PRODIGIO.
.
Ho perso tutto, pens Will. Tutto.
Eppure ogni uomo uccide i che ama,
Che ognuno presti orecchio:
Alcuni lo fanno con uno sguardo amaro,
Altri con una parola suadente,
Il vile lo fa con un bacio,
L'uomo coraggioso con la spada!
Oscar Wilde, La ballata del carcere di Reading.
.
Presso i Cacciatori, il lutto veniva espresso con marchi rossi, mentre il
colore della morte era il bianco.
Tessa non lo sapeva, non l'aveva letto nel Codice, perci si era stupita
nel vedere i cinque Cacciatori dell'Istituto avviarsi verso la carrozza
tutti vestiti di bianco, mentre lei e Sophie li guardavano dalle finestre
della biblioteca. Nel repulisti del covo di de Quincey erano rimasti
uccisi parecchi membri dell'Enclave. Sebbene sulla carta il funerale
fosse per loro, sarebbero stati seppelliti anche Thomas e Agatha.
Charlotte aveva spiegato che generalmente le esequie dei Nephilim
erano riservate solo a questi ultimi, ma si poteva fare un'eccezione per
coloro che erano morti al servizio dell'Enclave.
A Sophie e Tessa, per, era stato vietato di andare. A loro la cerimonia
era ancora preclusa.
Sophie aveva detto a Tessa che non voleva vedere Thomas bruciare e le
sue ceneri sparse nella Citt Silente.  Preferisco ricordarlo com'era... e
anche Agatha.
L'Enclave aveva lasciato di guardia parecchi Cacciatori, che si erano
offerti volontari per sorvegliare l'Istituto. Sarebbe passato molto tempo
prima che lo lasciassero di nuovo incustodito, pens Tessa.
Mentre gli altri erano via, aveva trascorso il tempo leggendo... niente
che riguardasse i Nephilim, i demoni o i Nascosti, ma una copia del
Racconto di due citt che aveva trovato tra i libri di Dickens appartenenti
a Charlotte. Aveva risolutamente cercato di costringersi a non pensare a
Thomas e ad Agatha, a quanto Mortmain le aveva detto nel Rifugio... e
soprattutto a Nathaniel e a dove potesse essere finito. Qualsiasi
pensiero sul fratello le provocava un nodo allo stomaco e le faceva bru-
ciare gli occhi.
Ma non era solo quello a preoccuparla. Due giorni prima era stata
costretta a comparire davanti all'Enclave, nella biblioteca dell'Istituto.
Un uomo che gli altri chiamavano l'Inquisitore l'aveva a lungo
interrogata riguardo al suo incontro con Mortmain, attento a ogni
cambiamento nel resoconto, finch non si era sentita esausta. Le ave-
vano chiesto dell'orologio che le era stato offerto, se sapesse a chi era
appartenuto o cosa rappresentavano le iniziali J.T.S. Tessa lo ignorava, e
visto che Mortmain l'aveva portato con s quando era scomparso,
osserv, non avrebbe fatto differenza. Avevano interrogato anche Will
su ci che Mortmain gli aveva detto prima di scomparire. Il ragazzo
aveva sopportato l'interrogatorio con scontrosa insofferenza, cosa che
non aveva sorpreso nessuno, e alla fine era stato congedato con sanzioni
per villania e insubordinazione.
L'Inquisitore aveva perfino chiesto a Tessa di spogliarsi per controllare
che non avesse qualche segno tipico degli stregoni, ma Charlotte si era
subito opposta. Quando era stata finalmente congedata, Tessa era uscita
di corsa
nel corridoio, ma Will era gi scomparso. Da allora erano passati due
giorni, e in quel frattempo non l'aveva quasi visto, e neppure gli aveva
parlato al di l dell'occasionale, educato scambio di parole in presenza
di altri. Quando l'aveva guardato, lui aveva distolto gli occhi. Quando
lei aveva lasciato la stanza sperando che l'avrebbe seguita, lui non
l'aveva fatto. Era stata una cosa esasperante.
Tessa non poteva evitare di chiedersi se fosse la sola a pensare che tra
loro fosse accaduto qualcosa di importante sul pavimento del Rifugio.
Si era svegliata da un'oscurit pi fitta di quanto le fosse mai capitato
durante una trasformazione, e aveva trovato Will a sorreggerla con
l'espressione pi sconvolta che gli avesse mai scorto sul viso. E non
poteva certo avere immaginato il modo in cui aveva pronunciato il suo
nome o in cui l'aveva guardata.
No. Non poteva averlo immaginato. Will le voleva bene, ne era sicura.
Certo, da quando si erano conosciuti era stato quasi sempre villano con
lei, ma in fin dei conti nei romanzi accadeva continuamente. Bastava
vedere quanto era stato villano Darcy con Elizabeth Bennet prima di
chiederle di sposarlo, e per la verit anche quando glielo aveva chiesto.
E Heathcliff non era mai altro che villano con Cathy." Ma doveva
ammettere che nel Racconto di due citt sia Sydney Carton sia Charles
Darnay erano molto gentili con Lucie Manette. Eppure ho avuto la
debolezza, ho ancora la debolezza di volervi far sapere con quanta subitanea
maestria avete fatto divampare questo mucchio di cenere che sono...
Ci che la turbava era che, da quella notte nel Rifugio, Will non l'aveva
n guardata n aveva pronunciato di nuovo il suo nome. Pensava di
conoscerne la ragione... l'aveva indovinata dal modo in cui Charlotte
l'aveva guardata, dal modo in cui tutti intorno a lei erano cos silenziosi.
Era evidente. I Cacciatori stavano per mandarla via.
E perch non avrebbero dovuto?
L'Istituto era per i Nephilim, non per i Nascosti. Nel breve periodo in
cui era stata l, vi aveva portato morte e distruzione; Dio solo sapeva
cosa sarebbe successo se fosse rimasta. Certo, non aveva dove andare, e
nessuno da cui andare, ma perch avrebbero dovuto curarsene? La
Legge dell'Alleanza era la Legge dell'Alleanza, non poteva essere
cambiata o infranta. Forse, dopotutto, avrebbe finito con andare a
vivere insieme a Jessamine in una casa di Belgravia. C'erano destini
peggiori.
Il rumore delle ruote della carrozza sui ciottoli, che segnalava il ritorno
degli altri dalla Citt Silente, la strapp alle sue cupe fantasticherie.
Sophie fece le scale di corsa per andare ad accoglierli, mentre lei li
osservava dalla finestra scendere a uno a uno dalla carrozza.
Henry cingeva con un braccio Charlotte. Poi veniva Jessamine, con dei
fiori chiari infilati nei capelli biondi; Tessa ne avrebbe ammirato
l'aspetto, se non avesse avuto il lieve sospetto che a Jessamine i funerali
piacessero perch sapeva che il bianco le donava in particolar modo. Poi
veniva Jem, seguito da Will. Assomigliavano a due pezzi di un qualche
strano gioco di scacchi, con i capelli argentei di Jem e le ciocche nere
arruffate di Will messe in risalto dal colore chiaro dei vestiti. Il Cavallo
Bianco e il Cavallo Nero, pens Tessa mentre salivano i gradini e
scomparivano nell'Istituto. Aveva appena deposto il libro accanto a lei
sul sedile, quando la porta della biblioteca si apr ed entr Charlotte,
che si stava ancora sfilando i guanti.
La donna si era tolta il cappello, e i capelli castani le incorniciavano il
viso in riccioli increspati dall'umidit. - Ero quasi sicura di trovarti qui
 disse attraversando la stanza per lasciarsi cadere su una sedia di
fronte alla nicchia della finestra dove era seduta Tessa. Gett i guanti
sul tavolo l accanto e sospir.
-  stato...? - cominci Tessa.
- Orribile? S. Odio i funerali, sebbene l'Angelo sappia che ne ho visti a
dozzine. - Charlotte si morse il labbro. - Sembr Jessamine. Dimentica
quello che ho detto, Tessa. Sacrificio e morte fanno parte della vita dei
Cacciatori, e io l'ho sempre accettato.
- Lo so. - C'era una gran calma. Tessa immagin di sentire il proprio
cuore battere sordamente, come il ticchettio di un orologio a pendolo in
una stanza vuota.
- Tessa... - cominci Charlotte.
- So gi cosa stai per dirmi, Charlotte, e non c' problema.
La Cacciatrice sbatt le palpebre. - Lo sai?
- Volete che me ne vada - disse Tessa. - So che l'Enclave si  riunito
prima del funerale. Me l'ha detto Jem. Non riesco a immaginare che
possano autorizzarti a permettermi di rimanere. Dopo tutti i guai e gli
orrori che vi ho causato. Nate... Thomas e Agatha...
- All'Enclave non importa nulla di Thomas e Agatha.
- La Pyxis, allora.
Charlotte annu. - Credo che tu abbia completamente frainteso. Non
sono venuta a chiederti di andartene, sono venuta a chiederti di restare.
- Restare? - Le parole sembravano senza significato. Di certo Charlotte
non poteva intendere sul serio quanto aveva detto.  Ma l'Enclave...
dev'essere adirato...
- Certo - disse Charlotte. - Con Henry e con me. Ci siamo fatti raggirare
come scolaretti da Mortmain. Ci ha usato, e noi glielo abbiamo
permesso. Ero cos fiera del modo astuto e abile in cui lo avevo
manipolato, che non mi sono mai soffermata a pensare che forse era lui
a manipolare noi. Non mi sono mai soffermata a pensare che
nessun'altra creatura vivente oltre a Mortmain e a tuo fratello aveva mai
confermato che de Quincey era il Magister. Mi sono lasciata convincere,
sebbene tutte le altre prove fossero circostanziali.
- Era tutto molto convincente. - Tessa si affrett a rassicurare Charlotte.
- Il marchio che abbiamo trovato sul corpo di Miranda... le creature sul
ponte...
La Cacciatrice fece un verso amaro. - Tutti personaggi in una commedia
che Mortmain ha messo in scena a nostro beneficio. Sai che, per quanto
abbiamo cercato, non siamo riusciti a trovare uno straccio di prova sul
fatto che altri Nascosti controllassero il Pandemonium Club? Nessuno
dei membri mondani ne sa niente e, dal momento che abbiamo distrutto
il clan di de Quincey, i Nascosti sono pi diffidenti che mai nei nostri
confronti.
- Ma sono passati solo pochi giorni. Will ha impiegato sei settimane a
trovare le Sorelle Oscure. Se continuate a cercare...
- Non abbiamo tanto tempo. Se quanto ha detto Nathaniel a Jem 
vero, e Mortmain progetta di usare le energie demoniache all'interno
della Pyxis per animare i manichini meccanici, abbiamo a nostra
disposizione solo il tempo che gli ci vorr per capire come si apre la
cassetta.  Charlotte si strinse leggermente nelle spalle.  Natu-
ralmente, l'Enclave crede che sia impossibile. La Pyxis pu essere aperta
solo con le rune, e solo un Cacciatore pu disegnarle. Ma in fondo, solo
un Cacciatore avrebbe dovuto essere in grado di penetrare nell'Istituto.
- Mortmain  molto furbo.
- S. - La Cacciatrice teneva le mani strettamente intrecciate in grembo.
- Sapevi che  stato Henry a parlare a Mortmain della Pyxis? Di com'era
chiamata e a cosa serviva?
- No... - Tessa aveva esaurito le parole rassicuranti.
- Non potevi. Nessuno lo sa. Solo io e Henry. Vuole che lo dica
all'Enclave, ma non lo far. Lo trattano gi cos male, e io... - La voce di
Charlotte trem, ma il suo piccolo viso era risoluto. - L'Enclave sta
riunendo un tribunale. La mia condotta e quella di Henry verranno esa-
minate e sottoposte a voto. Potremmo perdere l'Istituto.
Tessa era sbalordita. - Ma tu lo dirigi magnificamente! Riesci a far s
che tutto sia organizzato, a posto, riesci a risolvere qualsiasi problema.
Charlotte aveva gli occhi umidi. - Grazie, Tessa. Il fatto  che Benedict
Lightwood ha sempre voluto la carica di capo dell'Istituto per s o per
suo figlio. I Lightwood hanno un grande orgoglio familiare e
disprezzano prendere ordini. Se il Console Wayland in persona non
avesse chiamato me e mio marito a succedere a mio padre, sono sicura
che il direttore sarebbe Benedict. Non ho mai voluto altro che dirigere
l'Istituto, Tessa. Far qualsiasi cosa pur di continuare a farlo. Se solo tu
mi aiutassi...
- Io? Ma che posso fare? Non so niente delle questioni dei Cacciatori.
- Le alleanze che stringiamo con i Nascosti sono tra le nostre risorse
pi preziose. Uno dei motivi per cui sono ancora al mio posto  il mio
legame con stregoni come Magnus Bane e con vampiri come Camille
Belcourt. E tu sei una merce preziosa. Ci che sai fare ha gi aiutato
l'Enclave una volta; il sostegno che potresti offrirci in futuro potrebbe
dimostrarsi inestimabile. E se si sapesse che sei una mia fedele alleata,
non potrei che trarne giovamento.
Tessa trattenne il fiato. Nella sua mente vide Will, come era apparso nel
Rifugio, ma fu quasi sorpresa di constatare che i suoi pensieri non erano
rivolti solo a lui. C'era Jem, con la sua gentilezza e le sue mani delicate,
ed Henry, che la faceva ridere con i suoi strani abiti e le sue buffe
invenzioni, e perfino Jessamine, con la sua particolare ostinazione e
l'occasionale, sorprendente coraggio.
- Ma la Legge... - disse la ragazza.
- Non c' nessuna Legge che vieti che tu rimanga qui come nostra
ospite - disse Charlotte. - Ho frugato nell'archivio e non ho trovato nulla
che te l'impedisca, se sei d'accordo. Allora, sei d'accordo, Tessa?
Rimarrai?
Tessa si precipit su per le scale che portavano in soffitta; per la prima
volta da quella che le sembrava un'eternit si sentiva il cuore quasi
leggero. La soffitta stessa le sembr quasi identica a come la ricordava,
con le finestre piccole e alte che lasciavano entrare la fievole luce del
tramonto, perch ormai era quasi il crepuscolo. Sul pavimento c'era un
secchio rovesciato,- gli gir intorno avvicinandosi agli stretti gradini che
portavano sul tetto.
 l che lo si trova spesso quando  turbato, aveva detto Charlotte. E
raramente ho visto Will cos turbato. La perdita di Thomas e Agatha  stata per
lui pi dura di quanto avessi previsto.
I gradini terminavano in una botola quadrata munita di cardini su un
lato. Tessa la spinse e si arrampic sul tetto dell'Istituto. Si raddrizz e
si guard intorno. Si trovava nella parte centrale del tetto, larga e piatta,
e circondata da una ringhiera in ferro battuto alta fino alla cintola, le cui
sbarre terminavano con ornamenti a forma di fiordalisi aguzzi.
All'estremit opposta del tetto, appoggiato alla ringhiera, c'era Will.
Non si gir, neanche quando la botola si richiuse dietro a Tessa e lei fece
un passo avanti, strofinandosi i palmi graffiati contro la stoffa del
vestito.
- Will... - disse la ragazza.
Lui non si mosse. Il sole aveva cominciato a tramontare in un profluvio
di fuoco. Al di l del Tamigi, le ciminiere delle fabbriche eruttavano
fumo che passava le sue dita scure attraverso il cielo rosso. Will era
appoggiato alla ringhiera come se fosse esausto, come se intendesse
buttarsi sugli ornamenti appuntiti simili a giavellotti e farla finita. Non
diede segno di udire Tessa mentre lei si avvicinava e gli si metteva
accanto. Da l, il tetto fortemente spiovente digradava verso una vista
da capogiro dei ciottoli sottostanti.
- Will, cosa stai facendo?
Il ragazzo non la guard. Fissava la citt, un profilo nero contro il cielo
arrossato. La cupola di St. Paul scintillava attraverso l'aria sporca, e
sotto di essa il Tamigi scorreva come t nero, spezzettato qua e l dalle
linee scure dei ponti. Nere sagome si muovevano sulle sue rive, le sago-
me di quelli che vivevano di quanto trovavano lungo il fiume e
frugavano nella sporcizia portata dall'acqua sperando di trovare
qualcosa di prezioso da vendere.
- Ora capisco cos' che cercavo di ricordare l'altro giorno - disse Will
senza guardarla. - Era Blalce. E io contemplo Londra, umano orribile
prodigio di Dio. - Fissava il panorama. - Milton immaginava l'Inferno
come una citt, sai. Forse aveva ragione almeno in parte. Forse Londra 
solo l'ingresso all'Inferno, e noi siamo le anime dannate che rifiutano di
varcarlo, temendo che quanto troveremo dall'altra parte sar peggiore
dell'orrore che gi conosciamo.
Tessa era confusa. - Will, che hai? Cosa c' che non va?
Lui afferr la ringhiera con tutte e due le mani, tanto che gli si
sbiancarono le dita. Aveva le mani coperte di tagli. Le nocche graffiate
erano rosse e nere. Aveva anche dei lividi in faccia, che gli scurivano la
linea della mascella e gli rendevano violacea la pelle sotto l'occhio. Il
labbro inferiore era spaccato e gonfio. Non si era preso la briga di porre
rimedio a nessuna di quelle cose. Tessa non capiva perch.
- Avrei dovuto capire che era un trucco, che quando  venuto qui
Mortmain mentiva - disse Will. - Charlotte loda tanto le mie qualit di
tattico, ma un buon tattico non si fida ciecamente. Sono stato uno
sciocco.
- Charlotte crede che sia colpa sua. Henry crede che sia colpa sua. Io
credo che sia colpa mia - replic Tessa, in tono insofferente. - Non
possiamo permetterci tutti il lusso di addossare la colpa a noi stessi, no?
- Colpa tua? - Will sembrava perplesso. - Soltanto perch Mortmain 
ossessionato da te?
- Per aver portato Nathaniel nell'Istituto - afferm Tessa. Il solo dirlo
ad alta voce le diede un senso di oppressione al petto. - Per avervi
spinto a fidarvi di lui.
- Gli volevi bene. Era tuo fratello.
- Lo  ancora - replic Tessa. - E gli voglio ancora bene. Ma so che cos'.
Ho sempre saputo che cos'era.  solo che non volevo crederci.
Suppongo che tutti noi mentiamo a noi stessi, a volte.
- S. - Will sembr teso e distante. - Credo di s.
- Sono venuta quass perch ho una buona notizia, Will. Non vuoi che
ti dica di che si tratta?
- Sentiamo... - disse lui, in tono spento.
- Charlotte dice che posso rimanere qui. All'Istituto.
Will rimase in silenzio.
- Dice che non c' Legge che lo vieti - continu Tessa, un po'
sconcertata da quel silenzio. - Perci non devo andarmene.
- Charlotte non ti avrebbe mai fatto andare via, Tessa. Non
sopporterebbe di abbandonare neppure una mosca impigliata in una
ragnatela. Non avrebbe abbandonato neanche te. - La voce di Will era
priva di vita e di sentimento. La sua era una semplice constatazione.
- Pensavo... - L'euforia di Tessa stava scemando rapidamente. -
Pensavo che saresti stato almeno un po' contento. Pensavo che stessimo
diventando amici. - Vide il contorno della gola di Will muoversi mentre
lui deglutiva, le mani che si stringevano di nuovo sulla ringhiera. - Da
amica sono giunta a stimarti, Will - continu con voce sempre pi bassa.
- A volerti bene - Tessa allung la mano per toccare quella di lui, ma
subito la ritrasse, stupita dalla tensione nella sua postura, dal biancore
delle nocche che serravano la ringhiera di metallo. I marchi rossi del
lutto spiccavano, scarlatti sulla pelle sbiancata, quasi fossero stati incisi
con dei coltelli. - Pensavo che forse...
Will si gir verso di lei.
Tessa fu impressionata dall'espressione del suo volto. Le ombre sotto
gli occhi erano talmente scure da farli sembrare vuoti. Rimase a
guardarlo, desiderando che dicesse ci che avrebbe detto l'eroe di un
libro. Tessa, i miei sentimenti per te sono diventati qualcosa di pi che non
semplici sentimenti di amicizia. Sono molto pi rari e preziosi...
- Vieni qui - disse invece. Non c'era nulla di cordiale nella sua voce o
nel suo atteggiamento.
Tessa soffoc l'istinto di tirarsi indietro e gli si avvicin, abbastanza
perch potesse toccarla.
Will allung le mani e le sfior lievemente i capelli, scostandole i
riccioli ribelli dal viso. - Tess...
Alz lo sguardo su di lui. Aveva gli occhi dello stesso colore del cielo
screziato di fumo; perfino coperto di lividi, il suo viso era bello. Aveva
voglia di toccarlo, lo voleva in un modo confuso e istintivo che non
sapeva n spiegare n controllare.
Quando lui si chin per baciarla, non pot fare altro che rimanere
ferma finch le loro labbra non si toccarono. La bocca di Will sfior la
sua, e Tessa sent il sapore del sale, il gusto forte della pelle contusa e
tenera nei punti in cui il labbro era ferito. Lui la prese per le spalle e
l'attir pi vicino a s, stringendo la stoffa del vestito. Ancora pi che
nella soffitta, Tessa si sent presa nel gorgo di un'onda possente che
minacciava di trascinarla su e gi, di schiacciarla e frantumarla, di
smussarne le difese cos come il mare potrebbe smussare un pezzo di
vetro.
Quando allung le braccia per mettergli le mani sulle spalle, Will si
ritrasse e abbass lo sguardo su di lei, ansimando. Gli brillavano gli
occhi, le labbra erano rosse e gonfie non pi solo per le ferite, ma anche
per i baci. - In tal caso, forse dovremmo fare dei piani - disse.
Tessa, che aveva ancora la sensazione di annegare, sussurr: - Dei
piani?
Se rimarrai qui, ci converr essere discreti - disse Will. - Forse sarebbe
meglio usare la tua stanza. Jem ha l'abitudine di entrare e uscire dalla
mia come se ci vivesse, e potrebbe rimanere perplesso nel trovare la
porta chiusa. I tuoi alloggi invece...
- Usare la mia stanza? - ripet Tessa. - Per cosa?
Gli angoli della bocca di Will si curvarono verso l'alto; Tessa, che stava
pensando a quanto erano belle le sue labbra, impieg un istante a
rendesi conto con un senso di svagata sorpresa che si trattava di un
sorriso molto freddo.  Non puoi fingere di non sapere... Credo che tu
non sia completamente ignara del mondo, Tessa. Non con un fratello
come il tuo.
- Will. - Il calore l'abbandonava come il mare che si ritiri dalla terra.
Tessa sent freddo, nonostante l'aria estiva. - Io non sono come mio
fratello.
- Tu sei attratta da me, e sai di piacermi, nel modo in cui tutte le donne
sanno quando piacciono a un uomo - disse Will in tono gelido e sicuro
di s. - E ora vieni a dirmi che vivrai qui, a portata di mano, tutto il
tempo che potrei desiderare. Ti sto offrendo ci che pensavo volessi.
- Non puoi intendere questo.
- E tu non puoi aver pensato che intendessi niente di pi - replic Will.
- Non c' futuro per un Cacciatore che si trastulli con una strega. Pu
essere suo amico, assoldarla, ma non...
- Sposarla? - Tessa aveva in mente una chiara immagine del mare. Si
era completamente ritirato dalla spiaggia, e vedeva le piccole creature
che aveva lasciato a boccheggiare nella sua scia agitarsi e morire sulla
sabbia nuda.
- Come corri. - Will sorrise in modo artefatto; lei avrebbe voluto
togliergli quell'espressione dalla faccia a suon di schiaffi. - Cosa ti
aspettavi in realt?
- Non mi aspettavo di essere insultata. - La voce minacciava di
tremare, ma Tessa riusc in qualche modo a mantenerla ferma.
Non possono essere le conseguenze inaspettate di una relazione a
preoccuparti - riflett Will. - Dal momento che gli stregoni non possono
avere figli...
- Cosa? - Tessa indietreggi come se lui l'avesse spinta. Si sent
vacillare il terreno sotto i piedi.
Will la guard. Il sole era quasi completamente scomparso dal cielo.
Nella penombra che precedeva l'oscurit, le ossa del suo viso
sembravano sporgere e le linee ai lati della bocca erano dure, quasi
fossero state provocate da un dolore fisico. Ma quando parl, la sua
voce era controllata. - Non lo sapevi? Pensavo che qualcuno te l'avesse
detto.
- No - sussurr Tessa. - Non me l'aveva detto nessuno.
Lo sguardo di Will era fermo. - Se non sei interessata alla mia offerta...
- Basta - disse Tessa. Questo momento  come il bordo di un pezzo di vetro
rotto: chiaro, aguzzo e doloroso, pens. - Jem dice che menti per sembrare
malvagio. Forse  vero, o forse lui desidera semplicemente credere
questo di te. Ma non ci sono motivi o scuse per una simile crudelt.
Per un istante Will sembr veramente sconcertato, quasi fosse stato
davvero colto alla sprovvista. Un attimo dopo, quell'espressione era
scomparsa, come la forma mutevole di una nuvola. - Allora non c' altro
da aggiungere, no?
Senza dire pi nulla, Tessa si volt e si allontan, diretta ai gradini che
scendevano nell'Istituto. Non si volt e non vide Will seguirla con lo
sguardo, una sagoma nera contro le ultime braci del cielo in fiamme.
I Figli di Lilith, noti anche con il nome di stregoni, sono, al pari dei muli e di
altri mezzosangue, sterili. Non possono dare alla luce figli. Non sono state
riscontrate eccezioni alla regola...
Tessa alz gli occhi dal Codice e fiss fuori della finestra della sala da
musica con lo sguardo perso nel vuoto, sebbene fosse troppo buio per
vedere granch. Si era rifugiata l non volendo tornare nella sua stanza,
dove alla fine sarebbe stata trovata in preda allo sconforto da Sophie o,
peggio ancora, da Charlotte. Il sottile strato di polvere depositato su
ogni oggetto nella sala le garantiva che aveva davvero poche probabilit
di esservi trovata. Si chiese come mai si fosse fatta scappare quell'infor-
mazione sugli stregoni. Per essere giusti, non era nella sezione del
Codice dedicata a questi ultimi ma piuttosto in quella successiva, sui
mezzosangue del Mondo Invisibile, come le mezze fate e i mezzi lupi
mannari. A quanto pareva, non esistevano mezzi stregoni. Gli stregoni
non potevano riprodursi. Will non aveva mentito per ferirla; aveva
detto la verit. Il che, per un verso, era anche peggio. Avrebbe dovuto
sapere che le sue parole non erano un colpo da poco, facile da digerire.
Come aveva potuto illudersi? Will era Will, e lei non avrebbe dovuto
aspettarsi che fosse qualcos'altro. Sophie l'aveva avvertita, e lei non le
aveva dato ascolto. Sapeva cosa avrebbe detto zia Harriet delle ragazze
che non davano ascolto a un buon consiglio.
Un lieve fruscio si insinu in quelle profonde riflessioni. Tessa si gir, e
sulle prime non vide nulla. La stanza era illuminata solo da una
stregaluce. La sua luce tremolante giocava sulla sagoma del pianoforte e
sulla scura massa curva dell'arpa coperta da un pesante panno. Mentre
guardava, due intensi punti luminosi di uno strano colore tra il verde e
il giallo comparvero vicino al pavimento. Si muovevano verso di lei alla
stessa andatura, come fuochi fatui.
D'un tratto Tessa cap, e butt fuori di colpo il fiato trattenuto. Si chin
in avanti. - Qui, micio. - Fece un verso di richiamo. - Qui, micio micio!
Il miagolio di risposta fu soffocato dal rumore della porta che si apriva.
- Tessa? - La luce invase la stanza, e per un momento la figura sulla
soglia fu solo un'ombra. - Tessa, sei tu?
La ragazza riconobbe subito quella voce... quella domanda, cos simile
alle prime parole che le aveva detto, la notte che era entrata nella sua
stanza: Will! Will, sei tu!
- Jem... s, sono io - disse in tono rassegnato. - A forza di bighellonare,
a quanto pare il vostro gatto  arrivato fin qui.
- Be', non mi stupisce. - Jem sembrava divertito.
Mentre entrava nella sala illuminato dalla strega luce del corridoio,
Tessa lo vedeva chiaramente; anche il gatto divenne chiaramente
visibile, seduto sul pavimento intento a pulirsi il muso con una zampa.
Aveva l'aria arrabbiata, come tutti i gatti persiani
- Pare che sia un po' vagabondo. Sembra quasi che voglia essere
presentato a tutti... - Jem si interruppe, gli occhi fissi sul viso di Tessa. -
Cosa c' che non va?
Tessa fu colta talmente alla sprovvista che balbett: - Pe-perch me lo
chiedi?
- Lo vedo dal tuo viso.  successo qualcosa. - Jem si sedette sullo
sgabello del piano, di fronte a lei. - Charlotte mi ha dato la buona
notizia - disse mentre il gatto si alzava e gli si avvicinava furtivo
attraverso la stanza. - O almeno, pensavo che lo fosse. Non sei contenta?
- Certo che sono contenta.
- Mmm... - Jem sembrava poco convinto. Si curv e allung la mano
verso il gatto, che gli strofin la testa contro il dorso delle dita. - Bravo
gatto, Church.
- Church? Si chiama cos? - Tessa era divertita, nonostante tutto. -
Santo cielo, ma non era uno dei famigli della signora Dark? Forse
Church non era il nome migliore da dargli!
- Non era un famiglio, ma una povera creatura destinata a essere
sacrificata all'interno di un incantesimo negromantico - la corresse Jem,
con finta severit. - Charlotte ha detto che avremmo dovuto tenerlo,
perch tenere un gatto in chiesa porta fortuna. Cos abbiamo cominciato
a chiamarlo "il gatto di chiesa" e da l... - Fece spallucce. - Church. Se poi
il nome contribuisce a tenerlo fuori dai guai, tanto meglio.
- Credo che mi stia guardando con aria di superiorit.
- Probabile. I gatti pensano di essere superiori a tutti. - Jem gratt
Church dietro le orecchie. - Cosa leggi?
Tessa gli mostr il Codice. - Me l'ha dato Will...
Jem si sporse e glielo prese, con tale destrezza che Tessa non ebbe il
tempo di ritirare la mano. Era ancora aperto alla pagina che stava
leggendo. Jem abbass lo sguardo sul libro e poi lo rialz su di lei, con
espressione mutata.
- Non lo sapevi?
Tessa scosse il capo. - Non che il massimo dei miei sogni fosse avere
bambini; finora non ci avevo mai pensato.  che sembra un altro
elemento che mi distingue dagli umani e che mi rende qualcosa di
diverso... un mostro.
Jem rimase in silenzio per un lungo istante, accarezzando con le dita
affusolate il pelo grigio del gatto. - Forse non  poi cos male essere
diversi - osserv, piegandosi in avanti. - Sarai anche una strega, ma sai
di avere una dote che finora ci era sconosciuta, e nessun segno tipico
degli stregoni. Con tanti elementi di incertezza, non devi lasciarti
gettare nella disperazione da questa notizia.
- Non mi sto disperando - replic Tessa. -  solo che... le scorse notti
sono rimasta sveglia, a pensare ai miei genitori. Me li ricordo a
malapena, eppure, non posso fare a meno di pormi delle domande.
Quando ha detto che mia madre non sapeva che mio padre fosse un
demone, Mortmain mentiva? Ha detto che non sapeva neppure cosa
fosse lei stessa, ma che significa? E ha mai saputo che cosa ero io? Che
non ero umana?  per questo che lasciarono Londra in segreto, col
favore delle tenebre? Se sono il risultato di qualcosa - qualcosa di
mostruoso - che  stato fatto a mia madre a sua insaputa, come ha
potuto amarmi?
- Ti hanno nascosta a Mortmain - disse Jem. - Dovevano sapere che ti
voleva. In tutti questi anni che ti ha cercato, loro ti hanno tenuto al
sicuro... prima i tuoi genitori, poi tua zia. Non  il comportamento di
una famiglia non amorevole. - Gli occhi del Cacciatore erano fissi in
quelli di lei. - Tessa, non voglio farti promesse che non posso mantenere,
ma se desideri davvero sapere la verit sul tuo passato, noi siamo in
grado di scoprirlo. Dopo tutto quello che hai fatto per noi, te lo
dobbiamo. Se c' da svelare il segreto di come sei diventata quello che
sei, possiamo farlo, sempre che tu lo voglia.
- S.  ci che voglio.
- Potrebbe non piacerti quello che scoprirai.
-  sempre meglio sapere la verit. - Tessa fu sorpresa dalla
convinzione nella sua voce. - Ora so la verit su Nate e, per quanto
dolorosa,  meglio che vivere nella menzogna. - Le trem la voce. -
Meglio che continuare ad amare qualcuno che non pu ricambiare il
mio amore. Meglio che sprecare tutto quell'affetto.
- Io credo che ti amasse e che ti ami ancora, a modo suo, ma non puoi
fartene un cruccio - disse Jem. - Amare  una cosa splendida, come lo 
essere amati. L'amore non  qualcosa che possa andare sprecato.
-  difficile essere cos soli. - Tessa sapeva che si stava
autocommiserando, ma era pi forte di lei.
Jem si sporse in avanti e la guard. I marchi rossi risaltavano come
fuoco sulla pelle chiara, ricordando a Tessa i motivi che ornavano i
bordi delle tonache dei Fratelli Silenti. - I miei genitori, come i tuoi, sono
morti. Lo stesso vale per quelli di Will, e di Jessie, e per quelli di Henry
e di Charlotte. Non credo che all'Istituto ci sia qualcuno che non 
orfano. Altrimenti non saremmo qui.
- Lo so. - Tessa annu. - Mi dispiace. Sono stata davvero egoista a non
pensare...
Jem sollev una mano sottile. - Non ti sto rimproverando. Forse tu sei
qui perch altrimenti saresti sola, ma lo sono anch'io. Lo stesso vale per
Will. E per Jessamine. E perfino, in certa misura, per Charlotte e Henry.
In quale altro luogo Henry potrebbe avere il suo laboratorio? In quale
altro luogo a Charlotte sarebbe consentito di far lavorare la sua mente
brillante come avviene qui? E sebbene Jessamine finga di odiare tutto e
tutti, e Will non ammetterebbe mai di avere bisogno di qualcosa,
entrambi hanno stabilito la loro casa qui. In un certo senso, non siamo
qui solo perch non abbiamo un altro posto; non abbiamo bisogno di un
altro posto perch abbiamo l'Istituto, e quelli che vi abitano sono la
nostra famiglia.
- Ma non la mia famiglia.
- Potrebbero esserlo - disse il ragazzo. - Quando arrivai qui avevo
dodici anni. Allora non la sentivo di certo come la mia casa. Vedevo
solo quanto Londra fosse diversa da Shanghai, e avevo nostalgia. Cos
Will and in un negozio dell'East End e mi compr questo. - Jem tir
fuori la catena che portava al collo, e Tessa vide che il balenio verde che
aveva notato in precedenza era un ciondolo di pietra verde che
riproduceva una mano chiusa. - Penso che gli piacque perch gli
ricordava un pugno. Ma era di giada, e sapeva che veniva dalla Cina,
cos me lo regal e io lo appesi a una catena per portarlo sempre con me.
E lo porto ancora.
L'accenno a Will fece stringere il cuore a Tessa. - Suppongo sia bello
sapere che a volte sa essere gentile.
Jem la guard con i penetranti occhi argentei. - Quando sono entrato...
quell'espressione sul tuo viso... non era solo per quello che hai letto nel
Codice, non  vero? Era per Will. Che cosa ti ha detto?
Tessa esit. - Mi ha detto chiaro e tondo che non mi vuole qui - rispose
infine. - Che la mia permanenza all'Istituto non  l'occasione felice che
credevo. Non a suo giudizio.
- E io che ho appena finito di dirti che dovresti considerarlo la tua
famiglia! - replic Jem, in tono imbarazzato. - Non mi stupisce se
sembrava che ti avessi appena dato una notizia terribile.
- Mi dispiace - sussurr Tessa.
- Non devi.  Will che dovrebbe essere dispiaciuto. - Gli occhi di Jem
si oscurarono. - Lo sbatteremo fuori - annunci. - Ti prometto che entro
domattina sar scomparso.
Tessa sussult e si raddrizz sulla sedia. - Oh, no... non dirai sul serio...
Jem sogghign. - Certo che no. Ma per un momento ti sei sentita
meglio, non  vero?
- Era come un bel sogno - disse Tessa con aria grave, ma nel dirlo
sorrise, e ne fu sorpresa.
- Will ... difficile - afferm Jem. - Ma le famiglie, in genere, sono
difficili. Se non pensassi che l'Istituto sia il miglior posto per te, Tessa,
non lo direi. E poi ognuno pu costruirsi la propria famiglia. So che non
ti senti umana, che ti sembra di essere diversa, lontana dalla vita e
dall'amore, ma... - Gli si incrin leggermente la voce, era la prima volta
che Tessa lo sentiva insicuro. Jem si schiar la gola. - Ti prometto che
all'uomo giusto non importer.
Prima che Tessa potesse replicare, bussarono seccamente al vetro della
finestra. La ragazza guard verso Jem, che fece spallucce. Aveva sentito
anche lui. Attraversando la stanza, Tessa vide che c'era davvero qualco-
sa fuori... una scura sagoma alata, come un uccellino che cercasse di
entrare. Prov a sollevare il telaio della finestra, ma sembrava bloccato.
Si gir, ma Jem era gi comparso al suo fianco e stava aprendo la
finestra. La sagoma scura entr e si diresse dritta verso Tessa, che
sollev le mani e la prese al volo, sentendo le affilate ali di metallo
sbatterle contro i palmi. Nelle sue mani, le ali si richiusero, come anche
gli occhi della piccola creatura, che serrava di nuovo la sua spada di
metallo senza muoversi, quasi aspettando di essere svegliata un'altra
volta. Tictac, faceva il suo cuore meccanico contro le dita di Tessa.
Jem gir le spalle alla finestra aperta, e il vento gli scompigli i capelli:
nella luce gialla, scintillavano come oro bianco. - Che cos'?
Tessa sorrise. - Il mio angelo.
EPILOGO
Si era fatto tardi, e a Magnus Bane si chiudevano le palpebre per la
stanchezza. Pos le Odi di Orazio sul tavolino e guard pensieroso le
finestre rigate di pioggia che davano sulla piazza.
Era la casa di Camille, ma quella sera lei non c'era; Magnus riteneva
improbabile che vi tornasse per molte altre sere, se non per un tempo
ancora pi lungo. Dopo la disastrosa notte a casa di de Quincey, la
vampira aveva lasciato la citt; sebbene lui le avesse mandato un
messaggio in cui la informava che poteva tornare senza problemi,
dubitava che l'avrebbe fatto. Non poteva fare a meno di chiedersi se,
vendicatasi del clan di vampiri, Camille avrebbe desiderato ancora la
sua compagnia. Forse lui non era stato altro che qualcosa da sbattere in
faccia a de Quincey.
Sarebbe sempre potuto partire, fare le valigie e andarsene, lasciarsi alle
spalle tutto quel lusso che non gli apparteneva. La casa, i servitori, i libri,
perfino i suoi vestiti erano di Camille; era arrivato a Londra a mani
vuote. Non che Magnus non potesse guadagnare denaro. In passato, di
quando in quando, era stato piuttosto ricco; ma avere troppi soldi lo
annoiava. Tuttavia rimanere l, per quanto noioso, era ancora il modo
pi sicuro per rivedere Camille.
Un colpo alla porta distolse Magnus da tali pensieri. Lo stregone si gir
e vide Archer, il cameriere, ritto sulla soglia. Archer era stato per anni
un succubo di Camille e provava una profonda avversione per Magnus,
ritenendo probabilmente che il legame con uno stregone non fosse il
giusto tipo di unione per la sua adorata padrona.
- Qualcuno chiede di voi, signore. - Archer indugi su quel "signore"
abbastanza a lungo da renderlo offensivo.
- A quest'ora? Chi ?
- Un Nephilim. - Pronunciate da Archer, le parole si tinsero di un lieve
disgusto. - Dice di dovervi parlare urgentemente.
Dunque non era Charlotte, l'unica Nephilim di Londra che Magnus si
sarebbe aspettato di vedere. Erano ormai parecchi giorni che
collaborava con l'Enclave, assistendo agli interrogatori di mondani
terrorizzati che erano stati membri del Pandemonium Club e usando la
magia per cancellare i loro ricordi della terribile esperienza, una volta
che tutto era finito. Un lavoro sgradevole, ma l'Enclave pagava sempre
bene, e conveniva rimanere nei suo favori.
-  anche molto bagnato - aggiunse Archer, con disgusto crescente.
- Bagnato?
- Piove, signore, e il gentiluomo  senza cappello. Mi sono offerto di
asciugargli i vestiti, ma ha rifiutato.
- Molto bene. Fatelo entrare.
Le labbra di Archer si assottigliarono. - Vi aspetta in salotto. Ho
pensato che avrebbe gradito asciugarsi al fuoco.
Magnus sospir. Avrebbe potuto chiedere ad Archer di accompagnare
l'ospite in biblioteca, la stanza che preferiva. Ma gli sembr un grande
sforzo per un piccolo risultato e poi, se l'avesse fatto, il cameriere gli
avrebbe tenuto il muso per almeno tre giorni. - Molto bene.
Gratificato, Archer si dilegu, e Magnus si diresse in salotto. La porta
era chiusa, ma dalla luce che fuoriusciva dalla fessura si capiva che
nella stanza il fuoco ardeva e le luci erano accese. Lo stregone apr la
porta.
Il salotto era stata la stanza preferita di Camille ed era decorata
secondo il suo gusto. Le pareti erano di un caldo rosso borgogna, i
mobili in palissandro venivano dalla Cina. Le finestre sulla piazza
erano nascoste da tende di velluto dal soffitto al pavimento, impedendo
a qualsiasi luce di penetrare. Davanti al caminetto c'era qualcuno con le
mani dietro la schiena, snello, con i capelli neri. Quando si gir, Magnus
lo riconobbe all'istante.
Will Herondale.
Come aveva detto Archer, era molto bagnato, come pu esserlo
qualcuno che non si curi di prendere la pioggia. Aveva i vestiti fradici, i
capelli che gli pendevano sugli occhi. L'acqua gli rigava la faccia, simile
a lacrime.
- William, cosa diavolo ci fai qui? - domand Magnus, sinceramente
sorpreso. -  successo qualcosa all'Istituto?
- No. - Sembrava che Will stesse soffocando. - Sono qui di mia
iniziativa. Ho bisogno del tuo aiuto. Non c'... non c' assolutamente
nessun altro a cui possa rivolgermi.
- Davvero? - Magnus studi il ragazzo Will era bello. Negli anni, lo
stregone si era innamorato molte volte, e normalmente la bellezza lo
turbava, ma quella di Will non l'aveva mai fatto. C'era qualcosa di cupo
in lui, qualcosa di segreto e strano da cui era difficile sentirsi attratti.
Era come se non mostrasse nulla di autentico al mondo. Ma in quel
momento, sotto i neri capelli gocciolanti, il ragazzo era bianco come una
pergamena e stringeva forte le mani, che gli tremavano. Sembrava
straziato da una terribile agitazione interiore.
Magnus allung la mano dietro di s e chiuse a chiave la porta del
salotto. - Perch non mi dici qual  il problema?
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FINE.
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NOTA SULLA LONDRA DI TESSA.
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La Londra dell'Angelo  una mescolanza - non so quanto riuscita - di
reale e irreale, risaputo e dimenticato. La geografia della vera Londra
vittoriana  stata rispettata il pi possibile, con qualche eccezione. Per
chi voglia sapere qualcosa sull'Istituto: esisteva davvero una chiesa
chiamata All-Hallow-the-Less che bruci nel Grande Incendio di
Londra del 1666, ma era situata in Upper Thames Street, non dove l'ho
collocata io, a due passi da Fleet Street.
Chi ha familiarit con Londra riconoscer nell'ubicazione dell'Istituto e
nella forma della sua guglia quelle della famosa chiesa di St. Bride,
adorata dai giornalisti, che nell'Angelo non viene menzionata in quanto
il suo posto  stato preso dall'Istituto. Nella realt Carleton Square non
esiste, mentre c' una Carlton Square; Blackfriars Bridge, Hyde Park, lo
Strand - e perfino il negozio di gelati di Gunter - esistono tutti, e li ho
descritti come meglio ho potuto.
A volte penso che tutte le citt abbiano una propria personalit, in
ombra, dove il ricordo dei grandi eventi e dei grandi luoghi aleggia
dopo che i luoghi stessi sono spariti. A tale proposito, all'incrocio tra
Fleet Street e Chancery Lane esisteva davvero una Devil Tavern
frequentata tra gli altri da Samuel Pepys e dal Dr. Samuel Johnson,  e
sebbene sia stata demolita nel 1787, mi piace pensare che Will possa
visitare la sua ombra nel 1878.
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NOTA SUI VERSI.
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Le citazioni poetiche all'inizio di ogni capitolo sono tratte quasi tutte da
componimenti che potevano essere noti a Tessa, scritti da suoi
contemporanei o poco prima. Fanno eccezione le poesie di Wilde e
Kipling - poeti vittoriani, ma successivi agli anni '70 del 1800 - e la
poesia di Elka Cloke all'inizio del volume, Il canto del Tamigi, che  stato
scritto appositamente per questo libro. Se ne pu trovare una versione
pi lunga nel sito web dell'autrice: ElkaCloke.com
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RINGRAZIAMENTI.
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Ringrazio infinitamente per il sostegno familiare mia madre e mio
padre, nonch Jim Hill e Kate Connor,- Nao, Tim, David e Ben; Melanie,
Jonathan e Helen Lewis; Florence e Joyce.
Una marea di ringraziamenti va a coloro che hanno letto, espresso
critiche e fatto rilevare anacronismi: Clary, ve Sinailco, Sarah Smith,
Delia Sherman, Holly Black, Sarah Rees Brennan, Justine Larbalestier.
E grazie a coloro i cui volti sorridenti e le cui osservazioni stizzose mi
fanno andare avanti: Elica Cloke, Holly Black, Robin Wasserman,
Maureen Johnson, Libba Bray e Sarah Rees Brennan. Grazie a Margie
Longoria per sostenere Project Boolc Babe.
Un ringraziamento anche a Lisa Gold: Research Maven
(http://lisagoldresearch.wordpress.com) per avermi aiutato a scovare fonti
primarie di difficile reperimento.
La mia eterna gratitudine va al mio agente Barry Goldblatt, alla mia
editor Karen Wojtyla e alle squadre di Simon&Schuster e Walker Books
per aver fatto s che tutto ci si realizzasse.
Infine, i miei ringraziamenti a Josh, che mentre rivedevo il libro ha
lavato montagne di panni e si  lamentato solo qualche volta.
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FINE.